Diritto internazionale umanitario
Il diritto internazionale umanitario (DIU) noto anche come diritto bellico o diritto dei conflitti armati è l'insieme delle norme di diritto internazionale che riguarda la protezione delle cosiddette vittime di guerra o vittime dei conflitti armati.
Costituisce una parte molto importante del diritto internazionale pubblico e include le regole che, in tempo di conflitto armato, proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all'impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra. Altri istituti che sono regolamentati, a volte in concorrenza con il diritto bellico[1] sono: l'accettazione della resa ed il trattamento dei prigionieri di guerra; il divieto di aggredire intenzionalmente i civili o di esecuzione di crimini efferati; la proibizione ad usare armi di distruzione di massa.
Fonti
[modifica | modifica wikitesto]La base fondamentale del diritto umanitario è di tipo pattizio, anche se per molte di queste norme la Corte internazionale di giustizia, nel suo parere consultivo sulla Liceità della minaccia o dell'uso di armi nucleari, ha dichiarato che "un gran numero di regole del diritto umanitario applicabile nei conflitti armati sono così fondamentali per il rispetto della persona umana" e per delle "considerazioni elementari di umanità", che esse "si impongono ... a tutti gli Stati, che essi abbiano o meno ratificato gli strumenti convenzionali che le esprimono, poiché costituiscono principi inviolabili del diritto internazionale consuetudinario"[2]. La normativa è attualmente costituita dalla prima Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864 (data di nascita del Diritto Internazionale Umanitario), dalle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai successivi due Protocolli aggiuntivi dell'Aja del 1977 e dal terzo Protocollo del 2005 che introduce l'adozione di un segno distintivo addizionale comunemente chiamato "Cristallo rosso".
Comprende anche il cosiddetto diritto bellico, che tratta dei doveri comportamentali dei combattenti in un conflitto e dei mezzi e metodi di guerra. Per questo motivo è anche definito come ius in bello, ovvero le regole che, in caso di conflitto armato, devono indirizzare la condotta delle operazioni belliche.
Ad esso vanno aggiunti molti altri, quali la Convenzione Aja del 16 aprile 1954, in materia di protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, la Convenzione di Ottawa del 1997 sull'eliminazione delle mine antipersona, le convenzioni in materia di divieto di uso di armi indiscriminanti e di modifica ambientale.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa intende per diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati l'insieme dei trattati internazionali o delle regole consuetudinarie che sono specificamente tesi a risolvere le questioni di carattere umanitario direttamente causate da conflitti armati, di natura sia internazionale che interna; per motivi umanitari queste regole limitano il diritto delle parti in conflitto nella scelta dei mezzi o metodi di combattimento e proteggono le persone e i beni coinvolti, o che rischiano di rimanere coinvolti, nel conflitto.
Principi fondamentali del DIU
[modifica | modifica wikitesto]Il principio di simmetria del diritto internazionale umanitario - di cui all’articolo 102 della terza Convenzione di Ginevra - trae una conseguenza importante dal principio dell’eguaglianza tra i belligeranti, secondo cui il diritto bellico si applica tanto all'aggressore quanto all'aggredito, che sono ambedue uguali dinanzi alle leggi di guerra[3]: la sua solidità sarebbe irrimediabilmente minata se dovessero applicarsi regole diverse, per cui si tratta di un principio di rango consuetudinario di cui il preambolo del I Protocollo del 1977 offre solo una codificazione ("Le disposizioni delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 e del presente Protocollo devono essere pienamente applicate in ogni circostanza a tutte le persone protette da detti strumenti, senza alcuna distinzione sfavorevole fondata sulla natura od origine del conflitto armato, o sulle cause invocate dalle parti in conflitto o ad esse attribuite").
Hans Peter Gasser, già principale consulente per gli affari legali del Comitato Internazionale della Croce Rossa, definisce i seguenti principi fondamentali del diritto internazionale umanitario:
- Rispettare, difendere e trattare in modo umano gli individui che partecipano, o hanno preso parte, ad azioni di ostilità, garantendo loro l'assistenza necessaria, senza alcuna discriminazione.
- Trattare umanamente i prigionieri di guerra e chiunque sia stato privato della libertà, proteggendoli da ogni tipo di violenza, in particolare la tortura. In caso di processo, essi hanno il diritto di avere le garanzie fondamentali di qualsiasi normale procedimento giuridico.
- Poiché il diritto delle parti coinvolte in un conflitto armato all'uso di metodi o strumenti di guerra non è senza limiti, è illecito infliggere ulteriori pene o sofferenze inutili.
- Allo scopo di evitare vittime tra i civili, le forze combattenti devono sempre fare distinzione tra popolazione e oggetti civili da una parte, ed obiettivi militari dall'altra. Né la popolazione civile, né singoli cittadini od obiettivi civili devono costituire il bersaglio di attacchi militari.
In breve si possono riepilogare in questo modo i principi del DIU:
- Principio di Umanità (Clausola Martens)
- Principio di Distinzione
- Principio di Proporzionalità e Necessità Militare
- Principio di Precauzione (articolo 57 e 58 del I Protocollo Aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra)
- Principio di Limitazione delle perdite inutili e delle sofferenze superflue
Distinzione
[modifica | modifica wikitesto]Proibisce di aggredire medici, ambulanze o ospedali da campo recanti i simboli di Croce Rossa, Mezzaluna Rossa o Cristallo Rosso, emblemi del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. È altresì proibito sparare a una persona o a un veicolo che espone una bandiera bianca, dato che essa indica l'intenzione di arrendersi o la volontà di patteggiare. In entrambi i casi, le persone sotto la protezione della Croce Rossa o della bandiera bianca devono rimanere neutrali; non possono quindi compiere azioni ostili e atti di violenza o portare armi o munizioni, poiché questo costituisce una violazione del codice di guerra.
È una violazione delle norme intraprendere altresì un'azione militare senza rispettare precise regole di distinzione, come indossare la propria uniforme o qualsiasi altro simbolo facilmente identificabile e portare armi bene in vista. È proibito vestire l'uniforme nemica e impersonare un soldato della parte avversa, con il fine di combattere e catturare ostaggi.
Proporzionalità
[modifica | modifica wikitesto]Il principio di proporzionalità prevede che la violenza in una guerra sia proporzionale ai suoi obiettivi militari. Questo obiettivo preclude la politica della "terra bruciata" o la tattica della lotta senza quartiere. Il livello di vittoria militare deve essere proporzionale al livello di distruzione che ne segue. Ad esempio, se vi è un combattimento in una piazza di mercato con 400 civili, non si può considerare di far saltare in aria la piazza per raggiungere un obbiettivo. Ad ogni modo, se nell'area vi è un obbiettivo di alto valore militare nell'area con alcuni civili (una macchina o una casa privata) un attacco ed un danno collaterale possono essere considerati come giustificabili per il criterio di proporzionalità.
I belligeranti sono tenuti a verificare, prima di compiere un atto di ostilità militare, che questo sia dettato dalle necessità del conflitto armato, con ciò vietando atti o mezzi che producano sofferenze ritenute non necessarie rispetto al conseguimento di un obiettivo militare[4]: si richiede cioè che venga usata soltanto la forza indispensabile ad ottenere un vantaggio militare in un conflitto, determinata in relazione alle circostanze del caso[5].
Le vittime
[modifica | modifica wikitesto]Sono soggetti protetti le vittime di guerra, cioè tutte le persone che non hanno mai partecipato ai combattimenti o che hanno cessato di parteciparvi.
Dai titoli delle quattro Convenzioni di Ginevra è agevole risalire alle specifiche categorie, che sono:
- la popolazione civile;
- i feriti;
- i naufraghi;
- gli ammalati;
- i caduti;
- i prigionieri di guerra.
In seguito all'ampliamento del concetto di vittima dei conflitti armati la definizione è stata estesa, mediante specifiche Convenzioni internazionali, anche ad oggetti diversi dalle persone, e precisamente:
- ai beni culturali;
- all'ambiente.
Principio di personalità
[modifica | modifica wikitesto]La personalità del comportamento è un requisito necessario per indirizzare un atto punitivo con mezzi militari contro qualcuno nel corso di un conflitto armato. La mens rea corrisponde alla nozione di colpevolezza, caratterizzata da un requisito soggettivo che si aggiunge al comportamento materiale integrando la responsabilità penale internazionale. Essa può avere anche carattere omissivo, come avviene, ad esempio, con "la violazione del dovere del superiore di reprimere o sottoporre ad autorità competente un crimine commesso da parte di un subordinato, ed alcune figure di reato comprese tra i crimini di guerra"[6]. Che i militari occupanti siano incentivati a commettere abusi - in violazione delle leggi di guerra che tutelano i civili - può essere dimostrato anche dalla mancata adozione «di alcuna misura evidente per garantire la responsabilità delle violazioni commesse dalle proprie forze di sicurezza»[7].
Violazioni e sanzioni
[modifica | modifica wikitesto]I soldati che violano determinate disposizioni del codice di guerra perdono ogni tutela e lo status di prigionieri di guerra, ma questo avviene solo davanti ad un "tribunale competente", secondo quanto sancisce l'art. 5 della Terza Convenzione di Ginevra. Da quel momento, pur essendo considerati colpevoli, "continuano ad essere trattati con umanità e, se citati in giudizio, godono i diritti garantiti da un processo equo e regolare", poiché vige ancora la tutela concessa dall'art. 5 della Quarta Convenzione di Ginevra.
Ad esempio, nel secondo conflitto mondiale, durante la battaglia delle Ardenne le SS tedesche indossarono le divise delle truppe americane allo scopo di cogliere di sorpresa e uccidere i soldati nemici sul loro fronte; per alcuni di loro l'esecuzione dopo la cattura, nonostante la resa, fu immediata.
La tutela legale di spie e terroristi in caso di conflitto è garantita soltanto se la potenza che li detiene è coinvolta in ostilità o in una guerra, fino al momento in cui viene appurato che si tratta di combattenti responsabili di crimini.
Per le loro azioni possono essere chiamati a giudizio, secondo le circostanze, davanti ad un tribunale civile o militare e, in pratica, sono stati sottoposti a tortura e/o condannati a morte, anche se le leggi di guerra non approvano e neppure condannano simili comportamenti, in quanto esulano dalla loro finalità. Le nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione dell'ONU contro la Tortura del 10 dicembre 1984, si sono in ogni caso impegnate a non sottoporre mai alcun individuo a tortura.
Al termine di un conflitto, chiunque abbia infranto le leggi di guerra e abbia commesso efferati delitti può essere messo sotto accusa per crimini di guerra e processato.
Guerre civili e Protocolli aggiuntivi del 1977
[modifica | modifica wikitesto]La Terza Convenzione di Ginevra riconosce a un soldato o ad un belligerante in un conflitto armato internazionale lo status di "combattente legittimo" e, di conseguenza quello di "prigioniero di guerra" in caso di cattura, nei seguenti casi:
- (a) quando riceve ordini da una persona di grado superiore e responsabile dei suoi subalterni;
- (b) quando porta un segno distintivo in modo da essere riconosciuto da lontano;
- (c) quando porta armi ben visibili;
- (d) quando svolge le operazioni in conformità con le leggi e gli usi di guerra. (Art. 4)
I combattenti legittimi hanno uno speciale "privilegio", in virtù del quale sono esclusi dall'obbligo di rispettare l'ordinamento giuridico del paese in cui sono in guerra. Questo implica che non debbano subire un processo, per esempio, per omicidio quando uccidono i soldati nemici. I prigionieri di guerra usufruiscono di questo privilegio se accusati di crimini dopo la cattura; secondo le leggi e le consuetudini di guerra possono essere imputati per crimini di guerra ma non per atti di violenza, come l'uccisione o la cattura di soldati o la distruzione di obiettivi militari.
Conflitti interni
[modifica | modifica wikitesto]I Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra - adottati a Ginevra l'8 giugno 1977 dalla conferenza per la riaffermazione e lo sviluppo del diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati e aperti alla firma a Berna il 12 dicembre 1977 - cercano, tra l'altro, di far riconoscere lo stato di combattente legittimo anche a coloro che risultano impegnati in conflitti armati non internazionali, nei quali può ricomprendersi il partito insurrezionale di determinate guerre civili.
Ricongiungimento ai familiari
[modifica | modifica wikitesto]Collegato al DIU è anche il lavoro di ricerca della Croce Rossa Internazionale per il ricongiungimento ai familiari dei dispersi per cause di guerra.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Sono norme che riguardano la dichiarazione di guerra (la Carta delle Nazioni Unite del 1945, che agli artt. 2 e successivi limita il diritto degli Stati membri a dichiarare guerra, come pure faceva il Patto Briand-Kellogg, stipulato nel 1928, per le nazioni che lo hanno sottoscritto (fu usato contro la Germania durante il Processo di Norimberga).
- ↑ CIJ Recueil 1996 (I), 1957, p. 257, par. 79. Secondo la Corte, le regole in questione incorporano degli obblighi che rivestono per essenza un carattere erga omnes, come ribadito anche dal giudice Higgins nella sua opinione separata al Corte internazionale di giustizia, 9 luglio 2004, parere sulle conseguenze giuridiche dell'edificazione di un muro nel territorio palestinese occupato Archiviato il 29 giugno 2023 in Internet Archive. (trad. it.), in cui si legge: «gli obblighi così imposti sono (salvo che per le loro disposizioni qualificanti) assoluti. Questo è il fondamento del diritto umanitario, e coloro che sono coinvolti in conflitti hanno sempre saputo che il prezzo delle nostre speranze per il futuro è che essi, qualunque sia la provocazione, debbano combattere “con una mano dietro la schiena” e agire in conformità con le norme internazionali».
- ↑ Adam Roberts, The equal application of the laws of war: a principle under pressure, International Review of the Red Cross, Volume 90 Number 872 December 2008.
- ↑ Articolo 35 del Primo Protocollo addizionale del 1977.
- ↑ L'articolo 54 del Primo Protocollo addizionale del 1977 prevede che necessità militari imperiose possano consentire attacchi a beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, in deroga al generale divieto: l'apprezzamento deve essere verificato in concreto, come avvenne quando il Tribunale penale per la ex Jugoslavia con la sentenza 8 maggio 2008 n. IT-95-12-S negò la deroga nel caso Prosecutor v. Rajic (§ 54).
- ↑ Maria Crippa, SULLA (PERDURANTE?) NECESSITÁ DI UN ADEGUAMENTO DELLA LEGISLAZIONE INTERNA IN MATERIA DI CRIMINI INTERNAZIONALI AI SENSI DELLO STATUTO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, Diritto penale contemporaneo, 2016, p. 17.
- ↑ Come denuncia il report firmato da Nada Al-Nashif, vice alto-commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, una nuova legge adottata dalla Federazione russa nel giugno di quest’anno garantisce di fatto l’amnistia ai militari russi per una gamma eccessivamente ampia di crimini, rafforzando un’atmosfera di impunità sulla condotta delle operazioni belliche in Ucraina. Secondo questo rapporto dell'Ohchr, poi, per il medesimo criterio della personalità del reato, non è consentito prendere di mira qualcuno «per comportamenti che potrebbero, in linea di principio, essere legalmente imposti dalla potenza occupante, ai sensi del diritto umanitario internazionale»: in altre parole, i tribunali ucraini dovrebbero tenere conto del fatto che taluni comportamenti - imposti sotto occupazione militare - potrebbero essere obbligati dal fatto di non avere avuto scelta: Rapporto-choc dell’Onu: «Putin perdona i soldati torturatori», Avvenire 13 ottobre 2023.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Cornelio Sommaruga, Il diritto internazionale umanitario e il suo rispetto: una sfida permanente, in "Rivista di Studi Politici Internazionali", a. 79 (2012), fasc. 313, pp. 25–34.
- Blad, A. et Tavernier, P. (dir.) (2012). Le droit international humanitaire face aux défis du XXe siècle. Bruylant. https://doi.org/10.3917/bru.blad.2012.01.
- Badar, M. E. (2013). Ius in Bello under Islamic International Law. International Criminal Law Review, 13(3), 593–625. https://doi.org/10.1163/15718123-01303002
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Corte penale internazionale
- Civile (status)
- Convenzioni di Ginevra
- Crimine di aggressione
- Crimine di guerra
- Diritto di asilo
- Diritto bellico
- Diritto internazionale
- Istituto internazionale di diritto umanitario
- Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia
- Tribunale penale internazionale per il Ruanda
- Dichiarazione di San Pietroburgo
Altri progetti
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Wikisource contiene testi giuridici di diritto internazionale umanitario
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su diritto internazionale umanitario
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- International Institute of Humanitarian Law - Istituto Internazionale di Diritto Umanitario - Sanremo, su iihl.org.
- International Humanitarian Law Research Initiative
- RAID CROSS: gioco di ruolo per la diffusione del DIU tra i giovani, su raidcross.it.
- Exploring Humanitarian Law Virtual Campus Archiviato il 18 maggio 2014 in Internet Archive. - Teaching material on Humanitarian Law
- Rule of Law in Armed Conflicts Project, su adh-geneva.ch. URL consultato il 25 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2009).
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 60298 · LCCN (EN) sh99002222 · GND (DE) 4160781-8 · BNF (FR) cb133194984 (data) · J9U (EN, HE) 987007566201105171 |
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