Ora media
Nella liturgia delle ore, l'Ora Media o ora sesta è la preghiera da recitarsi a metà del giorno.
Nel breviario romano le cosiddette "Ore minori", che si recitano durante la giornata, sono:
Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II è stata abolita l'ora di Prima. Al clero secolare è stato inoltre permesso di recitare soltanto una qualsiasi delle ore Terza, Sesta e Nona, pratica che viene anche seguita da quei laici secolari che scelgono di assumere la Liturgia delle ore come propria struttura di preghiera, e dai religiosi che non si dedicano alla vita contemplativa.
Ciascuna delle tre Ore Medie, si compone di un inno, tre salmi o parti di salmi, la lettura di un breve brano della Bibbia seguita da un versetto e da una orazione finale.
Liturgia precedente la riforma di Paolo VI
[modifica | modifica wikitesto]Nella liturgia tradizionale secondo il rito romano antico, fatta eccezione l'ora di Prima (per cui si veda la pagina relativa), si segue lo schema seguente. Le Ore medie devono essere recitate tutte, anche perché presentano salmodia diversa l'una dall'altra.
- Segno di croce con l'invocazione: ℣ Deus in adiutorium meum intende. ℟ Domine ad adiuvandum me festina, seguita dal Gloria Patri e dall'Alleluia (o dal Laus tibi in Quaresima)
- Un inno ecclesiastico: Nunc sancte, nobis, Spiritus a Terza, Rector potens, verax Deus a Sesta, Rerum, Deus, tenax vigor a Nona.
- Una salmodia di tre salmi o parti di salmi, al termine di ciascuno dei quali si dice il Gloria Patri. La salmodia è preceduta e conclusa da un'antifona tratta dal proprio del tempo oppure dal Comune o dal Proprio nelle feste. L'antifona è una sola, e si dice all'inizio del primo e alla fine del terzo salmo, e non tra i vari salmi.
- Il canto del capitulum, breve brano scritturale principalmente tratto dalle epistole neotestamentarie. Si prende sempre dal proprio del tempo nelle ferie e nelle domeniche e dal Comune o dal Proprio nelle feste. Al termine di esso, si risponde come di consueto Deo gratias.
- Un responsorio breve costituito dall'alternanza di versetti di ispirazione biblica e il Gloria Patri.
- Un versetto di derivazione biblica.
- Salutato il popolo con il Dominus vobiscum, l'Orazione (quella del giorno nelle feste, quella della domenica o quella propria nelle ferie).
- Saluto finale (Dominus vobiscum) seguito dal Benedicamus Domino e dall'invocazione Fidelium animae per misericordiam Dei requiescant in pace.
Secondo le rubriche del 1962, qualora l'ufficio non sia celebrato pubblicamente, i saluti Dominus vobiscum sono sostituiti dall'invocazione ℣ Domine exaudi orationem meam. ℟ Et clamor meus ad te veniat.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'hora sexta dei Romani coincideva con le ore 12.00. Insieme alla terza e alla nona, tra gli ebrei era già considerata come un'ora particolarmente favorevole alla preghiera. Gli Atti degli Apostoli riportano che san Pietro salì nelle parti più alte della casa per pregare (Atti 10,9[1]). Era la metà del giorno, nonché l'ora abituale di riposo, e di conseguenza, per gli uomini devoti, un'occasione per pregare Dio, così come lo erano le ore del mattino e della sera.[2]
Fin dai tempi della Chiesa primitiva, è stata insegnata la pratica dei sette momenti fissi di preghiera; nella Tradizione Apostolica, Ippolito istruiva i cristiani a pregare sette volte al giorno «al risveglio, all'accensione della lampada serale, prima di coricarsi, a mezzanotte» e «alla terza, sesta e nona ora del giorno, essendo queste ore associate alla Passione di Cristo».[3][4][5][6] Riguardo alla preghiera della sesta ora, Ippolito scrisse:[7]
I Padri della Chiesa si soffermano costantemente sul simbolismo di quest'ora. Mezzogiorno è l'ora in cui il sole è al suo apice, è l'immagine dello splendore divino, la pienezza di Dio, il tempo della grazia; alla sesta ora Abramo ricevette i tre angeli. Dovremmo pregare a mezzogiorno, dice sant'Ambrogio, perché quello è il momento in cui la luce divina è nella sua pienezza. Origene, sant'Agostino e molti altri consideravano quest'ora favorevole alla preghiera. Infine e soprattutto, è stata l'ora in cui Cristo fu inchiodato alla croce; questo ricordo, che supera tutti gli altri, lasciando una traccia ancora visibile nella maggior parte della liturgia di quest'ora.[2] Questa scena del Venerdì santo fa da sfondo alla Sesta. «Non indurci in tentazione» è il messaggio di quest'ora.[8] È anche il momento di chiedere a Dio di concedere salute e pace del cuore, come nell'inno tradizionale Rector Potens.
Tutte questi motivi e tradizioni, che indicano la sesta ora come un momento culminante della giornata, una sorta di pausa nella vita quotidiana, l’ora del pasto, non potevano che esercitare un’influenza sui cristiani, inducendoli a sceglierla come ora di preghiera. Già nel III secolo l’ora della sesta era considerata importante quanto la terza e la nona. La Didaché, Clemente di Alessandria e Tertulliano parlano tutti di queste tre ore di preghiera. Origene, i Canoni di Ippolito e san Cipriano esprimono la stessa tradizione. È quindi evidente che l'usanza della preghiera alla sesta ora era ben consolidata già nel III secolo. Ma probabilmente la maggior parte di questi testi si riferisce alla preghiera privata.[2]
Nel IV secolo l'ora di sesta era ampiamente diffusa come ora canonica. Nella sua regola, san Basilio fece della sesta ora un'ora di preghiera per i monaci. San Giovanni Cassiano la considera un'ora di preghiera praticata nei suoi monasteri. Tuttavia, ciò non significa che l'osservanza della sesta, non più di quella della prima, della terza, della nona o persino delle altre ore canoniche, fosse universale. La disciplina su questo punto variava ampiamente a seconda delle regioni e delle Chiese.[2]
Nella cristianità occidentale
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante la sua antichità, l’ora di sesta non ebbe mai l’importanza di quelle del mattutino, lodi e Vespri. Doveva essere di breve durata. Nel IV secolo e in quelli successivi, i testi che parlano delle composizioni di questo ufficio sono tutt’altro che uniformi. Giovanni Cassiano riferisce che in Palestina si recitavano tre salmi per la sesta, così come per la terza e la nona. Questo numero fu adottato dalle Regole di San Benedetto, san Colombano, sant'Isidoro, san Fruttuoso e, in una certa misura, dalla Chiesa romana. Tuttavia, Cassiano afferma che in alcune province si recitavano tre salmi a terza, sei a sesta e nove a nona. Altri recitavano sei salmi ad ogni ora e questa usanza divenne generale tra i Galli.[2] Nel VI secolo la Regola di San Benedetto fornisce la composizione dettagliata di questo ufficio. La sesta, come la terza e la nona, era composta al massimo da tre salmi, la cui scelta era fissa: il Deus in adjutorium, un inno, una lettura (capitulum), un versetto, il Kyrie Eleison e la consueta preghiera conclusiva e il congedo.[9] Uno degli inni più comuni utilizzati a sesta era il Rector Potens, Verax Deus.[senza fonte]
Il termine spagnolo siesta deriva dall'ora canonica di sesta. La pratica si sviluppò da un'istituzione benedettina che prevedeva che, tra le ore di sesta e nona, ai monaci fosse concesso un pisolino per recuperare il sonno perso durante il canto delle ore notturne.[10]
Terza, sesta e nona hanno una struttura identica, ciascuna con tre salmi o porzioni di salmi. Questi sono seguiti da una breve lettura della Bibbia, un tempo denominata "piccolo capitolo" (capitulum), e da un versetto e una risposta. La Litania Minore (Kyrie e il Padre Nostro) della disposizione di Pio X è stata successivamente omessa. Nella vita monastica è vista come un momento di ristoro, riflessione e rinnovamento.[11] L'Ordine del servizio di mezzogiorno del Libro della preghiera comune del 1979 si basa sulla struttura tradizionale dei Piccoli Uffici.[12] Nella tradizione monastica episcopale, diurnum è il nome del servizio di mezzogiorno dell'ufficio divino, che di solito è il secondo di quattro servizi. È noto anche come sesta.[senza fonte]
Cristianità orientale
[modifica | modifica wikitesto]Nel cristianesimo ortodosso e nel cristianesimo protestante orientali, l'ufficio viene recitato alle 12:00 e, nelle tradizioni siriaca e indiana, è conosciuto come Sheth sho`in ; viene recitato rivolgendo l corpo verso est da tutte queste denominazioni, sia dal clero che dai laici, ed è uno dei sette momenti prestabiliti di preghiera.[13][14][15]
Chiesa ortodossa siriaca, Chiesa ortodossa indiana e Chiesa siriaca di Mar Thoma
[modifica | modifica wikitesto]Nella Chiesa ortodossa siriaca e nella Chiesa ortodossa indiana (entrambe Chiese ortodosse orientali), così come nella Chiesa siriaca di Mar Thoma (una denominazione protestante orientale), la sesta è conosciuta come Sheth sho`in e viene celebrata alle 12:00 utilizzando il breviario Shehimo.[16][15]
Chiesa copta ortodossa di Alessandria
[modifica | modifica wikitesto]Nella Chiesa ortodossa copta, una denominazione ortodossa orientale, l'ora sesta viene recitata alle 12:00 utilizzando il breviario Agpeya.[17]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Atti 10,9, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
- 1 2 3 4 5 Sext, Catholic Encyclopedia, 1913 (pubblico dominio)
- ↑ (EN) Jean Danielou, Origen, Wipf and Stock Publishers, 2016, p. 29, ISBN 978-1-4982-9023-4.
- ↑ (EN) Henry Chadwick, The Early Church, Penguin, 1993, ISBN 978-1-101-16042-8.
- ↑ (EN) M. P. Weitzman, The Syriac Version of the Old Testament, Cambridge University Press, 7 luglio 2005, ISBN 978-0-521-01746-6.
- ↑ (EN) Josef Lössl, The Early Church: History and Memory, A&C Black, 17 febbraio 2010, p. 135, ISBN 978-0-567-16561-9.
- ↑ (EN) Ippolito di Roma, Apostolic Tradition (PDF), su stjohnsarlingtonva.org, St. John's Episcopal Church, p. 16.
- ↑ Parsch, Pius. "Introduction to the Canonical Hours", Commentaries on the Breviary
- ↑ San Benedetto da Norcia, Regula Chap. 17 Archiviato il 3 gennaio 2007 in Internet Archive.; cf. Ch. 18 Archiviato il 3 gennaio 2007 in Internet Archive..
- ↑ (EN) Eugen Rosenstock-Huessy, Rosenstock-Huessy Papers, vol. 1, Argo Books, 1981, ISBN 9780912148151.
- ↑ (EN) Kennedy, Sr. Stanislaus, Seasons of the Day, Random House, 2009, ISBN 9781407041063.
- ↑ (EN) Armentrout, Don S., Terse, Sext, None, in An Episcopal Dictionary of the Church, Church Publishing, Inc., 2000, ISBN 9780898697018.
- ↑ (EN) Jake Kurian, "Seven Times a Day I Praise You" – The Shehimo Prayers, su ds-wa.org (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2020).
- ↑ (EN) Shehimo: Book of Common Prayer, 2016, p. 5.
- 1 2 (EN) William Joseph Richards, The Indian Christians of St. Thomas: Otherwise Called the Syrian Christians of Malabar: a Sketch of Their History and an Account of Their Present Condition as Well as a Discussion of the Legend of St. Thomas, Bemrose, 1908, p. 98.
- ↑ (EN) My Life in Heaven & on Earth (PDF), su stthomassouthflorida.com, St. Thomas Malankara Orthodox Church, p. 31.
- ↑ The Agpeya, pp. 5, 33, 49, 65, 80, 91, 130.
Altri progetti
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Wikiversità contiene lezioni su Ora media
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sext, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Ora media, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.