Rina Centa




Rina Centa, pseudonimo di Rina Margherita Mafalda Strambi (Carrara, 28 giugno 1907 – Carrara, 28 febbraio 2007), è stata un'attrice e poetessa italiana.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nata a Carrara nel 1907, in seguito alla morte prematura del padre Umberto, si trasferisce a Genova intorno al 1923. La madre, Ines Vianello, vuole che le sue due figlie proseguano gli studi: Ilde, la maggiore, si laureerà proprio a Genova in Chimica e Farmacia e Rina nella stessa città conseguirà la licenza superiore.
Gli esordi
[modifica | modifica wikitesto]Nel dicembre del 1927 si trasferisce a Milano e inizia subito la carriera teatrale all'interno di alcune delle maggiori compagnie del tempo, con attori quali Uberto Palmarini, Marcello Giorda, Luigi Carini, Annibale Betrone, Maria Melato. Il suo ruolo di attrice giovane viene trasformato ben presto da un'accentuazione delle caratterizzazioni e del trasformismo scenico: «Ho scelto di fare i “caratteri” perché non amavo il ruolo della donna stereotipata», dichiarerà l'attrice[1]. Poco prima del suo trasferimento, Rina aveva conosciuto il coetaneo genovese Serafino Centanaro (da cui deriverà il suo nome d'arte), con il quale si sposa nel 1931. Il matrimonio, durante il quale l'attrice non interrompe la professione con le sue lunghe tournée, si concluderà però solo tre anni più tardi, lasciandola vedova a ventisette anni.
Incontra e frequenta letterati e autori teatrali, tra i quali anche Luigi Pirandello, non rinunciando mai a sperimentare, come attrice, nuovi mezzi espressivi quali la radio e, in seguito, la televisione. Stringe una profonda amicizia con l'attore Guido Verdiani, con il quale condividerà vita personale e attività professionale per oltre quarant'anni. Recita in più occasioni all'estero (Malta, Tripoli, Tunisi) e nel 1948, con l'attore e regista Giulio Donadio, compie una lunga tournée in America Latina (Teatro Municipal, São Paulo)[2].
Il secondo dopoguerra
[modifica | modifica wikitesto]Il 19 aprile 1946, insieme a Renzo Ricci e Sarah Ferrati, è sul palcoscenico del Teatro Lirico di Milano dove il giovane regista Giorgio Strehler mette in scena l'oratorio drammatico Giovanna d'Arco al rogo, composto dal musicista svizzero Arthur Honegger su testo di Paul Claudel[3]. Inizia così, nella Milano del dopoguerra, il periodo professionale più significativo e intenso dell'attrice, che lavora a stretto contatto con attori e autori quali Guglielmo Giannini, Nino Besozzi, Ruggero Ruggeri, Sergio Tofano, Ernesto Calindri, Enzo Ferrieri, Riccardo Bacchelli, Maner Lualdi e Fantasio Piccoli. Fondamentale è anche l'esperienza con il Teatro Stabile di Trieste, dove recita per Franco Enriquez e Sandro Bolchi e insegna per tre anni all'Accademia di Arte Drammatica (tra i suoi allievi, l'attore Omero Antonutti).
Gli anni Sessanta e Settanta
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 1960 e il 1961 interpreta tre pièce teatrali di Indro Montanelli, tutte messe in scena presso il Teatro Sant'Erasmo di Milano: nell'aprile del 1960 recita in Viva la dinamite! insieme a Wanda Osiris e Besozzi[4]; in novembre è Ethel Miklos nella prima rappresentazione assoluta de I sogni muoiono all'alba, trasposto l'anno seguente nella versione cinematografica[5]; infine, nel novembre del 1961, è insieme a Calindri, Pupella Maggio e Renzo Montagnani nella prima rappresentazione di Kibbutz, dramma in tre atti legato al reportage del giornalista in Israele[6].
Nel 1968 è tra gli interpreti (Irma) dello sceneggiato televisivo prodotto dalla RAI, La freccia nera, diretto da Anton Giulio Majano. È in scena anche durante gli anni Settanta, sul palcoscenico di teatri come il San Babila (per il quale reciterà per cinque anni), il Sant'Erasmo (nove anni) e il Nuovo a Milano; il Valle e Le Arti di Roma. Sceglie anche esperienze più sperimentali, come presso il Teatro La Piccola Commenda, sempre a Milano, o in occasione della tournée italiana della compagnia di giovani attori La Contemporanea, per la quale, nel 1974, recita in Finale di partita di Samuel Beckett con la regia di Mario Mattia Giorgetti[7].
Gli ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1987, dopo aver concluso un'ultima collaborazione con la RSI Radiotelevisione Svizzera, ritorna a Carrara con il secondo marito, il violinista Rosario Armand De Carlo (cugino dell'architetto Giancarlo De Carlo)[8]. Dopo sessant'anni dedicati al teatro, vive gli ultimi due decenni della sua vita nella casa di famiglia a Marina di Carrara, dove morirà pochi mesi prima del suo centesimo compleanno[9]. È sepolta nel cimitero di Turigliano.
La produzione poetica
[modifica | modifica wikitesto]Già nel 1936, quando Rina Centa ha ventinove anni, la rivista genovese Contemporanea. Quaderni di Lettere Arte Storia aveva pubblicato quattro sue poesie[10].
L'attrice torna a dedicarsi alla poesia nell'ultima fase della sua vita con una produzione riflessiva e mnestica, attenta a un uso misurato del linguaggio e caratterizzata da un costante rimando ai paesaggi a lei cari, in particolare il mare e le montagne delle sue origini apuane. Scrive in proposito il poeta Umberto Piersanti: «Poesia della memoria quella di Rina Centa: ma una memoria sempre viva e tenace, intrigata nell'oggi. L'accensione del ricordo e della nostalgia è sparsa a piene mani in questi versi, senza mai diventare maniera, mai litania consolatrice»[11].
Parte delle sue poesie sono pubblicate in tre raccolte: Appunti sulla banchina, La Versiliana, Fucecchio 1997; …per quella strada con l'accordéon, La Versiliana, Fucecchio 2001; Rina Centa. Fotogrammi alle cave, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera 2017 (postumo).
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Partecipe della vita culturale della sua città, Rina Centa ha ricevuto il Premio FIDAPA (prima edizione) «per una vita spesa per l'arte come attrice e come poetessa» nel 1996[12] e il Premio Culturale Nazionale “Torre di Castruccio”, V Edizione, nel 1998[13], nonché il Premio Nazionale “Alpi Apuane”, XIX edizione, “La Lizza d'oro”, 2001[14].
Per la sua produzione poetica ha inoltre ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, tra i quali il Premio nazionale di poesia e fiaba “Alpi Apuane”, XIV Edizione, 1996[15]; il Premio letterario europeo “Miguel de Cervantes”, Città di Barcellona, 2000[16]; il primo premio del concorso letterario europeo “García Lorca” alla Fiera del Libro di Madrid nel 2001 e il premio speciale della critica al Concorso internazionale di poesia e narrativa “Città di Salò” nel 2004.
Il 30 settembre 2004 è stata insignita dell'Alta Benemerenza Civica del Comune di Carrara «per la sensibilità e la passione che hanno contraddistinto la sua attività di attrice e poetessa, per la dedizione accordata alla formazione artistica dei giovani e per l'impegno profuso nell'ambito sociale e ricreativo, contribuendo così ad elevare l'immagine culturale del nostro territorio»[17].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ al. poggi, Rina Centa, una vita sul palco tra i grandi del teatro, Il Tirreno, ed. Massa-Carrara, 10 luglio 2002.
- ↑ Donadio e i suoi attori al «Fanfulla», Fanfulla, San Paolo, sabato 1^ maggio 1948, p. 3.
- ↑ “Giovanna d’Arco al rogo”, Corriere d’informazione, Milano, venerdì 19 aprile 1946, p. 2; f. a., Giovanna d’Arco al rogo, Corriere d’informazione, Milano, sabato 20 aprile 1946, p. 2; Giorgio Strehler. Un uomo per Milano, un teatro per l’Europa, Fondazione Bracco, Milano 2014, p. 165.
- ↑ e. p., Viva la dinamite!, Corriere della Sera, Milano, martedì 5 aprile 1960, p. 6; Orio Vergani, “Evviva la dinamite!”, Corriere d’informazione, Milano, martedì-mercoledì 5-6 aprile 1960, p. 9; L’età di Wanda, Lo Specchio, 17 aprile 1960.
- ↑ e. p., I sogni muoiono all’alba, Corriere della Sera, Milano, venerdì 4 novembre 1960, p. 6.
- ↑ e. p., “Kibbutz” di Indro Montanelli, Corriere della Sera, Milano, sabato 11 novembre 1961, p. 6.
- ↑ Roberto De Monticelli, Un po’ di zucchero nell’amaro Beckett, Corriere della Sera, Milano, martedì 2 aprile 1974, p. 13.
- ↑ Cristina Lorenzi, Una vita dedicata al teatro, La Nazione, ed. Massa-Carrara, 24 aprile 1991.
- ↑ Romano Bavastro, Addio Rina, musa di Pirandello, La Nazione, ed. Massa-Carrara, giovedì 1^ marzo 2007, p. XIII.
- ↑ Quattro liriche di Rina Centenaro, Contemporanea. Quaderni di lettere arte storia, Genova, gennaio-marzo 1936, pp. 802-803.
- ↑ Umberto Piersanti, Una poesia colma di vita, in Rina Centa, Appunti sulla banchina, La Versiliana, Fucecchio 1997, p. 5.
- ↑ Attestato Premio FIDAPA, Federazione Italiana Donne Arti – Professioni – Affari, 1^ Edizione, Carrara, Sala di rappresentanza del Comune, sabato 24 febbraio 1996; Rina Centa, la classe non ha età: il suo Pirandello è un trionfo, Il Tirreno, ed. Massa-Carrara, 25 febbraio 1996.
- ↑ Castruccio, omaggio alla cultura, La Nazione, ed. Massa-Carrara, 21 luglio 1998, p. V.
- ↑ Valeriano Cecconi, Apuane, un mondo di fiabe e poesie. Gran finale del premio, La Nazione, ed. Massa-Carrara, venerdì 28 settembre 2001, p. VI; “Alpi Apuane”, tiene banco la cultura, Il Tirreno, ed. Massa-Carrara, sabato 29 settembre 2001.
- ↑ Il premio “Alpi Apuane” ha trovato nuovi poeti doc, Il Tirreno, ed. Massa-Carrara, venerdì 13 settembre 1996, p. III.
- ↑ R. B., A Rina Centa il Premio ‘Miguel de Cervantes’ di Barcellona, La Nazione, ed. Massa-Carrara, mercoledì 25 ottobre 2000, p. 9.
- ↑ Attestato di Alta Benemerenza Civica, Comune di Carrara, 30 settembre 2004; Carrara onora Rina Centa, Il Tirreno, ed. Massa-Carrara, martedì 28 settembre 2004, p. VI; La città rende omaggio a Rina Centa. All’attrice l’alta benemerenza civica, La Nazione, ed. Massa-Carrara, martedì 28 settembre 2004, p. XXIII.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Rina Centa, su IMDb, IMDb.com.