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Bucellarii

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Bucellarii
Descrizione generale
AttivaV secolo e VI secolo
NazioneTardo impero romano
Impero bizantino
ServizioNobili romani
TipoMilizia privata
RuoloDifesa dei possedimenti
Battaglie/guerreInvasioni barbariche del V secolo
Comandanti
Degni di notaRicimero durante il Sacco di Roma schierò i propri bucellarii
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Bucellarii (anche Buccellarii; al singolare Bucellarius o Buccellarius[nota 1]; in greco antico Βουκελλάριοι, Boukellárioi, e a volte chiamati genericamente doryphoroi o hypaspistai[nota 2]) erano formazioni di truppe private, quasi esclusivamente di cavalleria, attive nel tardo Impero romano d’Occidente e d’Oriente, dalla fine del IV secolo fino almeno al VII-VIII secolo.

Il nome deriva dal buccellatum (o bucella), il pane duro o galletta che costituiva la razione principale di questi soldati. Secondo lo storico Olimpiodoro di Tebe, il termine nacque come soprannome già all’epoca dell’imperatore Onorio (395-423), ma divenne rapidamente una designazione ufficiale.

A differenza delle unità regolari dell’esercito imperiale (comitatenses, limitanei e foederati), i bucellarii non erano reclutati né stipendiati dallo Stato. Venivano arruolati, mantenuti e comandati direttamente da generali, alti funzionari o grandi proprietari terrieri, ai quali prestavano un giuramento di fedeltà personale. Costituivano quindi i seguiti militari privati dei loro patroni.

Il loro addestramento era mediamente superiore a quello delle truppe regolari e la loro lealtà era legata alla persona del comandante piuttosto che all’imperatore o allo Stato. Questa caratteristica li rese, nel corso del V e VI secolo, uno strumento militare e politico di straordinaria efficacia, ma anche uno dei fattori che contribuirono all’indebolimento dell’autorità centrale romana. Generali come Stilicone, Ezio e, più tardi, Belisario disposero di contingenti di bucellarii che potevano contare da alcune centinaia fino a diverse migliaia di uomini.

La loro esistenza rifletteva il progressivo affermarsi di forme di clientela armata in un’epoca di crisi dello Stato romano e anticipava, per certi aspetti, fenomeni che si sarebbero sviluppati sia nel mondo occidentale post-romano sia nell’Impero bizantino (sistema della pronoia).

Origine e affermazione

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I bucellarii emersero tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, in un periodo di progressivo indebolimento del controllo centrale sullo strumento militare. Il termine compare già nella Notitia Dignitatum (fine IV secolo) come nome di un’unità ufficiale di cavalleria (Comites catafractarii Bucellarii iuniores), ma acquisì ben presto il significato di truppe private. Secondo Olimpiodoro di Tebe, intorno al 420 il nome era ormai di uso comune per indicare i soldati al seguito personale di generali e alti funzionari. La loro affermazione fu favorita dalla crisi demografica, economica e militare che colpì l’Impero: contadini, artigiani e veterani in difficoltà si ponevano sotto la protezione di potenti patroni, ricevendo in cambio armi, vitto e paga. A differenza dei foederati (alleati barbarici sotto trattato), i bucellarii erano legati da un vincolo di fedeltà personale al loro comandante.

Nel corso del V secolo divennero una presenza strutturale negli eserciti dei grandi magistri militum occidentali. Stilicone, Costanzo III ed Ezio disposero di contingenti consistenti di queste truppe, che costituivano spesso il nucleo più affidabile e mobile delle loro forze. La loro lealtà al patronus piuttosto che all’imperatore li rese protagonisti anche delle lotte politiche interne all’Impero d’Occidente. Nell’Impero d’Oriente il fenomeno raggiunse dimensioni ancora maggiori nel VI secolo. Belisario, durante le campagne in Africa e in Italia, poté contare su un seguito di bucellarii che le fonti (soprattutto Procopio) quantificano in diverse migliaia di uomini (fino a oltre settemila secondo alcune stime). Questi cavalieri, meglio addestrati e equipaggiati delle truppe regolari, furono determinanti in molte delle sue vittorie.

Declino e trasformazione

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Già nel V secolo le autorità imperiali tentarono più volte di limitare il fenomeno. Leggi emanate sotto Onorio e, più tardi, sotto Leone I (Codex Justinianus) proibirono ai privati di mantenere bande armate, riconoscendo implicitamente quanto i bucellarii fossero diventati un pericolo per il monopolio della forza da parte dello Stato.

Il vero declino iniziò tra VII e VIII secolo. La crisi della grande proprietà fondiaria, provocata dalle invasioni slave e dalle trasformazioni economiche dell’Impero bizantino, ridusse drasticamente la capacità dei grandi proprietari di mantenere ampi seguiti armati. Con l’introduzione del sistema dei themata, molti ex-bucellarii furono assorbiti nell’esercito tematico e inviati a colonizzare territori in Asia Minore. Da questo stanziamento nacque il thema dei Boukellarion, il cui nome conservò la memoria dell’antica istituzione.

Progressivamente il termine “bucellarii” perse il significato originario di truppe private e finì per indicare semplicemente soldati di cavalleria pesantemente armati all’interno dell’esercito regolare bizantino.

Organizzazione e armamento

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Ricostruzione di un Bucellario romano di inizio V secolo
Ricostruzione di un Bucellario romano di inizio V secolo

I bucellarii costituivano una forza militare privata, organizzata in modo autonomo rispetto all’esercito regolare romano e bizantino: erano infatti alle dipendenze dirette di un patronus (generale, alto funzionario o grande proprietario terriero), al quale prestavano un giuramento di fedeltà personale che li legava più al singolo comandante che all’imperatore o allo Stato. All’interno del seguito esisteva una gerarchia interna, con ufficiali e sottufficiali nominati dal patronus stesso; le fonti parlano di doryphoroi (portatori di lancia) e hypaspistai (portatori di scudo) per indicare i livelli più elevati di questi guerrieri.

Il loro numero variava notevolmente a seconda della ricchezza e del prestigio del comandante: da alcune centinaia nelle formazioni minori fino a diverse migliaia nei casi più importanti. Belisario, nel VI secolo, giunse a disporre di un seguito che le fonti quantificano tra i 5.000 e i 7.000 uomini. Il reclutamento avveniva su base volontaria: vi confluivano veterani dell’esercito regolare, barbari (Goti, Alani, Unni e altri), e anche Romani di origine civile che cercavano protezione e sostentamento in un’epoca di crisi. A differenza dei foederati, i bucellarii non erano legati da trattati internazionali, ma da un rapporto di clientela armata.

Sul piano militare i bucellarii si distinguevano per un addestramento e un equipaggiamento generalmente superiori a quelli delle truppe regolari. Erano quasi esclusivamente cavalieri e potevano combattere sia come cavalleria d’urto sia, in molti casi, come arcieri a cavallo (una specialità che si rafforzò soprattutto nel VI secolo sotto influenza unna e persiana).

L’armamento tipico, particolarmente per il V secolo, comprendeva:

  • elmo di tipo tardo-romano a cresta (soprattutto Intercisa o analoghi), spesso con cresta bassa in crine o piume;
  • protezione del corpo in cotta di maglia (lorica hamata) o di squame (lorica squamata), talvolta accompagnata da protezioni per le braccia e le gambe nelle unità più pesanti;
  • lancia lunga da cavalleria (kontos o hasta);
  • spada lunga a doppio taglio (spatha);
  • scudo ovale o tondo di dimensioni più contenute rispetto a quelli della fanteria;
  • in molti casi arco composito con faretra.

Completavano l’equipaggiamento la tunica a maniche lunghe, le brache, il mantello fermato da fibula e un cinturone militare spesso riccamente decorato. I cavalli erano di buona qualità e, nelle formazioni più pesanti (soprattutto dal VI secolo), potevano essere parzialmente corazzati.

Questa combinazione di organizzazione privata, elevata qualità dell’equipaggiamento e specializzazione equestre rese i bucellarii una delle forze più efficaci e temute del tardo mondo romano e dei primi secoli dell’Impero bizantino.

Fonti
    Annotazioni
    1. Il termine Bucellarius compare per la prima volta nello Strategikon, risalente al VI secolo o VII secolo.
    2. I termini Δορυφοροι (“Doruphoroi”) e Ὑπασπιστι (“Hypaspisti”) sono di tradizione alessandrina e, nel linguaggio letterario tardo-antico di lingua greca, vengono impiegati per indicare rispettivamente "guardie del corpo" e "truppe scelte" nella diretta disponibilità del sovrano o di un generale, ne fanno ricorso diversi Autori del tempo quali Eusebio, Procopio e Agathia con riferimento a specifici reparti quali i Labariferi, i Candidati ed i Bucellarii
    • Notitia Dignitatum (ed. O. Seeck, 1876; oppure edizioni più recenti).
    • Olimpiodoro di Tebe, Frammenti (ed. R.C. Blockley, The Fragmentary Classicising Historians of the Later Roman Empire, 1983).
    • Procopio di Cesarea, Le Guerre (ed. J. Haury / G. Wirth; trad. italiana a cura di M. Craveri o altre).
    • Codex Theodosianus e Codex Justinianus (soprattutto le leggi relative ai seguiti armati privati).
    • Maurizio, Strategikon (ed. G.T. Dennis).
    • Claudiano, In Rufinum e altre opere.