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Dodes'ka-den

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Dodes'ka-den
Una scena del film
Titolo originaleどですかでん
Paese di produzioneGiappone
Anno1970
Durata140 min
Rapporto1.37:1
Generedrammatico
RegiaAkira Kurosawa
SoggettoShūgorō Yamamoto
SceneggiaturaAkira Kurosawa, Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni
FotografiaYasumichi Fukuzawa e Takao Saitō
MontaggioReiko Kaneko
MusicheTôru Takemitsu
ScenografiaShinobu Muraki e Yoshirō Muraki
Interpreti e personaggi

Dodes'ka-den (どですかでん?, Dodesukaden) è un film del 1970 diretto da Akira Kurosawa e basato sul romanzo di Shūgorō Yamamoto La città senza stagioni (Kisetsu no nai machi). Fu presentato alla 32ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e fu candidato all'Oscar al miglior film straniero. Il film non ebbe un buon successo in patria quando venne presentato, motivo per cui il regista stesso soffrì di una forma di depressione, in qualche modo risanata dal film successivo co-prodotto con la Russia, "Dersu Uzala - il piccolo uomo delle grandi pianure" del 1975.

Lo sfondo è una baraccopoli della fine degli anni '50 della periferia di una metropoli giapponese, e vede come protagonisti diversi personaggi accomunati dall'essere dei disadattati, o comunque reietti o emarginati, intenti nel loro vivere quotidiano o alle prese con sottilissime, o comunque particolarissime, vicende personali.

Il film segue le vicende di diversi personaggi, che si intrecciano mano mano che la pellicola scorre:

  • Un calzolaio, che riceve la visita notturna di un ladro: si sveglia e l'osserva, non fa alcunché per fermarlo. Mentre il ladro sta prendendo la scatola degli attrezzi gli parla e dice "No; i soldi sono da quell'altra parte. Quelli che hai preso sono gli attrezzi: mi servono per lavorare". Gli dice inoltre di ritornare per altri soldi, e di chiudere la finestra e passare dalla porta la prossima volta. Il ladro prende i soldi nel luogo indicato e scappa. In un episodio successivo, il calzolaio è convocato a testimoniare dallo stesso ladro reo confesso di qualche marachella: vuole aggravare la propria posizione autodenunciando anche il furto dal calzolaio. Il calzolaio lo guarda con una faccia da estraneo totale, e dichiara e ribadisce di non conoscerlo, sicché la polizia reputa pazzo il ladro che intanto assicura di averlo derubato e descrive il fatto.
  • Un altro personaggio è il ragazzo che quotidianamente e per parecchie ore al giorno sale su un tram immaginario e lo pilota lungo un tragitto ben preciso e inamovibile come giustappunto il binario. Una volta un tizio si ferma lungo il tragitto per dipingere, con il suo cavalletto e lo sguardo verso l'orizzonte. Il ragazzo manovratore scende dal tram immaginario e lo redarguisce per la pericolosità della sua posizione, proprio sui binari!, e lo fa spostare. Il ragazzo mima con precisione la salita sul tram, i movimenti delle porte, la manovra delle leve del tram, e i rumori, tra cui quello ritmico delle ruote sui giunti delle rotaie: "do-dès--ka-dèn----do-dès--ka-dèn----...", variabile secondo la velocità. Attraversa così il campo molte volte, sembra avere una direzione precisa. A fine film lo vediamo finire il suo giro, tornare al punto di partenza, e rientrare a casa sua dalla madre: la casa è tappezzata di disegni di treni, in tutte le fogge, di tutti i colori, disegnati da un bambino. Sua madre è seguace del Soka Gakkai e ripete, con lo stesso ritmo del "do-dès--ka-dèn" del figlio, il mantra "daimoku": "nam-myohò--renghe-kyò". Non guida un tram immaginario bensì se ne sta rivolta con serietà devota al gohonzon, l'altare domestico di quella corrente buddistica.
  • Due ubriachi che nella confusione generata dal loro stato, subiscono le mogli stufe del loro comportamento. Si lamentano, si trascinano, e sono praticamente sempre ubriachi. Arrivano, nel non capirci più niente, a scambiarsi le mogli pacificamente e non si sa quanto consapevolmente, sotto l'occhio vigile e giudicante delle donne riunite sempre in piazza, intente a compiere insieme faccende domestiche e a spettegolare dei vicini.
  • Un padre e un figlio, dalla loro macchina-tenda, immaginano la casa che si costruiranno sulla collina: oltrepassando il presente e anche il futuro in immaginazione, si elevano a visualizzare la loro bellissima e lussuosissima casa: e la vedono, la costruiscono insieme con la fantasia... trasportandosi in un mondo tutto loro, mentre noi li vediamo vivere nelle condizioni forse più difficili di tutta la baraccopoli.
  • Un padre-padrone, durante un periodo in cui la moglie è in ospedale, si ubriaca e maltratta la nipote, costantemente in casa a svolgere tutti i servizi. Un ragazzo delle consegne le parla dolcemente ogni volta che l'incontra, le dona del cibo, nota il suo dimagrimento, la sua sofferenza; lei sembra un fantasma, sempre più curva su sé stessa e silenziosa. Il padre-padrone arriva finanche a stuprarla, e a negare l'evidenza di fronte alla moglie che, tornata dall'intervento in ottima salute, si rende conto che c'è qualcosa che non va nella ragazza, e scopre così che è incinta.
  • Un uomo si reca da un medico, dicendogli che vuole morire: il medico allora gli consegna una polvere che lo assicura, lo farà morire in un'ora e senza dolori. L'uomo la prende di getto, senza pensarci. Poi, l'uomo racconta al medico che ogni giorno la moglie e il figlio defunti tornano a fargli visita, e lui è contento di quella visita. Il dottore gli dice allora che loro saranno vivi finché sarà vivo lui, e che se muore, moriranno anche loro con lui. D'improvviso l'uomo non vuole più suicidarsi, e prega il dottore di trovargli subito l'antidoto al veleno che gli ha dato; ma il dottore gli confessa di avergli dato solo un digestivo.

Il treno immaginario del ragazzo, che cammina scandendo "do-dès--ka-dèn----do-dès--ka-dèn----...", ci fa attraversare le storie dei personaggi della baraccopoli, storie immaginarie e reali, che si muovono sul filo sottile della comprensione e consapevolezza, della scelta, della visione del mondo. Ognuno nei suoi percorsi, materici, pratici, reali o metafisici, si inanella in una circonvoluzione, o in un volteggio, sulla realtà, sul sé. Chi ne esce meglio, chi peggio. Il film è una pennellata precisa di un ritratto sia fedele che immaginato, immaginario, di personaggi - limite, sia perché ai margini, sia perché affetti da qualcosa che li sposta dalla "normalità" all' "eccezionalità". C'è un senso del grottesco ma non prevale; il film si mantiene in equilibrio con grazia su quel confine sottile tra realtà e fantasia, nelle storie raccontate, e nella mente del regista.

Un regista sensei che intorno a un fuoco ci racconta di ciò che ha visto e sentito sulla vita e sugli uomini, come in una fiaba a tratti dolorosa, grottesca, finanche ripugnante, e allo stesso tempo pura, tenera.

Riconoscimenti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 305895954 · BNF (FR) cb164605489 (data)
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