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Introversione

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Johann Heinrich Füssli, Solitudine all'alba, 1794-1796. 95 × 102 cm

L'introversione è un orientamento tipologico della personalità, caratterizzato da un ricco corredo emozionale, e da un conseguente rapporto con la realtà prevalentemente intuitivo ed empatico che induce il soggetto a interrogarsi, in modo intellettivamente più o meno organizzato, sulla complessità che si cela dietro le apparenze e quindi problematizza – in maniera e misura variabili – il suo adattamento a un ambiente sociale/culturale in cui prevalga il modello estroverso. Al pari dell'estroversione, l'orientamento introverso può avere risvolti sia negativi che positivi.

La frequenza con cui un orientamento introverso si riscontra nella biografia di santi, scienziati, filosofi, scrittori, poeti, pittori, parecchi dei quali sperimentano anche qualche disagio psicologico, attesta che esso è ricco di potenzialità creative, ma non immune da rischi.

I rischi sono riconducibili, per un verso, all'apertura della mente sulla frontiera dei mondi e dei modi di essere possibili, che comporta una perpetua tensione emozionale e intellettuale, e, per un altro, all'interazione con l'ambiente socio-culturale, in particolare se esso esercita continue sollecitazioni nella direzione di una "normalizzazione" forzata della personalità introversa sulla base del modello dominante estroverso.

In un certo numero di soggetti, le influenze ambientali possono produrre uno sviluppo "patologico" dell'introversione sotto forma di "introvertimento", che comporta la tendenza a ripiegarsi in sé stessi, a interessarsi in modo prevalente del proprio mondo interiore, ma a differenza dell'introversione questo è più un periodo che può anche passare.

Dualismo introversione/estroversione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Introversione ed estroversione.

La psicologia ha identificato numerosi tipi di personalità, ma l'unico dato su cui convergono gli psicologi è l'universalità del tratto dualistico estroversione/introversione.

La coscienza estroversa si confronta con il mondo esterno, su cui è affacciata attraverso i sensi, mentre la coscienza introversa si confronta con il mondo interno, che viene recepito come "sede" della propria identità, e filtra quindi attraverso il mondo interno i dati esterni, e dà loro significati soggettivi.

Questa distinzione è stata operata inizialmente dallo psichiatra e psicoanalista Carl Gustav Jung nella sua famosa opera Tipi psicologici (Psychologische Typen, anno di pubblicazione 1921). L'introversione è nella società attuale spesso vista come un tratto negativo della personalità, mentre l'estroversione viene vista come un tratto positivo. In particolare nell'introverso viene vista una persona chiusa, solitaria, poco comunicativa, timida e insicura. Giudizio spesso condiviso anche dagli stessi introversi, che vivono con una dolorosa consapevolezza la propria diversità rispetto agli altri. Questo giudizio non ha però alcuna certezza assoluta.

Potenziali aspetti positivi

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Le persone introverse hanno una forte attitudine alla riflessione, ma ciò le porta anche ad isolarsi.
«In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili.»

Le caratteristiche che vengono individuate in un individuo introverso sono, in particolare, un corredo di emozioni molto ampio, associato a un'intelligenza vivace, che insieme comportano un alto livello di empatia degli stati d'animo e delle aspettative altrui. Tra gli altri si nota una prevalenza di principi spiccatamente idealistici, in particolare, un forte senso della giustizia, della dignità, riferimenti ad un mondo in cui i rapporti interpersonali siano il più possibile corretti e delicati. Quest'ultima qualità comporta una vocazione sociale altamente selettiva, che, per realizzarsi, richiede un elevato grado di affinità con l'altra persona, un'affettività molto intensa e la tendenza a stabilire con pochi individui rapporti molto profondi. Altri attributi del tipo introverso sono l'orientamento alla riflessione, all'introspezione e alla fantasia, e di conseguenza la predilezione per i campi intellettuali e creativi.

L'introversione non è quindi una condizione univocamente problematica, ma possiede anche aspetti positivi. Tali caratteristiche portano l'introverso a interrogarsi su se stesso, sugli altri e sul mondo, a porsi problemi per tutta la vita, cercando di risolverli e raggiungendo livelli sempre più elevati di consapevolezza e di comprensione della realtà. Questa capacità oggettivamente positiva, talvolta, se non opportunamente compresa e gestita, può essere avvertita come un disagio da alcuni introversi, che la sentono come un peso.

Potenziali aspetti negativi

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Il principale elemento che porta negli individui introversi una forte sensazione di malessere è il possibile insorgere di un senso di inferiorità rispetto agli altri.[1] Tendendo a restringere le proprie interazioni a pochi e familiari contatti, nella socializzazione allargata possono incontrare un cattivo esito, generando e talvolta rinforzando il proprio senso di solitudine. Questo continuo confronto con gli altri induce, in alcuni di loro, a sviluppare un atteggiamento fortemente autocritico, ma allo stesso tempo anche un sentimento di frustrazione e in alcuni casi persino di disprezzo nei confronti delle persone che dimostrano superficialità e scarsa sensibilità.

Le persone di temperamento introverso hanno una naturale tendenza alla riflessione che però spesso si rivolge alle proprie problematiche. Ne consegue la percezione di una vita faticosa, a volte perfino dolorosa, accompagnata dalla sensazione di sprecare le proprie potenzialità intellettive nell'introspezione, anziché concentrarle su attività finalizzate al bene sia proprio che comune, come il lavoro.

L'idealismo tipico della personalità introversa, che potrebbe essere sviluppato in senso positivo, porta in molti casi l'individuo ad auspicare un mondo in cui tutti gli esseri umani siano delicati e corretti: inevitabilmente, tale ideale entra spesso in conflitto con la realtà.

Disagio infantile

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I bambini introversi sono particolarmente fragili ed aggredibili

I soggetti in età infantile sono i più facilmente esposti agli aspetti negativi del tratto introverso: la scuola ad esempio richiede loro una continua relazione sociale, mentre essi preferiscono rimanere isolati e silenziosi; l'ambiente scolastico, spesso gratificante per le personalità competitive, risulterà ostile per tali bambini, al contrario sensibili e riflessivi; la loro tendenza alla fantasia può inoltre esporli a emarginazione ogniqualvolta si richiedano invece pragmatismo e risultati rapidi. Nei casi più estremi, il bambino introverso può essere oggetto di vera e propria discriminazione.

  1. Carl Gustav Jung, Tipi psicologici (Psychologische Typen), Torino, Bollati Boringhieri, 1921-1977.
  • Deborah C Beidel, Timidezza e fobia sociale: genesi e trattamento nel bambino e nell'adulto, Milano, McGraw-Hill, 2000, ISBN 88-386-2731-2.
  • Christophe Andre, La paura degli altri: agitazione, timidezza e fobia sociale, Torino, Einaudi, 2000, ISBN 88-06-15378-1.
  • Luigi Anepeta, Timido, Docile, Ardente..., Milano, Franco Angeli, 2016, ISBN 978-8820414313.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàThesaurus BNCF 44280 · LCCN (EN) sh85067649 · BNF (FR) cb12010235v (data) · J9U (EN, HE) 987007558181405171
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