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Piramide di Unis

Coordinate: 29°52′06″N 31°12′53″E
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Piramide di Unis
Civiltàantico Egitto
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
GovernatoratoGiza
Altitudine58 m s.l.m.
Dimensioni
Altezza43 m
Larghezza57,75 m
Inclinazione56°18'35"
Mappa di localizzazione
Map

La piramide di Unis è un sito archeologico egizio risalente al XXIV secolo a.C. e dedicata all'omonimo sovrano.

La piramide si trova a nord di Saqqara, fra la piramide di Sekhemkhet (ca. 2640 a.C.) e il lato sud-occidentale del complesso piramidale di Djoser (ca. 2670 a.C.), in simmetria con la più recente piramide di Userkaf (ca. 2490 a.C.)[1]. Durante l'edificazione, gli operai livellarono la zona coprendo tombe più antiche[2], fra cui quella del faraone Hotepsekhemwy, fondatore della II dinastia (ca. 2890 a.C.)[1]. Il nome della piramide era Nefer Isut Unis, che significa Belli sono i luoghi di Unis[3]. È la più piccola fra le quelle completate durante l'Antico Regno, con una base di 57.7 metri × 57.7 metri, per un'altezza di 43 metri[1].

Testi delle piramidi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Testi delle piramidi.
La camera sepolcrale di Unis, con il sarcofago di basalto, vista dall'anticamera attraverso la porta danneggiata che le collega. Entrambe la stanze sono ricoperte di Testi delle piramidi.
Disegno della camera sepolcrale di Unis con l'archeologo Gaston Maspero.

La grande innovazione della piramide di Unis è la prima apparizione dei Testi delle piramidi, fra i più antichi testi religiosi egizi giunti sino a oggi - anche considerando che il linguaggio arcaico di alcune sezioni ne suggerisce l'appartenenza a un'epoca di molto precedente allo stesso Unis[4]. Facendo incidere tali numerose colonne di testo sulle pareti delle sue camere sepolcrali, Unis diede inizio a una tradizione che fu seguita dai re (e da alcune regine) della VI dinastia, nelle loro piramidi, fino alla fine dell'Antico Regno, due secoli dopo[5].

Furono incise 283 formule, in geroglifici dipinti di blu, sulle pareti del corridoio, dell'anticamera e della camera sepolcrale di Unis; questo insieme costituisce la raccolta più completa di Testi delle piramidi attualmente conosciuta[6]. Le formule avevano lo scopo di garantire la protezione dei resti del sovrano, infondere nuovamente lo spirito nella sua mummia e assicurarne l'ascesa tra gli dei dopo aver sconfitto le forze maligne del mondo dei morti, ricongiungendosi infine con il dio-sole Ra, reputato il suo padre divino. Facendo scolpire queste formule nelle camere interne della piramide, Unis si assicurava che avrebbe potuto beneficiare del loro magico effetto anche quando il suo culto funerario sarebbe cessato[2].

L'ottimo stato di conservazione delle iscrizioni dimostra che furono scolpite in modo da essere lette dal ba di Unis, che si credeva sarebbe sorto dal sarcofago, circondato da frasi magiche e offerte rituali, grazie alle formule di resurrezione[6]. Il ba sarebbe successivamente uscito dalla camera sepolcrale, che include testi che identificano il faraone con Osiride nel Duat, l'aldilà egizio, e si sarebbe recato nell'anticamera simboleggiante l'Akhet, il luogo dove il sole sorge e tramonta (traducibile come orizzonte oppure montagna di luce). A questo punto, il ba si sarebbe rivolto a oriente, dove il sole sorge, e oltre le pareti stesse della piramide, verso la falsa porta del tempio funerario dove si svolgevano i riti per Unis defunto. Infine, il ba avrebbe raggiunto Ra, in cielo, passando ancora attraverso il corridoio della piramide[6].

Esempio di Testi delle piramidi su una parete della camera sepolcrale di Unis.

Dibattito sull'Inno Cannibale

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Fra le formule inscritte nell'anticamera si trovano le due, piuttosto estese e ricche di metafore e allusioni oscure, che compongono il cosiddetto Inno Cannibale, il passo più famoso e, forse, più enigmatico dei Testi, dove il faraone è descritto mentre vola in cielo attraversando una tempesta e macellando, cuocendo e mangiando sia uomini che dei per nutrirsi della loro energia e magia (cfr. il passo dalla formula n°274 fra gli esempi che seguono)[6]. Mentre la maggior parte degli egittologi ritiene molto improbabile che Unis abbia potuto praticare realmente il cannibalismo, Ernest Alfred Wallis Budge riteneva che l'Inno Cannibale si rifacesse a pratiche di un'epoca molto più antica, quando il cannibalismo sarebbe stato praticato in Egitto. Come osserva l'egittologo Toby Wilkinson, è probabile che tale inno suonasse primitivo già alle orecchie dei contemporanei di Unis, al punto da essere utilizzato solamente un'altra volta, nella piramide del faraone Teti, per poi uscire dal canone dei Testi delle piramidi[7]. In una versione modificata, divenne la formula n°573 dei Testi dei sarcofagi[8].

«O unguento, o unguento, sali, presto! [Tu] che sei sulla fronte di Horus, sali! Olio di cedro di prima qualità. Presto! Tu sei stato posto sulla fronte di questo Unis, cosicché Egli possa sentire dolcezza sotto di te. Tu gli permetti di avere potere sul Suo corpo, tu fai sì che il Suo terrore sia negli occhi di tutti gli spiriti quando Egli li guarda - e di chi chiunque sente il Suo nome.»
«Solleva il Tuo volto, Osiride, solleva il Tuo volto, o Unis, Colui il Cui spirito parte. Solleva il Tuo volto, Unis, onorato e d'ingegno acuto, che Tu veda cosa esce da Te! Loda e prendi parte a ciò! PulisciTi, Unis, apri la Tua bocca mediante l'Occhio di Horus! Chiama il tuo ka, come Osiride, che possa difenderTi contro ogni genere d'ira dei morti! Unis, ricevi questo Tuo pane che è l'Occhio di Horus!»
«O Osiride re Unis, prendi l'Occhio di Horus che essi hanno leccato.»
«Atum-Ra, questo Unis giunge a Te; [come] spirito indistruttibile, Tuo figlio giunge a Te, questo Unis giunge a Te. Possa Tu attraversare il cielo, unito alla tenebra. Possa Tu sorgere nel luogo della luce, il luogo dove Tu splendi!»
«Unis è Colui Che mangia gli uomini, Si nutre degli dei [...] Unis mangia la loro magia, inghiotte i loro spiriti: i loro grandi per il pasto mattutino, i loro mezzani per il pasto serale, i loro piccoli per il pasto mattutino, e gli uomini e le donne più vecchi per avere energia.[...] Perché Unis è sorto ancora nel cielo, Egli è incoronato Signore dell'orizzonte. Egli ha fracassato vertebre e spine dorsali. Egli ha strappato i cuori degli dei. Egli ha mangiato la Corona Rossa e inghiottito la Verde. Unis si nutre dei polmoni del saggio, Si soddisfa vivendo del suo cuore e della sua magia.»
«Se Unis è stregato, Atum sarà stregato. Se Unis è contrario, Atum sarà contrario. Se Unis è colpito, Atum sarà colpito. Se Unis è ostacolato, Atum sarà ostacolato. Unis è Horus, Unis è venuto dopo Suo padre, Unis è venuto dopo Osiride. O Tu, Viso-davanti-e-dietro, conduci [ciò] a Unis! Che traghetto Ti devo condurre? Conduci Unis da quello che vola, da uno che attera.»
  1. 1 2 3 Lehner, Mark (1997). The Complete Pyramids. New York: Thames & Hudson. ISBN 978-0-500-05084-2. p.154.
  2. 1 2 Altenmüller, Hartwig (2001). "Old Kingdom: Fifth Dynasty". In Redford, Donald B. The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Volume 2. Oxford University Press. pp. 597–601. ISBN 978-0-19-510234-5. p.600.
  3. Grimal, Nicolas (1992). A History of Ancient Egypt. Oxford: Blackwell publishing. ISBN 978-0-631-19396-8. p.80.
  4. Lehner (1997), pp. 154-5.
  5. Allen, James (2001). "Pyramid Texts". In Redford, Donald B. The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Volume 3. Oxford University Press. ISBN 978-0-19-510234-5. pp. 95-8.
  6. 1 2 3 4 Lehner (1997), p. 33.
  7. 1 2 Toby Wilkinson, Lives of the Ancient Egyptians, Thames & Hudson, Londra 2007. ISBN 978-0-500-05148-1. p.59.
  8. cur.Toby Wilkinson, Writings from Ancient Egypt, Penguin Books, 2016. ISBN 978-0-141-39595-1. p.93.
  9. 1 2 3 pyramidtextsonline.com, http://www.pyramidtextsonline.com/sarcnorth.html.
  10. Oakes, Lorna; Gahlin, Lucia (2002). Ancient Egypt: An Illustrated reference to the myths, religions, pyramids and temples of the Land of the Pharaohs. New York: Hermes House. ISBN 978-1-84309-429-6. p.94.
  11. cur.Toby Wilkinson, Writings from Ancient Egypt, Penguin Books, 2016. ISBN 978-0-141-39595-1. pp.90-2.
  12. Werner Forman, Stephen Quirke, Hieroglyphs & the Afterlife in Ancient Egypt, British Museum Press, London 1996. ISBN 0-7141-0995-9. p.58.

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