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Taide (etera)

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Taide
Taide di Joshua Reynolds, 1781
Regina d'Egitto
In caricaProbabilmente novembre del 305 a.C. 
...
PredecessoreRossana (come Imperatrice dell'Impero di Alessandro Magno)
SuccessoreArsinoe I
ConsorteTolomeo I
FigliLeontisco, Lago, Irene
ReligioneReligione greca

Taide o Thais, detta anche in italiano, più raramente, Taisia (in greco antico Θαΐς?; Atene, IV secolo a.C. – ...) è stata una delle etere preferite di Alessandro Magno, famosa per averlo istigato ad incendiare Persepoli.

Diodoro Siculo, così come Plutarco,[1] afferma che dopo la presa di Persepoli Taide, volendo vendicare l'incendio che Serse aveva appiccato al tempio di Atena sull'acropoli di Atene durante la seconda guerra persiana (tempio che fu ricostruito pochi decenni dopo da Pericle col nome di Partenone), pronunciò un discorso col quale riuscì a convincere Alessandro ad incendiare il palazzo di Serse.[2]

Clitarco afferma che Taide stessa avrebbe appiccato il fuoco, mentre Arriano, al contrario, attribuisce ad Alessandro sia l'idea dell'incendio sia la sua realizzazione.

Secondo il Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, dato che probabilmente Plutarco e Diodoro si basano su Clitarco, uno storico poco affidabile, il coinvolgimento di Taide nell'incendio di Persepoli è quasi certamente un semplice aneddoto.[3]

Secondo Ateneo di Naucrati, una volta morto Alessandro, Taide divenne la moglie, o forse la favorita, di Tolomeo Sotere, dal quale ebbe tre figli (Leontisco, Lago e Irene) o, secondo altri storici, solo due (Leontisco e Irene).[4]

Vi sono poi alcuni autori invece che escludono del tutto i rapporti tra Taide e Tolomeo.

Nella cultura successiva

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L'imponente personalità di Taide ha fatto sì che, anche secoli dopo, ella sia stata menzionata in numerose opere letterarie: lo stesso nome Taide divenne per antonomasia riferito a varie cortigiane, anche se storicamente distinte da lei o di pura invenzione letteraria.

Letteratura classica

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Come scritto sopra, il nome era spesso attribuito dai commediografi greci e romani alle cortigiane nelle loro opere. Già nel IV secolo a.C. il commediografo ateniese Menandro scrisse una commedia intitolata proprio Θαΐς, che però non è sopravvissuta. Nel II secolo a.C., il commediografo latino Terenzio compose l'Eunuchus, che riprendeva l'Ευνούχος di Menandro: mentre però nell'equivalente commedia menandrea la relativa cortigiana si chiamava Criside, il poeta romano diede alla sua controparte il nome di Taide.

Letteratura post-classica

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Secondo la tradizione cristiana, Taide sarebbe stata una cortigiana alessandrina del IV secolo, poi pentitasi della sua vita precedente e convertitasi (tanto da essere venerata come santa). Alla vita di questa Taide è ispirato il romanzo omonimo (1890) dello scrittore francese Anatole France.

Nella Divina Commedia, un personaggio chiamato Taide è una delle poche donne citate da Dante Alighieri all'inferno, nel girone degli adulatori (Inferno XVIII, vv. 130-136). La Taide dantesca è da identificare molto probabilmente con quella dell'Eunchus di Terenzio.

  1. Plutarco, Alessandro, 38.
  2. Diodoro, Bibliotheca historica, XVII, 72.
  3. Smith.
  4. Ateneo, Deipnosophistai, XIII, 576e.
Fonti secondarie

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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