close
Vai al contenuto

Test del sesso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Il test del sesso, in ambito sportivo, consiste in un'indagine medica atta a stabilire il sesso di un atleta, allo scopo di certificare il diritto di questi a partecipare alle competizioni riservate ad uno dei due sessi. Questo test è effettuato solo su richiesta, e generalmente in seguito ad un ricorso, nei casi in cui il genere di appartenenza di un atleta desti sospetti.

Il test del sesso nasce nel 1966; negli anni precedenti, diverse medaglie olimpiche furono vinte da atlete che presentavano un aspetto fisico simile a quello maschile. Per escludere la possibilità che le partecipanti appartenessero effettivamente al sesso maschile, prendendo parte a gare destinate a quello femminile, fu reso obbligatorio il primo test del sesso durante i campionati europei di atletica leggera a Budapest.

Il test, o esame fisico, consisteva in un comitato di dottori che procedevano ad esaminare i genitali del paziente per confermarne il sesso. L'anno successivo l'esame fisico venne sostituito da un test dei cromosomi, più preciso e affidabile.

Nel 2011 venne introdotto un nuovo tipo di test del sesso: il limite di testosterone pari a 10 nmol/l. Questa nuova tecnica gravò pesantemente su quelle atlete di sesso femminile con un livello di testosterone naturalmente alto.[1] A causa delle controversie avvenute successivamente, il limite venne abbassato a 5 nmol/l nel 2018.[2]

Fondamento scientifico

[modifica | modifica wikitesto]

Il test del sesso è utile per garantire un'equità tra concorrenti, in quanto i maschi hanno un vantaggio prestazionale rispetto alle donne che varia in base alla disciplina e che va dal 10 al 50%.

lo squilibrio si manifesta a partire dalla pubertà, e viene parzialmente mantenuto anche a seguito di transizione di genere: studi che hanno esaminato gli effetti della soppressione del testosterone sulla massa muscolare e la forza nelle donne transgender mostrano costantemente cambiamenti molto modesti, in cui la perdita di massa magra, l'area muscolare e la forza ammonta in genere a circa il 5% dopo 12 mesi di trattamento. Il vantaggio muscolare di cui godono le donne transgender è solo minimamente ridotto quando il testosterone è soppresso.[3]

Il vantaggio prestazionale tra uomini e donne viene acuito con il prolungarsi dell'attività agonistica, come evidenziato nel secondo tempo delle competizioni calcistiche della UEFA Champions League.[4]

Alcuni studi hanno evidenziato come la resistenza alla presa assoluta della mano tra gli atleti transgender maschili e femminili era simile (TM 38,8±7,5 kg, TW 40,7±6,8 kg), mentre quello delle atlete femminili era inferiore (34,2±3,7 kg) e quello degli atleti maschili è maggiore (45,6±6,5 Kg)[5]

Dopo 15 anni di dati, osservazioni e informazioni raccolte direttamente dagli atleti DSD (Disturbi della differenziazione sessuale) nel sport, la World Athletics ha evidenziato come alti livelli di testosterone forniscano un vantaggio ingiusto nella categoria femminile, e che sono necessarie delle linee guida sulle soglie del testosterone (soglie che possano risultare ragionevoli e proporzionate nell'obiettivo di proteggere l'integrità della categoria femminile[6][7]). È stata così approvata una nuova versione del regolamento, con applicazione a partire dal 31 marzo 2023.[8]

Casi nello sport

[modifica | modifica wikitesto]
L'atleta sudafricana Caster Semenya

Non sono rari i casi in cui le prestazioni di un'atleta di genere femminile abbiano destato sospetti in relazione all'apparente mascolinità della donna.

  1. Vox, The problem with sex testing in sports, 29 giugno 2019. URL consultato il 1º luglio 2019.
  2. (EN) IAAF introduces new eligibility regulations for female classification| News | iaaf.org, su iaaf.org. URL consultato il 1º luglio 2019.
  3. (EN) Emma N. Hilton e Tommy R. Lundberg, Transgender Women in the Female Category of Sport: Perspectives on Testosterone Suppression and Performance Advantage, vol. 51, Sports Medicine, dicembre 2020, pp. 199-214, DOI:10.1007/s40279-020-01389-3. URL consultato l'8 agosto 2024.
  4. (EN) Paul S. Bradley, Alexandre Dellal, Magni Mohr, Julen Castellano e Anna Wilkie, Gender differences in match performance characteristics of soccer players competing in the UEFA Champions League, vol. 33, Human Movement Science, febbraio 2014, DOI:10.1016/j.humov.2013.07.024. URL consultato l'8 agosto 2024.
  5. (EN) Blair Hamilton, Andrew Brown, Stephanie Montagner-Moraes, Cristina Comeras-Chueca, Peter G Bush, Fergus M Guppy e Yannis P Pitsiladis, Strength, power and aerobic capacity of transgender athletes: a cross-sectional study, British Journal of Sports Medicine, aprile 2024, DOI:10.1136/bjsports-2023-108029, PMID 38599680. URL consultato l'8 agosto 2024.
  6. Caster Semenya: ‘Being born without uterus or with internal testicles doesn’t make me less a woman’, su telegraph.co.uk.
  7. Un(a) pugile con la sindrome di Morris, su chiumellogiuseppe.it.
  8. (EN) Eligibility regulations for the female classification (athletes with differences of sex development) (PDF), su worldathletics.org. URL consultato il 25 settembre 2024.
  9. (EN) Trauma of Controversial Gender Rule Still Haunts Dutee Chand, su The Quint, 29 agosto 2018. URL consultato il 1º luglio 2019.
  10. 'Semenya per la Iaaf è biologicamente un maschio' - Sport, su Agenzia ANSA, 18 giugno 2019. URL consultato il 1º luglio 2019.
  11. Quelle donne un po' così..., su gazzetta.it.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]