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Globo celeste

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Disambiguazione – Se stai cercando il globo celeste arabo, vedi Globo celeste arabo.
Globo celeste con orologio; 1579; argento parzialmente rivestito d'oro, ottone rivestito d'oro e acciaio; dimensioni complessive: 27,3 cm × 20,3 cm × 19,1 cm (10,7 in × 8,0 in × 7,5 in), diametro del globo: 14 cm (5,5 in) ; da Vienna ; Metropolitan Museum of Art (New York City)

Il globo celeste è una mappa stellare, ovvero un modello sferico che mostra le posizioni relative delle stelle nel cielo rispetto alla Terra. Tale rappresentazione omette il Sole, la Luna e i pianeti del Sistema Solare, perché le posizioni di questi corpi variano rispetto a quelle delle stelle, ma indica l'eclittica, il percorso apparente compiuto dal Sole sulla sfera celeste.

I globi celesti presentano un problema relativo alla loro "chiralità". Infatti se il globo è costruito in modo che le stelle si trovino nelle posizioni che occupano effettivamente sulla sfera celeste immaginaria, il campo stellare apparirà invertito sulla superficie del globo (tutte le costellazioni appariranno come le loro immagini speculari). Questo perché la vista dalla Terra, posizionata al centro della sfera celeste, è quella della proiezione gnomonica interna alla sfera celeste, mentre il globo celeste è una proiezione ortografica vista dall'esterno. Per questo motivo, i globi celesti sono spesso prodotti in proiezione speculare, in modo che almeno le costellazioni appaiano come viste dalla Terra. Un esempio noto di questa ambiguità è evidente nel soffitto astronomico del Grand Central Terminal di New York, la cui incongruenza è stata deliberatamente lasciata non corretta, sebbene sia stata notata poco dopo l'installazione.

Alcuni globi celesti moderni risolvono questo problema usando una superficie trasparente. Le stelle possono quindi essere posizionate correttamente e osservate attraverso il globo, in modo da poter vedere l'interno della sfera celeste. Tuttavia, la posizione corretta da cui osservare la sfera sarebbe dal suo centro, ma chi osserva un globo trasparente deve trovarsi all'esterno, lontano dal centro. Ciò è problematico poiché osservare l'interno della sfera dall'esterno, attraverso la sua superficie trasparente, produce gravi distorsioni.

Invece i globi celesti non trasparenti realizzati con le costellazioni posizionate correttamente, ovvero in modo che appaiano come immagini speculari se osservate direttamente dall'esterno, vengono spesso osservati in uno specchio, così che le costellazioni mantengano il loro aspetto familiare. In questi casi le informazioni scritte sul globo, come ad esempio i nomi delle costellazioni, sono stampate al contrario, in modo da poter essere facilmente lette nello specchio.

Nella loro forma più elementare, i globi celesti rappresentano le stelle come se il cielo, visto dall'alto, fosse un globo che circonda la Terra.

Prima della rivoluzione copernicana del XVI secolo d.c (ovvero prima del passaggio dal modello geocentrico e geostatico al modello eliocentrico), le stelle sono state comunemente, sebbene forse non universalmente, percepite come attaccate all'interno di una sfera cava che racchiude la Terra e ruota attorno ad essa[1].

Sulla base dell'erronea supposizione che il cosmo fosse geocentrico, l'astronomo greco del II secolo Tolomeo compose l'Almagesto che per più di mille anni costituì la base delle conoscenze astronomiche in Europa e nel mondo islamico.

Guidati da queste idee, gli astronomi del Medioevo, sia musulmani che cristiani, crearono globi celesti per rappresentare in un modello la disposizione e il movimento delle stelle [2].

Grecia antica

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Lo scrittore romano Cicerone riportò le affermazioni dell'astronomo romano Gaio Sulpicio Gallo del II secolo a.C., secondo cui il primo globo celeste sarebbe stato costruito da Talete di Mileto . Ciò potrebbe indicare che siano stati realizzati globi celesti durante tutta l'antichità, tuttavia, non essendo rimasto alcun globo da quel periodo, è difficile dirlo con certezza. Quel che è certo è che nel libro VIII, capitolo 3 dell'Almagesto di Tolomeo, egli delinea idee per la progettazione e la produzione di un globo celeste. Ciò include alcune note su come il globo dovrebbe essere decorato, suggerendo che la sfera sia di un colore scuro simile al cielo notturno[3].

L'Atlante Farnese, scultura romana in marmo del II secolo d.C. probabile copia di un'opera ellenistica, raffigurante Atlante che tiene in mano un globo celeste 65 cm (26 in) diametro, è stato per molti anni l'unico globo celeste conosciuto del mondo antico[4]. Sul globo non sono raffigurate stelle, ma oltre 40 costellazioni greche classiche sono riportate con notevole dettaglio[5].

Negli anni '90, due globi celesti più piccoli dell'antichità sono diventati pubblici: uno di ottone che misura 11 cm (4,3 in) conservato al Centro Leibnz per l'Archeologia(LEIZA) e uno in argento rivestito in oro di 6,3 cm (2,5 in) di proprietà dalla famiglia Kugel[4].

Il Libro delle Stelle Fisse di Al-Sufi

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Costellazione del Delfino da una copia del Libro delle stelle fisse di 'Abd al-Rahman al-Sufi, 1125 d.c[6]

'Abd al-Rahman al-Sufi fu un importante astronomo del X secolo d.c le cui opere furono determinanti nello sviluppo islamico del globo celeste[7]. Il suo libro, Il Libro delle Stelle Fisse, concepito per essere accurato per l'anno 964 d.c, era una descrizione delle costellazioni che combina le tradizioni greche/tolemaiche con quelle arabe/beduine[8].

Il Libro delle Stelle Fisse servì quindi come un'importante fonte di coordinate stellari per i costruttori di astrolabi e globi in tutto il mondo islamico[9]. Allo stesso modo, fu determinante nel soppiantare l'iconografia tradizionale beduina delle costellazioni e nel sostituirla con il sistema tolemaico che alla fine arrivò a dominare tutta l'astronomia[9].

Il globo celeste arabo, ritenuto il più antico esistente al mondo, è il globo celeste del museo Galileo e fu realizzato tra il 1080 e il 1085 d.C. da Ibrahim ibn Said al-Sahli, un noto costruttore di astrolabi che lavorava a Valencia, in Spagna[10]. L'iconografia su questo globo sembra non essere correlata a quella del Libro delle Stelle Fisse, tuttavia sembra plausibile che al-Sahli conoscesse quest'opera, poiché tutte le quarantotto costellazioni greche classiche sono illustrate sul globo con le stelle indicate da cerchi, proprio come nel trattato di al-Sufi[11].

Nel XIII secolo, un globo celeste, ora custodito nel Mathematisch-Physikalischer Salon (museo degli strumenti di matematica e fisica) di Dresda, fu prodotto in uno dei più importanti centri di astronomia dell'epoca, ovvero l'osservatorio reale di Maragheh , nell'Iran nord-occidentale[12]. Questo particolare strumento scientifico fu realizzato dal figlio del famoso scienziato Mu'ayyad al-'Urdi al-Dimashqi, Muhammad b. Mu'ayyad al-'Urdl, nel 1288.

Questo globo è un interessante esempio di come i globi celesti dimostrino sia il talento scientifico che quello artistico di coloro che li realizzano.

Infatti tutte le quarantotto costellazioni classiche presenti nell'Almagesto di Tolomeo sono rappresentate sul globo, il che significa che poteva essere utilizzato sia nei calcoli astronomici necessari ad esempio per la navigazione o per la misurazione del tempo, sia in astrologia per la determinazione di un oroscopo[13].

E inoltre questo globo ha un importante valore artistico, costituendo uno spaccato dell'illustrazione iraniana del XIII secolo, periodo in cui l'ottone intarsiato divenne un mezzo primario per le raffigurazioni e i globi realizzati si distinsero particolarmente per il dettaglio e la chiarezza delle loro figure incise[12].

Un globo celeste del XVII secolo fu realizzato da Diyà ad-din Muhammad a Lahore, nel 1668. Attualmente è custodito presso il National Museum of Scotland[14]. La latitudine di 32° indica che il globo fu realizzato nel laboratorio di Lahore[15]. Questo specifico laboratorio rivendica 21 globi firmati, il numero più alto di globi realizzati da un singolo laboratorio, rendendo questo globo un buon esempio della produzione di globi celesti al suo apice[16]. Il globo stesso è stato fabbricato in un unico pezzo, in modo da non avere giunture.

Sulla superficie del globo sono presenti dei solchi che creano 12 sezioni di 30° che passano attraverso i poli dell'eclittica. Queste linee sono chiamate "cerchi di latitudine eclittica" e, sebbene al giorno d'oggi non siano più utilizzate in astronomia, in precedenza aiutavano gli astronomi del mondo arabo e greco a trovare le coordinate di una particolare stella[17]. A ciascuna delle 12 sezioni corrisponde un segno dello zodiaco.

  1. Donald M. Borchert, 2006.
  2. Jonathan Dewald, 2004, pp. 148–154.
  3. Emilie Savage-Smith, 1985, p. 8.
  4. 1 2 Elly Dekker, 2009.
  5. Kristen Lippincott, 2016, p. 55-86.
  6. Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, pp. 123-155.
  7. Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, pp.125, 135.
  8. Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, pp. 125-126.
  9. 1 2 Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, p. 153.
  10. Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, pp.126, 127, 153.
  11. Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, 2013, pp. 126, 127.
  12. 1 2 Moya Carey, 2009.
  13. Moya Carey, 2009, pp. 103-104.
  14. (EN) Celestial Globe[collegamento interrotto], su National Museum Scotland. URL consultato il 15 ottobre 2020.
  15. Emilie Savage-Smith, 1985, p. 69.
  16. Emilie Savage-Smith, 1985, p. 43.
  17. Emilie Savage-Smith, 1985,  p. 61.
  18. (EN) Kapil Jariwala, National Portrait Gallery claims "Lost" Emperor Portrait is Largest Mughal Painting Ever Seen, in Art Knowledge News, 11 marzo 2010 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2010).
  19. (EN) Jahangir portrait sold for Rs. 10 crore at London auction, in The Hindu, The Hindu Group, 7 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2011).
  • (EN) Sheila S. Blair e Jonathan M. Bloom, God is beautiful and loves beauty. The object in Islamic art and culture, Yale University Press, 2013, ISBN 9780300196665.
  • (EN) Donald M. Borchert, In Encyclopedia of Philosophy, 2ª ed., Macmillan Reference, 2006.
  • (EN) Jonathan Dewald, Encyclopedia of the Early Modern World, Charles Scribner's Sons, 2004.
  • (EN) Kristen Lippincott, The Imagined Sky. Cultural Perspectives, Equinox Press, 2016.
  • (EN) Emilie Savage-Smith, Islamicate Celestial Globes: Their History, Construction, and Use, Smithsonian Institution Press, 1985.
  • (EN) Moya Carey, The Gold and Silver Lining: Shams Al-Dīn Muḥammad B. Mu'Ayyad Al-'Urḍī's Inlaid Celestial Globe (C. AD 1288) from the Ilkhanid Observatory at Marāgha (abstract), in Iran. Journal of the British Institute of Persian Studies, vol. 47, British Institute of Persian Studies, 2009, pp. 97–108, DOI:10.1080/05786967.2009.11864761.
  • (EN) Elly Dekker, Featuring the First Greek Celestial Globe (abstract), in Globe Studies, n. 55/56, International Coronelli Society for the Study of Globes, 2009, pp. 133–152.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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