MuSA
| MuSA | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Località | Napoli |
| Indirizzo | Salita Moiariello n. 16 |
| Caratteristiche | |
| Tipo | Museo scientifico |
| Apertura | 2012 |
| Sito web | |
Il MuSA (acronimo di museo degli strumenti astronomici) è il museo scientifico dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte di Napoli, gestito dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Inaugurato nel 2012 in occasione del bicentenario della fondazione dell'Osservatorio, è l'unico museo dell'astronomia aperto al pubblico nel Mezzogiorno continentale d'Italia.[1] Raccoglie oltre 130 oggetti tra strumenti scientifici, dipinti, stampe e volumi rari, testimoniando più di due secoli di ricerca astronomica condotta a Napoli.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini dell'astronomia a Napoli
[modifica | modifica wikitesto]L'interesse per la fondazione di un osservatorio stabile a Napoli maturò nel corso del XVIII secolo, sollecitato dai titolari della cattedra di Astronomia dell'Università di Napoli che si erano succeduti per decenni senza disporre di strumenti adeguati all'osservazione pratica del cielo. Già nel 1732 Celestino Galiani aveva proposto la creazione di un osservatorio presso il forte di Castel Sant'Elmo, e nel 1750 il professore Felice Sabatelli aveva avanzato un'analoga proposta per il complesso militare di Pizzofalcone, senza che nessuno dei due progetti trovasse realizzazione.
La fondazione borbonica (1791)
[modifica | modifica wikitesto]Il primo atto formale verso la fondazione di un osservatorio pubblico napoletano fu il decreto del 28 marzo 1791 con cui Ferdinando IV di Borbone autorizzò la costruzione di una specola nell'ala nord-orientale del Palazzo dei Regi Studi, l'attuale Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il sito fu ritenuto insufficiente per la conduzione di osservazioni sistematiche; dell'intero progetto rimase solo la meridiana realizzata nel Salone Centrale dell'edificio, ancora oggi visibile.[2] Il primo direttore nominato fu l'astronomo Giuseppe Cassella, che operò con strumenti propri fino alla sua morte prematura nel 1808, avvenuta in seguito a un'intensa sessione di osservazione di una cometa.
Il decennio francese e il progetto di Capodimonte
[modifica | modifica wikitesto]Con l'avvento al trono di Giuseppe Bonaparte (1807) la specola fu trasferita presso il monastero di San Gaudioso sulla collina di Sant'Agnello. La grande svolta giunse con il successore Gioacchino Murat, che nell'8 marzo 1812 approvò la costruzione di un nuovo edificio monumentale sulla collina di Miradois, un'altura prossima alla Reggia di Capodimonte il cui nome evocava, in una storpiatura dello spagnolo, l'idea di «guardare tutto». Il 4 novembre 1812 fu posta la prima pietra con una cerimonia solenne presieduta dal ministro Giuseppe Zurlo. Il progetto fu concepito dall'astronomo Federigo Zuccari, già formatosi presso la Specola di Brera, e affidato per la parte architettonica a Stefano Gasse, che realizzò un edificio in stile neoclassico in travertino di Gaeta: il primo edificio costruito in Italia con la funzione esclusiva di osservatorio astronomico.[3]
L'inaugurazione e i primi risultati scientifici (1819)
[modifica | modifica wikitesto]I lavori procedettero lentamente per difficoltà tecniche, inesperienza nella costruzione di strutture tanto specializzate e disavanzi di bilancio. Solo dopo il ritorno di Ferdinando IV sul trono, con fondi stanziati dalla corona e grazie ai consigli tecnici dell'astronomo Giuseppe Piazzi e alla supervisione dell'architetto Pietro Bianchi, i lavori furono portati a termine. La sera del 17 dicembre 1819 Piazzi stesso compì la prima osservazione ufficiale dal nuovo edificio, dirigendo il telescopio sulla stella α Cassiopea. L'astronomo Franz Xaver von Zach definì il nuovo osservatorio «il Vesuvio dell'Astronomia». Nel 1825 il telescopio equatoriale di Fraunhofer – con un obiettivo da 17,5 cm, allora il più grande mai costruito – fu installato nella cupola centrale dell'edificio, dando avvio a una stagione di eccezionale produttività scientifica.[4]
Il museo: dalla prima esposizione al MuSA
[modifica | modifica wikitesto]La valorizzazione pubblica del patrimonio strumentale dell'Osservatorio fu avviata negli ultimi anni Ottanta del Novecento con un'opera sistematica di recupero, restauro e catalogazione degli strumenti storici. Nel 1992 fu allestita, nella sala orientale dove era stato collocato il cerchio meridiano di Repsold, una prima esposizione aperta al pubblico.[5] Il rinnovato allestimento museale, riorganizzato e potenziato, fu inaugurato ufficialmente il 17 novembre 2012 con il nome MuSA, in occasione del bicentenario dell'avvio dei lavori dell'Osservatorio. Il museo è oggi parte del sistema dei Beni Culturali dell'INAF.
La sede: l'Osservatorio di Capodimonte
[modifica | modifica wikitesto]Il MuSA ha sede nell'edificio monumentale dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, lungo la Salita Moiariello, nel quartiere Capodimonte. Il complesso si articola in un corpo principale in stile neoclassico opera di Stefano Gasse, a cui si affiancano due padiglioni separati nel parco circostante – il padiglione del cerchio meridiano di Repsold e il padiglione dello strumento dei passaggi di Bamberg – oltre al rifrattore di Merz alloggiato nella cupola centrale dell'edificio. Il parco ospita sette opere di artisti contemporanei incentrate sul tema della ricerca scientifica. La posizione sopraelevata, a circa 150 metri sul livello del mare, offre una panoramica sul golfo di Napoli e sul Vesuvio.
Le collezioni
[modifica | modifica wikitesto]Il percorso museale si sviluppa su una superficie espositiva di circa 400 metri quadri e raccoglie oltre 130 oggetti tra strumenti scientifici storici, dipinti, stampe e volumi della biblioteca antica.
Strumenti scientifici
[modifica | modifica wikitesto]La collezione di strumentazione astronomica copre un arco temporale che va dalla fine del XVI secolo ai primi decenni del XX secolo e comprende teodoliti, cerchi meridiani, fotometri, spettrografi, cannocchiali altazimutali, orologi astronomici e strumenti di calcolo.
Tra i pezzi di maggiore rilevanza si segnalano:
- il globo celeste farnesiano (1589), opera di Roll e Reinhold, proveniente dalla Collezione Farnese e portato a Napoli da Carlo di Borbone;
- l'orologio astronomico (1567), anch'esso dalla Collezione Farnese;
- lo specchio di Herschel (1798), costruito dall'astronomo William Herschel – scopritore del pianeta Urano nel 1781 – tra i più grandi telescopi riflettori realizzati nel Settecento;
- il telescopio equatoriale di Fraunhofer (1814), con un obiettivo da 17,5 cm di diametro, il più grande mai costruito fino a quella data, che permise all'astronomo Annibale de Gasparis di scoprire nove asteroidi nel corso dell'Ottocento, rendendolo il più prolifico scopritore di pianetini in Italia nel suo secolo;[6]
- il cerchio meridiano di Reichenbach-Utzschneider (1814);
- il settore equatoriale di Sisson (metà del XVIII secolo);
- l'aritmometro di de Colmar (1882), tra i primi strumenti di calcolo meccanico;
- il padiglione del cerchio meridiano di Repsold, unico esemplare in Italia ad aver conservato l'impianto originario;
- il padiglione dello strumento dei passaggi di Bamberg.
La biblioteca antica
[modifica | modifica wikitesto]La biblioteca storica dell'Osservatorio conserva 2659 volumi, costituendo uno dei fondi librari astronomici più prestigiosi del Meridione d'Italia. Il nucleo più prezioso è rappresentato da testi astronomici di età moderna, tra cui la prima edizione del De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico, stampata a Norimberga nel 1543, e il De spaera mundi di Sacrobosco (1488). Il fondo si è arricchito nel corso degli anni grazie a donazioni, tra cui la cospicua raccolta dell'ingegnere Giuseppe Cenzato nel 1964.[7]
Dipinti, stampe e ritratti
[modifica | modifica wikitesto]Il percorso museale include una piccola quadreria con ritratti degli astronomi che hanno operato presso l'Osservatorio, stampe panoramiche di Napoli e del Golfo, e una selezione di illustrazioni storiche di strumenti e osservazioni.
Il percorso espositivo
[modifica | modifica wikitesto]Oltre alla sezione storica tradizionale, il MuSA integra elementi di mediazione moderna. Un tunnel multisensoriale trasporta il visitatore dall'astronomia dei secoli passati alla ricerca contemporanea, con una sezione dedicata al primo sbarco dell'uomo sulla Luna. Una biblioteca virtuale consente di sfogliare digitalmente le pagine più significative dei volumi rari custoditi nella biblioteca storica.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ MuSA – Museo degli Strumenti Astronomici, su beniculturali.inaf.it.
- ↑ Osservatorio Astronomico di Capodimonte, su Royal District.
- ↑ L'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, storia di un primato napoletano, su Storie di Napoli.
- ↑ Osservatorio Astronomico di Capodimonte, su Napoli Fans.
- ↑ MuSA – Collezioni, su oacn.inaf.it.
- ↑ Strumenti astronomici al MuSA di Napoli, su Universi – INAF.
- ↑ Museo dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, su Vieni a Napoli.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale del MuSA, su beniculturali.inaf.it.
- Scheda del Ministero della Cultura, su cultura.gov.it.
- Storia della fondazione – INAF-OAC, su oacn.inaf.it.
