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Palaeophis

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Palaeophis

Vertebre fossili di Palaeophis maghrebianus da Khouribga (Marocco)
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseReptilia
OrdineSquamata
InfraordineSerpentes
Famiglia†Palaeophiidae
Sottofamiglia†Palaeophiinae
GenerePalaeophis
Owen, 1841
Nomenclatura binomiale
†Palaeophis toliapicus
Owen, 1841
Sinonimi
  • Dinophis (Marsh, 1869)
  • Titanophis (Marsh, 1878)
  • Vialovophis (Averianov, 1997)
Specie

Palaeophis (il cui nome significa "antico serpente") è un genere estinto di serpente marino, genere tipo della famiglia di serpenti estinti Palaeophiidae.

Le specie descritte all'interno di questo genere vissero nell'Eocene, con alcuni esemplari senza nome o discutibili dal Cenomaniano e dal Maastrichtiano, dai 56.0 ai 33.9 milioni di anni fa (Ypresiano-Priaboniano).[1] Resti fossili di specie all'interno di questo genere sono stati trovati in Inghilterra, Francia, Danimarca[2], Marocco[3] e Mali.[4] Alcuni resti sono stati ritrovati anche nel Nord America, tra cui Maryland e Virginia (dalla formazione Nanjemoy dell'Eocene inferiore)[5], Georgia[6] e Mississippi.[7]

Dimensioni di P. colossaeus a confronto con altri serpenti di grandi dimensioni

Le specie all'interno del genere Palaeophis variavano ampiamente in termini di dimensioni; Palaeophis casei è la specie più piccola conosciuta con appena 1,3 metri di lunghezza, mentre si stima che la specie più grande, Palaeophis colossaeus, potesse raggiungere una lunghezza di circa 8,1-12,3 metri, sulla base di alcune vertebre isolate,[4][8] rendendolo uno dei più grandi serpenti conosciuti. Tuttavia, la maggior parte delle specie di questo genere non erano così grandi.[9][10] Esistono molte specie di Palaeophis ma possono essere separate in due gruppi, o gradi, distinti. Il grado primitivo include specie le cui vertebre sono debolmente compresse lateralmente e hanno un processo vertebrale meno sviluppato e basso. Successivamente, il grado avanzato è caratterizzato da vertebre che presentano una forte compressione laterale che si traduce in un adattamento migliore alla vita acquatica. È possibile che la parte terminale della coda fosse appiattita lateralmente, come nei serpenti marini attuali.

Classificazione

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Illustrazione delle vertebre articolate di P. toliapicus da Sheppy e Bracklesham, Inghilterra, Regno Unito

Il paleofide è il genere tipo dei paleofidi (Palaeopheidae), un gruppo di serpenti primitivi che ebbero un notevole sviluppo nel Cenozoico inferiore. Sembra che questi animali fossero stretti parenti dei boidi, ma che avessero sviluppato alcuni adattamenti per la vita acquatica. Uno stretto parente di Palaeophis, ancor più specializzato, è Pterosphenus. In Italia, nel giacimento di Bolca, è stato inoltre rinvenuto un altro serpente acquatico di grosse dimensioni risalente all'Eocene, Anomalophis. Altri serpenti acquatici, solitamente di piccole dimensioni e tipici del Paleogene, erano i Nigeropheidae.

Il genere Palaeophis contiene diverse specie, molte delle quali conosciute per frammenti: P. africanus, P. casei, P. colossaeus, P. ferganicus, P. grandis, P. littoralis, P. maghrebianus, P. nessovi, P. oweni, P. tamdy, P. toliapicus (la specie tipo), P. typhaeus, P. vastaniensis, P. virginianus e P. zhylan. Tra le più note, da ricordare Palaeophis toliapicus, proveniente dall'Eocene inferiore dell'Inghilterra, e P. ferganicus, vissuta nella stessa epoca in vaste zone dell'Asia centrale. L'ampia diffusione del genere è testimoniata dal ritrovamento di Palaeophis in Nordamerica. In Mali è stata ritrovata una specie gigantesca, P. colossaeus, che poteva superare i nove metri di lunghezza. Resti di paleofide (P. oweni) sono stati rinvenuti anche in Italia. Tra le specie nordamericane, da ricordare P. grandis, lunga oltre 5 metri, e P. casei, di appena 1,3 metri di lunghezza.

Paleobiologia

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Ricostruzione artistica di P. maghrebianus

Le specie di Palaeophis erano animali acquatici specializzati, poiché i loro fossili sono stati ritrovati principalmente in sedimenti marini, sebbene siano stati ritrovati anche alcuni esemplari in sedimenti estuarini.[7] Si pensa che specie diverse occupassero nicchie ecologiche diverse. È difficile determinare se i paleofidi fossero macrofagi, cioè avessero la capacità di consumare prede di diametro maggiore al loro. Per risolvere questa questione, è necessario del materiale cranico di cui siamo sprovvisti. I parenti più prossimi di Palaeophis di cui conosciamo il cranio, A. proavus e "Archaeophis" turkmenicus, forniscono prove contraddittorie sulle capacità cinetiche del cranio. Si ipotizzava che Archaeophis proavus avesse un cranio cinetico simile a quello di molti serpenti viventi, mentre "A." turkmenicus avrebbe articolazioni craniche meno mobili. Se il cranio di Palaeophis colossaeus fosse più simile a quello di A. proavus, il limite superiore per le dimensioni delle prede consumabili da questo animale sarebbe stato piuttosto grandi. Le specie contemporanee che avrebbero potuto far parte della dieta di Palaeophis colossaeus, in Mali, includono squali, dipnoi, picnodontidi e altri pesci di grandi dimensioni, crocodyloformi dyrosauridi e tartarughe. Inoltre, non è certo se i paleofidi fossero costrittori. Se i paleofidi fossero macrofagi, è probabile che avrebbero ucciso prede di grandi dimensioni prima di tentare di ingoiarle per evitare gravi danni alla testa nel processo.[11]

Studi sulle vertebre di Palaeophis mostrano un alto grado di vascolarizzazione, suggerendo che avesse un metabolismo e un tasso di crescita considerevolmente più rapido rispetto ai serpenti moderni. Ciò potrebbe suggerire che i paleofidi, come altri rettili marini come i mosasauri, potrebbero essersi sviluppati verso l'endotermia.[3]

  1. (EN) Annelise Folie, Florias Mees, Thierry De Putter e Thierry Smith, Presence of the large aquatic snake Palaeophis africanus in the middle Eocene marine margin of the Congo Basin, Cabinda, Angola, in Geobios, Proceedings of the PalEurAfrica project international symposium Evolution and Paleoenvironment of Early Modern Vertebrates during the Paleogene, vol. 66-67, 1º Luglio 2021, pp. 45–54, DOI:10.1016/j.geobios.2020.11.002.
  2. H. V. Kristensen, Cuny, G., Rasmussen, A. R. e Madsen, H, Earliest record of the fossil snake Palaeophis from the Paleocene/Eocene boundary in Denmark, in Bulletin de la Société Géologique de France, vol. 183, n. 6, 2012, pp. 621–625, DOI:10.2113/gssgfbull.183.6.621.
  3. 1 2 Alexandra Houssaye, Jean-Claude Rage, Nathalie Bardet, Peggy Vincent, Mbarek Amaghzaz e Said Meslouh, New highlights about the enigmatic marine snake Palaeophis maghrebianus (Palaeophiidae; Palaeophiinae) from the Ypresian (Lower Eocene) phosphates of Morocco, in Palaeontology, vol. 56, n. 3, 2013, pp. 647–661, DOI:10.1111/pala.12008.
  4. 1 2 J.-C. Rage, Palaeophis colossaeus nov. sp. (le plus grand Seprent connu?) de l'Eocène du Mali et le problème du genre chez les Palaeopheinae, in Comptes rendus de l'Académie des Sciences de Paris, vol. 3, n. 296, 1983, pp. 1741–1744.
  5. Blake, S. F. "Note on a vertebra of Palaeophis from the Eocene of Maryland." Journal of the Washington Academy of Sciences 31.12 (1941): 501-503.
  6. Parmley, Dennis, and Harold W. Reed. "Size and age class estimates of North American Eocene palaeopheid snakes." Georgia Journal of Science 61.4 (2003): 220.
  7. 1 2 Holman, J. Alan. "Palaeophis casei, new species, a tiny palaeophid snake from the early Eocene of Mississippi." Journal of Vertebrate Paleontology 2.2 (1982): 163-166.
  8. (EN) Jacob McCartney, Eric Roberts, Leif Tapanila e Maureen O'Leary, Large palaeophiid and nigerophiid snakes from Paleogene Trans-Saharan Seaway deposits of Mali, in Acta Palaeontologica Polonica, vol. 63, 2018, DOI:10.4202/app.00442.2017.
  9. Holman, J. Alan, Palaeophis casei, new species, a tiny palaeophid snake from the early Eocene of Mississippi, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 2, n. 2, 1982, pp. 163–166, DOI:10.1080/02724634.1982.10011927.
  10. Jean-Claude Rage, Early Eocene snakes from Kutch, Western India, with a review of the Palaeophiidae, in Geodiversitas, vol. 25, n. 4, Editions scientifiques du Muséum, Paris, France, 2003, pp. 695–716. URL consultato il 12 Maggio 2010.
  11. Stratigraphy and Paleobiology of the Upper Cretaceous-Lower Paleogene Sediments from the Trans-Saharan Seaway in Mali, su bioone.org, vol. 436, American Museum of Natural History, 2019, pp. 1-183.
  • Holman, J. A. 1982. Palaeophis casei, new species, a tiny palaeopheid snake from the early Eocene of Mississippi. Journal of Vertebrate Paleontology 2:163–166.
  • Knight, J. L. 2000. Differentiation of the genera of palaeopheid snakes (Serpentes: Booidea) and their paleodistributions in North America. Bulletin of the South Carolina Academy of Science 62:68.
  • Owen, R. 1841. Description of some ophidiolites (Paleophis toliapicus) from the London Clay of Sheppey, indicating an extinct species of serpent. Transaction of the Geological Society Second Series 6:209.
  • Parmley, D. and G. R. Case. 1988. Palaeopheid snakes from the gulf coastal region of North America. Journal of Vertebrate Paleontology 8:334–339.
  • Parmley, D. and H. W. Reed. 2003. Size and age class estimates of North American Eocene palaeopheid snakes. Georgia Journal of Science 61:220–232.
  • Rage, J-C. 1983a. Palaeophis colossaeus nov. sp. (le plus grand serpent connu?) de l'Éocène du Mali et le problème du genre chez les Palaeopheidae. Comptes Rendus des Séances de l'Académie des Sciences, Paris 296:1029–1032.
  • Rage, J-C. 1983b. Les serpents aquatiques de l'Éocène européen. Définition des espèces et aspects stratigraphiques. Bulletin du Muséum National d'Histoire Naturelle 5:213–241.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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