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Telefo

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Telefo (disambigua).
Telefo
Eracle e Telefo, copia romana da un originale greco, al Museo del Louvre di Parigi
SagaCiclo troiano
Nome orig.Τήλεφος (Tḕlephos)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
Specieumana
Sessomaschio
Luogo di nascitaArcadia
Professionere della Misia

Telefo (in greco antico Τήλεφος?, Tḕlephos) è un personaggio della mitologia greca. Fu un re della Misia.

Già gli autori antichi cercarono di spiegare l'origine del nome Telefo (in greco antico Τήλεφος?) attraverso un'etimologia di carattere popolare e fantasiosa, legandola direttamente al mito della sua infanzia. Il nome veniva infatti interpretato como un composto di in greco antico θήλη? (thḕlē, "mammella" o "allattamento") e in greco antico ἔλαφος? (élaphos, "cerva"), con il significato di "allattato da una cerva", in riferimento all'animale che lo avrebbe nutrito dopo l'abbandono sul monte Partenio.[1]

Gli studi filologici moderni tendono invece a ricevere con scetticismo questa ricostruzione greca, ipotizzando che il nome possa essere una forma ipocoristica del nome teoforico o descrittivo in greco antico Τηλεφάνης? (Tēlephánēs), che significa "colui che risplende da lontano" o "visibile da lontano", composto dall'avverbio in greco antico τῆλε? (tēle, "lontano") e dal verbo in greco antico φαίνω? (phaínō, "mostrare", "apparire" o "brillare").[2] Questo accostamento linguistico era peraltro già stato rilevato in antico all'interno del lessico Suda, che alla voce tēlephanēs riporta la glossa in greco antico µακρόθεν φαινοµένη? ("che appare da lontano").[3]

Questa versione è evocata anche in un frammento della tragedia perduta di Euripide (Telefo), che propone una derivazione simile del nome, legata proprio alla lontananza dal luogo di nascita. Nel frammento si legge che, divenuto sovrano di Misia, il suo popolo lo chiama Telefo poiché viveva lontano (in greco antico τηλοῦ?, tēlù) da dove era nato.[4]

Figlio di Eracle[5][6][7] e di Auge.[5][8] Sposò Astioche[7] che lo rese padre di Euripilo.[7][9][10]

Diodoro Siculo scrive che sposò Argiope.[11]

Telefo risulta sposo di Ièra[12] ed anche padre di Cizico[13] e dei gemelli Tarconte e Tirseno.[14]

Il latino Igino confonde i miti e scrive che sposò Laodice.[15]

Le vicende della vita di Telefo, pur non essendo mai menzionate nei poemi di Omero, sono narrate da vari autori classici (in particolare da Apollodoro, Ditti Cretese ed Igino, talvolta con varianti significative). Questo eroe divenne oggetto di un profondo culto nella città di Pergamo, in Misia[16] e le sue imprese mitologiche sono celebrate nel celebre fregio minore dell'Altare di Pergamo, oggi conservato nell'Altare di Zeus esposto al Pergamonmuseum di Berlino.

Il fregio di Telefo conservato a Berlino.

A riguardo della sua stirpe, Pausania sottolinea come sua madre Auge, giunta in Asia, avesse generato con Eracle il figlio in assoluto più simile al padre rispetto a tutta la progenie dell'eroe.[17]

L'episodio centrale della sua biografia fu la battaglia contro l'armata greca diretta a Troia che, credendo di aver raggiunto la Troade, era sbarcata per errore sulle coste della Misia. Questo scontro causò gravissime perdite in entrambi gli schieramenti e Telefo fu ferito alla coscia da Achille. Il tema del suo ferimento e della successiva guarigione per mano dello stesso Achille divenne un motivo letterario popolarissimo, ripreso da numerosi autori antichi e posto alla base di diverse tragedie greche perdute.

Concepimento e nascita

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Secondo la versione più diffusa del mito, il re Aleo era stato avvertito da un oracolo che i suoi figli maschi sarebbero stati uccisi da un futuro nipote.[18][19]

Per evitare la profezia, consacrò la figlia Auge come sacerdotessa nel Tempio di Atena Alea, minacciandola di morte se non avesse mantenuto la castità. Tempo dopo, l'eroe Eracle, giunto a Tegea come ospite, si ubriacò durante un banchetto e violentò la fanciulla all'interno del recinto sacro, lasciandola incinta. Auge partorì un bambino e lo nascose nel tempio, ma Aleo, recatosi sul luogo per indagare su una grave pestilenza che stava devastando il regno, scoprì il neonato ed ordinò che il piccolo venisse esposto sul monte Partenio e che la figlia venisse punita.[20][21]

Secondo Pausania, la violenza di Eracle ai danni di Auge non si consumò all'interno dell'edificio sacro, bensì all'esterno, presso una fontana monumentale situata immediatamente a nord del tempio.[22]

Secondo Esiodo, Telefo non nacque in Arcadia ma direttamente in Anatolia, come testimoniato da un papiro di Ossirinco.[23][24] Nel 'Catalogo delle donne si racconta che il re Teutrante accolse Auge nella propria casa, crescendola e onorandola al pari delle sue stesse figlie. La donna, unitasi ad Eracle mentre quest'ultimo era in viaggio alla ricerca dei cavalli di Laomedonte e reduce dalla guerra contro le Amazzoni, diede alla luce Telefo in territorio misio. Il frammento esiodeo sottolinea comunque l'origine ellenica dell'eroe designandolo con il patronimico di Arcaside, ovvero «della stirpe di Arcade»,[25] e riassume brevemente le sue gesta successive, menzionando come Telefo riuscì a respingere i Greci dalla Misia costringendoli a reimbarcarsi sulle loro navi prima di essere a sua volta abbattuto.

L'abbandono sul monte Partenio

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Scoperta la gravidanza, Aleo fece esporre l'infante sul monte Partenio, dove il piccolo sopravvisse venendo allattato da una cerva, mentre Auge fu affidata al re Nauplio per essere venduta come schiava all'estero. Nauplio la condusse in Misia dove fu riscattata dal re Teutrante che la accolse a corte.[26] Apollodoro aggiunge che Teutrante, essendo privo di discendenza, la trattò formalmente come una figlia.[19]

Eracle (in piedi a destra) ritrova il figlio Telefo (in basso a sinistra) allattato da una cerva. Affresco dall'Augusteum di Ercolano, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Diodoro Siculo riporta una variante in cui Aleo ordinò a Nauplio di affogare la figlia; durante il tragitto, tuttavia, Auge riuscì a partorire il bambino in un bosco, nascondendolo tra i cespugli prima di essere venduta a Teutrante. Il neonato, nutrito da una cerva, fu poi trovato da alcuni pastori locali che lo consegnarono al re Corito, il quale lo allevò e lo chiamò Telefo (da thele, mammella, e elaphos, cerva) in onore della sua prima nutrice.[11] La nascita sul monte e l'allattamento ferino sono menzionati anche da Quinto Smirneo[27] ed evocati da Pausania, il quale ricorda che a Tegea sorgeva un tempio dedicato ad Ilizia (rappresentata come Auge sulle ginocchia) proprio nel punto in cui la donna aveva partorito.[28]

Strabone fornisce un'ulteriore variante (ripresa dalla tradizione tragica) secondo la quale Aleo non espose il nipote sui monti, ma chiuse Auge ed il neonato all'interno di una cassa di legno e li abbandonanò in mare. La cesta navigò fino alla foce del fiume Caico in Misia, dove il re Teutrante la recuperò. In questa versione, il sovrano sposò Auge ed adottò il piccolo Telefo come proprio erede.[29]

L'infanzia con Partenopeo

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Telefo, neonato ed esposto, incrociò il suo destino con Partenopeo che, a sua volta esposto da Atalanta sul monte Partenio, fu allevato dagli stessi pastori. Crescendo i due ragazzi strinsero una profonda amicizia e, ritrovatosi adulti, combatterono insieme e sconfissero Idas.[21][30]

La ricerca della madre

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Divenuto adulto e desiderando conoscere l'identità dei propri genitori, Telefo consultò l'Oracolo di Delfi, che gli ordinò di mettersi in viaggio verso la Misia dove al suo arrivo seppe che il regno di Teutrante era devastato da Idas e che Teutrante aveva promesso il trono e la mano della figlia adottiva Auge a chiunque lo avesse liberato dalla minaccia. Telefo, affiancato dal compagno Partenopeo, scese in campo, sconfisse Idas in battaglia e salvò il regno.[8]

Poiché madre e figlio non si erano riconosciuti a causa del lungo tempo trascorso, Teutrante tenne fede alla promessa e concesse Auge in sposa al vincitore e l'incesto sul letto nuziale venne evitato grazie ad un enorme serpente inviato dagli dei, che si interpose tra i due e spaventando Auge. La donna invocò il soccorso di Eracle e sentendo il nome del proprio padre, Telefo riconobbe sua madre e la riabbracciò.[15]

Una volta chiarita l'origine dell'eroe, Teutrante mantenne la promessa di cedergli la successione al trono della Misia insieme alla mano di sua figlia.[31] Secondo la testimonianza di Diodoro Siculo, la sposa ricevuta da Telefo era la figlia biologica del re, il cui nome era Argiope.[11]

Lo scontro con i Greci

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Divenuto sovrano della Misia,[31] Telefo si trovò a dover difendere i propri confini dall'improvviso attacco della flotta greca ed all'inizio della guerra di Troia, l'armata achea salpò dall'Aulide ma, sbagliando rotta, sbarcò erroneamente in Misia credendo di aver già raggiunto la Troade ed iniziò a saccheggiare i villaggi costieri.

Telefo guidò l'esercito locale per respingere gli invasori e nella furiosa battaglia uccise Tersandro, mentre sul fronte acheo Aiace tolse la vita a Teutranio, che era il figlio biologico di Teutrante e quindi fratello adottivo dello stesso Telefo.[7]

Filostrato riporta che tra i Misi combatté anche una schiera di donne guerriere a cavallo guidate dalla moglie di Telefo, la regina Ièra, che descrive come una donna dotata di una bellezza superiore persino a quella di Elena e che fu uccisa in duello da Nireo. Secondo la testimonianza dell'opera (l'Eroico di Filostrato), l'incredibile valore e la bellezza di Ièra avrebbero spinto Omero ad omettere dai suoi poemi l'intera battaglia della Misia per non oscurare i personaggi di Elena e Achille.[12]

Durante il combattimento sul fiume Caico, Telefo affrontò Achille ma, costretto a indietreggiare nel duello, rimase impigliato nei tralci di una vite ed Achille lo ferì gravemente alla coscia con la sua lancia di frassino, costruita dal centauro Chirone. La vite fu fatta spuntare improvvisamente dal terreno da Dioniso per punire lo stesso Telefo dei mancati onori religiosi a lui tributati dal popolo della Misia.[32]

Dopo gravi perdite reciproche, i Misi e gli Achei concordarono una tregua per seppellire i caduti. Durante le trattative, i capi invasori scoprirono che Telefo era in realtà figlio di Eracle e poiché molti dei comandanti greci vantavano legami con lui decisero di interrompere il conflitto per rispetto della sua stirpe e strinsero un patto di non aggressione con il re, per poi imbarcarsi sulle loro navi ed abbandonando le coste della Misia.[7]

Darete Frigio fornisce una versione completamente differente, in cui i Greci non sbarcano in Misia per un errore di rotta, ma per compiere un saccheggio logistico. In questa narrazione, Telefo fa già parte del contingente alleato dei Greci insieme ad Achille. Durante l'assalto, tuttavia, l'eroe decide di proteggere il sovrano nemico Teutrante con il proprio scudo in segno di gratitudine per l'ospitalità ricevuta in passato. Dopo il reimbarco strategico dei Greci ordito da Diomede, il morente Teutrante nomina Telefo suo successore sul trono di Misia.[33]

La guarigione della ferita

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Telefo che minaccia oreste bambino sull'altare. Urna funeraria del II-I secolo ac. Ponticello di campo (PG).

La ferita inferta da Achille si rivelò inguaribile, costringendo Telefo a consultare l'oracolo di Delfi ed il responso stabilì che il trauma sarebbe stato risanato dallo stesso oggetto che lo aveva causato.[34] Per ottenere l'aiuto del Pelide, l'eroe si recò ad Argo travestito da mendicante e, una volta introdotto alla corte degli Atridi, prese in ostaggio il piccolo Oreste direttamente dalla culla, minacciando di ucciderlo se i Greci non lo avessero soccorso. Poiché il veggente acheo Calcante aveva profetizzato che la città di Troia non sarebbe mai caduta senza il supporto e le indicazioni geografiche dello stesso Telefo, Agamennone impose ad Achille di intervenire.[35][36]

Su suggerimento di Ulisse, Achille applicò sulla piaga i residui di ruggine raschiati dalla lamina della propria lancia di frassino.[36][37] Una volta risanato, Telefo adempì ai patti indicando la rotta marittima corretta per la Troade e guidando la flotta greca; dopodiché si ritirò in Misia, confermando la propria assoluta neutralità nel successivo conflitto.[35][38]

In merito alla terapia, Plinio il Vecchio riporta una differente tradizione erboristica secondo cui Telefo fu curato tramite l'utilizzo dellAchillea millefolium, una pianta officinale dalle proprietà vulnerarie che avrebbe preso il nome proprio dal Pelide, scopritore delle sue virtù medicamentose.[39]

La spedizione a Troia di Euripilo e la fondazione di Pergamo

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Durante le fasi avanzate dell'assedio di Troia, la neutralità della Misia cedette a causa di una crisi dinastica interna. Il re di Troia Priamo infatti, offrì alla sorella Astioche (la moglie di Telefo), la Vite d'oro forgiata dal dio Efesto e lei, sedotta dal valore e dalla bellezza dell'oggetto, infranse la linea diplomatica del marito ed accettò il dono. Per ricambiare il fratello Priamo, la regina spinse il giovane figlio Euripilo a scendere in campo in difesa dei Troiani,[10] dove il principe troverà la morte per mano di Neottolemo.[40][41]

Alla morte di Telefo, la corona passò al nipote Grino.[42] Attraverso la figura mitologica di Telefo e il successivo trasferimento delle sue spoglie a Pergamo, i sovrani storici della dinastia attalide poterono legittimare la propria sovranità, proclamandosi discendenti diretti della stirpe divina di Eracle.[42]

Autori classici

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(greco antico)
«μή μοι φθονήσητ᾿, ἄνδρες Ἑλλήνων ἄκροι,
εἰ πτωχὸς ὢν τέτληκ᾿ ἐν ἐσθλοῖσιν λέγειν.»
(italiano)
«Capi della Grecia, non abbiate risentimento verso di me se ho osato parlare tra nobili io, che sono un mendicante.»

Molti autori classici hanno preso ispirazione dalle vicende di Telefo per le loro opere o hanno fatto riferimento ad alcuni episodi della sua vita.

Telefo è stato protagonista di almeno due tragedie di Euripide, entrambe perdute: Auge e Telefo.[43] La prima, di cui rimangono una ventina di frammenti,[44] racconta del concepimento e della nascita di Telefo e del primo periodo della sua vita: separato dalla madre e allattato da una cerva, fu poi riconosciuto da Eracle come proprio figlio grazie ad un anello, che probabilmente Auge gli aveva strappato durante la violenza e che poi aveva lasciato al figlio.[45] La seconda, di cui rimangono circa trenta frammenti,[46] racconta dell'attacco dei Greci, diretti verso Troia, alla Midia; Telefo, ferito da Achille durante un combattimento, si veste da mendicante e si dirige verso il campo dei Greci ad Argo, poiché un oracolo gli aveva annunciato che solo la lancia che lo aveva colpito avrebbe potuto guarirlo. A quest'ultima tragedia fa riferimento, parodiandola, Aristofane in varie occasioni, soprattutto negli Acarnesi[47] (in cui il protagonista Diceopoli si traveste da mendicante per catturare la benevolenza del coro) e nelle Tesmoforiazuse[48] (in cui Mnesiloco minaccia il coro di donne di uccidere una bambina - che poi si rivelerà un otre di vino - sottratta alla madre, analogamente a quanto fatto da Telefo nella tragedia con il piccolo Oreste per ottenere aiuto dagli Argivi e convincere Achille a guarirlo).[49] Altri riferimenti alla tragedia euripidea sono nelle Nuvole[50] e nelle Rane.[51] Secondo alcuni studiosi, queste commedie seguirebbero molto da vicino la tragedia euripidea, riprendendone, seppur in via parodica, sia il linguaggio che le azioni.[52]

Telefo era protagonista anche di omonime tragedie greche di Eschilo[53], Sofocle,[54], Agatone,[55], Iofone (figlio di Sofocle),[56] Cleofone[57] e Moschione,[58] delle quali rimangono pochissimi frammenti che non permettono di ricostruirne la trama. Di due commedie di Dinoloco e Rintone rimane solo il titolo,[59] mentre sempre grazie a testimonianze frammentarie, si sa che Telefo compariva come personaggio di spicco anche nelle tragedie I Misi[60] e Gli Aleadi ("i figli di Aleo")[61] di Sofocle che, in base a un'iscrizione,[62] sembra appartenessero alla trilogia o tetralogia Telepheia sulla vicenda di Telefo, che potrebbe includere anche l'Euripilo. Si conoscono inoltre frammenti di tragedie latine aventi per protagonista Telefo scritte da Quinto Ennio[63] e da Lucio Accio.[64]

Le vicende legate alla battaglia con i Greci hanno ispirato vari autori, oltre ai tragici ed a quelli già ricordati come fonti principali del mito. Un frammento di circa 25 versi scoperto ad Ossirinco ed attribuito ad Archiloco racconta dello scontro tra Greci e Misi, mettendo in risalto la sconfitta degli Achei e la loro ritirata a seguito dell'attacco di Telefo.[65]

Il ferimento da parte di Achille è ricordato da vari autori, ad esempio Pindaro nelle Istmiche[66] e Ovidio nelle Metamorfosi, nei Tristia e nei Remedia amoris.[67] Anche la guarigione è variamente ricordata: ad esempio, l'Antologia palatina riporta due epigrammi, scritti da Macedonio di Tessalonica e Paolo Silenziario, in cui gli innamorati chiedono alle loro donne di essere guariti come Telefo da Achille,[68] e un rimedio analogo propone Luciano nel Nigrino.[69] Un riferimento al re che si traveste da mendicante per chiedere aiuto è anche in Orazio, che nell'Ars poetica lo paragona a Peleo esiliato.[70]

Autori italiani e stranieri

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Alcuni riferimenti a Telefo sono presenti anche in opere di Dante e di Shakespeare. Paragonando il ferimento e la successiva cura da parte di Achille alla parola di Virgilio che prima ammonisce ma poi riconforta, Dante scriveva nel trentunesimo canto dell'Inferno:

«così od'io che solea far la lancia

d'Achille e del suo padre esser cagione
prima di trista e poi di buona mancia.»

Lo stesso episodio è ricordato da Shakespeare nell'Enrico VI, parte II:

(inglese)
«That gold must round engirt these brows of mine,

Whose smile and frown, like to Achilles' spear,

Is able with the change to kill and cure.»
(italiano)
«Di quell’oro dev’essere recinta

questa mia fronte, che serena o torva,
come la lancia d’Achille, è capace

di dispensar buona o cattiva sorte»

Un passo simile è anche nel Racconto dello scudiero, di Geoffrey Chaucer:

(inglese)
«And fell in speche of Telephus the king,

And of Achilles for his queinte spere,

For he coude with it bothe hele and drere.»
(italiano)
«E cominciarono a parlare di Telefo il re

e di Achille con la sua magica spada,

perché con essa poteva sia guarire che ferire.»

Molto probabilmente allo stesso episodio si riferisce anche Goethe nel Torquato Tasso:

(tedesco)
«Die Dichter sagen uns von einem Speer,

Der eine Wunde, die er selbst geschlagen,

Durch freundliche Berührung heilen konnte.»
(italiano)
«Raccontano i poeti di una lancia

che dopo aver colpito risanava
la ferita col suo tocco benigno.»

Paremiografia

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Dalla vita di Telefo hanno avuto origine anche alcune frasi proverbiali. A proposito del viaggio verso l'Asia, Erasmo da Rotterdam ricorda il proverbio ᾿Έσχατος Μυσῶν πλεῖν Èschatos Mysṑn plèin, "l'ultimo di Misi naviga",[71] spiegando che veniva usato con riferimento a compiti duri e difficili da svolgere.[72] Secondo il lessico Suida si tratta dell'oracolo che spinse Telefo a partire per l'Asia in cerca della madre.[73]

Paolo di Egina informa nel suo trattato medico che le ferite difficili o impossibili a cicatrizzarsi erano chiamate Τηλέφεια θραύματα Tēlèpheia thràumata, in ricordo della ferita inferta da Achille a Telefo che non si rimarginò se non con l'intervento dello stesso Achille.[74]

Aristotele, ricordando nella Poetica che ciò che è convincente ma impossibile è da preferirsi a ciò che è possibile ma non convince, cita il caso di Telefo, che giunse in Misia senza parlare.[75] La silenziosità di Telefo[76] è anche menzionata anche da un frammento del comico Alessi, a proposito di un parassita che cena senza parlare,[77] e dal comico Anfide, a proposito dei pescivendoli boriosi.[78]

Telefo è all'origine anche di un altro proverbio, Μυσῶν λεία (Mysṑn lèiā), "preda dei Misi":[79] come spiega Erasmo nella sua raccolta di adagi,[80] era usato per coloro che erano danneggiati impunemente da altri e prende origine dalle incursioni che i Misi dovettero subire durante il periodo in cui Telefo aveva dovuto lasciare il suo regno diretto in Grecia. Tra gli esempi di uso di questo proverbio, si veda l'orazione XVIII (Sulla Corona) di Demostene.[81]

La figura di Telefo nell'arte

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Telefo curato da Achille. Altorilievo, Casa del Rilievo di Telefo, Ercolano

Una delle più grandi case scoperte nel sito archeologico di Ercolano è stata chiamata Casa del Rilievo di Telefo: prende il nome da un altorilievo che è stato trovato in questa casa e che ritrae Achille mentre cura la ferita di Telefo.

La battaglia tra Greci e Misi era invece il tema rappresentato su uno dei frontoni del tempio di Atena Alea a Tegea: realizzati da Skopas tra il 345 ed il 335 a.C., i resti sono ora conservati al Museo archeologico nazionale di Atene.

Fregio di Telefo, Pergamonmuseum, Berlino.

Ma la più famosa rappresentazione artistica del mito di Telefo è immortalata nell'altare di Zeus a Pergamo, ora conservato al Pergamonmuseum di Berlino. L'eroe era considerato dagli abitanti di Pergamo come il fondatore della loro città; Pausania riferisce che si «ritenevano Arcadi, discendendo da quelli che approdarono in Asia con Telefo»[82], mentre Elio Aristide afferma che Pergamo era una colonia di Telefo e dei suoi compagni.[83] Un fregio rappresenta i momenti principali della storia di Telefo, dall'incontro tra Eracle e Auge all'istituzione di Pergamo. Curiosamente, una delle scene rappresenta il fanciullo mentre è allattato da una leonessa, anziché da una cerva secondo la leggenda comunemente accettata; questo episodio, che non è attestato altrove, potrebbe essere stato scelto con la volontà da parte degli Attalidi di mostrare la superiorità di Pergamo rispetto a Roma, attraverso un confronto dei rispettivi fondatori.[84]

Tra le altre rappresentazioni della storia di Telefo conservate, ci sono alcuni vasi, come quello che rappresenta Telefo ferito conservato al British Museum di Londra ed il cratere Telephus travestitus conservato all'Università di Würzburg,[85] e alcune statue che rappresentano Eracle che tiene in braccio il figlio (conservate al Museo del Louvre di Parigi e al Museo Chiaramonti nella Città del Vaticano).

  1. (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, 4.33.5, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  2. Adrian Room, Room's Classical Dictionary, p. 287.
  3. Ezio Pellizer, Telefo (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013, pp. 217. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
  4. Euripide, Telefo, fr. 696 Nauck.
  5. 1 2 (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, libro 8.4.9, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  6. (EN) Igino, Fabulae, 100, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  7. 1 2 3 4 5 (EN) Ditti Cretese, Ephemeris Belli Troiani II, 3 e II, V, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  8. 1 2 (EN) Igino, Fabulae, 100, su topostext.org. URL consultato il 15 ottobre 2025.
  9. (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, libro 3.26.9, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  10. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, Epitome 5.12, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  11. 1 2 3 (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, 4.33.5, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  12. 1 2 (EN) Flavio Filostrato, Heroicus, 23.2 (690 e 691), su Topostext. URL consultato il 17 maggio 2026.
  13. Scolio ad Apollonio Rodio, I, 948.
  14. (EN) Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 28, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  15. 1 2 (EN) Igino, Fabulae, 101, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  16. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia 5.13.3, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  17. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia 10.28.8, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  18. Alcidamante, Contro i Sofisti (o Odissea), 14-16: «Ἀλέῳ γὰρ τῷ Κεφέως καὶ Λυκούργου πατρὶ χρησμὸς ἐγένετο ὑπὸ τοῦ θεοῦ, ἐὰν τέκῃ παῖδα ἡ θυγάτηρ αὐτοῦ, ἀποθανεῖσθαι τοὺς παῖδας αὐτοῦ ὑπὸ τοῦ ἐκείνης γενομένου.» ("Fu infatti dato un oracolo dal dio ad Aleo, padre di Cefeo e Licurgo: se sua figlia avesse partorito un figlio, i suoi propri figli sarebbero morti per mano di colui che sarebbe nato da lei").
  19. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, libro III, 9, 1, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  20. (EN) Apollodoro, Biblioteca, libro II, 7, 4, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  21. 1 2 (EN) Igino, Fabulae, 99, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  22. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, 8.47.4, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  23. Papiri di Ossirinco, P.Oxy. XI 1359 fr. 1 (Catalogato in Esiodo, Catalogo delle donne, fr. 165 Merkelbach-West / fr. 101 Evelyn-White).
  24. (EN) Hesiod, Catalogues of Women - Fragment 101, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  25. Il termine greco utilizzato nel frammento è Ὰρκασίδης.
  26. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, 8.54.6, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  27. (EN) Quinto Smirneo, Posthomerica, VI, 136 e successivi., su Topostext. URL consultato il 17 maggio 2026.
  28. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, 8.48.7, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  29. (EN) Strabone, Geografia, 8.1.69, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  30. (EN) Apollodoro, Biblioteca, III, 9.2, su theoi.com. URL consultato il 28 giugno 2019.
  31. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, libro II, 7, 4, su Topostext. URL consultato il 24 maggio 2026.
  32. (EN) "Scholia in Homeri Iliadem" 1.59, su Topostext. URL consultato il 17 maggio 2026.
  33. Darete Frigio, De excidio Troiae historia, 16.
  34. (EN) THE CYPRIA FRAGMENT 1 - SYNOPSIS, su ToposText. URL consultato il 24 maggio 2026.
  35. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, Epitome 3.20, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  36. 1 2 (EN) Igino, Fabulae, 101, su ToposText. URL consultato il 24 maggio 2026.
  37. (EN) Ovidio, Metamorfosi, XII, 112, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  38. (EN) Ditti Cretese, Ephemeris Belli Troiani, II, 10, su ToposText. URL consultato il 24 maggio 2026.
  39. (EN) Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXV, 19, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  40. (EN) Igino, Fabulae, 112, su topostext.org. URL consultato il 24 maggio 2026.
  41. (EN) Omero, Odissea, Libro XI, 510-522, su topostext.org. URL consultato il 24 maggio 2026.
  42. 1 2 (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, libro 1.4.6, su Theoi Project. URL consultato il 24 maggio 2026.
  43. Collard-Cropp 2009, pp. 185-187.
  44. Euripide frr. 265-281 Nauck.
  45. Per la ricostruzione della trama della tragedia, si veda Collard-Cropp 2008, pp. 259-263.
  46. Euripide frr. 696-727 Nauck.
  47. Aristofane, Acarnesi, 440-441.
  48. Aristofane, Tesmoforiazuse, 728 sgg.
  49. Una ricostruzione della trama della tragedia sulla base dei frammenti superstiti è in Heath 1987.
  50. Aristofane, Le Nuvole, 922.
  51. Aristofane, Le Rane, 855, 864. Cfr. Timocle fr. 6 Kock.
  52. Miller 1948. Cfr. nota 7 ivi per un'ulteriore bibliografia sulla ricostruzione della trama del dramma euripideo.
  53. Eschilo frr. 238-240 Nauck.
  54. Sofocle fr. 522 Nauck. Potrebbe in realtà trattarsi della tragedia I Misi, anch'essa perduta, sebbene un'iscrizione greca faccia ipotizzare che si trattasse di un dramma satiresco; su questo aspetto si veda Pearson, p. 220.
  55. Agatone fr. 4 Nauck (p. 764)
  56. Suida, ι 451.
  57. Suida, κ 1730, che però riporta una lista di tragedie molto simile a quella di Iofone e induce a pensare ad un possibile doppione.
  58. Moschione fr. 2 Nauck (p.812)
  59. Collard-Cropp 2009, p. 191.
  60. Sofocle, frr. 375-385 Nauck
  61. Sofocle, frr. 74-88 Nauck
  62. IG II² 3091.
  63. Ennio, frr. 339-348 Warmington.
  64. Accio, frr. 614-638 Warmington.
  65. P. Oxy. LXIX 4708. Il frammento papiraceo è riprodotto sul sito dell'Università di Oxford dedicato agli Oxyrhynchus Papyri. Tra i numerosi studi di questo frammento, si veda Swift 2014.
  66. Pindaro, Istmiche, 5, 41-42; 8, 48-50.
  67. Ovidio, Metamorfosi, XII, 111-112; Tristia, V, 2; Remedia amoris, 47-48.
  68. Antologia palatina, V, 225; V, 291.
  69. Luciano di Samosata, Nigrino, 1, 38.
  70. Orazio, Ars poetica, 96; 104.
  71. Zenobio, Proverbia, app. I, 64.
  72. Erasmo da Rotterdam, 578. Se ne veda l'uso ad esempio in Cicerone, Pro Flacco, 27, 65 e in Platone, Teeteto, 209B.
  73. Suida, ε 3254 (Ἔσχατος Μυσῶν πλεῖν).
  74. Paolo di Egina, De re medica, IV, 46.
  75. Aristotele, Poetica, 1460a.
  76. La silenziosità è forse legata a una regola di silenzio che gli omicidi dovevano osservare finché non fossero stati purificati di questa colpa. Cfr. Eschilo, Eumenidi, 448.
  77. Alessi, Il parassita, fr. 178 Kock in Ateneo, X, 421d (X, 18 Yonge).
  78. Anfide, L'impostore, fr. 30 Kock in Ateneo, VI, 224d (VI, 5 Yonge).
  79. Suida, μ 1478, 1479 (Μυσῶν λεία); Zenobio, Proverbia, V, 15; Michele Apostolio, Paroemiae, XIII, 36.
  80. Erasmo da Rotterdam, 992.
  81. Demostene, Sulla Corona (18), 72.
  82. Pausania, I, 4, 6.
  83. Elio Aristide, Orazioni, XXIII, 15.
  84. La leonessa, infatti, conferirebbe maggior regalità rispetto alla lupa, che secondo la leggenda avrebbe allattato Romolo e Remo. Su questa ipotesi si veda Parodo, p. 111.
  85. Per una descrizione di questo cratere ed alcune ipotesi sulla scena rappresentata, si veda Csapo 1986.

Fonti primarie

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Fonti moderne

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Articoli accademici

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Voci correlate

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Altri progetti

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