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Černobyl'

Coordinate: 51°23′23″N 30°05′59″E
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Disambiguazione – "Chernobyl" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Chernobyl (disambigua).
Černobyl'
hromada
(UK) Чорнобиль
(RU) Чернобыль
Černobyl' – Stemma
Černobyl' – Veduta
Černobyl' – Veduta
Insegna di benvenuto, 2013
Localizzazione
StatoUcraina (bandiera) Ucraina
Oblast' Kiev
DistrettoVyšhorod
Amministrazione
Data di istituzione1193
Territorio
Coordinate51°23′23″N 30°05′59″E
Altitudine180 m s.l.m.
Superficie25 km²
Abitanti1 575[1] (2022)
Densità63 ab./km²
Altre informazioni
Lingueucraino, russo, bielorusso
Cod. postale255614
Prefisso+380-4593
Fuso orarioUTC+2
Codice KOATUU3222010500
TargaAI
Cartografia
Mappa di localizzazione: Ucraina
Černobyl'
Černobyl'

Černobyl' (in ucraino Чорнобиль?, Čornobyl', AFI: [t͡ʃɔrˈnɔbɪlʲ]; in russo Чернобыль?, AFI: [t͡ɕɪrˈnobɨlʲ]; in italiano anche Cernobil[2][3][4]) è una città parzialmente abbandonata dell'Ucraina settentrionale, situata circa 130 km a nord di Kiev.

La fama della città è soprattutto legata al gravissimo disastro nucleare del 1986 (benché la nota centrale non si trovi lì, ma nei pressi della città di Pryp"jat', totalmente evacuata dopo l'esplosione); l'evento ha avuto un enorme impatto geografico e storico. La città di Černobyl', nonostante si trovi a solo 15 km dalla centrale, è stata relativamente poco colpita dagli effetti delle radiazioni, che si sono diffusi velocemente verso nord, in Bielorussia (regione di Homel'), mentre a sud gli effetti sono stati relativamente marginali.

Sebbene il livello di radioattività sia ancora altissimo, esso risulta sceso a valori tra 100 e 1000 volte inferiori ai dati registrati inizialmente.[5]

Nel 1986 vi erano circa 13000 abitanti.[6] Oggi vivono ancora operai impiegati per il risanamento della centrale e alcuni civili: si stima siano intorno a 500, dall'età media piuttosto avanzata e in zone specifiche. L'accesso alle aree di rischio è interdetto.[7]

Geografia fisica

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Černobyl' è situata a circa 130 km a nord di Kiev, e a circa 160 km a sud-ovest della città bielorussa di Gomel.

Černobyl’ presenta un clima continentale umido, caratterizzato da estati molto calde e piovose, con notti fresche, e da inverni lunghi, freddi e nevosi.

Origini del nome

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Il nome della città, Černobyl' in russo e Čornobyl' in ucraino, deriva da una combinazione tra černo- o čorno- (черно / чорно, "nero") e -byl (бил, "erba"), letteralmente "erba nera". La ragione di questo nome non è ben nota ed esistono varie ipotesi, una delle quali rinvia alla pianta arbustiva Artemisia vulgaris, nella lingua ucraina chiamata proprio čornobyl'.

La prima menzione di Čornobyl’ si trova nella Cronaca di Ipatev sotto l’anno 1193, quando il principe Rurik Rostislavič cacciava nelle foreste locali. All’epoca la città apparteneva al Principato di Kiev.

Una successiva menzione compare nell’Elenco delle città della Rus’ lontane e vicine. I resti della Čornobyl’ cronachistica sono con ogni probabilità identificabili con un insediamento fortificato (gorodišče), con strati culturali databili tra XI e XIV secolo, scoperto nel 2003 su un promontorio tra la Chiesa di Sant’Elia di Čornobyl’ e il parco cittadino.

È probabile che già a metà del XV secolo esistesse un castello di Čornobyl’, devastato dai Tatari intorno al 1473 o al 1482 e ricostruito verso il 1521. In quello stesso periodo fu istituito il distretto castellano di Čornobyl’, esistito fino alla riforma amministrativa del 15651566. Nel 1548, per ordine del voivoda di Kiev Friedrich Pronskij, venne edificato il castello sulle rive del fiume Pryp”jat’, costruito dalla popolazione locale.

Secondo un atto del 1526 del re di Polonia e granduca di Lituania Sigismondo I il Vecchio, i boiardi del voivodato di Kiev detenevano a turno il castello. Sotto il voivoda Andrij Nemirovyč, il governatore locale era Fed’ko Kysil’. Dopo la soppressione del distretto, il suo ultimo amministratore, Filon Kmita, divenne proprietario della città. Nel 1566 il re gli concesse formalmente Čornobyl’, e da allora egli assunse il nome di Filon Kmita Čornobyl’s’kyj. In epoca lituana il castello divenne un importante centro militare e commerciale del nord del voivodato di Kiev; dal 1566 fu sede di starostato. Con la Unione di Lublino, nel 1569, Čornobyl’ passò al Regno di Polonia. Rimase città privata fino al 1917. Dopo l’estinzione dei Kmita, passò alla famiglia Sapieha e poi ai Chodkiewicz.

Nel 1626 i proprietari fondarono un monastero domenicano (attivo fino al 1832) e una chiesa cattolica. Nell’ultimo terzo del XVI secolo si sviluppò anche una comunità ebraica, destinata a crescere nel tempo.

All’inizio della guerra di liberazione guidata da Bohdan Chmel’nyc’kyj (1648–1657), la città passò sotto il controllo dell’Esercito Zaporožiano. Nel luglio 1649 circa 10000 cavalieri ribelli, guidati da Mychajlo Kryčevs’kyj, si radunarono nei dintorni e marciarono verso Rėčyca contro le truppe del Granducato di Lituania guidate da Janusz Radziwiłł. In seguito la città passò più volte sotto diversi controlli, fu temporaneamente centro di un reggimento cosacco e teatro di rivolte, tra cui quella del 1665.

Nel 1747 e 1751 Čornobyl’ fu occupata dai haidamaky, che incendiarono castello e chiesa; nel 1768 il colonnello Ivan Bondarenko tentò di prenderla durante la rivolta della Kolijivščyna.

Nel XVIII secolo la città uscì dal declino grazie a Jan Mikołaj Chodkiewicz, che restaurò il castello e lo rese sua residenza, favorendo l’insediamento di nobili, ucraini dell’Hetmanato cosacco, ebrei e vecchi credenti russi. Nel 1764 gli ebrei costituivano circa il 30% della popolazione, percentuale salita al 57% un secolo dopo. Čornobyl’ divenne anche un importante centro del chassidismo, con una dinastia di tzaddiq locali.

Tra XV e XVIII secolo la città comprendeva il castello (in legno) e il nucleo urbano, che passò da 196 focolari nel XVI secolo a 642 nel XVIII. Esistevano monasteri cattolici e chiese ortodosse, queste ultime documentate dal XVII secolo.

Età contemporanea

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Dopo la seconda spartizione della Polonia, Čornobyl’ entrò nell’Impero russo e dal 1797 fu un centro del distretto di Radomyšl’ nel Governatorato di Kiev. Nel XIX secolo si svilupparono piccole industrie, cantieri navali fluviali, lavorazione delle pelli e attività portuali. Nel 1878 fu costruita la chiesa in muratura di Sant’Elia.

Secondo dati del 1880, la città contava 6483 abitanti, di cui la maggioranza ebraica. Nel 1897 la popolazione raggiunse circa 16700 abitanti. La comunità ebraica, dominante nel XIX secolo, fu duramente colpita da pogrom nel 1905 e nel 1919 e infine distrutta dai nazisti nel 1941.

Nel periodo 19171920 la città cambiò più volte controllo durante la guerra civile, fino alla conquista definitiva da parte delle forze sovietiche nel 1920. Divenne centro amministrativo locale e si sviluppò industrialmente, soprattutto con cantieri navali e officine di riparazione. Dal 1941 al 1943 fu occupata dalle truppe tedesche.

Tra il 1970 e il 1977, a circa 15 km, furono costruiti la Centrale nucleare di Čornobyl’ e la città di Prypjat'.

Disastro nucleare

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Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro di Černobyl'.
Ingresso alla "zona di alienazione"

Il nome di Černobyl' divenne famoso in tutto il mondo dopo il 26 aprile 1986, quando il reattore dell'unità 4 della centrale nucleare esplose in seguito a gravi errori del personale, nello specifico del Caposala Anatolij Djatlov che manteneva le procedure oltre i limiti consentiti per i test e ignorava gli allarmi che segnalavano la mancanza d'acqua nel reattore. A questo si sommarono gli errori di progettazione compiuti molti anni prima nella costruzione del reattore, creato con materiale leggero per mancanza di fondi.

La notte del 26 aprile 1986, durante l'esecuzione di un test nella locale centrale nucleare nel corso di una simulazione di un blackout, le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono fino alla fusione del nocciolo del reattore nº 4, con due conseguenti esplosioni non nucleari, ma con effetto in termini di contaminazione ambientale 200 volte superiore a quello di Hiroshima e Nagasaki[8], che fecero scoperchiare la copertura e disperdere nell'atmosfera grandi quantità di vapore contenente particelle radioattive.

All'inizio fu detto alla popolazione che nessuno era in pericolo e fu comunicato al governo che la radioattività era bassa, ma alcuni abitanti, intimiditi da alcune voci, scapparono, mentre altri non credevano che si trattasse di una catastrofe. Dodici ore dopo l'accaduto, a causa del vento, le radiazioni arrivarono nei pressi di una centrale nucleare in Svezia. Il governo svedese chiese spiegazioni alle autorità sovietiche. Per effetto di questa richiesta, 36 ore dopo l'incidente fu quindi dichiarato lo stato d'emergenza. Arrivarono mille pullman per prelevare 350.000 persone dalla città e dintorni. Fu detto agli abitanti che sarebbe stato solo un allontanamento temporaneo di tre giorni, ma la popolazione non fece più ritorno.

Furono necessari 15 giorni per spegnere parte dell'incendio e avviare la costruzione di una struttura di contenimento, chiamata sarcofago e costata circa un miliardo di dollari, per ricoprire poi il reattore distrutto. Intervennero 600.000 tra vigili del fuoco, medici e militari, detti i "liquidatori".

Le conseguenze sulla popolazione locale furono molto forti nelle prime fasi dell'incidente[9] e durano ancora malgrado i decenni trascorsi.[10][11][12][13]

Nei successivi 14 giorni[14] la nube radioattiva trasportata dal vento arrivò in tutta Europa[15] e raggiunse il Mediterraneo. La pioggia contribuì poi a riportare a terra le particelle radioattive che possono essere rilevate con un contatore Geiger a circa 10 centimetri sotto la superficie[16]. Per due settimane operai ed elicotteristi dell'aviazione russa ricoprirono il nocciolo fuso dall'alto con sabbia a base di boro, silicati, dolomia e piombo, finché l'emissione di vapore radioattivo cessò sabato 10 maggio 1986. Nonostante le radiazioni emesse durante quella catastrofe, la città, con 800 anni di vita, riuscì a sopravvivere, anche se mutilata. Vi risiedono ancora operai governativi impegnati nella rimozione delle scorie nucleari. Circa 700 persone, per lo più anziani, hanno scelto di tornare alle loro case, incuranti del pericolo.

Nell'ottobre del 1988 si parlò di radere al suolo una parte della città a causa del forte inquinamento radioattivo, soluzione in seguito abbandonata per l'enorme quantitativo di particelle radioattive che si sarebbero sollevate assieme alle macerie degli edifici demoliti.

Dopo il disastro

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La centrale di Černobyl' è stata mantenuta in funzione a regime parziale, continuando a fornire energia elettrica alla città di Kiev fino all'anno 2000, quando l'ultimo reattore in esercizio è stato spento.[17]

Dal 2011 il governo ucraino concede la possibilità di visitare i luoghi della catastrofe.[18]

Invasione russa dell’Ucraina

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Tra il 24 febbraio e il 2 aprile 2022 la città fu occupata dalle forze russe, che presero il controllo della centrale senza combattimenti. Durante l’occupazione furono scavati trinceramenti anche in zone altamente contaminate, causando un aumento del rischio radiologico. Le truppe si ritirarono alla fine di marzo 2022; il 2 aprile il personale della centrale issò nuovamente la bandiera ucraina.

Stemma
Stemma cittadino d'epoca sovietica

Černobyl' aveva un proprio stemma cittadino in epoca sovietica, così blasonato:

«D’azzurro, alla barca d’argento, caricata del numero “1193” di nero, munita di vela spiegata dello stesso e di albero pure d’argento; nel cantone destro del capo, di rosso, a una pianta di artemisia comune di verde, fiorita d’argento; in punta, un remo o pagaia d’oro posto in fascia arcuata. Lo scudo è bordato d’oro, con in capo la scritta “ЧЕРНОБЫЛЬ” di nero e, in punta, il simbolo della falce e martello pure di nero/ombreggiato.»
  1. Ripopolata non ufficialmente da ex-abitanti ritornati in loco.
  2. Dino Zanobetti, Energia nucleare. Un dossier completo, Bologna, Società Editrice Esculapio, 2015, ISBN 978-88-7488-843-6.
  3. Giorgio Cortellessa, La questione energetica e l'Italia, Roma, Edizioni associate, 1992, ISBN 978-88-267-0149-3.
  4. Michail Gorbačëv, Così Cernobil ha cambiato la nostra vita, su La Stampa, 26 aprile 2016. URL consultato il 4 giugno 2016.
  5. (RU) Attorno a Černobyl' niente insetti Archiviato il 12 gennaio 2010 in Internet Archive. Victoria Gill. BBC News. 18 marzo 2009
  6. Самоселы — жители зоны отчуждения, su chornobyl.in.ua. URL consultato il 14 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2012).
  7. Chernobyl oggi: è ancora abitata?, in www.travel365.it. URL consultato il 26 settembre 2018.
  8. Conseguenze di Černobyl'
  9. (EN) Alla Yaroshinskaya, The big lie - The secret Chernobyl documents, su eurozine.com, 21 aprile 2006. URL consultato il 16 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2016).
  10. (EN) Chernobyl shows insect decline.Victoria Gill. BBC News. 18 marzo 2009
  11. A Černobyl' diminuiscono gli insetti Archiviato il 16 dicembre 2013 in Internet Archive.. Victoria Gill. BBC News. 18 marzo 2009
  12. (EN) The Chernobyl catastrophe And its effects on language, health, politics, and the environment. Ace Hoffman. MWC. 10 March 2010.
  13. La catastrofe di Černobyl' ed i suoi effetti sulla comunicazione, salute, politica ed ambiente Archiviato il 19 marzo 2011 in Internet Archive.. Ace Hoffman. MWC. 10 marzo 2010
  14. Configurazione barica tra il 29 aprile e il 2 maggio 1986: la nube radioattiva si sposta fin sull'Italia.
  15. Evoluzione meteorologica della nube radioattiva Archiviato il 17 ottobre 2005 in Internet Archive. su tutta l'Europa, dal 26 aprile al 6 maggio 1986.
  16. La contaminazione di Černobyl': Le Mappe Europee e Italiana, su progettohumus.it. URL consultato il 23 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2010).
  17. Franco Foresta Martin, Sfida russa sul nucleare nel giorno di Černobyl', su archiviostorico.corriere.it, Corriere della Sera, 27 aprile 2003. URL consultato l'8 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  18. Condé Nast, I rischi per i turisti in visita a Chernobyl, su Wired Italia, 2 luglio 2019. URL consultato il 26 agosto 2024.
  • Chernobyl, Scatti dall'Inferno, Infinito Edizioni, 2011, ISBN 8897016049. Fotografie e testi da Chernobyl 25 anni dopo.
  • Svetlana Aleksievic, Preghiera per Cernobyl, Edizioni e/o, 2000.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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