Anti-Machiavel

L'Anti-Machiavelli, ovvero analisi dell'opera di Machiavelli intitolata Il Principe o semplicemente Anti-Machiavel è un'opera filosofica scritta in lingua francese da Federico II di Prussia nel 1739: l'Antimachiavel, nella quale il futuro monarca illuminato contestava il cosiddetto "machiavellismo" (la più comune interpretazione data del pensiero del "segretario fiorentino", ovvero una forma di realismo politico) in politica in difesa del diritto naturale, della pace e di una politica umana retta e giusta.
L'opera fu positivamente recensita dal filosofo illuminista francese François-Marie Arouet, detto Voltaire, che la pubblicò in Belgio con alcuni rimaneggiamenti nel 1740: il sovrano tedesco intratteneva infatti un rapporto di amicizia e corrispondenza con il filosofo francese.
All'indomani della messa in indice, per ordine di Sisto V, del Principe di Niccolò Machiavelli, le direttive della controriforma favorirono una serie di scrittori che realizzarono trattati in antitesi col pensiero del Segretario fiorentino: Scipione Ammirato, Giovanni Botero e Scipione Tolomei furono solo alcuni di questi. Federico riprese in parte questi pensatori, integrandoli con le idee illuministe.
Anche se durante il suo regno non sempre si attenne ai princìpi professati da giovane (ricevendo l'accusa di ipocrisia), e intraprese guerre di conquista, comportandosi spesso come un normale monarca assoluto, Federico cercò comunque sempre di non tradire completamente le sue idee, riformando le istituzioni della Prussia in senso moderno e più libero.[1] Consapevole di ciò Federico scrisse che «spero che i posteri, per cui scrivo, sapranno distinguere in me il filosofo dal principe, l'uomo integro dal politico».
Nel testo Federico prova a confutare capitolo per capitolo Il principe, sostenendo che Machiavelli offra una visione parziale della politica e tenda a giustificare i principi malvagi.
Sostiene inoltre che «farsi dei nemici per poi vincerli sarebbe come fabbricare dei mostri per poi combatterli; è molto più naturale, più ragionevole e più umano farsi degli amici», indicando Marco Aurelio, l'imperatore-filosofo, come proprio modello.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Commento a L'antimachiavelli, pag. 150, di N. Carli, 1995
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Testo dell'edizione italiana del 1807, su classicitaliani.it. URL consultato il 13 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 31 agosto 2015).