Cinema statunitense

Il cinema statunitense rappresenta il mercato e la fonte di produzione principale a livello globale. Talvolta è definito come Hollywood e, soprattutto nel ventesimo secolo, ha marcato profondi effetti nell'industria cinematografica mondiale.
L'AFI's 10 Top 10 è una lista che fa parte delle AFI 100 Years... series, stilate annualmente dall'American Film Institute a partire dal 1998, che comprende i 10 migliori film statunitensi in dieci generi. L'AFI's 100 Years... 100 Stars comprende invece le 50 più grandi star del cinema statunitense.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
[modifica | modifica wikitesto]Il cinema statunitense nasce nel 1894 grazie alle proiezioni di Thomas Edison.
The Great Train Robbery è un film del 1903 di Edwin S. Porter, considerato una pietra miliare nella produzione cinematografica in quanto utilizza una serie di tecniche non convenzionali, tra cui il montaggio composito, riprese on-location e frequenti movimenti di cinepresa, nonché il primo film western[1].
Il cinema divenne ben presto un divertimento di massa e così nel 1905 venne aperto a Pittsburgh il primo Nickelodeon, un teatro popolare dove al costo di pochi centesimi era possibile assistere alla proiezione di una pellicola della durata di circa 10-15 minuti.
Il cinema d’animazione statunitense nasce agli inizi del Novecento come forma di sperimentazione tecnica e artistica, per poi diventare nel tempo uno dei settori più influenti e riconoscibili dell’industria cinematografica mondiale. Humorous Phases of Funny Faces del 1906 (girato dal regista britannico Stuart Blackton negli Stati Uniti) è generalmente considerato il primo film d’animazione della storia del cinema[2][3].
Anni '10, '20 e '30
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Tra gli anni dieci e venti il cinema statunitense era impegnato alla produzione di comiche, molti registi e attori di questo tempo sono Charlie Chaplin, Buster Keaton, Harold Lloyd, Harry Langdon, Stanlio e Ollio; la comicità era sulla pantomima, poiché non c'era il sonoro, e soprattutto sulle acrobazie, tanto che molti attori corsero vari rischi nei primi anni quando la sicurezza era scarsa, ma poi con l'uso delle controfigure la pericolosità diminuì. E ancora nei primi anni del XX secolo si impose la figura dell'attore e comico Will Rogers.
Cominciarono così a proliferare generi quali il giallo, l'attualità e il comico. Il cinema non era più identificato con il documentario come in origine. Negli Stati Uniti i primi centri cinematografici importanti si stabilirono a New York e Chicago, poi però ci fu una grande svolta con la nascita di Hollywood, un sobborgo della città di Los Angeles, in California.
Con il primo conflitto mondiale si ha una grande crisi nel mondo del cinema in Europa, che favorisce molto il successo di Hollywood. Infatti, mentre la produzione cinematografica europea scende quasi a zero, quella statunitense arriva a produrre circa il 90% dei film di tutto il mondo[4].
In seguito la Warner produsse il primo film sonoro (Il cantante di jazz del 1927), che impose un nuovo standard per tutti gli altri studios e per il mondo, che segnò una grande svolta nel mondo del cinema. L'idea originale era quella di registrare della musica da far sentire durante la visione del film nelle sale troppo piccole per ospitare un'orchestra dal vivo. Nel 1929, intanto, gli Stati Uniti d'America vinsero il primo Oscar al miglior film con Ali, diretto dal regista William A. Wellman. Col tempo però si vide quanto il pubblico fosse interessato ad ascoltare la voce degli attori e così nel 1930 fu perfezionato il metodo del sonoro sincronizzato. Non tutti però accettarono questa innovazione e molti comici del muto caddero in disgrazia, Chaplin ad esempio rifiutò per circa dieci anni, ignorando il nuovo mezzo tecnico e realizzando due capolavori del muto: Luci della città (1931) e Tempi moderni (1936).
L'arrivo del sonoro segnò anche l'arrivo di nuovi generi, come ad esempio il musical, divenuto poi importantissimo negli Stati Uniti d'America. Negli anni Trenta Hollywood mise a punto un modo di fare cinema basato sul primato dell'azione e del dialogo, che ancora oggi è un fondamentale punto di riferimento nella cinematografia mondiale: il cinema narrativo classico. Nacquero anche il genere carcerario con Io sono un evaso, l'horror con Frankenstein e Dracula e il romantico con Accadde una notte.
I film di gangster negli Stati Uniti nacquero tra la fine degli anni ’20 e i primi anni ’30, esplodendo proprio all’inizio dell’era del cinema sonoro, della Grande depressione e del proibizionismo in cui la crescita della disoccupazione, della povertà e il divieto di alcol fece crescere la criminalità organizzata[5][6][7].

Un'altra svolta fondamentale non solo negli Stati Uniti d'America fu il Technicolor, ovvero il metodo di ripresa a colori. Questo però, visti gli elevati costi che aveva, fu utilizzato inizialmente solo per film di grande prestigio come Via col vento. In questo periodo un altro importante classico del cinema statunitense (che diede vita al genere fantasy) è rappresentato dal film Il mago di Oz (1939), diretto da Victor Fleming.
Il termine B-movie fu coniato negli Stati Uniti nei primi anni Trenta e fu utilizzato per distinguere le produzioni a basso costo (e di lunghezza corrispondente al mediometraggio) dagli A-movie (i lungometraggi) che invece venivano realizzati con un costo più elevato.
Il Codice Hays è stato un insieme di regole che ha censurato il cinema hollywoodiano per gran parte del Novecento. Nato all’inizio degli anni Trenta, imponeva limiti severi su ciò che poteva essere mostrato sullo schermo: sesso, violenza, criminalità e temi considerati immorali dovevano essere evitati o rappresentati in modo edulcorato. Il suo obiettivo era difendere una morale tradizionale e rassicurare il pubblico, ma finì per condizionare profondamente la creatività degli autori. Allo stesso tempo, però, costrinse molti registi a raccontare storie attraverso allusioni e simboli, dando vita a uno stile cinematografico raffinato e indiretto.
Seconda guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]Il secondo conflitto mondiale portò il cinema sia statunitense che non a trattare temi più cruenti. Si iniziò a riprendere scene anche all'aperto, oltre che negli studi, e fu inventato il piano-sequenza (una scena di durata abbastanza lunga realizzata in un'unica inquadratura, senza stacchi di montaggio).
Il dopoguerra
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli anni quaranta e cinquanta nasce la figura del divo statunitense. James Dean, Marlon Brando, Burt Lancaster e Kirk Douglas sono solo alcuni esempi. Giunse così il trionfo dei grandi classici di Hollywood: il western, il melodramma, il noir, il thriller, la commedia e il musical. E per il genere western e il genere d'azione spicca Charles Bronson. Parallelamente alcuni nuovi registi iniziavano a parlare di temi che Hollywood non avrebbe mai toccato, come la minaccia atomica, la tossicodipendenza, il razzismo e l'omosessualità.
Negli anni cinquanta si verificò un grande cambiamento dei temi proposti, che divennero la delinquenza giovanile e la vita quotidiana dell'uomo di ceto sociale medio.
Le invasioni aliene sono state molto influenti nella storia del cinema statunitense, e non solo come semplice fantascienza: spesso hanno funzionato come metafore delle paure e delle tensioni storiche americane, come la paura dell’“altro” (soprattutto in riferimento all'immigrazione) e dell’invasione ideologica, in particolare quella comunista. Negli anni ’50 i film di alien invasion servivano spesso a rappresentare le ansie della guerra fredda, ad esempio l’idea di un’invasione da parte dell'URSS o di una sovversione interna legata al comunismo. Questo è documentato in studi sul genere e sulle metafore politiche nei film di fantascienza dell’epoca: per esempio, Gli invasori spaziali o L'invasione degli ultracorpi possono essere letti come rappresentazioni figurate della paura di infiltrazione comunista o di perdita dell’identità americana[8][9][10].
La guerra del Vietnam, iniziata nel 1955, ha avuto un impatto profondo sulla società americana e il cinema statunitense è diventato uno dei principali strumenti per riflettere su questo trauma collettivo. A differenza di altre guerre raccontate dal cinema di Hollywood, il Vietnam non viene celebrato all'inizio come un conflitto eroico, ma rappresentato come un’esperienza dolorosa, ambigua e spesso fallimentare[11][12].

Negli anni sessanta il cinema statunitense fu poi influenzato da movimenti europei ed in particolar modo francesi. In questi anni è stata iconica la figura di Lana Turner. Importanti in questo periodo anche le serie televisive, come quella di fantascienza di Star Trek, che ha avuto inizio nel 1966 e fu ideata da Gene Roddenberry.
Con i cambiamenti sociali degli anni sessanta, il Codice Hays divenne obsoleto e venne sostituito dal sistema di classificazione per età, segnando una nuova fase di libertà espressiva nel cinema.
Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 nascono i road movie, che hanno come film chiave Easy Rider - Libertà e paura (1969).
Anni '70 e '80
[modifica | modifica wikitesto]La blaxploitation è stato un genere di film che nacque nei primi anni settanta, quando molti film d'exploitation furono realizzati a basso costo avendo come pubblico di riferimento gli afroamericani.
Negli anni settanta trionfa il cinema d'intrattenimento, caratterizzato da effetti speciali e riprese spettacolari. Di questo fanno parte il genere fantascientifico e quello catastrofico.

Capostipite di un fortunato media franchise, nonché di libri, fumetti e videogiochi, Alien del 1979 è considerato uno dei capolavori della storia del cinema di fantascienza.
Si ha la produzione di film spettacolari e poco economici, spesso tratti da fumetti, che continua ancora adesso con la costante formazione di nuovi autori indipendenti. Dall'altro canto certi autori portano avanti un cinema di impegno e temi sociali, registi come Martin Scorsese, Peter Bogdanovich, Hal Ashby, Francis Ford Coppola, Bob Rafelson, Steven Spielberg e molti altri fanno parte di quel movimento chiamato New Hollywood. Negli anni ottanta e novanta il cinema statunitense subisce notevoli mutamenti. Con lo sviluppo dell'home video si crea infatti un tipo diverso di business, basato in maniera molto più pronunciata sugli effetti visivi e audio.
Il cinema indipendente in senso più moderno si afferma soprattutto tra gli anni ’70 e ’90, quando alcuni registi iniziano a lavorare fuori dai grandi studios, con maggiore libertà artistica. Negli anni ’70, il clima di crisi e contestazione favorisce la nascita della New Hollywood, che assorbe molte idee del cinema indipendente: realismo, protagonisti ambigui, finali aperti.
Il cinema statunitense degli anni ’80 è fortemente legato al contesto storico e culturale dell’epoca, segnato dalla guerra fredda, dall’ottimismo economico e dalla diffusione della cultura di massa.

Uno degli aspetti più importanti degli anni ’80 è l’affermazione definitiva del blockbuster. Dopo il successo di squalo e Guerre stellari alla fine degli anni ’70, Hollywood investe sempre di più in film ad alto budget, ricchi di effetti speciali e pensati per un pubblico vastissimo. Nascono o si rafforzano saghe e personaggi iconici come Indiana Jones, Ritorno al futuro e Ghostbusters, che uniscono avventura, fantascienza e comicità, diventando veri simboli dell’immaginario collettivo.
Un altro elemento centrale è il cinema d’azione, che riflette i valori di forza, patriottismo e individualismo tipici dell’America reaganiana. Attori come Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone e Bruce Willis incarnano l’eroe forte e solitario in film come Rambo, Terminator e Die Hard.
Parallelamente, gli anni ’80 sono anche il decennio dei teen movie, che raccontano le esperienze e i conflitti degli adolescenti. Registi come John Hughes realizzano film come Breakfast Club e Una pazza giornata di vacanza, capaci di parlare direttamente ai giovani, affrontando temi come l’identità, l’amicizia e il rapporto con gli adulti, con un tono più leggero ma non superficiale.

Dal punto di vista tecnologico, si assiste a un grande sviluppo degli effetti speciali e dell’uso dell’animatronica e della computer grafica primitiva, come in E.T. l'extra-terrestre o Tron. Anche la colonna sonora diventa fondamentale: il legame tra cinema e musica pop è fortissimo, e molti film sono ricordati anche per le loro canzoni di successo.
Il remake è una pratica presente fin dalle origini di Hollywood, ma diventa sempre più centrale soprattutto dagli anni ottanta in poi. Rifare un film del passato significa riproporre una storia già nota, adattandola ai gusti, alle sensibilità e alle tecnologie del presente. Da un lato, i remake rispondono a esigenze economiche: puntare su un titolo già conosciuto riduce i rischi finanziari e sfrutta la nostalgia del pubblico. Dall’altro lato, possono offrire nuove chiavi di lettura, aggiornando temi e personaggi. Tuttavia, questa tendenza è spesso criticata perché vista come segno di una crisi di creatività, soprattutto quando i remake si limitano a ripetere formule di successo senza apportare reali innovazioni[14][15][16].
A cavallo tra gli anni ottanta e novanta, negli Stati Uniti andarono di moda commedie per famiglie come Senti chi parla, Mamma, ho perso l'aereo, Un poliziotto alle elementari, Over the top, Una promessa è una promessa, Scemo & più scemo, The Mask.
Anni '90
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Negli anni ’90 si assiste a una convivenza molto fertile tra cinema commerciale e cinema indipendente. Da un lato Hollywood continua a produrre grandi blockbuster ad alto budget, come Jurassic Park di Steven Spielberg o Titanic di James Cameron, che sfruttano in modo innovativo gli effetti speciali digitali e puntano a un pubblico mondiale. Dall’altro lato emergono con forza registi indipendenti come Quentin Tarantino, David Fincher e Paul Thomas Anderson, che portano sullo schermo storie più personali, violente o provocatorie, rompendo gli schemi narrativi tradizionali. Film come Pulp Fiction o Fight Club diventano veri e propri fenomeni culturali, soprattutto tra i giovani.
Negli anni novanta, con la fine della guerra fredda, il tema delle invasioni aliene torna in chiave più spettacolare e globale rispetto al passato. Film come Independence Day presentano invasioni su scala mondiale, in cui gli Stati Uniti assumono il ruolo di guida nella difesa del pianeta. Qui l’invasione aliena diventa un pretesto per riaffermare il ruolo centrale dell’America nel mondo post-bipolare[17][18].
Anni 2000
[modifica | modifica wikitesto]L’11 settembre 2001 rappresenta uno spartiacque non solo nella storia politica e sociale degli Stati Uniti, ma anche nella produzione cinematografica hollywoodiana. Gli attentati hanno inciso profondamente sull’immaginario collettivo, determinando un mutamento sensibile nei contenuti, nei registri espressivi e nelle strategie narrative del cinema statunitense dei decenni successivi[19][20].

Con l’inizio degli anni 2000, la tecnologia digitale assume un ruolo sempre più centrale. La computer grafica consente la nascita di saghe come Il Signore degli Anelli (pur essendo una produzione neozelandese, è fortemente legata all’industria americana) e Matrix, che uniscono intrattenimento e riflessione filosofica. In questo periodo cresce anche l’importanza dei sequel e dei franchise, una tendenza che diventerà dominante negli anni successivi.
Un altro passaggio fondamentale nella storia del cinema statunitense è l’arrivo del 3D. Già sperimentato negli anni Cinquanta, il 3D conosce una nuova grande diffusione a partire dagli anni 2000, grazie ai progressi della tecnologia digitale. Film come Avatar di James Cameron ne sono un esempio. Il 3D viene spesso utilizzato nei blockbuster, nei film d’azione e d’animazione. Anche in questo caso, però, non mancano le critiche, soprattutto quando l’effetto tridimensionale appare forzato e subordinato al puro intrattenimento commerciale[21][22][23].
Anni 2010 e 2020
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Dagli anni 2010 in poi, il cinema statunitense è fortemente segnato dall’esplosione dei cinecomic, in particolare quelli dell’Universo Marvel e DC. Questi film, basati su personaggi dei fumetti, puntano su un pubblico globale e su narrazioni seriali che si sviluppano su più pellicole. Allo stesso tempo, però, non scompare il cinema d’autore: registi come Greta Gerwig, Jordan Peele o Denis Villeneuve affrontano temi come l’identità, il razzismo, il ruolo della donna e il rapporto tra uomo e tecnologia.
Negli anni 2020, l’avvento delle piattaforme di streaming come Netflix, Prime Video e Apple TV ha cambiato il modo di produrre e consumare cinema[24][25][26].
Guerra del Vietnam
[modifica | modifica wikitesto]Durante gli anni sessanta, mentre la guerra è ancora in corso, Hollywood evita in gran parte di affrontare direttamente il tema. Il conflitto è troppo vicino e politicamente divisivo, e il cinema preferisce concentrarsi su altri generi o su rappresentazioni indirette. Solo con la fine della guerra, negli anni settanta, il Vietnam entra davvero al centro della narrazione cinematografica[27][28].

Negli anni settanta, in un clima di sfiducia verso le istituzioni dopo il Watergate e la sconfitta militare, nasce un cinema profondamente critico e disilluso. Film come Il cacciatore di Michael Cimino e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola non raccontano la guerra in modo realistico o celebrativo, ma la presentano come un’esperienza folle, violenta e psicologicamente devastante.
Negli anni ottanta, il cinema sul Vietnam cambia parzialmente tono. Accanto a opere ancora drammatiche e realistiche come Platoon di Oliver Stone, diretto da un ex veterano, emergono anche film che cercano di rielaborare il trauma in chiave più eroica o individualista. Pellicole come Rambo e Rambo 2 - La vendetta mostrano soldati americani reduci dal Vietnam forti e vittoriosi.
Negli anni novanta e duemila, il cinema statunitense continua a interrogarsi sul Vietnam, ma con uno sguardo più storico e riflessivo[29][30].
Cinema d'animazione
[modifica | modifica wikitesto]Le origini risalgono agli anni dieci del Novecento, con i primi cortometraggi animati proiettati nelle sale cinematografiche prima dei film principali. Uno dei pionieri è Winsor McCay, autore di Gertie il dinosauro (1914), che introduce l’idea di personaggi animati dotati di personalità. In questa fase l’animazione è ancora artigianale e priva di sonoro, ma pone le basi del linguaggio del genere.

La svolta decisiva avviene negli anni Venti con Walt Disney. Nel 1928 Steamboat Willie segna il successo del sonoro sincronizzato e consacra Topolino come icona culturale. Negli anni Trenta, Disney perfeziona l’uso del colore e della narrazione lunga, arrivando nel 1937 a Biancaneve e i sette nani, il primo lungometraggio animato sonoro a colori.
Negli anni Quaranta e Cinquanta, accanto alla Disney, si affermano altri grandi studi come Warner Bros., MGM e Hanna-Barbera, che producono cortometraggi e serie animate caratterizzate da uno stile più comico e dinamico. Personaggi come Bugs Bunny, Tom e Jerry e Braccobaldo diventano parte integrante della cultura popolare. In questo periodo l’animazione si lega anche alla nascita della televisione, che ne favorisce una diffusione di massa.
Dagli anni sessanta agli ottanta, il cinema d’animazione attraversa una fase di parziale crisi creativa nel lungometraggio, mentre cresce la produzione televisiva, spesso con budget più ridotti. Tuttavia, l’animazione continua a rinnovarsi e a mantenere un forte legame con il pubblico infantile.
La rinascita avviene negli anni novanta, con il cosiddetto Rinascimento Disney[31]. Film come La sirenetta, La bella e la bestia, Il re leone e Aladdin riportano grande attenzione sull’animazione tradizionale, unendo qualità visiva, musica e temi universali. Nello stesso periodo, la nascita della Pixar segna una rivoluzione tecnologica: Toy Story - Il mondo dei giocattoli (1995) è il primo lungometraggio interamente realizzato in computer grafica e apre la strada all’animazione digitale.
L’uso del 3D, delle tecniche miste e dello stop-motion (usato da registi come Tim Burton) rinnova ancora il genere.
Negli anni 2000 e 2010, il cinema d’animazione statunitense si diversifica ulteriormente. Studi come DreamWorks, Blue Sky e Laika propongono stili e linguaggi differenti, mentre l’animazione affronta temi sempre più complessi, rivolgendosi anche a un pubblico adulto[32][33].
Grazie anche alle piattaforme di streaming, l’animazione negli anni 2020 continua a sperimentare nuovi format e nuove narrazioni[34].
Sono stati prodotti film ispirati a serie animate come I Simpson - Il film (2007), SpongeBob - Il film (2004), Rugrats - Il film (1998), Le Superchicche - Il film (2002).
Cinema a tema sport
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Molti film famosi statunitensi sono legati allo sport perché incarnano il cosiddetto American Dream. In Rocky, per esempio, la boxe non è solo uno sport, ma il mezzo attraverso cui un uomo comune tenta di dimostrare il proprio valore.
Altri film mostrano invece il lato più duro e realistico dello sport professionistico. In Toro scatenato ad esempio, la competizione diventa ossessione, violenza e pressione psicologica.
Anche alcuni film sul baseball, il football, i motori, le arti marziali e il basket divennero iconici, come L’uomo dei sogni, Colpo vincente, Il sapore della vittoria, Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday, Giorni di tuono e Per vincere domani - The Karate Kid.
Cinema a tema scolastico
[modifica | modifica wikitesto]Nel cinema statunitense, gli studenti sono quasi sempre etichettati. La scuola, tema ricorrente, è spesso un palcoscenico su cui si svolgono drammi universali: l’amore adolescenziale, la crescita personale e la lotta per l’accettazione[35].
Anche i luoghi della scuola sono trasformati in simboli cinematografici. La palestra diventa il regno dei campioni, la mensa è teatro di alleanze e conflitti tra gruppi sociali, e le aule, spesso popolate da insegnanti eccentrici o ispiratori, diventano spazi in cui i protagonisti scoprono se stessi[36].
Sono presenti stereotipi di genere come ragazze belle e popolari (ossessione per l’aspetto, moda e balli scolastici), ragazzi sportivi (focalizzati su vittoria e prestanza fisica, meno su emozioni), il nerd (spesso maschi, socialmente impacciati ma brillanti), i ribelli (spesso maschi che sfidano regole senza conseguenze reali)[35][36].
Cinema queer
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Il cinema queer negli Stati Uniti si sviluppa gradualmente, spesso in risposta alla censura e alla mancanza di rappresentazione. Già negli anni ’20 e ’30, alcune figure queer apparivano sullo schermo, ma in modo sottile e codificato[37]. Il Codice Hays, introdotto nel 1934, proibiva la rappresentazione esplicita dell’omosessualità, così molti personaggi dovevano esprimere la loro identità attraverso gesti, sguardi o modi di fare, senza poterlo dichiarare apertamente.
Negli anni ’60 e ’70, il cinema queer emerge invece in circuiti underground e indipendenti. Artisti come Andy Warhol e registi sperimentali mostrarono la vita gay e le storie queer in modo diretto, spesso provocatorio e fuori dagli schemi del cinema tradizionale. L’anno cruciale è il 1969, con i moti di Stonewall, che segnano l’inizio della moderna lotta per i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti. Dopo Stonewall, i film queer diventano anche politici, raccontando storie di ribellione e ricerca di identità[38].
Negli anni ’80 e ’90 si consolida il movimento del New Queer Cinema, con registi come Todd Haynes e Gus Van Sant.
Alcune registe transgender famose sono Lana e Lilly Wachowski; alcuni registi transgender famosi sono Rhys Ernst ed Silas Howard.
Alcuni attori transgender famosi sono Brian Michael Smith, Ian Harvie e Ryan Cassata.
Alcune attrici transgender famose sono:
Cinema post 11 settembre
[modifica | modifica wikitesto]Nel periodo immediatamente successivo agli eventi, l’industria cinematografica adotta un atteggiamento di cautela. Numerose opere subiscono modifiche o rinvii, mentre la rappresentazione esplicita della distruzione urbana e della violenza spettacolare viene temporaneamente ridimensionata. Questa fase riflette l’esigenza di rispettare un pubblico profondamente scosso e di evitare una spettacolarizzazione del trauma ancora recente[39][40].
Parallelamente, emergono nuove tematiche centrali, quali la sicurezza nazionale, il terrorismo, la sorveglianza e la vulnerabilità dello Stato. Il cinema d’azione e il thriller assumono toni più cupi e realistici, spesso caratterizzati da un nemico invisibile o indefinito. In questo contesto, anche il genere supereroistico subisce una trasformazione significativa: le figure eroiche diventano più problematiche, moralmente ambigue e psicologicamente fragili, come dimostrano opere quali Il cavaliere oscuro - Il ritorno di Christopher Nolan[39][40].
Il cambiamento è evidente anche nel cinema bellico, che abbandona in parte la retorica celebrativa tipica di epoche precedenti per concentrarsi sulle conseguenze umane e psicologiche del conflitto. Film come The Hurt Locker propongono una rappresentazione della guerra priva di eroismo tradizionale, enfatizzando invece l’alienazione, il trauma e la complessità morale dell’esperienza bellica contemporanea[39][40].
Attori bambini
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Nel cinema statunitense ci sono diversi nomi iconici di attori bambini, alcuni dei quali hanno continuato la carriera da adulti, altri rimasti celebri soprattutto per i ruoli da bambini, ad esempio Shirley Temple, Mickey Rooney, Jackie Coogan, Margaret O'Brien, Ron Howard, Drew Barrymore, Macaulay Culkin, Haley Joel Osment, Corey Feldman, Christina Ricci ed Elijah Wood.
Colonna sonora
[modifica | modifica wikitesto]Nel cinema muto, nonostante l’assenza di dialoghi registrati, la musica era sempre presente nelle sale. Pianisti o piccole orchestre accompagnavano le proiezioni per sostenere il ritmo del film, enfatizzare le emozioni e guidare il pubblico nella comprensione delle scene[41].
Con l’arrivo del sonoro alla fine degli anni Venti, Hollywood sviluppò un modello musicale preciso, che raggiunse il suo apice tra gli anni Trenta e Cinquanta, durante quella che viene chiamata la Golden Age. Molti compositori erano europei, spesso formati nella tradizione classica tardo-romantica. Le colonne sonore erano sinfoniche, ricche, continue, e basate sull’uso del leitmotiv, cioè temi musicali associati a personaggi o idee[42][43].
Negli anni Cinquanta e Sessanta questo modello iniziò a essere messo in discussione. Il cinema statunitense si confrontava con nuove sensibilità, storie più realistiche e personaggi più complessi. Anche la musica cambiò: entrò il jazz e si ridusse l’uso dell’orchestra tradizionale[44].
Negli anni Settanta e Ottanta il cinema americano seguì due strade parallele. Da un lato ci fu un ritorno alla grande musica sinfonica, epica e tematica, capace di creare miti moderni e universi narrativi riconoscibili. Dall’altro lato si sviluppò una forte sperimentazione elettronica, che utilizzava sintetizzatori e sonorità nuove per raccontare il futuro, la tecnologia e l’alienazione[42].
A partire dagli anni Novanta, la musica cinematografica statunitense si è fusa sempre di più con il sound design. Le colonne sonore sono diventate spesso minimali, basate su texture, ritmi e atmosfere più che su melodie riconoscibili[45].
Critica cinematografica
[modifica | modifica wikitesto]La critica cinematografica statunitense ha avuto, e in parte continua ad avere, un ruolo centrale nel panorama culturale e mediatico globale[46][47][48]:
- Peso industriale. Hollywood domina il mercato globale: quando la critica USA si esprime, spesso lo fa su film che avranno distribuzione mondiale.
- Testate storiche e firme celebri. The New York Times, Variety, The Hollywood Reporter e critici come Roger Ebert hanno contribuito a formare il “canone” cinematografico moderno.
- Stagione dei premi. Le recensioni americane influenzano campagne Oscar, Golden Globes, SAG Awards ecc., che a loro volta condizionano visibilità, incassi e prestigio internazionale.
- Aggregatori. Piattaforme come Rotten Tomatoes e Metacritic (nate negli USA) incidono concretamente sul marketing e sulla percezione del pubblico.
Tuttavia i social media hanno ridotto il monopolio dei critici professionisti e i festival come Cannes, Berlino e Venezia e la critica europea, asiatica, e il cinema non hollywoodiano hanno oggi più spazio e autorevolezza che in passato[49][50].
Non è raro inoltre che un film bocciato dalla critica USA sia un enorme successo commerciale (e viceversa)[51][52].
Cliché
[modifica | modifica wikitesto]Nel cinema statunitense sono talvolta presenti alcuni cliché come risse, sparatorie, inseguimenti, protagonisti orfani, personaggi tipo, i Magical Negro, la lotta tra bene e male (buono contro cattivo), la redenzione finale del protagonista o del cattivo e altri[53][54][55].
Critiche a Hollywood
[modifica | modifica wikitesto]Conformismo
[modifica | modifica wikitesto]Molti studiosi e critici hanno sottolineato come l’industria cinematografica americana sia profondamente commerciale. La produzione di film si concentra spesso sui blockbuster, con effetti speciali spettacolari e franchise ripetitivi, sacrificando la profondità narrativa e la sperimentazione artistica[56][57][58].
Stereotipi
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Il cinema statunitense è stato più volte criticato per la rappresentazione stereotipata di etnie, culture e generi (ad esempio omosessuali sempre effemminati). Nei film western degli anni ’30 e ’40, ad esempio, gli indiani d’America venivano spesso ritratti come antagonisti “selvaggi”, mentre le donne erano ridotte a ruoli secondari o oggetti di desiderio. In epoca moderna, sebbene la diversità sia aumentata, le polemiche su rappresentazioni sessiste o razziste continuano a emergere[59][60][61].
Violenza
[modifica | modifica wikitesto]Un’altra critica riguarda la violenza e i contenuti sensibili. Film iconici come Arancia meccanica o Assassini nati - Natural Born Killers hanno scatenato dibattiti sul ruolo del cinema nella società e sulla sua influenza sui giovani spettatori. Allo stesso tempo, Hollywood è stata accusata di esportare un modello culturale dominante, imponendo valori e stili di vita americani in tutto il mondo. Negli anni successivi alla sua uscita, ad esempio, Scream (1996) è stato accusato di avere ispirato crimini e di induzione ad atti di violenza[62][63][64].
Minoranze e donne
[modifica | modifica wikitesto]Le donne e le minoranze sono state statisticamente sottorappresentate nelle posizioni creative nel cuore dell'industria cinematografica statunitense durante la sua storia. Questa sottorappresentazione è stata definita "soffitto di celluloide", una variante del termine "soffitto di cristallo" usato per indicare la discriminazione sul lavoro[65][66].
Storicamente, anche gli afroamericani, i latinoamericani e i nativi americani sono stati e spesso continuano a essere sottorappresentati nel cinema statunitense, sia davanti alla macchina da presa che dietro le quinte. La situazione varia leggermente per ciascun gruppo, ma ci sono alcuni tratti comuni[65][66].

Il whitewashing indica la pratica di assegnare a interpreti bianchi ruoli che storicamente o culturalmente appartengono a persone non bianche, oppure di “sbiancare” personaggi reali o immaginari per renderli più accettabili al pubblico dominante. Hollywood è stata spesso accusata di farlo per ragioni commerciali, partendo dall’idea che i protagonisti bianchi siano più “vendibili” a livello globale. Questo ha portato a riscritture culturali che cancellano identità, contesti e storie di minoranze, rafforzando una visione distorta e gerarchica della diversità[67].
Alcune scelte di casting sono state criticate, come in Doctor Strange, dove un personaggio tibetano è stato interpretato da un’attrice occidentale, decisione vista come un tentativo di evitare tensioni politiche. Attori apertamente critici verso la Cina, come Richard Gere, avrebbero subito conseguenze sulla loro carriera a Hollywood[68].
Il tokenismo, invece, è stato criticato come una forma più sottile di esclusione. In questo caso, personaggi appartenenti a minoranze etniche, culturali o sociali vengono inseriti in modo superficiale, simbolico o stereotipato, senza reale profondità narrativa. La presenza di un singolo personaggio “diverso” viene usata per segnalare inclusività, ma senza mettere in discussione le strutture di potere o i punti di vista dominanti. Secondo i critici, questo approccio consente all’industria di difendersi dalle accuse di discriminazione senza affrontare cambiamenti reali[69].
Queste pratiche sono state accusate non solo di danneggiare le opportunità lavorative per attori e creativi non bianchi, ma anche di influenzare l’immaginario collettivo, normalizzando l’idea che certe storie siano universali solo se raccontate da un punto di vista occidentale e bianco[70].
Influenza della pubblicità
[modifica | modifica wikitesto]La native advertising è una forma di comunicazione persuasiva nascosta, meno esplicita della propaganda tradizionale. Un esempio moderno negli Stati Uniti è la “copaganda”, cioè la rappresentazione eccessivamente positiva e poco realistica delle forze dell’ordine in film e serie TV. Questo avviene anche perché le produzioni ottengono supporto logistico (mezzi, location, strade chiuse) in cambio di un’immagine favorevole[71][72].
Ci sono state anche accuse di “ripulitura dell’immagine” di gruppi criminali, come la mafia, attraverso l’intrattenimento[72].
Un altro tema è il product placement, in particolare quello del tabacco: l’industria del fumo ha promosso il consumo mostrando personaggi che fumano sullo schermo. Secondo i CDC, il 18% degli adolescenti fumatori non avrebbe iniziato a fumare se i film con scene di fumo fossero stati classificati vietati ai minori[73][74].
Condizioni di lavoro
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Gran parte della forza lavoro di Hollywood non si reca ogni giorno nella stessa sede, né segue la stessa routine quotidiana, ma gira in location distanti in tutto il mondo, con un programma dettato dalle scene da girare piuttosto che da ciò che è più sensato per la produttività. Ad esempio, un film urbano girato interamente in esterni di notte richiederebbe alla maggior parte della troupe di lavorare a turni notturni, mentre una serie comica ambientata in un contesto teatrale, girata principalmente a teatro con solo uno o due giorni a settimana in esterni, seguirebbe un programma di lavoro più tradizionale. I western vengono spesso girati in location desertiche lontane dalle case della troupe, in aree con pochi hotel che richiedono lunghi viaggi in auto prima e dopo una giornata di riprese, sfruttando il maggior numero possibile di ore di luce solare disponibili, costringendo in definitiva i lavoratori a lavorare 16 o 17 ore al giorno dal momento in cui lasciano casa al momento del loro ritorno[75][76].
Gli scioperi di Hollywood nella storia, che hanno coinvolto sceneggiatori (WGA) e attori (SAG-AFTRA) uniti per la prima volta dal 1960, sono stati motivati principalmente dalla necessità di adeguare i contratti all'era dello streaming, aumentare i salari minimi e regolamentare l'uso dell'intelligenza artificiale per proteggere il lavoro umano[77][78].
Il cosiddetto star system, la pressione sulle giovani star e la difficoltà di conciliare fama e vita privata hanno spesso portato a scandali e controversie[79].

Il cinema statunitense è stato spesso criticato per gravi incidenti sul lavoro. Le critiche arrivano da sindacati, operatori del settore, studiosi e media, e riguardano soprattutto sicurezza sacrificata allo spettacolo, ritmi di lavoro estremi e responsabilità poco chiare[80][81].
Si sono verificati casi di abusi sessuali nell'industria cinematografica statunitense che hanno provocato scandali e proteste[82][83].
Censura
[modifica | modifica wikitesto]Hollywood ha praticato forme di autocensura per motivi economici e politici, soprattutto per accedere al mercato cinematografico cinese, uno dei più grandi al mondo. Per evitare problemi con la censura del governo cinese, alcuni produttori hanno modificato contenuti sensibili, ad esempio cambiando i cattivi da cinesi a nordcoreani (come nel film Red Dawn - Alba rossa) o evitando temi proibiti[84][85].
Negli anni ’30 Hollywood evitava di criticare i nazisti per non perdere il mercato tedesco, e dal 1930 al 1967 il Codice Hays impose una rigida autocensura per motivi morali e religiosi, allo scopo di prevenire interventi governativi[86].
Serie e film che hanno trattato argomenti vietati in Cina (come il Dalai Lama o Winnie the Pooh) sono stati banditi, come accaduto a South Park dopo l’episodio Band in China e al film Christopher Robin. Anche il Tibet, un tempo tema frequente nel cinema occidentale, è progressivamente scomparso dai film mainstream per non irritare Pechino[87][88].
Rapporti con l'esercito
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Il cinema statunitense è stato a lungo criticato per il rapporto stretto che intrattiene con l’esercito e le forze armate, un rapporto che molti studiosi descrivono come una forma di collaborazione strutturata tra intrattenimento e apparato militare. Il Dipartimento della difesa, in particolare, offre supporto logistico alle produzioni cinematografiche (come l’uso di mezzi militari, basi, armamenti e consulenza tecnica) ma questo sostegno è subordinato alla revisione e all’approvazione delle sceneggiature. Di fatto, i film che presentano l’esercito in modo negativo o troppo critico tendono a non ricevere assistenza, spingendo così le case di produzione verso una forma di autocensura[89].
Questa collaborazione ha contribuito alla diffusione di rappresentazioni spesso idealizzate dei militari, in cui l’azione bellica è mostrata come necessaria, eroica e moralmente giustificata, mentre vengono ridimensionati o esclusi aspetti più controversi come i crimini di guerra, le conseguenze psicologiche sui soldati o le responsabilità politiche dei conflitti. Secondo i critici, il risultato è una narrazione che rende la guerra più accettabile e spettacolare, trasformandola in intrattenimento e normalizzandone la violenza[90].
Un altro punto centrale della critica riguarda l’impatto culturale e sociale di questi film, soprattutto sui giovani. Diverse produzioni di grande successo hanno coinciso con un aumento dell’interesse verso la carriera militare, rafforzando l’idea che il cinema funzioni anche come strumento di reclutamento indiretto. In questo senso si parla spesso di “propaganda soft”, cioè di un’influenza ideologica non dichiarata ma efficace, veicolata attraverso storie avvincenti e immagini spettacolari[91][92].
Esiste tuttavia una tradizione significativa di film critici e antimilitaristi che mettono in discussione la guerra e le sue conseguenze, ma queste opere, proprio perché meno compatibili con la collaborazione militare, tendono ad avere meno risorse, minore visibilità e un impatto commerciale più limitato[90].
Errori storici, fisici e scientifici
[modifica | modifica wikitesto]Esiste una lunga tradizione di critiche rivolte a errori scientifici, storici e di fisica, soprattutto quando l’esigenza di spettacolarità prende il sopravvento sull’accuratezza[93].
Dal punto di vista scientifico e fisico, molti film vengono accusati di diffondere rappresentazioni irrealistiche delle leggi naturali. Esplosioni nello spazio con suono, gravità che funziona in modo incoerente, computer capaci di fare qualunque cosa in pochi secondi o guarigioni miracolose sono esempi ricorrenti. Gli scienziati sottolineano che questi errori non sono semplici sviste (blooper), ma contribuiscono a creare una percezione distorta della scienza, soprattutto tra il pubblico più giovane, rendendo più difficile distinguere tra finzione e realtà[94].
Anche sul piano storico le critiche sono frequenti. Molti film ambientati nel passato semplificano eventi complessi, alterano cronologie, personaggi e motivazioni o adottano una prospettiva fortemente nazionalista. In particolare, il cinema hollywoodiano è stato accusato di presentare una visione “americanizzata” della storia mondiale, in cui il ruolo degli Stati Uniti viene amplificato mentre quello di altri paesi o gruppi sociali viene ridotto o stereotipato. Queste distorsioni, secondo gli storici, possono consolidare miti storici più che favorire una comprensione critica del passato[95].
Infine, le inesattezze riguardano anche ambiti come la medicina, la tecnologia e l’economia, spesso rappresentate in modo eccessivamente semplificato o errato per esigenze narrative. I difensori di Hollywood ricordano che il cinema non è un manuale scientifico o un saggio storico, ma i critici ribattono che, data la sua enorme influenza culturale, l’industria cinematografica ha comunque una responsabilità nel non perpetuare errori grossolani o fuorvianti[96].
Impatto ambientale
[modifica | modifica wikitesto]In epoca moderna è emersa con più forza l’attenzione sull’impatto ambientale dell’industria cinematografica, soprattutto per quanto riguarda le grandi produzioni hollywoodiane[97].
Le critiche riguardano principalmente l’elevato livello di inquinamento e spreco di risorse generato dai set: viaggi aerei frequenti per cast e troupe, trasporti di materiali e scenografie, uso intensivo di energia, generatori a combustibili fossili, consumo di acqua e produzione di grandi quantità di rifiuti. I blockbuster, in particolare, possono avere un’impronta di carbonio paragonabile a quella di piccole città per la durata delle riprese[98][99].
Un aspetto spesso sottolineato è la contraddizione tra contenuto e pratica. Alcuni film e serie promuovono messaggi ecologisti o denunciano il cambiamento climatico, mentre le modalità di produzione restano altamente inquinanti, alimentando accuse di ipocrisia o “greenwashing”. A questo si aggiunge l’impatto ambientale delle riprese in location naturali sensibili, che talvolta subiscono danni permanenti a causa di infrastrutture temporanee, afflusso di persone e rifiuti[100][101].
Alcune produzioni e studios hanno iniziato ad adottare pratiche più sostenibili, come l’uso di energie rinnovabili, la riduzione della plastica monouso, il riciclo dei set e il calcolo delle emissioni di CO2[102][103].
Uso di animali
[modifica | modifica wikitesto]Argomenti contrari
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della storia del cinema statunitense, l’uso degli animali è stato spesso oggetto di critiche etiche e culturali. Per molti decenni, soprattutto fino alla seconda metà del Novecento, gli animali sono stati utilizzati sui set come semplici strumenti di spettacolo. In numerosi film (in particolare western e kolossal storici) cavalli, cani e altri animali venivano sottoposti a condizioni di forte stress, scene pericolose e addestramenti violenti. In alcuni casi si sono verificati ferimenti o morti, considerati all’epoca un “costo accettabile” della produzione cinematografica[104].
A partire dagli anni Ottanta, Hollywood ha cercato di rispondere a queste accuse introducendo controlli ufficiali, come quelli dell’American Humane Association. Tuttavia, anche questo sistema è stato criticato, perché non sempre indipendente e limitato al solo periodo delle riprese. Di conseguenza, molti osservatori sostengono che la protezione degli animali sia stata spesso più un’operazione di immagine che un cambiamento profondo[105][106].
Un’altra critica importante riguarda il ruolo narrativo degli animali. Nel cinema statunitense essi vengono frequentemente usati per suscitare emozioni (tenerezza, paura, eroismo) o sacrificati per aumentare la tensione drammatica. Questo rafforza una visione antropocentrica, in cui la sofferenza animale è giustificata se serve alla storia[107].
Inoltre, la rappresentazione distorta di animali selvatici come docili o addomesticabili o eccessivamente pericolosi contribuisce (secondo i critici) a creare false percezioni e comportamenti irresponsabili nella vita reale. Ad esempio, dopo l’uscita di Lo squalo (1975) di Steven Spielberg, si è verificato un fenomeno reale noto come effetto Lo squalo: molti spettatori iniziarono a temere le spiagge, anche quelle più sicure e in alcune località balneari degli Stati Uniti la presenza degli squali veniva vista come una minaccia costante, anche se gli attacchi erano rari. Dopo il film, aumentò il massacro di squali negli oceani, in particolare negli anni ’70 e ’80 e alcuni pescatori e bagnanti uccidevano squali per “difendersi” o per prevenire attacchi[108][109].
Argomenti a favore
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Nel dibattito sull’uso degli animali nel cinema, una delle domande più importanti riguarda i vantaggi che un regista può avere nell’utilizzare un animale vero invece di un effetto CGI. Nonostante le nuove tecnologie permettano oggi di creare animali digitali molto realistici (mentre in passato al posto di animali veri si usavano talvolta pupazzi, statue o modelli meccanici), molti registi continuano a preferire la presenza di un animale reale sul set[110].
Il primo vantaggio riguarda il realismo. Un animale vero si muove in modo naturale e imprevedibile, con gesti ed espressioni che sono difficili da riprodurre perfettamente con la computer grafica. Questa spontaneità può rendere le scene più credibili e meno artificiali, soprattutto quando l’animale è al centro dell’inquadratura o interagisce direttamente con gli attori[111].
Un secondo aspetto importante è la recitazione. Gli attori, trovandosi davanti a un animale reale, possono reagire in modo più autentico, creando un rapporto emotivo più convincente. Per molti registi questo migliora la qualità della performance e rafforza il coinvolgimento dello spettatore[112].
Alcuni autori preferiscono un cinema più “fisico” e concreto, che privilegi elementi reali rispetto a quelli digitali. L’uso di animali veri diventa quindi una scelta estetica, legata all’idea di un cinema che vuole mantenere un contatto diretto con la realtà[112].
Anche dal punto di vista pratico, in certi casi, l’uso di un animale addestrato può essere più conveniente rispetto alla CGI, che richiede tempi lunghi e costi elevati di post-produzione[111].
Premi celebri
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Attori famosi
[modifica | modifica wikitesto]Deceduti (non compresi nell'AFI's 100 Years... 100 Stars)
[modifica | modifica wikitesto]- Oliver Hardy
- Paul Newman
- Frank Sinatra
- Philip Seymour Hoffman
- Jack Lemmon
- Ray Liotta
- Patrick Swayze
- Walter Brennan
- Melvyn Douglas
- Brandon Lee
- Robin Williams



Viventi
[modifica | modifica wikitesto]- Jack Nicholson
- Al Pacino
- Leonardo DiCaprio
- Brad Pitt
- Tom Cruise
- Arnold Schwarzenegger
- Harrison Ford
- Richard Gere
- Jeff Bridges
- Mark Ruffalo
- Robert De Niro
- Morgan Freeman
- Samuel L. Jackson
- John Travolta
- Bruce Willis
- Will Smith
- Eddie Murphy
- Tobey Maguire
- Edward Norton
- Dustin Hoffman
- Woody Harrelson
- Elijah Wood
- James Woods
- Willeam Dafoe
- Michael Douglas
- Kevin Kline
- John Malkovich
- Steven Seagal
- Jamie Foxx
- Kevin Bacon
- Matthew McConaughey
- Kevin Spacey
- Jeff Daniels
- Owen Wilson
- Viggo Mortensen
- Adrien Brody
- Steve Martin
- Harvey Keitel
- Sean Penn
- Joe Pesci
- James Cromwell
- Jim Belushi
- William H. Macy
- Michael Keaton
- Jeff Goldblum
- Tommy Lee Jones
- Nicolas Cage
- Christopher Lloyd
Attrici famose
[modifica | modifica wikitesto]Decedute (non comprese nell'AFI's 100 Years... 100 Stars)
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Viventi
[modifica | modifica wikitesto]- Viola Davis
- Meryl Streep
- Nicole Kidman
- Ellen Burstyn
- Sissy Spacek
- Jennifer Lawrence
- Scarlett Johansson
- Christina Ricci
- Diane Keaton
- Halle Berry
- Sandra Bullock
- Michelle Pfeiffer
- Geena Davis
- Sharon Stone
- Liv Tyler
- Talia Shire
- Julianne Moore
- Jennifer Lopez
- Glenn Close
- Demi Moore
- Uma Thurman
- Hilary Swank
- Frances McDormand
- Megan Fox
- Amanda Seyfried
- Jane Fonda
- Anne Hathaway
- Kirsten Dunst
- Emma Stone
- Renée Zellweger
- Whoopi Goldberg
- Laura Linney
- Cameron Diaz
- Cher
- Susan Sarandon
- Jessica Lange
- Julia Roberts
- Kim Basinger
- Robin Wright
- Sally Field
- Sigourney Weaver
Registi/attori famosi
[modifica | modifica wikitesto]Deceduti (non compresi nell'AFI's 100 Years... 100 Stars)
[modifica | modifica wikitesto]- Stan Laurel
- Dennis Hopper
- Andy Warhol
- John Huston
- Robert Redford
- Charlton Heston
- Mervyn LeRoy
- Peter Fonda
- Robert Duvall

Viventi
[modifica | modifica wikitesto]Registe/attrici famose
[modifica | modifica wikitesto]Decedute
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Viventi
[modifica | modifica wikitesto]Registi famosi
[modifica | modifica wikitesto]Deceduti
[modifica | modifica wikitesto]Viventi
[modifica | modifica wikitesto]Registe famose
[modifica | modifica wikitesto]Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Note
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- L'indipendenza del cinema statunitense, su lnx.whipart.it. URL consultato il 21 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2011).
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