Periodo tardo dell'Egitto


Il Periodo tardo dell'Egitto è la fase della storia egizia che comprende le dinastie che vanno dalla XXVI alla XXXI coprendo un arco di tempo dal 672 a.C. al 332 a.C. e susseguendosi quindi al Terzo periodo intermedio.[1] Si tratta di un periodo in cui l'Egitto perde la sua autonomia a causa del susseguirsi di occupazioni del territorio da parte di diverse popolazioni straniere.
XXVI dinastia[2]
[modifica | modifica wikitesto]Nel 671 a.C. gli Assiri invasero l'Egitto sotto la guida di Esarhaddon.[3] Nel 669 a.C. Taharqa ripiega verso il Sud portando Esarhaddon ad intervenire e perire nella battaglia che viene così interrotta. La guerra viene ripresa da Assurbanipal e porta alla fuga del faraone a Tebe. Gli Assiri ricevono l'omaggio dell'Alto Egitto ed in seguito al loro abbandono del territorio egizio, i sovrani del Delta stabiliscono contatti con Taharqa. Assurbanipal viene informato del complotto e così fa catturare, giustiziare e deportare i congiurati a Ninive.[4] L'Egitto si trova per la prima volta sotto un'occupazione straniera che si differenzia da quella precedente dei sovrani nubiani e quella anteriore libica, entrambe partecipi dello stesso orizzonte culturale.[5]
Necao I, sovrano di Sais, viene graziato da Assurbanipal e affermato come re di Sais; suo figlio Psammetico viene fatto signore di Atribi.

Un tentativo di riconquista dell'Egitto da parte di Tanutamani porta alla morte di Necho e alla repressione di Assurbanipal che invia una sua armata contro l'Egitto (664 a.C.) riprendendo Menfi e portando al saccheggio di Tebe.[6]
Alla morte di Necao I, suo figlio Psammetico I viene riconosciuto dagli Assiri come l'unico re d'Egitto. Egli assume l'amministrazione del paese e, tramite alcune alleanze, riesce ad impadronirsi della Tebaide garantendosi la nomea di riunificatore del paese. Grazie a Psammetico si sviluppa l'immigrazione di popolazione greca che incentiva lo scambio di merci e di informazione storiche tra i due popoli.[7] Questo processo viene però tenuto sotto controllo grazie alla campagna nazionalista del faraone.[8] La presenza nel territorio egizio di questi stranieri diventa un elemento fondamentale per lo sviluppo storico del paese: da un lato, grazie alle testimonianze greche, gli avvenimenti egiziani sono collegati ai casi della Grecia; dall'altro porta alla nascita dell'impostazione monetaria necessaria per pagare i mercenari greci.[9]
Nel 653 Psammetico I scaccia le guarnigioni assire segnando l'effettiva riunificazione dell'Egitto. La sua dinastia inaugura una fase di intensa rinascita culturale: nell'arte, nell'architettura funeraria e nella letteratura si afferma un consapevole ritorno alle forme del Medio e dell'Antico Regno, fenomeno noto come arcaismo saita.[10][11]
Necao II succede al padre nel 610 e viene ricordato per la flotta da lui costruita, capace di circumnavigare l'Africa, e per aver avviato lo scavo di un canale di collegamento tra il Nilo e il Mar Rosso.[12] Tenta di conquistare la Palestina riuscendo a conservare il controllo della Siria contesa con i Babilonesi.[13]
Dopo che Nabucodonosor II si impadronisce di Gerusalemme, il nuovo faraone Psammetico II incoraggia la popolazione alla ribellione con conseguenze disastrose per il regno di Giuda.[14]
Ad affrontare i problemi generati dalla rivolta di Sedecia tocca al figlio di Psammetico II, Aprie. L'esercito egizio, al contrario della flotta, non riesce a riscuotere buoni successi e il tentativo di soccorrere Sedecias termina con la caduta di Gerusalemme (587 a.C.). Questa sconfitta porta al formarsi di sommosse e guerre civili egiziane; il generale Amasis viene proclamato re e, appoggiato dalle forze nazionaliste del paese, ingaggia uno scontro vittorioso con Aprie, affiancato da soli mercenari.[15]
Detentore del trono, Amasis si dedica all'integrazione dei popoli stranieri e soprattutto greci cercando di accrescere le proprie alleanze in vista della ricostruzione ad opera dei Persiani di un potente impero.[16] Il faraone arriva addirittura a promuovere l'istituzione di una polis greca entro i confini dell'Egitto e annette Cipro alla sfera d'influenza egiziana.[17] Verso il 568 a.C. Nabucodonosor invade l'Egitto. Tuttavia gli eserciti di Amasis sconfiggono i Babilonesi (sebbene l'autore non abbia elaborato i particolari e non ci siano noti resoconti dettagliati di questa invasione,[18] Erodoto riporta che questo faraone ebbe un regno lungo e fiorente).[19]
Nel 526 a.C. muore Amasis, Cambise II marcia con il suo esercito sull'Egitto annientandone i tentativi di difesa grazie anche a stratagemmi legati alle credenze egizie[20] e alla mal riposta fiducia dei faraoni nei confronti dei mercenari greci,[21] costringendo Psammetico III a ritirarsi a Menfi.[22]
XXVII dinastia[23]
[modifica | modifica wikitesto]
Con la disfatta di Psammetico III l'Egitto perde gran parte dei suoi alleati. Cambise II trova appoggi militari e viene ben accolto nel paese adottando una titolatura completa.[24] Nel 522 a.C., al ritorno di Cambise II in Asia, l'Egitto viene affidato al satrapo Ariande, in seguito sospettato d'infedeltà e condannato a morte da Dario I.[25][26] Dario I riorganizzò l'amministrazione del paese, avviò lavori templari — tra cui l'ampliamento del tempio di Ibi nell'oasi di Kharga — e portò a termine il canale tra il Nilo e il Mar Rosso iniziato da Necao II.[26]
A causa della sconfitta dell'esercito persiano da parte dei Greci (battaglia di Maratona), Dario concentra le sue attenzioni su altri fronti e la popolazione egiziana ne approfitta per ribellarsi. Serse I succede al trono d'Egitto e stronca la rivolta ma dopo la sua disfatta a Salamina contro l'esercito greco, una nuova sommossa coinvolge il territorio egiziano. Il regno di Serse fu più gravoso per la popolazione e coincise con l'interruzione delle registrazioni del toro sacro Api a Menfi.[27]
Inaro, figlio di Psammetico, insorge costringendo Artaserse a dover fronteggiare una rivolta. Affiancate dai greci, le truppe di Inaro si impadroniscono di tutto il Basso Egitto ma trovano una battuta di arresto a Menfi.[27]
Nel 424 a.C. ad Artaserse succede Dario II che si trova a fronteggiare i tentativi dei greci di far insorgere le popolazioni egiziane contro gli invasori persiani.[28]
XXVIII dinastia
[modifica | modifica wikitesto]Amirteo si ribella nel 404 a.C. e alla morte di Dario II si fa incoronare faraone, espellendo i Persiani con l'aiuto di mercenari cretesi.[28] Non si conosce il motivo della fine del regno di Amitreo e quindi la fine della XXVIII dinastia ma si pensa che Amirteos offese in qualche modo i dettami della legge, per cui al figlio fu negata la successione.[26][29]
XXIX dinastia[30]
[modifica | modifica wikitesto]La XXIX dinastia inizia con la proclamazione a faraone di Neferite I nel 399 a.C. e si caratterizza per il tentativo dei faraoni di mantenere una certa indipendenza dalla Persia. Per far ciò l'Egitto si allea con Sparta mettendo a sua disposizione l'esercito e la flotta egiziana.
Alla morte di Neferite il potere viene conteso da due fazioni. Hakor sale al trono e si trova a fronteggiare un tentativo di conquista da parte dell'esercito persiano in tregua con Sparta. Il faraone trova un alleato in Evagora I, re di Cipro, e ferma l'avanzata persiana che sposta così le sue attenzioni su Salamina. Evagora chiede aiuto ad Hakor che però giudica persa la causa dell'alleato ed è quindi costretto a chiedere una pace. Hakor riuscì tuttavia a respingere nel 385 a.C. una potente invasione persiana con l'aiuto di mercenari greci agli ordini del generale Cabria.[31][32]
XXX dinastia
[modifica | modifica wikitesto]
Il figlio di Hakor, Neferite II, dopo aver sostituito il padre viene detronizzato da Nectanebo I che dà il via alla XXX dinastia. I persiani erano ormai sul punto di conquistare l'Egitto e nel 373 a.C. le loro forze si uniscono a quelle greche per dare il via ad un'avanzata. L'esercito si spinge fino a Menfi dove a causa delle diffidenze tra le truppe alleate, l'esercito del faraone riesce a riorganizzarsi e a sconfiggere gli invasori.[33]
Dal 365 a.C. il trono dell'Egitto passa a Teos che, dopo aver imposto pesanti provvedimenti fiscali, cerca di conquistare la Siria-Palestina grazie allo sfruttamento di mercenari greci. Il malcontento scaturito dall'aumento delle imposte incoraggia un colpo di Stato che porta Nectanebo II al trono; Teos, abbandonato dalle truppe, è costretto a rifugiarsi alla corte achemenide.[34]
Nectanebo II seppe resistere a un ulteriore tentativo di invasione persiana nel 351 a.C. e promosse un esteso programma di costruzioni templari e il potenziamento dei culti degli animali sacri — in particolare il toro Api e il toro Buchis — in ogni parte dell'Egitto. L'Egitto torna tuttavia ad essere il bersaglio dell'espansione persiana. L'avanzata di Artaserse III costringe il faraone a ritirarsi a Menfi ed in seguito a fuggire al Sud. Si instaura così un'egemonia persiana.[32][35]
XXXI dinastia
[modifica | modifica wikitesto]La XXXI dinastia corrisponde alla seconda dominazione persiana. La dominazione persiana durò meno di un decennio: nel 332 a.C. Alessandro Magno conquistò l'Egitto senza incontrare resistenza significativa — la popolazione lo accolse come liberatore — aprendo la fase ellenistica con la fondazione di Alessandria e il successivo regno dei Tolemei.[26]
- Sarcofago del visir Gemenefherbak in grauwacke, XXVI dinastia, periodo saita. Museo Egizio, Torino (C. 2201).
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pag. 470
- ↑ Egitto per caso, su egittopercaso.net. URL consultato il 17 gennaio 2017.
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 447
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 448
- ↑ Sergio Donadoni, L'Egitto dall'epoca tarda al periodo tolemaico, pag. 20
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 448-450
- ↑ Pfeiffer, 2013
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 451-453
- ↑ Sergio Donadoni, L'Egitto dall'epoca tarda al periodo tolemaico, pag. 21
- ↑ Kahl, 2010
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 458
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 461
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 459-460
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 462
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 463
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 464
- ↑ Sergio Donadoni, L'Egitto dall'epoca tarda al periodo tolemaico, pag. 23
- ↑ Alan B. Lloyd, "The Late Period" in The Oxford History of Ancient Egypt (cur. da Ian Shaw), Oxford University Press, 2002, pp. 381-82
- ↑ Erodoto, II, 177, 1.
- ↑ (EN) Joshua J. Mark, The Battle of Pelusium: A Victory Decided by Cats, in Ancient History Encyclopedia, gennaio 2012.
- ↑ Sergio Donadoni, L'Egitto dall'epoca tarda al periodo tolemaico, pag. 25
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 465
- ↑ Egitto per caso, su egittopercaso.net. URL consultato il 17 gennaio 2017.
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 468
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 471
- 1 2 3 4 Klotz, 2015
- 1 2 Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 472
- 1 2 Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 473
- ↑ Egitto per caso, su egittopercaso.net. URL consultato il 18 gennaio 2017.
- ↑ Egitto per caso, su egittopercaso.net. URL consultato il 18 gennaio 2017.
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 474-477
- 1 2 Ladynin, 2013
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 478
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 479-480
- ↑ Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, pag. 481
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X.
- Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, Laterza, ISBN 978-88-420-5651-5.
- Sergio Donadoni, L'Egitto dall'epoca tarda al periodo tolemaico, Jaca Book, ISBN 88-164-3634-4.
- (EN) Jochem Kahl, Archaism, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, 2010. URL consultato il 1º aprile 2026.
- (EN) David Klotz, Persian Period, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, 2015. URL consultato il 1º aprile 2026.
- (EN) Ivan Ladynin, Late Dynastic Period, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, 2013. URL consultato il 1º aprile 2026.
- (EN) Stefan Pfeiffer, Egypt and Greece Before Alexander, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, 2013. URL consultato il 1º aprile 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Periodo tardo dell'Egitto
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Late period, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
