Bulino

Il bulino è un sottile scalpello con la punta in acciaio, utilizzato sia per particolari incisioni in oreficeria e argenteria, sia per la tecnica artistica di incisione calcografica, normalmente una lastra di rame, realizzata con tale strumento per asportare il metallo dalla lastra e realizzare una matrice che servirà per la stampa in calcografia.
Tipi
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A seconda delle necessità di incisione, la punta può avere forma ad angolo (più o meno acuto) o semicircolare. Molti bulini sono realizzati in modo tale che lo stesso manico possa supportare diverse punte.
Il bulino viene affilato con una cote o pietra da affilare, spesso di grana molto fine come la pietra d'Arkansas, leggermente lubrificata con olio da affilatura.
L'incisione con bulino non prevede la morsura con acidi per scavare il solco della lastra, il quale è ottenuto soltanto tramite l'azione dello strumento che, asportando il metallo, conferisce alla stampa un segno netto e preciso, generando dei riccioli di metallo che vengono poi asportati con un raschietto.
Nell'ambito dell'incastonatura di pietre preziose vengono utilizzati:
- bulino a mandorla (con sezione ovale con punte allungate), mezzo tondo (con sezione 1/2 sfera), piano (con sezione quadrata), piano rigato (come il piano ma con la parte tagliente attraversata da righe). Viene utilizzato dagli incastonatori sia per intagliare il metallo e sia per una particolare incastonatura detta "a baffetto", "a squarcio lucido" (tipo punti luce con giro lucido intorno alla pietra);
- bulino mezzo tondo, viene utilizzato nei pavé per spostare il metallo degli angoli sulle pietre da bloccare (incastonare);
- bulino piano, viene utilizzato per spaccare le varie parti di metallo create in precedenza con il bulino a mandorla da spostare sulle pietre e quindi bloccarle (incastonare);
- bulino piano rigato, viene usato più in particolare dagli incisori, vengono creati tanti righi fitti sul metallo prezioso con un effetto setato che viene usato come base per le incisioni.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nel lessico della paletnologia, il termine indica anche il "bulino litico", manufatto preistorico appuntito ottenuto da schegge o lame di pietra, diffuso a partire dal Paleolitico superiore e che si otteneva asportando lamelle da una scheggia di pietra.
Le prime manifestazioni artistiche incisorie propriamente dette risalgono ad un periodo prossimo ai primi del Quattrocento nelle botteghe degli orafi fiammingo-renani, visto che è noto un documento di copia a penna di una Passione eseguita col bulino nel 1441. Tra gli autori delle stampe a bulino olandesi si distinsero il cosiddetto Maestro del Calvario ed il Maestro della Morte di Maria, autore di una Scena di battaglia, mentre francesi furono il Maestro di Balaam ed il Maestro del Giardino d'Amore ed infine una terza corrente fondamentale fu quella germanica che produsse opere di raffinata qualità artistica, ben rappresentata dal Maestro delle Carte da gioco, che operò a Costanza verso la metà del XV secolo caratterizzandosi con tratti sottili e armoniosi, e dal Maestro E.S. che diede il la al sentimento pittorico nell'incisione a bulino.[1] Il maestro per eccellenza però fu Martin Schongauer (1430-1491), nato in una famiglia di orefici, che dettò le regole della disciplina con le tavole intitolate Morte della Vergine, Salita al Calvario e il Blasone. Schongauer si mise in luce per la coerenza dell'insieme e per il modellato ricco di tagli e controtagli.
In Italia la prima incisione a bulino risale al 1461 e tra i primi artisti del bulino si annoverarono il Pollaiolo e il Mantegna, del quale si conoscono ben sette tavole, tra cui una Madonna e due Baccanali considerate tra le più alte espressioni del Rinascimento. Ad Albrecht Dürer spettò il compito di esprimere al meglio le possibilità offerte da questa tecnica, compiendo una sintesi delle tendenze nordiche e italiche.
Nel Cinquecento i ritmi e le regole dell'arte del bulino furono dettati dalla scuola di Fontainebleau e da quella dei Manieristi fiorentini. Se nel Seicento il bulino venne accostato all'acquaforte ed il classicismo all'accademismo dominante, nel Settecento si lanciò la moda delle stampine galanti e del virtuosismo. Dall'Ottocento il bulino subì la diffusione della fotografia e della litografia, e divenne arte di cultori, tra i quali si segnalarono Luigi Calamatta e, nella seconda metà del secolo, Tommaso Aloysio Juvara con i suoi allievi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli[2], fra cui Saro Cucinotta e Francesco Di Bartolo[3] in particolare per le loro traduzioni in incisione di grandi e celebri dipinti, come Gl'Iconoclasti[4] da Domenico Morelli del Di Bartolo e diversi lavori per la Regia Calcografia di Roma.

Tra i più noti incisori ed artisti del bulino su rame vi furono Charles-Alphonse-Paul Bellay, Agostino Carracci, Trento Cionini, Correggio, Albrecht Dürer, Giuseppe Longhi, Andrea Mantegna, Raffaello Morghen, Giovan Battista Piranesi, Marcantonio Raimondi, Cristofano Robétta, Giambattista Tiepolo, Agostino Veneziano, Paolo Veronese, Giuseppe Enzo Baglioni, Luigi Calamatta, Paolo Mercuri, Tommaso Aloysio Juvara, Francesco Di Bartolo[5], Saro Cucinotta, Giovanni Fusaro, Gaetano Micale, Francesco Pisante[6].
Xilografia
[modifica | modifica wikitesto]Nel XVIII secolo l'uso dei bulini venne introdotto nell'incisione xilografica; tale innovazione si deve a Thomas Bewick che rinnovò l'arte dell'incisione su legno utilizzando la tavola da incidere nel senso perpendicolare alla sua vena, cioè di testa. Fino ad allora le incisioni si effettuavano su tavole di legno lavorando parallelamente alle fibre, utilizzando le sgorbie e, per i dettagli, dei coltellini molto affilati. Ancora oggi le due tecniche sono distinte in incisione di testa e incisione di filo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ "Le Muse", Novara, De Agostini, 1964, vol. II, pp. 431-432.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO incisore: Gli STUDI ACCADEMICI a NAPOLI - OperaeOpera, su operaeopera.com, 9 marzo 2026. URL consultato il 12 giugno 2026.
- ↑ Francesco Di Bartolo (1826-1913) Incisore e pittore, su operaeopera.com, 11 giugno 2026. URL consultato il 12 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, GL’ICONOCLASTI di FRANCESCO DI BARTOLO, storia integrale di un capolavoro da Morelli - OperaeOpera, su operaeopera.com, 1º maggio 2026. URL consultato il 12 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO, incisore italiano dell'Ottocento - OperaeOpera, su operaeopera.com, 6 maggio 2026. URL consultato il 12 giugno 2026.
- ↑ Natalia Di Bartolo, IL CASTAGNARO e IL PALUDANO di Francesco Di Bartolo in “Usi e costumi di Napoli e contorni” - OperaeOpera, su operaeopera.com, 7 aprile 2026. URL consultato il 12 giugno 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Natalia Di Bartolo, Corpus fondante e corpus di studi per il Bicentenario di Francesco Di Bartolo (1826-1913) incisore e pittore, OperaeOpera, 2026
- (EN) burin, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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