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Cavalieri templari

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Cavalieri templari
Pauperes commilitones Christi templique Salomonici
La Croce templare, simbolo per eccellenza dell'ordine
Tipologiaordine religioso cavalleresco
MottoNon nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam
Statussoppresso
Istituzione1099/1119 circa
Primo capoHugues de Payns
Cessazione1312
Ultimo capoJacques de Molay
Motivo della cessazioneTentata soppressione dell'ordine ad opera di Filippo IV di Francia per requisire tutti i loro beni
Ordine più altoGran maestro
Poveri commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone
Descrizione generale
Attiva1119-1312
NazioneNessuna, ma al servizio del Papa
ServizioOrdine cavalleresco religioso
TipoForza militare terrestre e navale permanente
RuoloProteggere il Clero, i cristiani, i pellegrini e i più deboli
SoprannomeTemplari, Ordine Templare
Milites Christi
PatronoCristo
ColoriRosso
Bianco
Battaglie/guerreSeconda crociata
Terza crociata
Guerra tra Crociati e Selgiuchidi
Comandanti
Comandante in capoMagister Templi
Simboli
Bandiera da battaglia
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I cavalieri templari (ufficialmente: Poveri Commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone (o di Gerusalemme), in latino Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (o Hierosolimitani)) furono uno dei primi[N 1] e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medievali.

L'ordine nacque in Terrasanta dopo la prima crociata, quando i nuovi Stati crociati avevano bisogno di uomini, armi e denaro per difendersi dai regni musulmani della regione e i pellegrini diretti a Gerusalemme dovevano essere protetti lungo il viaggio.[1] Intorno al 1120 Hugues de Payns e altri cavalieri, inizialmente legati ai Canonici regolari del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ottennero da re Baldovino II di Gerusalemme e dal patriarca di Gerusalemme il permesso di formare un ordine religioso, retto da una regola e dai voti di obbedienza, castità e povertà.[2]

Nel gennaio 1129, durante il concilio di Troyes, l'ordine ricevette il riconoscimento ufficiale con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle.[2] I templari furono insieme religiosi e combattenti: proteggevano i pellegrini diretti a Gerusalemme e partecipavano alla difesa degli Stati latini d'Oriente.[2] Questo doppio ruolo, che segnò l'ordine negli anni della sua maturità, suscitò perplessità in ambito cristiano.[3]

L'ordine templare si dedicò nel corso del tempo anche ad attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e ad attività finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell'epoca.[4][5] La rete delle case e delle precettorie templari, distribuite tra l'Europa e la Terra santa, permetteva di depositare denaro o valori in una sede occidentale e di ritirarne il controvalore in un'altra sede, con modalità vicine alla lettera di cambio.[4][5]

Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l'ordine si inimicò il re di Francia Filippo il Bello e fu travolto da un processo iniziato nel 1307, fino alla soppressione nel 1312 con la bolla Vox in excelso di papa Clemente V.[6] La bolla sciolse l'ordine in modo irrevocabile, ma senza pronunciare una condanna definitiva per eresia.[6][7] Gli interrogatori condotti in Francia nel 1307 fecero uso della tortura e produssero confessioni che gli studi più recenti collegano soprattutto all'azione contro l'ordine da parte di Filippo IV e dei suoi consiglieri, tra i quali Guglielmo di Nogaret.[8][9]

A partire dal XVIII secolo, alla storia dei templari si sovrapposero molte leggende, soprattutto su presunti riti segreti, sulla sopravvivenza nascosta dell'ordine dopo la soppressione e su legami con la massoneria; secondo gli studiosi invece non è provata alcuna continuità storica tra l'Ordine del Tempio medievale e la massoneria o i movimenti neotemplari moderni.[10][11]

Contesto religioso, politico-militare: la prima crociata

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Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma della Chiesa dell'XI secolo e Prima crociata.
Papa Urbano II predica la crociata, miniatura delle Grandes Chroniques de France di Jean Fouquet

Tra l'XI e il XII secolo, il rinnovamento del monachesimo cristiano legato alla riforma cluniacense e ai suoi sviluppi successivi vide la fondazione di numerosi ordini religiosi; tra questi ebbero un ruolo importante i frati conversi, che valorizzavano il lavoro manuale e la vita collegiale secondo una lettura rigorosa della regola di San Benedetto.[12] Anche la Chiesa secolare attraversava una fase di riforma, nota come riforma dell'XI secolo, nella quale rivendicò maggiore autonomia rispetto al potere laico anche durante la lotta per le investiture tra papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV di Franconia.[13] La Chiesa cercò inoltre di limitare la violenza armata nella società cristiana, promuovendo strumenti come la Tregua di Dio.[13] In questo quadro maturò l'idea del cavaliere come miles Christi, "cavaliere di Cristo", chiamato a usare le armi in difesa della cristianità e della Terra santa, invece che nelle guerre private combattute in Europa.[13][14] Ai cavalieri non veniva quindi chiesto di abbandonare il mondo come i monaci, ma di indirizzare l'uso delle armi verso una causa religiosa.[14]

Il 27 novembre 1095, papa Urbano II, nel corso del decimo giorno del concilio di Clermont, fece appello ai presenti perché si recassero in Terrasanta a riconquistare Gerusalemme, allora in mano ai turchi selgiuchidi.[15] Nelle versioni tramandate del discorso, il papa richiamò le violenze subite dai pellegrini cristiani diretti a Gerusalemme e la richiesta di aiuto inviata dall'imperatore Alessio I Comneno contro l'espansione turca; gli atti del concilio non sono però conservati e il discorso è noto attraverso diverse redazioni successive e una lettera di Urbano II del dicembre 1095.[15][16]

L'appello del papa ebbe seguito e in poco tempo una spedizione di cavalieri, preceduta da movimenti spontanei come la Crociata dei poveri, prese la via dell'Oriente nella spedizione poi nota come prima crociata.[15] L'impresa riuscì anche per le capacità militari dei crociati e per le divisioni interne del mondo musulmano: il 15 luglio 1099 le truppe di Goffredo di Buglione conquistarono Gerusalemme dopo oltre un mese di assedio.[15][17] Dopo la conquista della città, i crociati fondarono i primi quattro stati crociati nei territori in cui si insediarono: la contea di Edessa, il Principato d'Antiochia, il regno di Gerusalemme e la contea di Tripoli.[18][19]

Nascita dell'ordine

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Un ipotetico ritratto ottocentesco di Hugues de Payns, fondatore dell'ordine dei templari

Dopo la conquista di Gerusalemme, molti crociati, considerato concluso il loro obbligo di pellegrinaggio, fecero ritorno in patria; per coloro che rimasero in Terrasanta si pose invece il problema di difendere i luoghi santi e proteggere i pellegrini che continuavano a giungere dall'Europa.[20] Per far fronte a questa esigenza nacquero gruppi di cavalieri che fecero voto di vivere stabilmente in Oriente, di condurre vita comune e di dedicarsi alla difesa dei luoghi santi conquistati.[21] In tale contesto assunsero rilievo diversi ordini religiosi con compiti di protezione e assistenza: l'Ordine dei Canonici regolari del Santo Sepolcro di Gerusalemme, fondato nel 1099 da Goffredo di Buglione; l'ordine di San Giovanni dell'Ospedale, nato come istituzione ospedaliera e militarizzatosi nel corso del XII secolo; e l'Ordine del Tempio, la cui origine è generalmente posta tra il 1119 e il 1120, anche se la cronologia non è ricostruita in modo unanime dagli studiosi.[22][23][24]

Hugues de Payns, futuro fondatore e primo maestro dell'Ordine del Tempio, giunse per la prima volta in Terrasanta nel 1104 per accompagnare il conte Hugues de Champagne in pellegrinaggio.[25] Tornato in Occidente nel 1107, si stabilì in Terrasanta nel 1114 e, insieme al compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, organizzò il nucleo originario dell'ordine templare, dandosi il compito di proteggere i pellegrini europei che visitavano Gerusalemme.[2]

Baldovino II cede la sede del Tempio di Salomone a Hugues de Payns e Gaudefroy de Saint-Homer. Miniatura da Histoire d'Outre-Mer di Guglielmo di Tiro, XIII secolo

Tra il 1118 e il 1120 i Cavalieri ricevettero i primi riconoscimenti dai re di Gerusalemme, tra cui l'assegnazione di locali presso la moschea al-Aqsa da parte di Baldovino II, ricordata da Giacomo di Vitry nella sua Historia orientalis seu Hierosolymitana.[26][27][28] La moschea al-Aqsa sorgeva, insieme alla vicina Cupola della Roccia, nell'area identificata dai crociati con il Tempio di Gerusalemme; da questa sede derivarono i nomi milites Templi e Templarii, mentre i cavalieri continuarono a chiamarsi anche pauperes milites Christi.[2][26][27] Oltre ai voti di povertà, castità e obbedienza tipici della tradizione monastica, i cavalieri assunsero anche l'impegno della difesa armata contro gli infedeli.[26][28] La scarsità di documenti coevi rende difficile ricostruire con esattezza i primi anni dell'Ordine del Tempio; la nascita formale della fraternità viene spesso collegata al concilio tenutosi a Nablus nel gennaio 1120, in Samaria.[2][29]

Il cronista Simone di Saint-Bertin, vicino cronologicamente agli eventi, riporta la nascita del gruppo di cavalieri che si votarono al Tempio del Signore con queste parole:

«Durante il suo splendido regno [l'Autore sta parlando di Goffredo di Buglione] alcuni [cavalieri o crociati] decisero di non tornare fra le ombre del mondo, dopo aver così intensamente sofferto per la gloria di Dio. Di fronte ai principi dell'armata di Dio essi si votarono al Tempio del Signore, con questa regola: avrebbero rinunciato al mondo, donato i beni personali, rendendosi liberi di perseguire la purità e conducendo una vita comunitaria, con abiti dimessi, usando le armi solo per difendere le terre dagli attacchi incalzanti dei pagani, quando la necessità lo richiedeva.»
Bernardo di Chiaravalle, miniatura in un manoscritto del 1267 circa

A partire dal 1125 l'ordine attirò l'attenzione dell'ambiente religioso europeo e dei governanti di Gerusalemme per la sua utilità militare; tra coloro che si unirono ai templari vi fu anche il conte Ugo I di Champagne.[31][32] Tra il 1127 e il 1129 il maestro Hugues de Payns si recò in Occidente per raccogliere adesioni, donazioni e denaro a sostegno dell'ordine.[2][31][32] Uno dei nodi principali era conciliare la vita religiosa con l'uso delle armi, poiché la disciplina ecclesiastica escludeva normalmente i religiosi dall'attività militare.[2][31][33]

Hugues de Payns trovò sostegno in Bernardo di Chiaravalle, monaco cistercense e una delle personalità religiose più autorevoli del tempo.[34] Bernardo contribuì alla giustificazione religiosa della nuova cavalleria e intervenne a favore dei templari nel De laude novae militiae, scritto intorno al 1128.[34] Nel trattato, Bernardo distinse l'uccisione del nemico dall'omicidio comune attraverso il concetto di "malicidio".[35] Scrisse infatti:

«In verità, i cavalieri di Cristo combattono le battaglie del loro signore senza correre rischi, senza in alcun modo sentire di aver peccato nell'uccidere il nemico non temendo il pericolo della loro stessa morte visto che sia il dare la morte, sia il morire quando sono fatti in nome di Cristo non sono per nulla atti criminosi ma addirittura meritano una gloriosa ricompensa. Per questo motivo dunque: per Cristo! Quindi Cristo si persegue. [---] egli è lo strumento di Dio per la punizione dei malfattori e per la difesa dei giusti. Invero, quando egli uccide un malfattore, non commette omicidio, ma malicidio, e può essere considerato il carnefice autorizzato da Cristo contro i malvagi.[35]»

Concilio di Troyes

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Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Troyes.
Due templari a cavallo, miniatura dalla Chronica Majora di Matteo Paris

Alla fine del suo viaggio in Occidente, dopo aver consegnato il messaggio del re di Gerusalemme a Bernardo di Chiaravalle in cui si chiedeva di intercedere affinché i templari ottenessero l'approvazione e il sostegno del papa, Hugues de Payns si recò a prendere parte al concilio di Troyes, così chiamato perché ebbe luogo nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Troyes.[36]

Il 13 gennaio 1129, il concilio si aprì alla presenza di numerose personalità religiose i cui nomi apparvero nel prologo di quella che sarebbe stata la prima regola dell'ordine; tra esse ci furono il legato del papa in Francia, il cardinale Matteo di Albano, svariati abati cistercensi e cluniacensi, l'arcivescovo di Reims, Guglielmo II di Nevers, Hugues de Payns e Tebaldo II di Champagne.[37][38]

Tra i vari risultati del concilio, vi fu l'approvazione dell'Ordine dei cavalieri templari, che venne dotato di una propria regola alla cui base vi era la regola di San Benedetto con alcuni prestiti dalla regola agostiniana. Una volta adottata, la regola doveva essere sottoposta a Stefano di Chartres, patriarca latino di Gerusalemme.[38] Questa regola, successivamente conosciuta come "Regola Primitiva", alla cui stesura contribuì anche Bernardo di Chiaravalle, rappresenta uno dei pochi documenti coevi dell'epoca di fondazione dell'ordine:[N 2][39]

(latino)
«Nos ergo cum omni gratulatione ac fraterna pietate precibusque magistri Hugonis, in qua praedicta militia sumpsit exordium, cum Spiritu Sancto intimante ex diversis ultramontanae provinciae mansionibus, in solemnitate Sancti Hilarii, anno 1128 ab incarnato Dei Filio, ab inchoatione praedictae militiae nono, ad Trecas, Deo duce, in unum convenimus; et modum et observantiam Ordinis Equestris per singula capitula, ex ore ipsius praedicti magistri Hugonis audire meruimus, ac iuxta notitiam exiguitatis nostrae scientiae, quod nobis videbatur bonum et utile, collaudavimus.»
(italiano)
«... pertanto, in letizia e fratellanza, su richiesta del maestro Ugo, dal quale fu fondata, per grazia dello Spirito Santo, convenimmo a Troyes da diverse province al di là delle montagne, nel giorno di Sant'Ilario, nell'anno 1128 dall'incarnazione di Cristo, essendo trascorsi nove anni dalla fondazione del suddetto Ordine, ci riunimmo a Troyes, sotto la guida di Dio, dove avemmo la grazia di conoscere la regola dell'Ordine equestre, capitolo per capitolo, dalla bocca dello stesso maestro Ugo. Pur nella nostra modesta conoscenza, approvammo ciò che ci appariva buono e utile.»

Il testo latino della regola fu tradotto anche in antico francese, lingua più accessibile a molti membri dell'ordine rispetto alla lingua latina.[39] In merito alla data di fondazione dell'ordine, il prologo della regola rinvia al 1119, ma la scarsità dei documenti lascia aperta la questione sull'inizio effettivo delle attività di protezione dei pellegrini.[38][40][41]

Gli elementi di incertezza sono molteplici e gli studiosi non sono concordi sull'interpretazione di questi documenti. Anche il numero esatto dei cavalieri che vi aderirono è oggetto di congetture non sempre concordi. Mentre il testo della Regola parla di sei cavalieri, la tradizione parla di nove cavalieri ("Nove uomini aderirono a questo patto santo e servirono per nove anni in abiti laici che i credenti avevano dato loro in elemosina.")[41][N 3], ma tale numero avrebbe un significato soprattutto allegorico.[42] Alcuni studiosi collocano la fondazione nel 1118/1119, l'anno in cui il re Baldovino II avrebbe dato ai "poveri cavalieri di Cristo" la moschea di al-Aqsā.[26][42]

Riconoscimento papale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Omne datum optimum, Milites Templi e Militia Dei.
Papa Innocenzo II

Un'ulteriore definizione del ruolo e delle prerogative dell'ordine fu data nel 1139 dalla bolla Omne datum optimum di Innocenzo II, emanata quando il maestro dell'ordine era Robert de Craon e considerata uno degli atti fondamentali per il riconoscimento dell'ordine.[43][44] La bolla pose l'ordine sotto la sola autorità papale, riconobbe ai templari l'esenzione dal pagamento delle decime, permise loro di avere propri sacerdoti e assicurò la protezione apostolica alle donazioni ricevute.[43][44][45] Tali privilegi favorirono attriti con il clero secolare e con le autorità ecclesiastiche locali, tanto che la bolla dovette essere confermata più volte tra il 1154 e il 1194.[43][44]

Il favore pontificio e conciliare contribuì a consolidare il riconoscimento dell'ordine negli anni trenta del XII secolo.[46] La bolla Milites Templi, promulgata il 9 gennaio 1144[47] da papa Celestino II, concedeva ulteriori privilegi: ordinava al clero di proteggere i templari, incoraggiava i fedeli a sostenerli con donazioni e permetteva all'ordine di raccogliere questue una volta all'anno, anche in regioni o città sottoposte a interdetto.[45][48]

Con la bolla Militia Dei, pubblicata da papa Eugenio III il 7 aprile 1145,[47] venne permesso ai templari di costruire i propri oratori e di godere di una più ampia autonomia dal clero secolare, anche attraverso il diritto di raccogliere le decime e di seppellire i propri morti nei propri cimiteri.[45][48] Inoltre, la protezione apostolica fu estesa ai parenti dei templari, alle loro proprietà e a chi lavorava per loro, compresi i contadini; i templari presentarono denunce al papa perché il clero pretendeva un terzo dell'eredità di coloro che desideravano essere sepolti nei cimiteri dell'ordine; con la bolla Dilecti filii venne ordinato al clero di accontentarsi di un quarto delle eredità.[48]

Crescita dell'ordine e ramificazione in Europa

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Possedimenti dell'ordine dei cavalieri templari in Europa intorno al 1300

La vastissima diffusione delle sedi dell'ordine, in Europa e anche in Italia, fu legata anzitutto alla necessità di mantenere attiva in Terra santa la forza combattente, in termini economici e finanziari. La maggioranza degli insediamenti era rivolta alle colture agricole, ma non mancavano le sedi dedicate alla gestione amministrativa delle proprietà, al reclutamento o al controllo di attività complementari, come l'allevamento di cavalli da trasporto e da combattimento, o le attività metallurgiche connesse con la produzione di armi. A titolo di esempio, la presenza delle sedi templari in Italia ammontava ad almeno 200 località, dal nord al sud.[45][49]

Per oltre due secoli, i Cavalieri templari, grazie anche ai concili loro favorevoli (concilio di Pisa, 1135 e Lateranense II, 1139), acquisirono - attraverso lasciti, donazioni e altre forme di liberalità laiche ed ecclesiastiche - terre, castelli, casali in quantità tali da farli diventare l'Ordine più potente, dunque invidiato e temuto, dell'epoca. La bolla pontificia Omne datum optimum di Innocenzo II del 29 marzo 1139 fu di vitale importanza per l'Ordine dei cavalieri templari perché sancì la totale indipendenza del suo operato e l'esenzione dal pagamento di tasse e gabelle.[46] Essi avviarono con meticolosità e professionalità la loro organizzazione nell'intero Occidente, trasformandolo in grande magazzino per l'approvvigionamento dell'Oltremare, costituendo in tutti gli Stati d'Europa propri insediamenti agricoli, economici e politici.[46]

Primi impegni militari: la seconda crociata e l'assedio di Ascalona

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Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda crociata e Battaglia di Ascalona (1153).
Gli stati crociati (in toni di verde) in Vicino oriente nel 1135.

Nel frattempo la contea di Edessa era caduta nelle mani dei musulmani guidati da ‘Imād al-Dīn Zangī e Bernardo di Chiaravalle predicò la seconda crociata, nel tentativo di riprendere la città.[50] La spedizione venne condotta da Luigi VII di Francia e dall'imperatore Corrado III di Svevia.[51] Nell'estate del 1147 i templari guidati da Everard des Barres, loro precettore in Francia, ebbero un ruolo decisivo nel ristabilire l'ordine nell'esercito del re francese che, in seguito a numerose imboscate turche nei pressi del monte Honaz, si trovava in disordine ed esposto agli attacchi nemici; dopo aver riportato la disciplina nei ranghi dell'esercito, alcuni gruppi di soldati guidati ciascuno da un templare riuscirono prima a proteggersi dalle frecce creando colonne protette da scudi triangolari ai fianchi, poi a infliggere perdite ai turchi nel corso di diverse sortite, fino a raggiungere il porto di Antalya, da cui l'esercito si imbarcò per Antiochia.[50] Un assedio a Damasco (1148), al quale partecipò anche un gruppo di templari guidati dal maestro Robert de Craon, ebbe un secondo insuccesso e segnò il fallimento della spedizione di Luigi VII e Corrado III.[51]

Miniatura che racconta l'assedio di Ascalona; nonostante la vittoria cristiana i templari vennero massacrati

Dopo la seconda crociata, negli anni seguenti i templari si affermarono come corpo combattente stabile. Protessero le forze crociate in rotta dopo la sconfitta di Cadmos (1148) e di Inab (1149)[52] ed entrarono a Gaza (1149).[53] Contemporaneamente si consolidò una fitta rete di castelli e di guarnigioni a loro affidata.[54]

Nel 1153 re Baldovino III, dopo il fallimento dell'assedio di Damasco, decise di sferrare un attacco ad Ascalona; il maestro dell'ordine, Bernard de Tremelay, appoggiò l'iniziativa del re e, il 16 agosto 1153, l'assedio della città ebbe inizio.[55] L'assalto si concluse con un massacro per i templari che, entrati in città al seguito del maestro, vennero tutti uccisi dai difensori egiziani; l'episodio sollevò controversie, poiché alcuni sostennero che i templari fossero entrati da soli in città per appropriarsi dei beni, mentre altri ritenevano che volessero associare all'ordine un fatto d'armi di successo.[55][56]

Nonostante l'episodio, Ascalona cadde il 22 agosto 1153.[57] Dopo la morte di Bernard de Tremelay, i cavalieri templari elessero un nuovo maestro nella persona di André de Montbard.[58] Il 25 novembre 1177 venne combattuta la battaglia di Montgisard, vicino a Ramla, una delle prime battaglie affrontate dal sedicenne re di Gerusalemme Baldovino IV; le truppe del re vennero rinforzate da un centinaio di templari provenienti da Gaza a marce forzate e, con questi rinforzi, l'esercito del regno di Gerusalemme riuscì ad avere la meglio sull'esercito di Saladino.[59]

La terza crociata

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Lo stesso argomento in dettaglio: Terza crociata.
Saladino cattura la Vera Croce dopo la battaglia di Hattin, miniatura dalla Chronica Majora di Matteo Paris

L'ascesa di Ṣalāḥ ad-Dīn, Saladino, capace di dare maggiore coordinamento alle forze musulmane locali, cambiò lo scenario della regione, portando quasi alla dissoluzione dei regni crociati. Dopo la morte del re Baldovino V di Gerusalemme, Guido di Lusignano ascese al trono di Gerusalemme grazie al matrimonio con Sibilla d'Angiò, sorella del re Baldovino IV; su consiglio dei templari e degli ospitalieri, Guido si mosse con l'esercito per attaccare i musulmani, ma, poiché la regione era particolarmente arida e l'unica zona ove i crociati potevano rifornirsi d'acqua era a Hattin, vicino a Tiberiade, il re condusse le sue truppe in questa direzione.[60]

Il 4 luglio 1187, Saladino circondò l'esercito crociato nel corso della battaglia di Hattin, facendo prigioniero quasi l'intero esercito, composto da circa quindicimila uomini, così come lo stesso re Guido.[61] Saladino fece giustiziare i templari e gli ospitalieri catturati; solo il maestro dei templari, Gérard de Ridefort, venne risparmiato e in seguito usò la propria autorità per far arrendere alcune città crociate, favorendo l'avanzata musulmana verso la presa di Gerusalemme.[62][63] Dopo avere conquistato altre città cristiane, il 2 ottobre 1187 Saladino entrò a Gerusalemme, che nel frattempo si era arresa.[61]

Nel tentativo di riconquistare Gerusalemme e di contrastare i successi di Saladino fu indetta da papa Gregorio VIII nel 1187 una terza crociata, denominata "crociata dei re" in quanto vide la partecipazione di Federico Barbarossa (che tuttavia morì durante il viaggio senza giungere mai in Terrasanta), Filippo II Augusto, re di Francia, e Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra. Nel 1191 i templari si stabilirono ad Acri, riconquistata da Riccardo; nel settembre dello stesso anno, insieme agli ospitalieri, parteciparono alla battaglia di Arsuf, nella quale l'esercito di Saladino fu sconfitto.[64] Nel 1192 i templari cedettero l'isola di Cipro a Guido di Lusignano, decaduto dal titolo reale di Gerusalemme, che prestò omaggio al sovrano d'Inghilterra.[65]

Il tramonto delle crociate

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Assedio di Damietta durante la quinta crociata

La quinta crociata ebbe come obiettivo l'Egitto: i crociati partirono da Acri nel 1218 e puntarono su Damietta, considerata un passaggio verso Il Cairo; la città fu conquistata nel 1219, ma nel 1221 l'avanzata cristiana verso l'interno fallì e Damietta fu restituita agli egiziani in cambio di una tregua e della liberazione dei prigionieri.[66] I templari parteciparono alle operazioni; nel luglio 1219 un attacco egiziano raggiunse il loro campo, prima di essere respinto.[66]

Dopo vari rinvii, l'imperatore Federico II partì per la Terrasanta; la spedizione, usualmente indicata come sesta crociata, fu condotta soprattutto sul piano diplomatico e ottenne la riconsegna di Gerusalemme ai cristiani senza un assedio della città; l'accordo suscitò forti contrasti sia in campo cristiano sia islamico, aprendo un contrasto tra l'imperatore e i templari, anche per la perdita dei diritti sui locali del Tempio prevista dagli accordi stipulati da Federico II.[67] In questo clima, l'imperatore contribuì alla diffusione di voci sui rapporti tra i templari e i musulmani, usate contro l'ordine in Occidente.[67]

Nel 1244 le forze crociate furono sconfitte nella battaglia di al-Harbiyya, nota anche come battaglia di La Forbie.[68] Lo scontro colpì duramente anche i templari: l'ordine perse 312 combattenti e rimasero 33 superstiti.[69]

La caduta di San Giovanni d'Acri, nonostante la difesa operata anche dai templari guidati da Guillaume de Beaujeu

Una successiva serie di spedizioni in Terrasanta, sotto la guida di Luigi IX di Francia, ebbe inizio nel 1249.[70] Gli storici usano distinguere due episodi diversi, indicandoli come settima e ottava crociata. Le navi cristiane si diressero verso l'Egitto e Damietta, ancora in mani islamiche, fu rapidamente riconquistata.[70] Dopo questa vittoria i franchi avanzarono verso Mansura, senza seguire i consigli di prudenza attribuiti ai templari.[71] Nello scontro del 1250 i templari subirono gravi perdite: dei duecentonovanta cavalieri dell'ordine che presero parte al combattimento se ne salvarono solo cinque.[71] Durante la ritirata, molti soldati cristiani furono uccisi o catturati; tra i prigionieri vi fu anche Luigi IX.[72]

Nel 1266 la fortezza di Safed, presidiata dai templari, fu ripresa dal sultano Baybars.[73] Luigi IX promosse poi una seconda spedizione, indicata come ottava crociata: partì da Aigues-Mortes nel luglio del 1270 e sbarcò a Tunisi assieme al fratello Carlo I d'Angiò, ma l'assedio si prolungò e le malattie colpirono l'esercito; lo stesso re morì nell'agosto dello stesso anno.[74] Nel 1291 cadde San Giovanni d'Acri; dopo la perdita della città, i templari evacuarono Tortosa e Atlit; nel 1302 la perdita di Ruad e della sua guarnigione templare chiuse la presenza militare templare stabile in Terrasanta.[75]

La caduta dei templari e il processo

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L'ultimo gran maestro templare Jacques de Molay

Con la perdita di San Giovanni d'Acri, i cristiani furono costretti a lasciare la Terra santa. Nemmeno gli ordini religiosi poterono evitare tale esodo e i templari scelsero di ripiegare verso Cipro, dove insediarono la loro sede centrale. Una volta abbandonata la Terrasanta, con prospettive molto ridotte di riconquista, in Occidente sorse la questione dell'utilità dell'Ordine del Tempio, nato per difendere i pellegrini diretti a Gerusalemme e poi impegnato nella difesa dei luoghi santi.[76]

Già nel corso del XIII secolo i templari e gli altri ordini militari furono oggetto di critiche per la ricchezza, i privilegi e l'uso delle risorse destinate alla difesa della Terrasanta.[77] La percezione negativa dell'ordine è attestata anche da espressioni popolari come "bere come un templare" o "giurare come un templare", usate per indicare ubriachezza e bestemmia.[78] Al concilio di Lione II del 1274 furono discusse critiche sui beni degli ordini militari e sul loro impiego per la difesa della Terrasanta; i dignitari dell'ordine dovettero difendere la funzione del Tempio.[77]

Nel clima polemico che precedette il processo, i templari furono indicati dai loro oppositori anche come eretici e viziosi; tali accuse furono alimentate anche dal fatto che l'ordine accoglieva penitenti e uomini segnati da precedenti colpe, senza che questo dimostri una colpevolezza generale dell'istituzione.[79] Dopo la caduta di Acri, papa Niccolò IV chiese alle province ecclesiastiche proposte per recuperare la Terrasanta; le risposte riguardarono anche la riforma degli ordini militari, ma non la loro abolizione.[77]

Papa Clemente V

Il gran maestro Jacques de Molay, eletto nella primavera del 1292 dopo la perdita di San Giovanni d'Acri, cercò di riorganizzare l'ordine e di promuovere una nuova crociata.[80] Nel 1306 papa Clemente V discusse con lui la proposta di fondere i templari con gli ospitalieri, in vista di una nuova spedizione per la riconquista della Terrasanta; la resistenza di Molay alla fusione contribuì ad alimentare critiche contro il gran maestro, che in ambienti ostili venne accusato di debolezza e di rapporti troppo stretti con i musulmani.[81]

In ogni caso, già dalla metà del XIII secolo l'ideale crociato era entrato in crisi, tra continue richieste di denaro per finanziare imprese spesso fallimentari e crociate predicate anche per motivi politici.[82] Questo contribuì a rendere meno chiara, agli occhi di molti contemporanei, la funzione degli ordini militari in Occidente.[82] I templari, venuta meno la loro presenza stabile in Terrasanta, avevano ormai da tempo una presenza più visibile in Europa, dove possedevano beni, ricevevano donazioni e svolgevano attività economiche e finanziarie.[82][83][84] Questa ricchezza alimentò le critiche contro l'ordine e contribuì a renderlo vulnerabile all'iniziativa di Filippo IV di Francia.[9]

Filippo IV di Francia detto "il Bello"

Le prime accuse formali contro l'Ordine furono presentate dall'ex templare Esquieu de Floyran, che nel 1305 espose le proprie tesi al re Giacomo II d'Aragona, senza però ottenere credito.[85] Diversa sorte ebbe de Floyran quando si rivolse al re francese Filippo IV il Bello, che incaricò i suoi consiglieri Guglielmo di Nogaret e Guglielmo di Plaisans di aprire un'inchiesta formale.[85] Lo stesso Guillaume de Nogaret pagò successivamente Esquieu de Floyran perché contribuisse a diffondere tra la popolazione accuse relative alla negazione di Cristo, agli sputi sulla croce, ai rapporti carnali tra fratelli e ai baci osceni attribuiti ai cavalieri del Tempio.[86]

Gli addebiti mossi ai templari riguardavano accuse di eresia, idolatria e sodomia.[87] Papa Clemente V, che nel 1307 si trovava in Francia ed era impegnato nei rapporti con la monarchia capetingia, decise di aprire un'inchiesta sull'ordine il 24 agosto 1307.[87][88] Filippo IV, tuttavia, non intendeva lasciare al papa il pieno controllo delle indagini e, il 14 settembre, inviò messaggi sigillati ai balivi, ai siniscalchi e agli ufficiali del regno, ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni.[88][89]

Un templare bacia un ecclesiastico, miniatura in un manoscritto di Jacques de Longuyon del 1350 circa

L'operazione fu avviata in contemporanea contro le sedi templari di Francia; i cavalieri furono convocati con il pretesto di accertamenti fiscali e quindi arrestati.[90] La mattina del 13 ottobre 1307, Guillaume de Nogaret, accompagnato da uomini d'arme, entrò nella sede dei templari di Parigi, dove risiedeva il maestro dell'ordine Jacques de Molay.[88][90]Alla vista dell'ordinanza reale che giustificava gli arresti, i templari presenti si lasciarono portare via senza resistenza; a Parigi si contarono 138 prigionieri, oltre al maestro dell'ordine.[90]Arresti analoghi avvennero nello stesso giorno nel resto del regno di Francia: la maggior parte dei templari non oppose resistenza, mentre alcuni riuscirono a fuggire prima o durante le operazioni; i prigionieri furono rinchiusi soprattutto a Parigi, Caen, Rouen e nel castello di Gisors, mentre i loro beni furono inventariati e affidati alla custodia del tesoro reale.[90]

L'azione di Filippo IV non trovò subito l'appoggio degli altri sovrani cristiani: Edoardo II d'Inghilterra dichiarò di non credere alle accuse, Giacomo II d'Aragona difese l'Ordine e il papa criticò il modo in cui erano stati condotti gli arresti, poiché i templari dipendevano dalla giurisdizione pontificia.[89][91] Dopo gli arresti, i templari detenuti in Francia iniziarono a confessare gli addebiti che erano stati loro mossi; tali confessioni furono raccolte nel corso di interrogatori nei quali furono impiegate intimidazioni e torture.[92][93] Il 22 novembre 1307 Clemente V emanò la bolla pontificia Pastoralis praeminentiæ, con la quale ordinò l'arresto dei membri dell'Ordine e la messa sotto tutela ecclesiastica dei loro beni.[92][94] Con la bolla anche gli altri sovrani cristiani dovettero procedere contro i templari, ma gli effetti furono diversi nei vari regni: in Spagna e a Cipro, dove i templari disponevano di appoggi e di una struttura organizzativa e militare efficiente, molti ripararono nelle proprie fortezze e riuscirono perlopiù a salvare vita e beni.[95]

Verbale di un processo contro i templari

Agli arresti e alle confessioni seguì un processo che, per la sua portata e per il modo in cui furono diffuse le accuse, lo storico Franco Cardini ha definito uno dei primi "processi massmediali".[96] Le confessioni raccolte riportavano spesso dichiarazioni simili: rinnegamento di Cristo, atti contro la croce, venerazione di presunti idoli, tra cui gatti, teste a tre facce o Bafometto e comportamenti osceni.[97] La somiglianza tra molte deposizioni è stata collegata dagli storici al modo in cui furono condotti gli interrogatori e alla pressione esercitata sugli imputati.[93][98] Tra gli elementi usati contro l'ordine vi furono anche i rapporti intrattenuti dai templari con alcuni signori musulmani, giudicati dagli accusatori troppo amichevoli; tra gli esempi ricordati dalle fonti vi è il caso di Usama ibn Munqidh, al quale i templari permisero di pregare nella Cupola della Roccia, allora trasformata in chiesa cristiana.[90] Secondo Cardini, singole colpe individuali non possono essere escluse, ma non dimostrano che i comportamenti contestati fossero diffusi sistematicamente in tutto l'ordine, come sosteneva l'accusa.[98]

Per rafforzare il processo in corso contro i templari e sostenere la posizione della monarchia francese nel confronto con il papato, Filippo IV convocò gli stati Generali del 1308 a Tours, dove i rappresentanti del regno furono chiamati a sostenere l'azione regia contro l'ordine e a inviare delegati presso il papa a Poitiers.[99] Clemente V chiese di poter ascoltare i templari a Poitiers, ma i principali dignitari dell'ordine erano imprigionati a Chinon e non furono condotti davanti a lui.[100] Il papa delegò allora tre cardinali perché si recassero a Chinon ad ascoltarli.[100] Il documento noto come pergamena di Chinon, datato 17-20 agosto 1308, registra l'assoluzione concessa da Clemente V ai capi dell'Ordine del Tempio, dopo la loro richiesta di perdono e la riconciliazione con la Chiesa.[101]

Templari condannati alla morte sul rogo

Poiché l'Ordine del Tempio si trovava sotto l'autorità papale e non sotto quella regia, furono le autorità ecclesiastiche a dover istruire il processo contro di esso. A seguito della bolla Faciens misericordiam, in cui furono definite le accuse portate contro il Tempio, il 12 novembre 1309 si tenne a Parigi la prima commissione pontificia incaricata di giudicare l'ordine come istituzione.[102][103] Nell'agosto successivo tutti i vescovati ricevettero l'ordine di far comparire davanti alla commissione i templari arrestati.[102] In questa fase molti membri dell'ordine contestarono le confessioni precedenti: il 6 febbraio 1310 quindici templari su sedici proclamarono la propria innocenza e in seguito altri confratelli fecero lo stesso.[103]

Filippo IV fece nominare arcivescovo di Sens Philippe de Marigny, fratellastro di Enguerrand de Marigny, suo stretto collaboratore e consigliere.[104] Il 12 maggio 1310 furono condannati alla morte sul rogo cinquantaquattro templari che avevano ritrattato le confessioni rese in precedenza; entro il 26 maggio dell'anno successivo furono portati a termine gli interrogatori.[104][105] Nel processo ravennate presieduto da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del procedimento per l'Italia settentrionale, i cavalieri furono assolti e fu escluso il valore delle confessioni estorte o mantenute per timore della tortura.[90]

Il concilio di Vienne

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Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Vienne.
Verbale di interrogatorio di alcuni templari

La precedente bolla Faciens misericordiam, con cui il papa istruiva la commissione incaricata di giudicare l'Ordine, disponeva inoltre l'apertura entro il 1310 di un concilio ecumenico con cui sarebbe stato valutato l'operato dei templari. L'apertura del concilio, passato alla storia come Concilio di Vienne poiché tenutosi nella Cattedrale di San Maurizio a Vienne, venne ritardata e i lavori poterono iniziare solamente il 16 ottobre 1311,[106] con tre obiettivi: decidere sulle sorti dell'ordine, discutere la riforma della Chiesa e organizzare una nuova crociata.[107] Ai lavori presero parte anche alcuni templari che intendevano difendere il proprio ordine dalle accuse.[107]

Nel corso del concilio Filippo IV esercitò pressioni perché la questione templare fosse chiusa con la soppressione dell'ordine; il re giunse a Vienne il 20 marzo 1312, mentre erano in corso trattative con la curia pontificia.[107][108] Il 22 marzo Clemente V presentò la bolla Vox in excelso, approvata nella seconda sessione del concilio il 3 aprile 1312.[107] Nella bolla, dopo avere ripercorso la storia dell'ordine, le accuse e i processi, il papa dichiarò che il procedimento non permetteva una condanna canonica definitiva dell'Ordine del Tempio come eretico, ma soppresse comunque l'ordine per provvedimento apostolico, a causa dello scandalo e dei sospetti che lo circondavano.[107][108][109]

Quanto alla sorte dei templari e delle loro proprietà, il papa emise altre bolle. Con la bolla Ad providam, del 2 maggio 1312, i beni dei templari passarono all'Ordine degli Ospitalieri, con l'eccezione dei beni situati nei regni di Castiglia, Aragona, Portogallo e Maiorca, che furono riservati alla disposizione della sede apostolica; nella pratica il trasferimento non avvenne sempre in modo immediato o completo.[107][110][111] Negli anni successivi, in alcuni territori iberici furono adottate soluzioni specifiche: nella Corona d'Aragona venne creato l'Ordine di Montesa, mentre in Portogallo nacque l'Ordine del Cristo.[107][110]

La bolla Considerantes dudum, del 6 maggio 1312, stabilì invece il destino dei singoli membri dell'ordine.[107][112] I templari assolti o riconciliati con la Chiesa dovevano ricevere mezzi di sostentamento tratti dai beni dell'ordine e potevano vivere in case dell'ex Tempio o in monasteri; per coloro che avevano confessato, i concili provinciali avrebbero dovuto valutare i singoli casi, mentre per i relapsi e gli impenitenti era prevista l'applicazione delle pene canoniche.[107][112] I templari non ancora interrogati, compresi eventuali fuggitivi, furono citati a comparire entro un anno davanti ai rispettivi vescovi.[107]

Sorte dei dignitari e delle ricchezze

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Il rogo dell'ultimo maestro Jacques de Molay e di Geoffrey de Charnay, avvenuto su un'isoletta della Senna a Parigi nel marzo 1314; miniatura della fine del XIV secolo

Il 22 dicembre 1313 venne nominata una commissione pontificia, composta da tre cardinali e da avvocati nominati dal re di Francia, per decidere la sorte dei quattro più alti dignitari dell'Ordine che avevano precedentemente confessato.[113] Nel marzo del 1314 questi vennero portati nella piazza della Cattedrale di Notre-Dame in modo che la sentenza potesse essere letta. Fu allora che Jacques de Molay, maestro dell'Ordine del Tempio, Geoffrey de Charnay, precettore della Normandia, Hugues de Pairaud e Geoffroy de Goneville vennero a sapere di essere stati condannati alla detenzione a vita.[114]

Jacques de Molay e Geoffroy de Charnay allora proclamarono la loro innocenza affermando di aver mentito ai giudici dell'Inquisizione e quindi vennero dichiarati "relapsi" e consegnati al braccio secolare, in questo caso alla giustizia reale.[114] Ecco come Guillaume de Nangis, cronista dell'epoca, descrive nella sua Cronaca latina tali fatti: "Mentre i cardinali pensavano di aver posto fine a questa vicenda, improvvisamente e inaspettatamente due di loro, il grande maestro e il maestro di Normandia, si sono ostinatamente difesi contro il cardinale che aveva pronunciato la sentenza e contro l'arcivescovo di Sens Philippe de Marigny, ritrattando la loro confessione".[115]

Subito dopo, Filippo il Bello convocò il suo consiglio e i due templari furono condannati al rogo senza una nuova decisione pontificia.[114] La sentenza venne eseguita nei pressi di dove oggi sorge il Pont Neuf, sull'isola della Senna detta dei Giudei.[90][114] Goffredo di Parigi fu un testimone oculare di questa esecuzione e nella sua Cronaca metrica riportò le ultime parole del maestro dell'ordine: "Vedo qui il mio giudizio dove la morte mi si addice liberamente; Dio sa chi ha torto, chi ha peccato. Presto la sfortuna colpirà coloro che ci hanno condannato ingiustamente: Dio vendicherà la nostra morte".[10]

Filippo il Bello colpì anche il sistema finanziario dei templari e, benché una bolla papale avesse trasferito i beni dell'ordine agli ospitalieri, riuscì a trattenere parte delle risorse poste sotto sequestro; questi eventi e le operazioni finanziarie templari sui beni depositati, improvvisamente mobilitati, sono stati collegati al processo con cui il potere regio cercò di riprendere il controllo delle finanze del regno, riducendo il peso esercitato dalle istituzioni ecclesiastiche.[116] Dopo il destino dei templari, anche gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme furono indotti a ridimensionare le proprie operazioni finanziarie.[116]

Molti sovrani e nobili inizialmente sostennero i cavalieri e dissolsero l'ordine nei loro reami solo quando fu loro comandato da papa Clemente V.[116] Roberto I, re degli Scoti, era già stato scomunicato per altri motivi e quindi non era disposto a prestare attenzione ai comandi papali; di conseguenza, secondo una tradizione successiva, alcuni membri dell'ordine sarebbero fuggiti in Scozia.[116] In Portogallo i cavalieri e il patrimonio del loro ordine confluirono in un nuovo ordine, fondato con il permesso del papa[N 4] per combattere contro i mori nell'Algarve, l'Ordine del Cristo; il principe Enrico il Navigatore (1394-1460) guidò per vent'anni, fino alla propria morte, tale ordine, utilizzandone il denaro per sostenere le imprese nautiche portoghesi che prepararono la via alle grandi esplorazioni atlantiche.[116]

Il processo e l'abolizione dell'ordine ebbero un forte impatto sui contemporanei.[117] A favore dei templari e contro la decisione di Filippo il Bello si schierò il poeta Dante Alighieri, che nella Divina Commedia accusò il re francese di cupidigia; una posizione critica verso l'azione regia fu condivisa anche da Giovanni Boccaccio, Giovanni Villani e, successivamente, dal teologo Antonino Pierozzi.[117] Di diverso avviso fu Raimondo Lullo, che considerò assodata la colpevolezza dei templari sulla base di una "terribile rivelazione" di cui affermava di essere venuto a conoscenza.[117]

Dopo questa prima eco, i cavalieri templari cessarono presto di essere al centro dell'attenzione delle cronache medievali.[118] Il tema tornò a circolare in forme nuove solo alcuni secoli dopo, dall'Illuminismo in poi, legato a racconti su segreti, sopravvivenze occulte e presunte conoscenze tramandate dopo la fine dell'ordine; in questo ambito si diffuse anche la leggenda secondo cui l'esecuzione di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese sarebbe stata il compimento della vendetta dei templari; ma il racconto appartiene al mito templare moderno, non alla storia documentata dell'ordine medievale.[10]

Organizzazione

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Il sistema templare

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Portale di una commenda templare a Chanonat (Puy-de-Dôme, Francia)
Ricostruzione di una commenda templare, quella di Coulommiers nella regione dell'Île-de-France:
1. Alloggio del comandante
2. Cappella
3. Sala del capitolo
4. Colombaia
5. Alloggi
6. Cortile
7. Stalla
8. Alloggi

Nel corso della sua esistenza l'Ordine templare svolse, oltre all'attività religiosa, tre funzioni principali: l'attività militare, la coltivazione delle terre e la gestione di sistemi economici e finanziari.[119] Queste attività furono sostenute dalla formazione di una struttura territoriale, organizzativa ed economica che interessò non solo il Vicino Oriente, ma anche molte regioni europee, compresa la penisola iberica; la diffusione delle sedi europee era legata anche alla necessità di mantenere attiva in Terra santa la forza combattente dell'ordine, in termini economici e finanziari.[45][119] Il mantenimento di un gruppo stabile di armati in Terrasanta richiedeva infatti uno sforzo produttivo[120] anche sul continente europeo, non solo per rifornire di vettovagliamenti le milizie, ma soprattutto per sostenere i costi legati alle armi, ai cavalli,[121] alla flotta navale,[122] alle attrezzature di servizio e alla costruzione di edifici e fortificazioni.[123]

La rete occidentale dell'ordine serviva anche a sostenere le case e le guarnigioni dell'Oltremare, fornendo risorse economiche, derrate e uomini.[46] I templari usarono una parte rilevante delle loro ricchezze per costruire fortificazioni in Terrasanta.[124] In questa prospettiva la crescita dell'Ordine, che inizialmente si era retto sulle donazioni dei primi cavalieri, fu favorita anche dai privilegi concessi da papa Innocenzo II, in particolare con la bolla Omne datum optimum del 1139, che pose le donazioni sotto protezione pontificia, riconobbe l'esenzione dal pagamento delle decime e rafforzò la struttura interna dell'ordine.[45][125] Nel corso del XII e del XIII secolo l'ordine acquisì, attraverso lasciti, donazioni e altre forme di liberalità laiche ed ecclesiastiche, terre, castelli e casali, che alimentarono la sua rete patrimoniale e produttiva.[46]

La presenza dei templari sul territorio europeo e vicino-orientale era assicurata da diverse sedi templari: le precettorie, le mansioni e le case fortezza o "capitanerie", queste ultime due meno importanti delle precettorie, largamente autonome dal punto di vista gestionale.[126] La maggior parte delle sedi aveva funzioni agricole e produttive, ma alcune erano dedicate anche alla gestione amministrativa delle proprietà e al sostegno di uomini, cavalli, denaro e rifornimenti per l'Oltremare.[45]

La rete templare comprese insediamenti agricoli, amministrativi ed economici distribuiti in molte regioni europee.[46] Nelle grandi città, tra cui Parigi, Londra e Roma, vi erano le case, ognuna delle quali aveva il controllo di una delle sette grandi province dall'Inghilterra alle coste dalmate in cui i templari avevano diviso la loro organizzazione monastica.[127] Nel periodo di massima espansione l'ordine arrivò presumibilmente ad avere quasi 10 000 proprietà,[N 5] distribuite in Europa e nel Medio Oriente; in Italia la presenza templare è attestata in numerose località dal nord al sud.[49]

Dal punto di vista organizzativo, si potevano distinguere sommariamente quattro tipologie di confratelli:[38][45]

Vari gradi di responsabilità di comando e amministrazione erano attribuiti al Maestro, detto anche Gran Maestro secondo una dizione diffusa ma inesatta, ai commendatari, ai siniscalchi, ai marescialli, ai gonfalonieri e ad altri ruoli.[128] Alcuni confratelli si occupavano esclusivamente di attività bancarie, in quanto l'ordine trattava frequentemente il denaro e le merci preziose connessi con lo svolgimento delle crociate.[4] Una parte importante dei cavalieri templari era però destinata alle attività militari, nelle quali l'ordine disponeva di unità organizzate stabilmente per la difesa dell'Oriente latino.[45] Ciascun cavaliere poteva disporre di più cavalli e di uno scudiero, secondo quanto previsto dalla Regola.[38]

A differenza di molti altri ordini monastici, non sembra che i templari abbiano dedicato una parte significativa del loro tempo all'elaborazione di testi o documenti, religiosi o d'altro genere: a parte le copie della Regola che ci sono pervenute, non lasciarono tracce consistenti del loro pensiero; la scarsità delle testimonianze è stata collegata anche alla damnatio memoriae a cui furono soggetti dopo la soppressione dell'ordine.[129] Oltre all'attività militare, l'ordine ebbe un ruolo sociale ed economico nella diffusione di strumenti economico-finanziari: con le abbazie e i loro terreni agricoli, con la costruzione delle cattedrali e attraverso un'estesa rete di succursali, contribuì allo sviluppo e al lavoro in molte parti dell'Europa medievale.[4][130] Molti governi europei ricorsero ai loro servizi per ottenere finanziamenti e per gestire le contabilità e le finanze pubbliche.[4][130]

Una raffigurazione tipica dei cavalieri templari in un manoscritto inglese del 1250

Le prime testimonianze sulla nascita dei templari non consentono di definire con certezza se essi si fossero aggregati sulla base di una regola precisa. Solo durante il concilio di Troyes del 1129 essi assunsero una regola, come era consuetudine per gli ordini monastici, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle e sulla base di alcuni elementi della regola benedettina nella versione utilizzata dalla congregazione cistercense di cui Bernardo faceva parte.[131]

Della Regola templare sono conservate copie medievali, redatte in latino e in francese antico, non gli originali; il testo, nello stato in cui è pervenuto, non costituisce un blocco omogeneo, ma conserva tracce di redazioni e aggiunte successive; la raccolta comprende la Regola primitiva, la traduzione francese della Regola latina, statuti gerarchici, norme sulla vita conventuale, prescrizioni sulle penitenze, regole sui capitoli e disposizioni sulla ricezione dei fratelli nell'ordine.[132]

Nella Regola la disciplina dei voti non è presentata come una formula sistematica dei tre voti monastici di povertà, obbedienza e castità, ma emerge da prescrizioni distribuite nel testo; la castità è richiamata nelle norme sugli abiti e nelle prescrizioni rivolte a evitare la convivenza fra fratres e sorores; la Regola ammetteva inoltre l'ingresso di uomini sposati nella fraternità, ma non consentiva loro di vivere nelle case dell'ordine con i fratelli che avevano promesso castità a Dio.[38]Risultano previste anche forme di servizio per un periodo determinato, mentre l'intimità con le donne e alcune pratiche di familiarità sociale venivano scoraggiate o vietate; in merito alla povertà, la Regola consentiva all'ordine di possedere terre, uomini, villani e campi, oltre a ricevere decime secondo condizioni stabilite dall'autorità ecclesiastica.[38]

Una delle più antiche e coeve rappresentazioni dei templari, affresco all'interno della chiesa di San Bevignate a Perugia

In altri testi posteriori compare la legittimazione del bottino di guerra.[N 7] In relazione all'obbedienza, la Regola mira a conservare una disciplina collettiva, con limiti soprattutto indirizzati all'ostentazione degli abiti e degli accessori, al decoro personale, alle regole quotidiane, alla preghiera, all'alimentazione e alla solidarietà collettiva.[38] La Regola vietava inoltre alcune pratiche considerate forme di violenza superflua, come la caccia con uccelli da preda, l'uso di archi e balestre per cacciare animali e l'inseguimento della selvaggina con i cani; il divieto non comprendeva però il leone.[38] Le successive versioni della Regola pervenute, redatte in francese, risultano più dettagliate e ricche di prescrizioni relative anche alla vita militare, riflettendo un ordine ormai strutturato.[132][133][134]

Bandiera utilizzata in battaglia dai templari

La Regola conteneva anche disposizioni sulla veste da indossare, che doveva essere bianca, nera o bigia; ai cavalieri era riservato il mantello bianco, mentre sergenti e scudieri dovevano indossare abiti scuri o di altro colore disponibile.[38] Era inoltre vietato l'uso di ornamenti negli abiti e negli accessori, mentre in una fase successiva fu permesso ai templari di portare una croce patente rossa sul mantello; nelle rappresentazioni dell'epoca la croce appare di piccole dimensioni, non grande sul torace o sulla schiena come in molte immagini moderne.[135]

Ai templari era inoltre vietato portare i capelli lunghi, mentre la barba doveva essere mantenuta senza ornamenti o eccessi, anche se tali disposizioni non furono seguite a lungo; ai cavalieri non era concesso nemmeno di usufruire dei bagni alla maniera orientale.[134]

Fra i simboli dei templari vi era il beauceant, vessillo bianco e nero usato in battaglia.[134]

Insediamenti ed edilizia templare

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Strutture militari

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Destroit, primo insediamento fortificato templare.
1. Entrata;
2. Torre di avvistamento
3. Cisterna;
4. Scale;
5. Cortile;
6. Fossato;
7. Mangiatoie;
8. Stalla.

In campo militare, come gli altri ordini cavallereschi, i templari realizzarono castelli, ribāṭ,[N 8] cittadelle fortificate e posti di guardia, con funzioni difensive e di controllo del territorio. Da questi presidi potevano partire piccoli drappelli o corpi militari più consistenti, per azioni di soccorso o di protezione dei pellegrini e degli eserciti cristiani.[136]

Gli insediamenti più significativi furono, secondo i dati disponibili, oltre quaranta, distribuiti sui confini della Terrasanta, in prossimità delle vie di comunicazione più frequentate o delle aree militarmente più critiche. Parte di essi era localizzata nella zona settentrionale, nella regione di Antiochia, partendo dal mare e giungendo a est oltre il gruppo di rilievi del monte Amano; fra essi rivestiva particolare importanza Bagras, in prossimità del passo di Belen.[137]

Più a sud, non lontano da Tripoli, si trovavano Tortosa, Al-Arimah e Chastel Blanc (Safita). In Galilea fu affidato ai templari la fortezza di Safed, presso il Guado di Giacobbe.[136] In prossimità del mare si localizzavano Atlit e Destroit, quest'ultimo ritenuto storicamente il primo presidio dei templari.[138] Oltre il Giordano si localizzava Ahamant; lungo la costa i templari disponevano anche di strutture fortificate ad Acri, a Cesarea, ad Ascalona e a Tripoli.[136]

Sotto il profilo strategico, i più importanti erano ritenuti Bagras, Tortosa e Safed, ma l'intera rete consentiva un controllo esteso del territorio.[136] Il piccolo isolotto di Ruad, arido e privo di sorgenti d'acqua, fu l'ultimo presidio templare in area siro-palestinese e venne perduto nel 1302.[75]

Il maschio di Chastel Blanc

Le costruzioni militari templari seguirono, per quanto possibile, schemi architettonici ricorrenti, pur dovendo adattarsi alle caratteristiche del territorio in cui sorgevano. Nel regno di Gerusalemme fu spesso adottata la struttura quadrilatera, come mostrano le vestigia di alcuni edifici difensivi annessi ad aziende agricole templari poco fuori Acri e alcune documentazioni fotografiche aeree; molti di essi sembrano essere stati dotati di torri angolari, almeno dalla seconda metà del XIII secolo.[139] Le rovine di fortificazioni situate in zone più montuose, come ad Arima, Bagras e Safita, mostrano soluzioni particolari, dovute anche ai contatti con gli Armeni di Cilicia, con tre corti delimitate da mura e fossati, disposte su un falsopiano allungato.[139]

Un esempio di architettura militare templare è il Chastel Blanc a Safita, in Siria, di cui oggi rimane soprattutto il maschio, posto su un colle a 380 m di altezza. L'edificio, di 31×18 m e alto 27 m, ha mura spesse 4 m ed è diviso in due piani: quello inferiore ospita una chiesa a tre campate, mentre quello superiore comprende una sala a otto campate divise da tre colonne e dotata di undici feritoie. Sotto il maschio si trovava una cisterna d'acqua e intorno ad esso si ergevano due cinte murarie di forma irregolare con alcune torri e il corpo di guardia di fronte.[139]

Nelle ultime costruzioni militari templari della prima metà del XIII secolo si osserva un cambiamento dei registri costruttivi verso funzioni più difensive e verso una maggiore resistenza alle nuove armi d'assedio, in rapporto alla situazione militare mutata in Terrasanta.[139]

Le attività templari nel campo dell'edificazione di strutture militari e religiose furono circondate, in età moderna, da racconti leggendari su presunte conoscenze tecniche segrete attribuite all'ordine, che la storiografia non considera provate.[10][11]

Strutture religiose

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Se l'architettura militare templare si localizzò prevalentemente in Terrasanta, l'edilizia religiosa ebbe importanti realizzazioni anche nelle regioni europee.[139] Esiste una varietà di chiostri, chiese e cappelle che risentono delle forme architettoniche proprie dei tempi e dei luoghi di edificazione; vi sono tuttavia elementi ricorrenti nell'architettura religiosa templare. L'ordine predilesse edifici a un'unica navata a pianta centrale, schema poi adattato alle diverse tecniche costruttive dei vari territori; le soluzioni per il lato orientale, solitamente quello terminale, variarono dalla soluzione absidale, più frequente nel XII secolo, a quella poligonale, soprattutto a cinque lati, tipica dei decenni successivi, fino alla soluzione rettilinea ispirata all'architettura cistercense.[139] Sempre dai cistercensi derivò l'uso prevalente, almeno fino al secondo decennio del XIII secolo, della volta a botte con alcune varianti per migliorarne la stabilità; spesso, per sostenere la copertura, i templari ricorsero ad archi diaframma, come si riscontra in particolare nelle cappelle della Catalogna.[139]

Tra gli esempi di edifici templari possono essere citate le cappelle di Frosini, nel Senese, di Magrigne, presso Saint-Laurent-d'Arce, di Santa Croce ad Ascoli Piceno e di San Bevignate a Perugia. Tra gli edifici di maggiori dimensioni si possono citare Santa Maria La Major, a Villamuriel de Cerrato, Santa Maria La Blanca, a Villalcázar de Sirga e San Pietro alla Magione a Siena.[139]

Interno della chiesa di San Bevignate a Perugia

Un gruppo di chiese e cappelle appare più chiaramente ispirato alla forma ottagonale della Cupola della Roccia, che i templari conobbero sulla spianata del Tempio, a Gerusalemme, in prossimità della loro residenza nella moschea al-Aqsa.[139][140] Il nome "Templari" allude al loro quartier generale presso l'area del Tempio, non lontano dalla Cupola della Roccia, chiamata dai crociati Templum Domini.[140] I crociati trasformarono la Cupola della Roccia in una chiesa nota come Templum Domini e identificarono erroneamente la Cupola della Roccia e la vicina al-Aqsa con resti del biblico Tempio di Gerusalemme.[140] Fra le realizzazioni accostate a questo modello si annoverano Santa Maria di Eunate, la cappella templare di Laon, la cappella templare di Metz, la Round Church del Tempio di Londra, San Michele di Fulda, la cappella di Athlit e Vera Cruz di Segovia.[139]

Organizzazione agricola

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Corte e granaio delle decime dell'antica commanderia templare di Coulommiers (Senna e Marna)

In funzione delle attività militari i templari crearono un grande sistema agricolo e produttivo. Le aziende agrarie del Tempio si chiamavano casali, grange, masserie.[141] I casali della Puglia talora ricordavano le fattorie fortificate d'Oltremare.[142] I templari davano da lavorare le loro terre a concessionari (conductores); ma, dove il personale delle commende rurali era più numeroso, essi coltivavano direttamente il suolo. In tal caso, secondo il modello cistercense, si ricorreva per il lavoro dei campi ai membri più umili dell'ordine, quando non addirittura alla manodopera servile, rappresentata dai contadini Saraceni del regno di Sicilia o di Siria; una parte della produzione delle proprietà occidentali era destinata al sostegno delle case templari d'Oltremare, soprattutto quando la perdita progressiva di territori in Siria rese più difficile l'autosufficienza locale.[142]

L'allevamento del bestiame da carne, da latte, da lana e da lavoro costituiva una voce primaria nel bilancio del Tempio: le fertili campagne della Puglia offrivano ricchi pascoli alle mandrie di buoi e bufali di proprietà dei templari, mentre in Toscana le loro greggi di pecore praticavano la transumanza; allevamenti di ovini, bovini, suini, di trote erano infine segnalati in Piemonte, come in Sicilia, mentre le colture più diffuse erano quelle dei cereali, della vite e dei legumi. Generalmente in Italia la produzione agricola dell'ordine serviva al consumo interno, le eccedenze erano destinate alla vendita e parte del ricavato veniva versato al tesoro centrale sotto forma di responsiones;[142] ma è soprattutto dai porti della Puglia che nella seconda metà del Duecento salpavano navi cariche di cereali e legumi, per andare a rifornire le case dei templari in Siria, rese sempre più dipendenti dalle occidentali sotto l'aspetto alimentare a causa della progressiva perdita di territori e aree coltivabili a vantaggio dei Saraceni. Dopo la catastrofe del 1291 divenne Cipro la destinazione delle vettovaglie pugliesi.[142]

Innovazioni tecniche

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Edificio noto come "Moulin des Templiers" a Salles-Courbatiès

Nelle loro proprietà agricole e produttive i templari impiegarono tecniche e attrezzature diffuse nell'economia rurale medievale, come mulini, strumenti per la lavorazione dei campi e sistemi di gestione delle colture, inserendole nella rete economica dell'ordine.[143] Queste attività devono essere considerate nel quadro delle singole sedi e della gestione patrimoniale dell'ordine, non come innovazioni introdotte dai templari in tutta Europa.[45][130]

Organizzazione finanziaria

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La Torre del Tempio di Parigi, illustrazione pubblicata nel 1900.

La fama che l'Ordine templare riuscì a guadagnare gli permise di accumulare nel corso del tempo ingenti ricchezze. Chiunque entrasse a farne parte conferiva donazioni, che potevano consistere in edifici, mulini, fondi terrieri, diritti su attività, lasciti testamentari o denaro liquido; con il crescere del numero di appartenenti crebbero così anche le disponibilità economiche dell'ordine.[123] I templari si preoccuparono fin da subito di mettere a frutto tali donazioni e, attraverso permute, acquisti e vendite, accentrarono e organizzarono i loro possedimenti, accrescendone le rendite fondiarie.[144]

A differenza dei signori fondiari, sia laici sia ecclesiastici, dell'Europa occidentale, i templari gestivano il proprio patrimonio in un'ottica geografica più ampia, poiché il fine ultimo dei loro investimenti era finanziare la presenza militare in Terra santa; questo comportò un'organizzazione flessibile, orientata allo sfruttamento delle risorse dei territori in cui l'ordine possedeva beni e al trasferimento verso l'Oriente di parte dei proventi.[145]

Attività bancarie

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I templari entrarono progressivamente nelle attività bancarie anche grazie alle donazioni ricevute dai nuovi membri, che potevano consistere in denaro o proprietà, e ai privilegi papali concessi all'ordine; poiché i templari disponevano di denaro contante in diverse case dell'ordine, dal XII secolo iniziarono a prestare somme di denaro e a offrire servizi finanziari ai pellegrini diretti in Terra santa.[4]

Il coinvolgimento dei templari nelle attività bancarie crebbe nel tempo, fino a comprendere forme di deposito, prestito e intermediazione.[4] La rete delle case templari permetteva di depositare denaro o valori in una sede e di ritirarne il controvalore in un'altra, con modalità vicine alla lettera di cambio.[4][5] Sul piano economico-finanziario, i templari arrivarono a prestare denaro a sovrani e poteri pubblici occidentali e a gestire risorse finanziarie di monarchie come quella francese.[4]

Il coinvolgimento dei templari in pratiche di prestito a interesse non suscitò controversie paragonabili a quelle rivolte ad altri prestatori; il problema dell'usura e dell'interesse veniva infatti gestito attraverso operazioni di cambio, compensazioni e accordi legati ai diritti di produzione sulle proprietà date in garanzia.[4]

Le relazioni politiche dell'ordine e la natura urbana e commerciale delle comunità d'Oltremare contribuirono alla sua importanza economica, sia in Europa sia in Terra santa; tale ruolo suscitò preoccupazione presso altri ordini, presso la nobiltà e presso le monarchie europee in via di consolidamento, interessate a controllare più direttamente il denaro e le attività finanziarie.[4] Le tenute dei templari erano estese sia in Europa sia nel Medio Oriente e tra queste vi fu, per un certo periodo, l'isola di Cipro.[4]

Sistema navale

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Luigi IX su una nave diretta verso la settima crociata, miniatura del XIV secolo.

La necessità di trasportare vettovaglie, uomini, cavalli e armi rese importante per i templari, come per gli altri ordini cavallereschi, l'uso di rotte e mezzi navali per collegare l'Occidente con la Terrasanta e, più tardi, con Cipro.[146][147] L'ordine ricorse sia a navi mercantili sia a proprie imbarcazioni; queste ultime potevano trasportare non solo fratelli dell'ordine, ma anche pellegrini, mercanti e merci; le fonti disponibili non permettono però di ricostruire con precisione il numero, le caratteristiche e gli equipaggi delle navi templari.[147]

Si ricorreva sostanzialmente alle due principali categorie di navi in uso nel Medioevo:

  • le navi lunghe, come le galee, destinate soprattutto agli impieghi militari, dalle forme allungate e spinte principalmente dai remi, con l'eventuale ausilio di una vela latina, di forma triangolare;[148][149]
  • le navi tonde, destinate soprattutto al trasporto di materiali e, occasionalmente, di truppe e animali. Erano più corte e capienti, mosse a vela e con equipaggi più ridotti. Nel caso del trasporto dei cavalli potevano essere attrezzate con un portellone laterale, che permetteva di movimentare gli animali; durante il viaggio le fessure del portellone venivano calafatate.[146]

Le navi degli ordini cavallereschi furono usate anche in attività corsare e di pirateria, ma nel caso templare l'attività militare navale attestata appare limitata e concentrata soprattutto nel Mediterraneo orientale.[147][150]

Ordini moderni e rivendicazioni di discendenza

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Lo stesso argomento in dettaglio: Neotemplarismo.
Il sigillo dei templari: i due cavalieri che condividono la cavalcatura sono stati interpretati come simbolo di povertà o della doppia natura di monaco e combattente.[151]

Alla tradizione dei cavalieri templari si richiamano numerosi gruppi e associazioni moderni, talvolta rivendicando una forma di derivazione diretta dall'ordine medievale; questo fenomeno, indicato come "templarismo" o "neotemplarismo", si è sviluppato in età moderna, a partire da XVIII e XIX secolo.[10] Non esiste tuttavia alcuna prova storica di una sopravvivenza istituzionale dell'Ordine del Tempio dopo la soppressione del 1312 e la fine dei suoi ultimi dignitari nel 1314;[10][11] gli storici che si sono occupati del problema sono tassativi nel rigettare la "leggenda templare": Peter Partner la riconduce alla fortuna moderna del mito templare, mentre Régine Pernoud ha definito la tesi di una prosecuzione segreta dell'ordine "completamente demenziale" e legata a pretese e leggende "uniformemente sciocche".[10][11]

L'idea di una continuazione nascosta dell'ordine dei templari si diffuse anche in ambienti massonici, soprattutto in Francia e in Germania, dove alcuni riti massonici adottarono riferimenti templari.[10] Questi richiami simbolici non dimostrano però una continuità storica tra l'ordine medievale e la massoneria, ma appartengono alla fortuna moderna del mito.[10][11]

Le moderne associazioni neotemplari non sono assimilabili all'Ordine del Tempio medievale e non sono riconosciute dalla Chiesa cattolica come sua continuazione; la Santa Sede ha precisato che, oltre ai propri ordini equestri, riconosce e sostiene soltanto il Sovrano Militare Ordine di Malta e l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, senza garantire la legittimità storica o giuridica di altri ordini.[152]

Lo stesso argomento in dettaglio: Leggende sui Templari.
Rotolo in pergamena con il sigillo dei templari

La rapida successione dei tre figli di Filippo il Bello tra il 1314 e il 1328 contribuì a far nascere la tradizione secondo cui la dinastia capetingia sarebbe stata colpita da una maledizione, da cui il nome di "re maledetti" (rois maudits); secondo questa leggenda, Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell'ordine, mentre giaceva sulla pira avrebbe maledetto il re Filippo e papa Clemente V, profetizzando che sarebbero morti presto.[10][153] Clemente V morì nell'aprile del 1314 e Filippo il Bello morì nel novembre dello stesso anno in seguito alle conseguenze di una caduta da cavallo.[153] Cronisti e commentatori collegarono questi eventi alla morte di Molay e alla fine dell'ordine.[10][153] Poiché, inoltre, secondo la tradizione Jacques de Molay avrebbe dannato la casa di Francia "fino alla tredicesima generazione", in tempi più recenti si diffuse la leggenda secondo cui l'esecuzione di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese sarebbe stata il coronamento della vendetta dei templari; alcuni racconti moderni riportano che il boia Charles-Henri Sanson, prima di calare la ghigliottina sulla testa del sovrano, avrebbe pronunciato parole di vendetta in nome di Jacques de Molay.[10]

In realtà i cavalieri templari, in seguito alla loro drammatica scomparsa, cessarono ben presto di essere all'attenzione delle cronache medievali: già alla fine del XIV secolo la loro vicenda era pressoché dimenticata.[118] Solo molti secoli dopo, durante l'Illuminismo, il tema dei templari tornò in auge e la fama degli antichi cavalieri fu accompagnata da leggende riguardanti segreti e misteri che si volevano tramandati da gruppi o iniziati fin dai tempi antichi.[10][11] Forse i più noti sono quelli riguardanti il Santo Graal, l'Arca dell'Alleanza e i segreti delle costruzioni.[154][155] Alcuni autori hanno sostenuto che il Santo Graal sarebbe stato ritrovato dall'ordine e portato in Scozia nel corso della crisi dell'ordine nel 1307 e che ciò che ne rimane sarebbe sepolto sotto la Cappella di Rosslyn; altre voci sostengono che l'ordine avrebbe ritrovato anche l'Arca dell'Alleanza, lo scrigno che conteneva gli oggetti sacri dell'antico Israele, compresa l'"asta di Aronne" e le tavole di pietra dei Dieci comandamenti.[154][155]

Questi miti sono stati connessi con la lunga occupazione, da parte dell'ordine, del Monte del Tempio a Gerusalemme come loro quartier generale; alcuni autori hanno sostenuto che i templari avrebbero scoperto i segreti dei maestri costruttori che avevano edificato il tempio originale e il secondo tempio, nascosti lì assieme alla conoscenza secondo cui l'Arca sarebbe stata spostata in Etiopia prima della distruzione del primo tempio.[154][155] In questo stesso filone leggendario sono state richiamate anche alcune raffigurazioni nella cattedrale di Chartres, spesso collegata, nella letteratura templare moderna, alle cattedrali gotiche di Amiens e di Reims e alla figura di Bernardo di Chiaravalle, influente nella formazione dell'ordine.[154][155] Ulteriori collegamenti, sia sulla ricerca da parte dell'ordine dell'Arca sia sulla relativa scoperta di antichi segreti del costruire, sono stati suggeriti nella letteratura leggendaria attraverso l'accostamento alla chiesa monolitica di San Giorgio (Bet Giorgis) a Lalibela in Etiopia, la cui costruzione è stata erroneamente attribuita ai templari.[154][155]Vi è allo stesso modo una chiesa sotterranea che risale allo stesso periodo ad Aubeterre in Francia, anch'essa richiamata in alcune ricostruzioni leggendarie; si sono poi sviluppate speculazioni sulla possibilità che i cavalieri templari avessero intrapreso viaggi in America prima di Colombo.[154][155]

Alcuni ricercatori e appassionati di esoterismo ed ermetismo hanno sostenuto che l'ordine sarebbe stato depositario di "conoscenze segrete".[156] Secondo costoro, nei due secoli della loro storia i monaci-militari si sarebbero rivelati anche un'organizzazione sapienziale esoterica e occultistica, custode di conoscenze iniziatiche.[155][156] Inoltre, in quest'ottica, i templari sono stati collegati ad altri argomenti leggendari o fortemente controversi come Rosacroce, Priorato di Sion, Rex Deus, catarismo, ermetismo, gnosticismo, Esseni e, infine, a reliquie o supposti insegnamenti perduti di Gesù, tra cui la Sacra Sindone[N 9] o il "testamento di Giuda"; alcuni ipotizzano che i cavalieri del Tempio avrebbero avuto legami, oltre che con la tradizione esoterica di ispirazione cristiana ed ebraica, anche con organizzazioni mistico-esoteriche ispirate al mondo islamico, tra cui quella dei Nizariti.[155][156]

La grande quantità di testi non rigorosi su questo tipo di teorie ha portato Umberto Eco ad affermare che "l'unico modo per riconoscere se un libro sui Templari è serio è controllare se finisce col 1314, data in cui il loro Gran Maestro viene bruciato sul rogo".[157]

Un altro tema ricorrente nella letteratura divulgativa riguarda la scarsa reazione armata opposta dall'ordine al momento degli arresti del 1307.[88][90] La questione, più che come un mistero, è collegata dagli storici al carattere coordinato dell'operazione regia, al fatto che i templari dipendevano dalla giurisdizione pontificia e al progressivo spostamento della vicenda sul piano processuale e canonico.[88][90][158]

Gran maestri dell'Ordine del Tempio

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Lo stesso argomento in dettaglio: Gran maestro dell'Ordine templare.
Jacques de Molay in una cromolitografia ottocentesca di Chevauchet

Di seguito una lista cronologica dei Gran maestri dell'Ordine templare:[58]

  1. Hugues de Payns (1120-24 maggio 1136)
  2. Robert de Craon (1136-13 gennaio 1147)
  3. Everard des Barres (1147-1151)
  4. Bernard de Tremelay (1151-1153)
  5. André de Montbard (1153-17 gennaio 1156)
  6. Bertrand de Blanchefort (1156-1169)
  7. Philippe de Milly (1169-3 aprile 1171)
  8. Eudes de Saint-Amand (1171-18 ottobre 1179)
  9. Arnoldo di Torroja (1179-30 settembre 1184)
  10. Gérard de Ridefort (1184-1º ottobre 1189)
  11. Robert de Sablé (1189-13 gennaio 1193)
  12. Gilbert Hérail (1193-20 dicembre 1200)
  13. Philippe de Plaissis (1201-12 novembre 1209)
  14. Guillaume de Chartres (1209-26 agosto 1218)
  15. Pierre de Montaigu (1218-1232)
  16. Armand de Périgord (1232-1244)
  17. Richard de Bures (1244-1247)[N 10]
  18. Guillaume de Sonnac (1247-3 luglio 1250)
  19. Renaud de Vichiers (1250-19 gennaio 1252)
  20. Thomas Bérard (1252-25 marzo 1273)
  21. Guillaume de Beaujeu (1273-18 maggio 1291)
  22. Thibaud Gaudin (1291-16 aprile 1292)
  23. Jacques de Molay (1292-18 marzo 1314)
  1. Solo l'Ordine dei canonici del Santo Sepolcro era sorto prima, nel 1100. In de Gennes, 2004, p. 189.
  2. Lo studio completo dedicato alla regola del Tempio è quello che Gustav Schnurer pone come introduzione alla sua edizione. Le ricerche di Rudolf Hiestand hanno però messo in discussione il fondamento della tesi di Schnurer. Il nucleo della teoria di Schnurer si fonda su questo postulato: il nome del patriarca di Gerusalemme citato nel prologo della regola, Stefano, è stato aggiunto dopo il concilio di Troyes. Nel 1128, il patriarca era Gormond. La ricostruzione di Hiestand cambia questo quadro: il concilio di Troyes ebbe luogo il 13 gennaio del 1129 e non del 1128, perché nella Champagne l'anno cominciava o il 25 marzo, o all'Annunciazione, o a Pasqua, in ogni caso dopo il 13 gennaio. Al momento del concilio, Gormond era già morto e Stefano era già stato eletto patriarca di Gerusalemme. In Cerrini, 2008, p. 88.
  3. Giacomo di Vitry, Historia orientalis seu Hierosolymitani; citazione tratta da Bauer, 2005, p. 13. Guglielmo di Tiro afferma fossero non nisi novem, espressione non del tutto convincente, interpretata come "solo nove".
  4. Il nuovo Ordine venne approvato con la bolla Ad ea ex quibus del 14 marzo 1319 da papa Giovanni XXII.
  5. Si parla di 9 000 feudi, di cui almeno 200 in Italia. In Barber, 2003, p. 266.
  6. Dal francese "sergents", a sua volta dal latino "servientes", letteralmente "servi": da Helen Nicholson, Knight Templars, Oxford, Osprey, 2004.
  7. Ne sono testimonianza la Lettera di Ugo e la Lettera di Guigo. In Cerrini, 2008, pp. 28-29.
  8. Ribāṭ è vocabolo arabo che indica, nel medioevo islamico, avamposti fortificati destinati ad accogliere combattenti impegnati sulle frontiere. In Ribat, in Enciclopedia dell'arte medievale, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991-2000..
  9. La tesi di un rapporto tra templari e Sindone è stata sostenuta da Barbara Frale in Barbara Frale, I Templari e la sindone di Cristo, Bologna, Il Mulino, 2009.; è stata criticata da Andrea Nicolotti in Andrea Nicolotti, I Templari e la Sindone. Storia di un falso, Roma, Salerno, 2011. e da Luigi Canetti in Luigi Canetti, La fabbrica dei falsi ovvero la fantastoria templare della sindone di Torino (PDF), in Giornale di storia, 2011..
  10. L'inclusione di Richard de Bures negli elenchi dei maestri dell'Ordine del Tempio non è uniforme; in alcune ricostruzioni la sua posizione è indicata con riserva. In Marillier, 1998, p. 151.

Bibliografiche

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