Assedio di Padova
L'assedio di Padova, avvenuto tra il 15 e il 30 settembre del 1509 fu uno dei maggiori episodi militari della prima fase della guerra della Lega di Cambrai.
Antefatti
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'elezione di Papa Giulio II della Rovere il 18 ottobre 1503, la famiglia Borgia cadde in rovina. Il Pontefice la privò dei suoi privilegi esiliandola in Spagna. Lo stesso destino toccò anche a Cesare Borgia il quale, dopo essere stato dimesso dalla carica di Duca di Romagna morì esiliato in Navarra. Nel mentre anche la Repubblica di Venezia (aspirante al dominio sull'Italia tanto quanto Giulio II) trasse enormi vantaggi dalla rovina dei Borgia. Essa aveva infatti occupato le città romagnole di Rimini, Faenza e Cervia diventando di fatto nemica dello stato pontificio e del Papa che, essendo genovese, conosceva bene l'odio della sua patria verso la Serenissima.
Ma oltre al pontefice, anche il sovrano di Napoli Ferdinando II d'Aragona vedeva la repubblica come sua nemica. Dal declino degli Aragonesi, Venezia aveva guadagnato diversi porti pugliesi che ora il sovrano rivendicava. Inoltre, grazie alla sconfitta di Ludovico il Moro e degli Sforza da parte dei francesi di Luigi XII, la Serenissima aveva acquistato anche vari territori Lombardi tra cui Cremona che ora il sovrano francese rivendicava come sua in quanto legittimo Duca di Milano (esso mirava in realtà alla conquista di tutti i territori lombardi in mano a Venezia).
Anche l'imperatore Massimiliano I temeva i veneti e cercava disperatamente di mettere in sicurezza i confini dei suoi territori austriaci. Il fallimento della sua invasione nel Cadore e la successiva invasione veneziana del Friuli e della Contea di Gorizia lo avevano lasciato nell'angoscia. All’interno del panorama dei differenti Stati regionali italiani, Venezia rappresentava una situazione anomala e pericolosa: l'unico stato forte, indipendente, dalle solide istituzioni e addirittura in grado di resistere e reagire all'invadenza delle potenze straniere.
La situazione spinse quindi Spagna e Francia a collaborare: nel 1507 i due sovrani Luigi XII di Francia e Ferdinando II di Spagna si incontrarono al Convegno di Savona per stringere alleanza. L'anno successivo anche l'imperatore Massimiliano si unì alla federazione franco-spagnola dopo essere stato riconosciuto imperatore da papa Giulio II. Nacque così, il 10 dicembre 1508, la Lega di Cambrai: un'alleanza antiveneziana formata da Spagna, Francia, Impero e Stato Pontificio.
La neonata coalizione, capitanata da francesi e imperiali, colpì duramente Venezia che venne sconfitta nella battaglia di Agnadello del 1509 e costretta ad abbandonare tutte le terre precedentemente conquistate. I veneziani riuscirono però a salvare i loro territori nel Veneto grazie alla resistenza di Padova nell'assedio del 1509.
I veneziani catturano Padova
[modifica | modifica wikitesto]Il 5 giugno del 1509, la ritirata delle truppe veneziane, incalzate da francesi e imperiali, aveva provocato la resa di Padova a questi ultimi.
Intorno all'11 luglio, tuttavia, alcuni strani movimenti avevano iniziato a preannunciare la contromossa della Serenissima. Il potente Consiglio dei Dieci aveva preso a ricevere dalla terraferma messi segreti, trasportati nottetempo a Palazzo Ducale e a lungo intrattenutisi alla presenza del Doge Leonardo Loredan e degli stessi Dieci, mentre aveva preso a circolare la voce che si stesse preparando la riconquista di Padova.
La spedizione per la riconquista di Padova, decisa dal governo veneziano per sfruttare il malcontento della popolazione locale causato dalle insolenze dei gentiluomini padovani e la scarsa guarnigione imperiale, fu coordinata dal provveditore Andrea Gritti. Questi, lasciata la parte principale dell'esercito, si diresse verso Noale con un contingente di 400 uomini d'arme, oltre 2.000 tra Stradioti e cavalli leggieri e 5.000 fanti. Per occultare il reale obiettivo dell'operazione, l'altro provveditore Cristoforo Moro effettuò una manovra diversiva dirigendosi con le sue truppe verso il territorio di Cittadella.
L'assalto fu pianificato su due fronti: mentre il Gritti puntava alla Porta di Codalunga, un secondo contingente composto da 2.000 villani, 300 fanti e alcuni cavalieri ricevette l'ordine di attaccare il Portello, situato dalla parte opposta della città, al fine di confondere i difensori. Giunti alla porta di Codalunga in mattinata ("a grande ora del dì"), i veneziani trovarono l'ingresso parzialmente aperto poiché erano appena entrati alcuni contadini con carri carichi di fieno. Occupata la porta senza resistenza e senza destare sospetti, le truppe veneziane penetrarono in città. A guidare l'irruzione in piazza fu il cavaliere Taddeo Della Volpe al comando dei cavalli leggieri, seguito da Citolo da Perugia e Lattanzio da Bergamo, che guidavano una parte dei fanti. All'interno, il Trissino, governatore di Padova in nome dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, tentò una reazione uscendo in piazza con 300 fanti tedeschi; a lui si unì Brunoro da Serego con 50 cavalieri, sperando invano che la fazione filo-imperiale della città prendesse le armi. Tuttavia, vista la mancanza di sostegno popolare e la rapidità del tumulto, i difensori furono costretti a ritirarsi nella rocca e nella cittadella, dove si arresero incondizionatamente nel giro di poche ore. Vennero saccheggiate le case degli ebrei e di quei cittadini padovani che si erano dichiarati apertamente nemici del nome veneziano durante l'occupazione imperiale. Il 17 luglio, giorno dedicato a Santa Marina, la città tornò stabilmente sotto il dominio della Repubblica di Venezia[1].
Assedio
[modifica | modifica wikitesto]Agli inizi di agosto del 1509, Massimiliano partì da Trento con un esercito composto da circa 35 000 uomini e puntò a sud verso i territori veneziani; nel frattempo le sue forze furono affiancate da contingenti francesi e papalini. A causa della carenza di cavalli e di un'errata organizzazione generale, l'armata imperiale giunse a Padova solo a metà settembre, concedendo così tempo utile a Niccolò di Pitigliano per concentrare quello che rimaneva dell'esercito veneziano dopo la Battaglia di Agnadello, nonché varie compagnie di volontari provenienti dalla città di Venezia.
L'assedio iniziò il 15 settembre[2]. Per due settimane l'artiglieria imperiale e francese bombardò la città riuscendo a far breccia nelle mura, tuttavia, quando gli assedianti riuscirono ad entrare nell'abitato, le truppe veneziane condussero con accesa determinazione la resistenza.
Le misure di emergenza decretate dal Consiglio dei Dieci permisero l'invio dalla Zecca ai difensori di Padova del denaro sufficiente per finanziare l'esercito capitanato dal Gritti. Gli storici stimano una cifra che va dai 120 000 ai 200 000 ducati in contanti.[3]
Il 30 settembre Massimiliano, non potendo più pagare i suoi mercenari, abbandonò l'assedio, lasciando un piccolo distaccamento in Italia, guidato dal Duca di Anhalt, e si ritirò in Tirolo con gran parte dell'armata.
Conseguenze
[modifica | modifica wikitesto]La sconfitta fu un duro colpo per Massimiliano e in conseguenza di ciò il Sacro Romano Impero non poté più tentare un'altra invasione in Italia fino al 1514.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Libro VIII, Capitolo IX.
- ↑ (EN) John Julius Norwich, A History of Venice, New York, Vintage Books, 1989, p. 269, ISBN 0-679-72197-5.
- ↑ Lane, 1991, p. 287.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Marin Sanudo, Diarii, vol. 9, Rinaldo Fulin, 1883, pp. 30-226.
- Norwich, John Julius (1989). A History of Venice. New York: Vintage Books. ISBN 0-679-72197-5.
- Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.
- Taylor, Frederick Lewis. The Art of War in Italy, 1494-1529. Westport: Greenwood Press, 1973. ISBN 0-8371-5025-6.
- Angiolo Lenci, Il leone, l'aquila e la gatta, Venezia e la lega di Cambrai. Guerra e fortificazioni dalla battaglia di agnadello all'assedio di Padova del 1509, presentazione di Pietro Del Negro, ed. Il Poligrafo, Vicenza 2002.
- Fabio Saggiorato, Carla Ravazzolo, Alessandro Greco (2010). "Assedio! Padova 1509". Padova: Sargon. ISBN 978-88-95672-08-3
- Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Torino, Einaudi, 1991, ISBN 88-06-12788-8.
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