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Pilatus PC-8D

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pilatus PC-8D Twin Porter
Descrizione
Tipoaereo da trasporto multiruolo
Equipaggio2
CostruttoreSvizzera (bandiera) Pilatus Aircraft
Data primo volo28 novembre 1967
Data entrata in serviziomai
Dimensioni e pesi
Lunghezza10,50 m (34 ft 5 in)
Apertura alare15,60 m (51.00 ft 2 in)
Altezza3,65 m (12,5 ft 0 in)
Superficie alare32,4 (349 ft²)
Carico alare92,87 kg/m²
Peso a vuoto1 550 kg (3 417 lb)
Peso max al decollo2 700 kg (5 952 lb)
Passeggeri9
Propulsione
Motoredue Lycoming IO-540-GIB5
Potenza290 CV (220 kW)
Prestazioni
Velocità max260 km/h (160 mph, 140 kt)
Velocità di crociera230 km/h (140 mph, 120 kt)
Velocità di salita6 m/sec
Corsa di decollo260 m
Atterraggio250 m
Autonomia1 400 km (870 mi, 760 nm)
Quota di servizio8 534 m (28 000 ft)

i dati sono estratti da Jane's All the World's Aircraft 1968–69[1]

voci di aerei civili presenti su Wikipedia

Il Pilatus PC-8 Twin Porter è un aereo da trasporto/utility bimotore ad ala alta con capacità STOL, realizzato dall'azienda svizzera Pilatus Aircraft Ltd. dagli anni sessanta e rimasto allo stadio di prototipo.

Storia del progetto

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Modello del bimotore Pilatus PC-8D.

Nei primi anni sessanta del XX secolo, la Pilatus Aircraft Ltd. ricevette numerose richieste da parte di personale civile e militare per un velivolo con capacità simili al PC-6, ma più potente.[2] Una prima soluzione fu sperimentata rimotorizzando il Pilatus PC-6 con una turboelica, che avrebbe poi dato origine al PC-6 "Turbo Porter".[3] L'altra soluzione studiata fu un bimotore che sarà denominato PC-8D "Twin Porter".[3]

Per il ridurre i costi di sviluppo vennero adottati vari componenti del PC-6 Porter monomotore, come la sezione centrale della fusoliera, e ali e il carrello di atterraggio principale.[3] La fusoliera anteriore, la fusoliera posteriore, l'impennaggio di coda e la disposizione dei motori vennero sviluppati ex novo.[3] La configurazione alare verteva su un'ala alta dritta e rinforzata. [3] L'impennaggio di coda a freccia era dotata di uno stabilizzatore verticale.[2] Il carrello di atterraggio era triciclo, posteriore, fisso, con ruotino di coda.[3]

Furono prese in considerazione diverse disposizioni dei motori, tra cui una con i motori a destra e a sinistra del muso della fusoliera, simile al Dornier Do 28.[3] Fu presa in considerazione anche una disposizione in tandem dei motori sopra la fusoliera, come nei precedenti idrovolanti Dornier Wal.[3] La soluzione adottata vide i motori posizionati davanti alle ali, molto vicini alla fusoliera.[2] I motori non erano montati sulle ali come di consueto, ma su un supporto motore separato, posizionato davanti ad esse.[3] Non vi era alcun collegamento tra i motori e le ali.[3] Disponendo i motori così vicini alla fusoliera, si sperava di raggiungere valori favorevoli per il volo monomotore.[2] La cabina di pilotaggio era dotata di due sedili affiancati, mentre la cabina passeggeri ne conteneva altri otto.[3] I sedili passeggeri potevano essere smontati per utilizzare la cabina per il trasporto merci.[3] Vi si accedeva attraverso due grandi porte doppie poste sui lati, le cui dimensioni facilitavano l'imbarco e il carico.[3]

La propulsione era assicurata da due motori Lycoming IO-540-GIB5 a sei cilindri orizzontali contrapposti, raffreddato ad aria, eroganti ciascuno la potenza di 290 CV (220 kW.[1] Le eliche erano due Hartzell HC-A3VK/V8433-4 a 3 pale, del diametro di 2,03 m.[1]

Il primo volo del prototipo (immatricolato HB-KPA) del PC-8D Twin Porter avvenne il 28 novembre 1967 con ai comandi il collaudatore Hans Galli.[4][3] Il nuovo aereo venne presentato allo ILA di Hannover dal 26 aprile al 5 maggio 1968.[4] I collaudi in volo durarono più di un anno e non furono soddisfacenti, così il progetto fu abbandonato alla fine di gennaio 1969.[4] Il fattore decisivo fu l'insufficiente potenza monomotore , che rese impossibile la certificazione secondo la specifica FAR23.[3] L'unico velivolo costruito fu demolito dopo il completamento del progetto.[3] Già prima del primo volo del Twin Porter era disponibile un prodotto separato con prestazioni migliorate il Pilatus PC-6 Turbo Porter.[3]

  • (DE) Roland Eichenberger, Pilatus Flugzeuge 1939–1989, Stans, Pilatus Flugzeugwerke, 1989.
  • (EN) John W. R. Taylor, Jane's All the World's Aircraft 1968–69, London, Sampson Low, Marston & Company, 1968.
Periodici
  • (PL) PC-8 "Twin-Porter", in Skrzydlata Polska, n. 7, Warszawa, Wydawnictwa Komunikacji i Łączności, 15 lutego 1970, ISSN 0137-866X (WC · ACNP).

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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