close
Vai al contenuto

Thirteen Days

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Thirteen Days
Titolo originaleThirteen Days
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2000
Durata147 min
Generedrammatico, storico
RegiaRoger Donaldson
SoggettoErnest R. May, Philip D. Zelikow (libro "The Kennedy Tapes: Inside the White House During the Cuban Missile Crisis")
SceneggiaturaDavid Self
ProduttoreKevin Costner, Armyan Bernstein, Peter O. Almond
Produttore esecutivoIlona Herzberg, Michael De Luca, Marc Abraham, Thomas A. Bliss
Casa di produzioneNew Line Cinema, Beacon Pictures
Distribuzione in italianoMedusa Film
Multicom Entertainment Group
FotografiaAndrzej Bartkowiak
MontaggioConrad Buff IV
Effetti specialiLouis Lantieri, Michael J. McAlister
MusicheTrevor Jones
ScenografiaJ. Dennis Washington, Ann Harris, Thomas T. Taylor, Denise Pizzini
CostumiIsis Mussenden
TruccoFrancisco X. Perez, Rick Sharp, Kimberly Felix, Brad Wilder, Matthew W. Mungle
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Thirteen Days è un film del 2000 diretto da Roger Donaldson, riguardante la Crisi dei missili di Cuba, vista nella prospettiva dei dirigenti politici degli Stati Uniti.

Prologo: La scoperta

Il film si apre nell'ottobre 1962 a Washington D.C., seguendo la vita quotidiana di Kenneth "Kenny" O'Donnell (Kevin Costner), consigliere speciale e amico intimo del Presidente John F. Kennedy (Bruce Greenwood). Kenny è un uomo pragmatico, un ex giocatore di football ad Harvard insieme a Robert Kennedy, diventato l'uomo di fiducia dei fratelli Kennedy, colui che gestisce la politica dietro le quinte.

La routine viene infranta quando un volo di ricognizione di un Lockheed U-2 porta a casa fotografie aeree di Cuba che rivelano la costruzione di rampe di lancio per missili balistici a medio raggio sovietici. L'analista della CIA Art Lundahl presenta le immagini al Consigliere per la Sicurezza Nazionale McGeorge Bundy, che a sua volta sveglia il Presidente con la notizia. I missili, una volta operativi, sarebbero in grado di colpire la maggior parte delle città americane in pochi minuti, rendendo praticamente impossibile qualsiasi difesa o tempo di reazione.

L'ExComm: Il dibattito iniziale

Kennedy convoca immediatamente l'ExComm (Executive Committee of the National Security Council), un gruppo ristretto di consiglieri che include:

Il dibattito si polarizza subito in due fazioni:

I falchi, guidati dai militari e in particolare dal Generale LeMay, spingono aggressivamente per un attacco aereo immediato seguito da un'invasione terrestre di Cuba. LeMay, veterano dei bombardamenti strategici della Seconda Guerra Mondiale, tratta Kennedy con un misto di condiscendenza e disprezzo, considerandolo un presidente giovane e debole. In una scena chiave, LeMay paragona esplicitamente qualsiasi mancata risposta militare all'appeasement di Monaco del 1938, provocando visibilmente Kennedy.

Le colombe, tra cui McNamara, Bobby Kennedy e Stevenson, cercano una soluzione che eviti il conflitto diretto. Bobby in particolare è ossessionato dal parallelo morale: un attacco aereo a sorpresa su Cuba renderebbe gli Stati Uniti come il Giappone a Pearl Harbor. "My brother is not going to be the Tojo of the 1960s," afferma con forza.

Kenny O'Donnell, pur non avendo un ruolo formale di politica estera, è costantemente presente come consigliere informale, confidente e "occhi e orecchie" di JFK. È lui che spesso sonda gli umori, conta i voti tra i membri dell'ExComm e avverte il Presidente delle manovre politiche interne.

La decisione del blocco navale

Dopo giorni di dibattito intenso, Kennedy sceglie una via di mezzo: un blocco navale (definito ufficialmente "quarantena" per evitare il termine legale "blocco", che equivale a un atto di guerra) intorno a Cuba, per impedire l'arrivo di ulteriori armamenti sovietici. La decisione è deliberatamente calibrata: abbastanza forte da dimostrare risolutezza, ma non così aggressiva da non lasciare a Chruščёv una via d'uscita.

Il 22 ottobre, Kennedy si rivolge alla nazione in un discorso televisivo storico, rivelando al mondo l'esistenza dei missili e annunciando la quarantena. Il mondo piomba nel terrore. Il film mostra la reazione della famiglia O'Donnell: la moglie e i figli che guardano il discorso in TV, la consapevolezza improvvisa che il mondo potrebbe finire.

L'escalation: La linea della quarantena

Le navi sovietiche si avvicinano alla linea di quarantena nell'Atlantico. La tensione è al massimo. Il film mostra magnificamente il confronto tra McNamara e l'Ammiraglio Anderson nella sala di comando della Marina. McNamara insiste che il blocco navale è uno strumento di comunicazione diplomatica, non un'operazione militare tradizionale: ogni singola azione deve essere calibrata per inviare un messaggio a Mosca. Anderson, irritato dall'interferenza civile, risponde sprezzante: "Signor Segretario, la Marina sa come gestire un blocco dai tempi di John Paul Jones." McNamara replica furioso: "La Marina non spara un solo colpo senza il mio ordine personale!". Questa scena illustra un tema centrale del film: lo scontro tra il controllo civile e l'autonomia militare, con i militari che cercano ripetutamente di forzare la mano al Presidente.

Arriva il momento critico: le navi sovietiche raggiungono la linea di quarantena. Dopo minuti interminabili di tensione, arriva la notizia: alcune navi sovietiche si sono fermate o hanno invertito la rotta. Dean Rusk pronuncia la celebre frase: "We're eyeball to eyeball, and I think the other fellow just blinked." Ma la crisi è tutt'altro che finita: i missili già a Cuba continuano ad essere assemblati a ritmo accelerato.

I canali segreti e il doppio gioco

La diplomazia si muove su canali multipli e spesso contraddittori:

  • Aleksandr Fomìn (nome di copertura di Aleksandr Feklìsov), un agente del KGB a Washington, avvicina il giornalista John Scali della ABC con una proposta informale: i sovietici rimuoverebbero i missili in cambio della promessa americana di non invadere Cuba.
  • L'Ambasciatore sovietico Anatoly Dobrynin viene contattato attraverso canali riservati.
  • Kennedy invia Bobby a negoziare segretamente con Dobrynin. Bobby propone quello che diventerà l'accordo finale, includendo un elemento segreto: gli Stati Uniti rimuoveranno i propri missili Jupiter dalla Turchia (già obsoleti, ma simbolicamente significativi), a condizione che questo aspetto dell'accordo resti assolutamente segreto.

Il sabato nero

Il film raggiunge il suo climax nel cosiddetto "Sabato Nero" (27 ottobre 1962), quando tutto sembra precipitare contemporaneamente:

  1. Un U-2 viene abbattuto sopra Cuba da un missile terra-aria SAM, uccidendo il pilota Major Rudolf Anderson. Secondo le regole d'ingaggio pre-concordate, questo avrebbe dovuto innescare automaticamente un attacco di rappresaglia contro le batterie SAM cubane. I militari premono per agire. Kennedy, con grande coraggio politico, rifiuta di autorizzare la rappresaglia, sapendo che potrebbe innescare una spirale incontrollabile.
  2. Un altro U-2 si perde nello spazio aereo sovietico sull'Artico per errore di navigazione, rischiando di essere interpretato dai sovietici come una ricognizione pre-attacco nucleare.
  3. Arrivano da Mosca due messaggi contraddittori di Chruščёv. Il primo, più lungo e personale, propone un accordo ragionevole (rimozione dei missili in cambio della promessa di non invasione). Il secondo, più duro e formale, aggiunge la richiesta della rimozione dei missili Jupiter dalla Turchia.

Bobby Kennedy ha l'intuizione decisiva: suggerisce di rispondere al primo messaggio (quello conciliante) e di ignorare semplicemente il secondo, facendo come se non fosse mai arrivato. Questa mossa, nota come il "Trollope Ploy" (dal nome di un espediente narrativo nei romanzi di Anthony Trollope), permette a Chruščёv di accettare l'accordo senza perdere la faccia.

Kenny O'Donnell e il fattore umano

Per tutto il film, Kenny O'Donnell funge da ponte tra il mondo politico e quello umano. È lui che:

  • Scopre che i generali stanno cercando di aggirare gli ordini del Presidente, preparando autonomamente piani d'attacco e manipolando la catena di comando.
  • Parla con i piloti dell'U-2 prima delle missioni, guardandoli negli occhi sapendo che li manda in pericolo mortale.
  • In una scena cruciale, convince un pilota a mentire nel rapporto: dopo essere stato colpito dal fuoco antiaereo sopra Cuba, il pilota dovrebbe riferirlo, il che darebbe ai militari il pretesto per l'attacco. Kenny lo persuade a dichiarare che non è stato colpito, guadagnando tempo prezioso per la diplomazia.
  • Ha conversazioni intime con la moglie, mostrando il peso personale della crisi e la paura molto reale dell'annientamento nucleare.

La risoluzione

La mattina del 28 ottobre, Radio Mosca trasmette la risposta di Chruščёv: l'Unione Sovietica accetta di ritirare i missili da Cuba in cambio della promessa pubblica americana di non invadere l'isola. L'accordo segreto sui Jupiter in Turchia non viene menzionato e resterà classificato per decenni. La crisi è finita. Il mondo ha evitato la guerra nucleare.

Epilogo

Il film si chiude con Kenny O'Donnell che torna a casa dalla sua famiglia, esausto ma sollevato. Titoli finali ricordano allo spettatore i destini dei protagonisti: l'assassinio di JFK nel 1963, la morte di Bobby Kennedy nel 1968, e il ruolo che questa crisi ebbe nel successivo Trattato per la messa al bando parziale dei test nucleari del 1963, uno dei primi passi concreti verso la distensione.

Anche se il film mutua il titolo dal libro Thirteen Days di Robert F. Kennedy, è basato in realtà su The Kennedy Tapes - Inside the White House During the Cuban Missile Crisis di Ernest May e Philip Zelikow.

Gran parte delle scene si svolgono alla Casa Bianca e si focalizzano sul processo decisionale tra il Presidente John Fitzgerald Kennedy e il fratello Robert, in contrapposizione con i militari, che spingono per attuare i progetti d'invasione di Cuba come reazione all'installazione dei missili sovietici. Il film s'incentra, più che sulle dinamiche della Guerra fredda tra le due superpotenze, sul conflitto tra potere politico e militare sulla scelta della migliore strategia da adottare. La vicenda è vista attraverso gli occhi di Kenneth O'Donnell, un funzionario della Casa Bianca interpretato da Kevin Costner.

Distribuzione

[modifica | modifica wikitesto]

La New Line Cinema è stata una delle compagnie produttrici, assieme alla compagnia di Kevin Costner Tig Productions e la Beacon di Armyan Bernstein.

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 184995114 · LCCN (EN) no2011063618 · BNE (ES) XX4045927 (data)