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Amused to Death

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Amused to Death
album in studio
ArtistaRoger Waters
Pubblicazione7 settembre 1992
Durata72:36
Dischi1
Tracce14
Genere[[Rock progressivo]]
EtichettaColumbia
ProduttorePatrick Leonard e Roger Waters
Registrazione1987-1992
Formati2 LP, CD, MC
Certificazioni
Dischi d'oroNorvegia (bandiera) Norvegia[1]
(vendite: 25 000+)
Regno Unito (bandiera) Regno Unito[2]
(vendite: 100 000+)
Canada (bandiera) Canada
(vendite: 50 000+)
[3]Australia (bandiera) Australia
(vendite: 35 000+)
[4]
Roger Waters - cronologia
Album successivo
(2000)
Roger Waters (album in studio) - cronologia
Album precedente
(1987)

Amused to Death è il terzo album in studio da solista del cantautore e polistrumentista britannico Roger Waters, già membro dei Pink Floyd, pubblicato il 7 settembre 1992 dalla Columbia Records. Prodotto dallo stesso Waters e da Patrick Leonard, con la co-produzione di Nick Griffiths, l'album fu missato adottando la tecnologia QSound per esaltare la sensazione di tridimensionalità e spazialità del suono. L'opera vede inoltre la partecipazione straordinaria del chitarrista Jeff Beck, che esegue le parti di chitarra solista in diversi brani.[5] Raggiunse l'ottavo posto nelle classifiche britanniche ed il ventunesimo nella Billboard 200 statunitense.

Nel 2015 l'album è stato rimissato e ripubblicato in versioni rimasterizzate con una nuova veste grafica e in diversi formati, tra cui una nuova versione in audio surround 5.1 curata dallo storico ingegnere del suono dei Pink Floyd James Guthrie, coadiuvato da Joel Plante. Questa riedizione ha vinto il Grammy Award per il miglior album audio immersivo (all'epoca denominato Best Surround Sound Album) alla 58ª edizione dei Grammy Awards nel 2016.[6]

Origine e tematiche

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La lunga genesi dell'album ebbe inizio già nel 1987, quando Waters scrisse una prima versione del brano Perfect Sense, ma richiese diversi anni di lavoro prima della pubblicazione definitiva.[7] L'opera fu originariamente ispirata al saggio del pedagogista ed esperto di media Neil Postman, intitolato appunto Divertirci da morire (Amusing Ourselves to Death, 1985), e subì una forte spinta creativa a seguito dello scoppio della prima Guerra del Golfo nel 1990-1991, in modo analogo a quanto era avvenuto per The Final Cut (1983) con la Guerra delle Falkland.[8] Sull'onda emotiva di quel conflitto e dei drammatici fatti della protesta di piazza Tienanmen in Cina nel 1989, Waters modificò e arricchì i testi in corso d'opera, per approdare a una riflessione generale e feroce sui mass media e sul loro rapporto con la guerra, la violenza, la religione e la repressione politica: se da un lato la televisione può mostrare in diretta le atrocità inchiodando i regimi repressivi alle loro responsabilità (come nel caso della Cina), dall'altro il telespettatore occidentale, assuefatto nella sua cinica indifferenza comodamente seduto in poltrona, finisce per banalizzare la guerra stessa, riducendola alla stregua di un mero spettacolo d'intrattenimento televisivo fra tanti altri.[9]

Uno dei fili conduttori del disco divenne così la figura simbolica di una scimmia – allegoria del genere umano – che fa continuamente zapping col televisore cambiando canale in modo casuale, del tutto indifferente e apatica di fronte a ciò che scorre sullo schermo, non tanto diversa in questo dal telespettatore medio odierno.[9] Di frequente, infatti, il passaggio acustico tra una traccia e l'altra del disco è costituito proprio dal rumore del cambio di canale televisivo e da frammenti di trasmissioni, spot e dialoghi intercettati nell'etere.

Waters immagina poi che studiosi alieni sbarchino sulla Terra molto tempo dopo l'estinzione dell'uomo e analizzino il comportamento della scimmia e i resti archeologici della civiltà umana, ormai ridotta a sole ombre proiettate sulle rovine (come le molte vittime incenerite dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki). Nel brano conclusivo che dà il titolo all'album (Amused to Death), gli archeologi alieni rinvengono le ombre degli esseri umani raggruppate e immobili attorno alle carcasse degli apparecchi televisivi, giungendo alla conclusione che la specie umana si sia estinta proprio perché «si è divertita fino a morire» (amused itself to death).

Le testimonianze di guerra e i brani dell'album

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La prima traccia, The Ballad of Bill Hubbard, contiene la voce autentica di Alfred "Alf" Razzell (1897-1995), un veterano inglese della prima guerra mondiale. Nel suo commovente racconto, Razzell rievoca quando, durante la seconda battaglia di Arras nella terra di nessuno, rinvenne sul campo di battaglia il commilitone William "Bill" Hubbard (1888 - 3 maggio 1917), gravemente ferito.[10][11] Dopo molte ore di tentativi vani di trasportare Hubbard sulla schiena verso la salvezza, Razzell fu costretto con immenso dolore ad abbandonarlo per poter salvare almeno la propria vita. Il racconto prosegue e trova conclusione alla fine dell'album, in coda al brano Amused to Death, fornendo un'appendice catartica alla tragica storia: Razzell descrive come, una volta tornato sul monumento ai caduti a rendere omaggio all'amico decenni dopo, abbia finalmente trovato la pace liberandosi dal senso di colpa che lo aveva tormentato per tutta la vita. Gli estratti provengono dal documentario A Game of Ghosts (trasmesso il 1º luglio 1991 nella serie Everyman della BBC), realizzato per celebrare il 75º anniversario dell'inizio della battaglia della Somme.[12][13][14] Non a caso, sia Razzell sia Hubbard erano arruolati nei Reali Fucilieri britannici (Royal Fusiliers), lo stesso reggimento in cui servì il padre di Waters, Eric Fletcher Waters, sbarcato ad Anzio e caduto presso Aprilia nel 1944 durante la seconda guerra mondiale.

Il secondo brano, What God Wants, Part I, contrasta nettamente con le parole toccanti di Razzell: inizia con l'audio di un bambino intercettato in televisione che dichiara rozzamente: «Non mi dispiace per niente la guerra. È una delle cose che mi piace di più guardare... se c'è una guerra in corso. Perché così so se la nostra parte sta vincendo o perdendo», prima di essere interrotto da un cambio di canale e dalle grida della scimmia.[9]

Perfect Sense è divisa in due parti e descrive un mondo distopico dove le trasmissioni belliche in diretta televisiva costituiscono la principale forma di spettacolo e profitto globale.[7] La prima parte si apre con un urlo incomprensibile e un messaggio registrato alla rovescia dallo stesso Waters (vedi la sezione sul rapporto con Stanley Kubrick), per poi evolvere in un crescendo drammatico cantato insieme a P.P. Arnold. Nella seconda parte, il celebre telecronista sportivo statunitense della NBA Marv Albert narra lo svolgimento di una battaglia navale e di un bombardamento sottomarino esaltandosi esattamente come se stesse commentando una partita di pallacanestro o una competizione nello stadio. Waters dichiarò di essersi ispirato ai giochi gladiatori dell'impero romano e alle naumachie nel Colosseo, utilizzate per distrarre la plebe dalle problematiche reali della società.[8]

In The Bravery of Being Out of Range Waters critica duramente la vigliaccheria della guerra moderna combattuta a distanza (attraverso missili intelligenti e bombe sganciate da migliaia di chilometri di lontananza o tramite schermi radar durante la guerra del Golfo). Il brano contiene un richiamo testuale alla canzone Sheep (pubblicata nell'album Animals dei Pink Floyd nel 1977) e al celebre spiritual Swing Low, Sweet Chariot: se in Sheep Waters cantava «I've looked over Jordan and I have seen / Things are not what they seem» ("Ho guardato oltre il Giordano e ho visto che le cose non sono come sembrano"), in The Bravery of Being Out of Range canta «I looked over Jordan and what did I see? / I saw a U.S. Marine in a pile of debris» ("Ho guardato oltre il Giordano e cosa ho visto? Ho visto un Marine statunitense in un mucchio di macerie").

Il dittico Late Home Tonight, Part I e Part II si apre con il canto di un'allodola (Eurasian skylark) e rievoca il bombardamento statunitense della Libia del 1986, ponendo a confronto la vita quotidiana e spensierata di un giovane pilota americano di un cacciabombardiere F-111 e quella delle due "mogli ordinarie" a Tripoli prima dell'impatto distruttivo delle bombe.

All'inizio di What God Wants, Part II, l'attore e doppiatore Charles Fleischer (noto per aver prestato la voce a Roger Rabbit) interpreta con tono febbrile il sermone di un avido telepredicatore evangelico animato dalla brama di denaro e potere. In What God Wants, Part III, la musica presenta espliciti riferimenti melodici e armonici ad alcune celebri composizioni dei Pink Floyd del passato, tra cui Shine On You Crazy Diamond (Parte I), Echoes e Breathe (In the Air); il brano termina con un frammento audio in cui l'anziano veterano della prima guerra mondiale Tom Bromley canta a cappella Wait 'Till the Sun Shines, Nellie, anch'esso tratto dal documentario A Game of Ghosts.[14]

In Too Much Rope è presente il verso «Each man has his price, Bob, and yours was pretty low» ("Ogni uomo ha il suo prezzo, Bob, e il tuo era piuttosto basso"). Waters spiegò di aver inserito il nome "Bob" quasi per gioco durante una prova vocale in cui imitava Bob Dylan; il produttore Patrick Leonard insistette per mantenere la registrazione e Waters accettò di buon grado, dedicando ironicamente il verso al produttore dei Pink Floyd Bob Ezrin.[8]

Il brano Watching TV è uno struggente duetto cantato insieme a Don Henley (batterista e cantante degli Eagles) dedicato alle tragiche proteste di piazza Tienanmen del 1989. Il testo riflette sul potere di penetrazione dei media occidentali raccontando la morte di una giovane studentessa cinese brutalmente uccisa dai carri armati, la cui tragedia personale acquista risonanza globale e commuove il mondo proprio perché trasmessa sugli schermi televisivi («She's everybody's sister / She's symbolic of our failure / She's the one in fifty million / Who can help us to be free / Because she died on TV»).

In It's A Miracle Waters scaglia un attacco caustico e satirico contro il compositore di musical Andrew Lloyd Webber, accusato in più occasioni da Waters di aver plagiato il celebre tema cromatico di chitarra e basso di Echoes (1971) per comporre l'ouverture del suo celebre musical The Phantom of the Opera (1986).[15] Nella canzone si immagina ironicamente un terremoto che fa crollare il teatro seppellendo Webber sotto un pianoforte con il coperchio che gli cade sulle dita («It's a miracle / We cowered in our shelters / With our hands over our ears / Lloyd-Webber's awful stuff / Runs on and on for years / An earthquake hits the theatre / But the operetta lingers / Then the piano lid comes down / And breaks his fucking fingers / It's a miracle»). Il brano contiene inoltre un campionamento sonoro tratto dal film horror a basso costo L'isola degli zombi (Shock Waves, 1977).

Infine, la traccia conclusiva Amused to Death si apre con il verso «Doctor, Doctor», che costituisce una citazione esatta delle primissime parole di Take Up Thy Stethoscope and Walk (dall'album The Piper at the Gates of Dawn del 1967), la prima canzone in assoluto scritta da Roger Waters per i Pink Floyd all'inizio della sua carriera discografica.

Il rapporto con Stanley Kubrick e i campionamenti di HAL 9000

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All'inizio del brano Perfect Sense, Part I, Waters ha inserito un proprio messaggio parlato, registrato alla rovescia, in risposta al celebre regista cinematografico Stanley Kubrick:

«Julia, however, in the light and visions of the issues of Stanley, we changed our minds. We have decided to include a backward message. Stanley, for you, and for all the other book burners.»

Il messaggio culmina con Waters che urla con la stessa voce aggressiva e scozzese utilizzata per interpretare il personaggio del maestro di scuola in The Wall. Waters aveva infatti inizialmente richiesto a Kubrick il permesso di utilizzare su quel brano il campionamento della voce del computer HAL 9000 (nella celebre scena della sua disattivazione e morte progressiva) tratta dal capolavoro 2001: Odissea nello spazio. Kubrick tuttavia negò l'autorizzazione: formalmente la motivazione addotta fu il timore di creare un precedente che aprisse la strada ad innumerevoli altre richieste di utilizzo di campionamenti sonori del film da parte di altri artisti,[16] sebbene molti critici e appassionati ipotizzarono che il rifiuto fosse in realtà una ritorsione di Kubrick verso i Pink Floyd, i quali nel 1971 gli avevano a loro volta negato il permesso di utilizzare la suite Atom Heart Mother nella colonna sonora di Arancia meccanica.[17]

Dopo la morte di Kubrick avvenuta nel 1999, Waters iniziò a incorporare liberamente i campionamenti vocali di HAL 9000 durante le esecuzioni dal vivo di Perfect Sense, Part I nel corso del suo tour mondiale In the Flesh; infine, in occasione della rimasterizzazione e riedizione ufficiale dell'album pubblicata nel 2015, il campionamento originale della voce di HAL 9000 è stato ufficialmente reintegrato all'inizio del brano, esattamente come concepito nelle intenzioni originarie di Waters.

Titolo e copertina

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Il titolo dell'album è un omaggio retorico al saggio Divertirci da morire (Amusing Ourselves to Death, 1985) del sociologo della comunicazione e studioso dei media Neil Postman. Nel suo successivo libro intitolato The End of Education (1995), Postman commentò scherzosamente l'omaggio ricevuto da Waters:[18]

«Roger Waters, un tempo cantante solista dei Pink Floyd, rimase talmente ispirato da un mio libro da produrre un CD chiamato Amused to Death. Questo fatto ha elevato a tal punto il mio prestigio tra gli studenti universitari che non sono certo nella posizione di ripudiare lui o il suo genere di musica. Né avrei alcuna inclinazione a farlo per qualsiasi altra ragione. Ciononostante, il livello di sensibilità richiesto per apprezzare la musica di Roger Waters è sia diverso sia inferiore rispetto a quello richiesto per apprezzare, diciamo, uno studio di Chopin.»

L'illustrazione di copertina originale del 1992 raffigura uno scimpanzé che guarda uno schermo televisivo, un ulteriore richiamo concettuale alle scimmie dell'alba dell'uomo in 2001: Odissea nello spazio. L'immagine trasmessa dal televisore è un gigantesco bulbo oculare che fissa lo spettatore. Secondo quanto spiegato da Waters, la scimmia rappresenta «un simbolo per chiunque sia rimasto seduto con la bocca aperta davanti ai network e alle notizie TV via cavo negli ultimi dieci anni».[7] Nella riedizione del 2015, la copertina originale è stata sostituita con una nuova illustrazione raffigurante la silhouette di un ragazzo davanti a un televisore a schermo piatto di enormi dimensioni, circondato da un deserto in rovina.

Produzione e registrazione

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Waters ha condiviso la produzione dell'album con Patrick Leonard, il quale ha anche suonato tastiere, organo e sintetizzatori in diverse tracce, e con la co-produzione del fedele collaboratore Nick Griffiths.[5] Le sessioni di registrazione si svolsero in dieci studi differenti dislocati tra Londra (The Billiard Room, Olympic Studios, CTS Studios, Angel Recording Studios e Abbey Road Studios), le Bahamas (Compass Point Studios a Nassau) e l'area di Los Angeles (Ameraycan Studios, Johnny Yuma Recording a Burbank e Devonshire Sound Studios). L'ingegneria del suono fu affidata a Hayden Bendall, Jerry Jordan e Stephen McLaughlin, mentre il missaggio finale fu curato da James Guthrie.

Fra i numerosi musicisti d'eccezione che parteciparono alla realizzazione dell'opera spicca il chitarrista Jeff Beck, che esegue magistrali assoli di chitarra in sette brani del disco (oltre a un assolo aggiuntivo nel brano The Bravery of Being Out of Range inserito esclusivamente nella ristampa del 2015). Accanto a lui suonarono chitarristi del calibro di Andy Fairweather Low, Steve Lukather, Tim Pierce e B.J. Cole, batteristi come Graham Broad, Jeff Porcaro (nella sua ultima interpretazione in It's A Miracle prima della prematura scomparsa) e Denny Fongheiser, nonché il bassista Randy Jackson e l'orchestra della National Philharmonic Orchestra diretta da Michael Kamen.

L'album fu registrato e missato avvalendosi del QSound, un innovativo sistema di surround virtuale psicoacustico introdotto all'inizio degli anni novanta, che aumentava notevolmente l'ampiezza dell'immagine sonora stereofonica permettendo all'ascoltatore – anche attraverso due semplici diffusori stereo – di percepire suoni, effetti e voci (come latrati di cani, slitte con sonagli, automobili in corsa, aeroplani, grilli e i costanti clic del telecomando televisivo) come se provenissero lateralmente o da dietro le proprie spalle.

Alla sua uscita, Amused to Death ricevette valutazioni prevalentemente positive da parte della critica specializzata. Il portale AllMusic assegnò all'album 4,5 stelle su 5, definendolo «un capolavoro nel senso che raccoglie e fonde insieme tutte le ossessioni di Waters in un pacchetto grandioso e affascinante».[19] La rivista britannica Record Collector assegnò 4 stelle su 5, lodando l'opera come «l'album di Waters più cupamente ispirato sin dalla parabola morale di The Wall».[20] Entertainment Weekly lo valutò con una "A–", apprezzandone la profondità concettuale e gli arrangiamenti.

Viceversa, alcune testate statunitensi espressero giudizi più cauti o critici: il Los Angeles Times assegnò 2,5 stelle su 4 lamentando una certa dispersività strutturale e un eccesso di intellettualizzazione che lo allontanava dall'immediata accessibilità pop-rock dei migliori lavori dei Pink Floyd,[21] mentre il Chicago Tribune fu netto nel criticarlo (1,5 stelle su 4), sostenendo che «l'auto-importanza non equivale alla profondità» e che l'imponente ingegneria sonora non riusciva a nascondere il cambiamento vocale e melodico del cantautore.[22] Con il passare degli anni l'album ha subìto un forte processo di rivalutazione, venendo inserito dalla rivista online Ultimate Classic Rock nella lista dei "100 migliori album rock degli anni '90" e considerato da molti critici come il capolavoro solista artistico e filosofico di Waters.[23]

Lo stesso Roger Waters, in un'intervista alla rivista Classic Rock, ha dichiarato con orgoglio la propria visione sull'importanza del disco all'interno della sua intera carriera discografica:

«La mia opinione è che io sia stato coinvolto nella realizzazione di due album assolutamente classici: The Dark Side of the Moon e The Wall. E se non possiedi Amused to Death, non hai il set completo.»

Testi e musiche di Roger Waters.

  1. The Ballad of Bill Hubbard – 4:19
  2. What God Wants, Part I – 6:00
  3. Perfect Sense, Part I – 4:16
  4. Perfect Sense, Part II – 2:50
  5. The Bravery of Being Out of Range – 4:43
  6. Late Home Tonight, Part I – 4:00
  7. Late Home Tonight, Part II – 2:13
  8. Too Much Rope – 5:47
  9. What God Wants, Part II – 3:41
  10. What God Wants, Part III – 4:08
  11. Watching TV – 6:07
  12. Three Wishes – 6:50
  13. It's A Miracle – 8:30
  14. Amused to Death – 9:06
Musicisti
  • Roger Waters – voce (tracce 2-14), basso (tracce 2 e 13), sintetizzatori EMU (tracce 2 e 4), chitarra acustica (tracce 11 e 14), chitarra a 12 corde (traccia 5)
  • Patrick Leonard – tastiere (tranne tracce 6 e 7), programmazione percussioni (traccia 1), arrangiamento cori (tracce 2, 9, 10, 11 e 13), seconda voce telecronista NBA (traccia 4), pianoforte acustico (tracce 11 e 13), organo Hammond (traccia 5, rimosso nella ristampa del 2015), sintetizzatori (tracce 5 e 13)
  • Jeff Beck – chitarra (tracce 1, 11 e 13), chitarra solista (tracce 2, 5 nella ristampa del 2015, 10, 12 e 14)
  • Andy Fairweather Low – chitarra ritmica elettrica e acustica (tracce 2 e 9), chitarre (tracce 6 e 7), chitarra Rickenbacker a 12 corde (tracce 8 e 12), chitarra acustica (traccia 11), cori (tracce 6 e 7)
  • Tim Pierce – chitarra (tracce 2, 5, 9 e 12)
  • Geoff Whitehorn – chitarra (tracce 2, 8, 10 e 14)
  • B.J. Cole – chitarra pedal steel (tracce 3 e 4)
  • Steve Lukather – chitarra (tracce 3, 4 e 8)
  • Rick DiFonso – chitarra (tracce 3 e 4)
  • Bruce Gaitsch – chitarra acustica (tracce 3 e 4)
  • David Paich – organo Hammond (traccia 5, solo nella ristampa del 2015)
  • John "Rabbit" Bundrick – organo Hammond (traccia 12)
  • Steve Sidwell – cornetta (tracce 6 e 7)
  • Randy Jackson – basso (tracce 2 e 9)
  • James "Jimmy" Johnson – basso (tracce 3, 4, 6, 7, 8, 10, 12, 13 e 14)
  • John Pierce – basso (traccia 5)
  • John Patitucci – contrabbasso, basso elettrico (traccia 11)
  • Guo Yi & the Peking Brothers – dulcimer, liuto, zhen, oboe, basso (traccia 11)
  • Graham Broad – batteria (tranne tracce 1, 5, 11 e 13), percussioni (tracce 6 e 7)
  • Denny Fongheiser – batteria (traccia 5)
  • Jeff Porcaro – batteria (traccia 13)
  • Brian Macleod – rullante e charleston (tracce 3 e 4)
  • Luis Conte – percussioni (tracce 1, 3, 4, 6, 7, 8, 10 e 12)
  • John Dupree – arrangiamento e direzione d'orchestra d'archi (tracce 3 e 4)
  • National Philharmonic Orchestra Limited – orchestra (tracce 7 e 8)
  • Michael Kamen – arrangiamento e direzione d'orchestra (tracce 7 e 8)
  • Alfred "Alf" Razzell – voce parlata (tracce 1 e 14)
  • London Welsh Chorale diretti da Kenneth Bowen – cori (tracce 2, 10, 11 e 13)
  • Katie Kissoon – cori (tracce 2, 8, 9, 12 e 14)
  • Doreen Chanter – cori (tracce 2, 8, 9, 12 e 14)
  • N'Dea Davenport – cori (traccia 2)
  • Natalie Jackson – cori (tracce 2 e 5)
  • P.P. Arnold – voce (tracce 3 e 4)
  • Marv Albert – voce telecronista NBA (traccia 4)
  • Lynn Fiddmont-Linsey – cori (traccia 5)
  • Jessica Leonard e Jordan Leonard – voci di bambini che gridano (traccia 8)
  • Charles Fleischer – voce predicatore televisivo (traccia 9)
  • Don Henley – voce (traccia 11)
  • Jon Joyce – cori (traccia 13)
  • Stan Farber (accreditato come Stan Laurel) – cori (traccia 13)
  • Jim Haas – cori (traccia 13)
  • Rita Coolidge – voce (traccia 14)
Produzione
  • Roger Waters – produzione
  • Patrick Leonard – produzione
  • Nick Griffiths – co-produzione
  • Hayden Bendall – ingegneria del suono
  • Jerry Jordan – ingegneria del suono
  • Stephen McLaughlin – ingegneria del suono
  • James Guthrie – missaggio e rimasterizzazione

Classifiche originali (1992)

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Classifica (1992) Posizione
massima
Australia[24]14
Austria[25]25
Norvegia[26]2
Nuova Zelanda[27]6
Regno Unito[28]8
Stati Uniti (Billboard 200)[29]21
Svezia[30]10

Classifiche riedizione (2015)

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Classifica (2015) Posizione
massima
Germania[31]4
Italia[32]22
Paesi Bassi[33]1
Regno Unito[28]10
  1. (NO) IFPI Norsk Platebransje, su ifpi.no, IFPI. URL consultato il 15 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2012).
  2. (EN) Amused to Death, su British Phonographic Industry. URL consultato il 28 marzo 2025.
  3. (EN) Gold/Platinum, su musiccanada.com, Music Canada. URL consultato il 28 marzo 2025.
  4. (EN) ARIA Charts – Accreditations – 2015 Albums, su aria.com.au, Australian Recording Industry Association. URL consultato il 28 marzo 2025.
  5. 1 2 Phil Rose, Roger Waters and Pink Floyd: The Concept Albums, Rowman & Littlefield, 2015, p. 254, ISBN 9781611477610.
  6. (EN) Roger Waters - Grammy Awards, su grammy.com. URL consultato il 28 marzo 2025.
  7. 1 2 3 Timothy White, Roger Waters' 'Death' & Rebirth, in Billboard, vol. 104, n. 31, 1º agosto 1992, p. 5.
  8. 1 2 3 Mark Blake, Still Waters, in RCD, vol. 1, n. 3, 1992, p. 56.
  9. 1 2 3 Phil Rose, Roger Waters and Pink Floyd: The Concept Albums, Rowman & Littlefield, 2015, p. 200, ISBN 9781611477610.
  10. (EN) Lives of the First World War, su livesofthefirstworldwar.iwm.org.uk, Imperial War Museum. URL consultato il 28 marzo 2025.
  11. (EN) Private William Hubbard, su cwgc.org, Commonwealth War Graves Commission. URL consultato il 28 marzo 2025.
  12. Emma Hanna, The Great War on the Small Screen: Representing the First World War in Contemporary Britain, Edinburgh University Press, 2009, ISBN 9780748633906.
  13. A Game of Ghosts, in The Radio Times, n. 3523, 20 giugno 1991, p. 50, ISSN 0033-8060 (WC · ACNP). URL consultato il 13 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2020).
  14. 1 2 Everyman: A Game of Ghosts, BBC Television, 1º luglio 1991.
  15. Who the hell does Roger Waters think he is?, su utopia.knoware.nl, 17 novembre 2013. URL consultato il 27 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2013).
  16. Roger Waters Cape Town 27 February 2002, su rock.co.za. URL consultato il 28 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2012).
  17. The Kubrick FAQ Part 4, su visual-memory.co.uk. URL consultato il 28 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2013).
  18. Phil Rose, Roger Waters and Pink Floyd: The Concept Albums, Rowman & Littlefield, 2015, p. 191, ISBN 9781611477610.
  19. (EN) Stephen Thomas Erlewine, Amused to Death – Roger Waters, su allmusic.com, AllMusic. URL consultato il 28 marzo 2025.
  20. (EN) Oregano Rathbone, Amused to Death – Record Collector Magazine, su recordcollectormag.com, Record Collector. URL consultato il 28 marzo 2025.
  21. (EN) Mike Boehm, Amused to Death, in Los Angeles Times, 13 settembre 1992. URL consultato il 28 marzo 2025.
  22. (EN) Mark Caro, Amused to Death, in Chicago Tribune, 3 settembre 1992. URL consultato il 28 marzo 2025 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2012).
  23. (EN) Top 100 '90s Rock Albums, su ultimateclassicrock.com, Ultimate Classic Rock, 25 marzo 2015. URL consultato il 28 marzo 2025.
  24. (EN) Roger Waters - Amused To Death, su australian-charts.com. URL consultato il 28 marzo 2025.
  25. (DE) Roger Waters - Amused To Death, su austriancharts.at. URL consultato il 28 marzo 2025.
  26. (EN) Roger Waters - Amused To Death, su norwegiancharts.com. URL consultato il 28 marzo 2025.
  27. (EN) Roger Waters - Amused To Death, su charts.nz. URL consultato il 28 marzo 2025.
  28. 1 2 (EN) Roger Waters - Official Charts, su officialcharts.com, Official Charts Company. URL consultato il 28 marzo 2025.
  29. (EN) Roger Waters Chart History (Billboard 200), su billboard.com, Billboard. URL consultato il 28 marzo 2025.
  30. (EN) Roger Waters - Amused To Death, su swedishcharts.com. URL consultato il 28 marzo 2025.
  31. (DE) Roger Waters - Amused To Death, su offiziellecharts.de, Offizielle Deutsche Charts. URL consultato il 28 marzo 2025.
  32. (EN) Roger Waters - Amused To Death, su italiancharts.com. URL consultato il 28 marzo 2025.
  33. (NL) Roger Waters - Amused To Death, su dutchcharts.nl. URL consultato il 28 marzo 2025.
  • Phil Rose, Roger Waters and Pink Floyd: The Concept Albums, Rowman & Littlefield, 2015, ISBN 9781611477610.
  • Timothy White, Roger Waters' 'Death' & Rebirth, in Billboard, vol. 104, n. 31, 1º agosto 1992, p. 5.

Collegamenti esterni

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