Belcastro
| Belcastro comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Antonio Torchia (lista civica "Per Belcastro") dal 21-9-2020 |
| Territorio | |
| Coordinate | 39°01′N 16°47′E |
| Altitudine | 495 m s.l.m. |
| Superficie | 53,56 km² |
| Abitanti | 1 208[1] (28-2-2026) |
| Densità | 22,55 ab./km² |
| Frazioni | Belcastro Marina (Fieri, Condoleo e Magliacane) e Acquavona (in Presila) |
| Comuni confinanti | Andali, Botricello, Cerva, Cutro (KR), Marcedusa, Mesoraca (KR), Petronà |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 88050 |
| Prefisso | 0961 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 079009 |
| Cod. catastale | A736 |
| Targa | CZ |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona A, 1,700 GG[3] |
| Nome abitanti | belcastresi |
| Patrono | San Tommaso d'Aquino |
| Giorno festivo | 21 marzo |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Belcastro (Breccashru, dialetto calabrese, Geniòkastron, greco bizantino, Geniçkastron, arbëreshë) è un comune italiano di 1 208 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria, sito a circa 500 m. di altitudine, alle pendici sudorientali della Sila Piccola, a ridosso del fianco sinistro del torrente Nàsari, affluente del fiume Crocchio. E' noto primariamente per i monumentali ruderi del castello dei conti d'Aquino, che diversi storici, non solo calabresi, e soprattutto la locale tradizione, indica sin dal 1334 come luogo di nascita di San Tommaso d'Aquino. Ma la popolarità è da attribuire anche a tutto il suo patrimonio storico e artistico. Dal 2025 è interessato da un progetto di valorizzazione del centro (Street Art) per la realizzazione di numerosi murales fiabeschi (Borgo delle favole).
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]A Belcastro esistono tracce di presenza umana sin dal Neolitico[4] (circa 5/4000 a.C.), con successive fasi enotriche [5] (XII sec. a.C.), magnogreche[6] (VIII sec. a.C.), romano-bizantine[7] (V sec. d.C.) ( e normanne[8] (XII sec. d.C.).
Il territorio comunale si estende dalle pendici sud‑orientali della Sila Piccola fino alla costa del Medio Ionio, a metà strada tra Crotone e Catanzaro, al di qua del fiume Tacina. Comprende un breve tratto costiero di circa tre chilometri, noto come Belcastro Marina, e le frazioni di Fieri, Condoleo e Magliacane. Un’ulteriore frazione, Acquavona, si trova nell’area presilana tra Cerva e Petronà. La posizione geografica consente di raggiungere in breve tempo sia località balneari del Crotonese (Capo Rizzuto, Le Castella) e del Catanzarese (Catanzaro Lido, Copanello, Soverato, Parco archeologico di Scolacium), sia le località montane della Sila Piccola (Buturo, Tirivolo, Gariglione).
L’abitato sorge su uno sperone roccioso dominato dal castello medievale dei conti d’Aquino, restaurato tra il 2006 e il 2012, tradizionalmente indicato come luogo di nascita di Tommaso d’Aquino (1226) [9] . La struttura urbana conserva l’impianto del borgo medievale, con vicoli stretti nella parte alta e aree di più recente edificazione nella parte bassa. Numerose sono le chiese di varie epoche, tra cui l’ex cattedrale di S. Michele Arcangelo (XI sec.), considerata una delle più antiche della Calabria dopo quella di Gerace. Di rilievo sono anche la chiesa di S. Maria della Pietà e i ruderi monumentali della chiesa della SS. Annunziata, entrambe restaurate tra il 2004 e il 2010. Sul fianco sinistro del paese si distende ubertosa e ricca di uliveti la valle del Nàsari, affluente del Crocchio.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini di Belcastro risalgono verosimilmente all’ultima età della pietra.[4] Alcune fonti collegano il territorio agli Enotri, altre alla presenza magnogreca. La tradizione attribuisce la fondazione della città, identificata con Chone (Χώνη)[10], al XII–XIII secolo a.C., a opera dell’eroe Filottete, insieme ai centri di Crimissa (Cirò) e Petelia (Strongoli).[6] In età romana Belcastro fu alleata dell'Urbe contro Cartaginesi, Sanniti, Etruschi, Fenici e Italici, assumendo progressivamente il ruolo di presidio sul versante ionico dell’Italia meridionale. In epoca romano‑bizantina è attestata come Paleocastrum (Παλαιόκαστρον, VI sec.), quindi come Geneocastrum (Γενεόκαστρον) e Genicocastrum (Genikastren) fino al 1331, quando Roberto d'Angiò mutò il nome in Belcastro (Bellicastren).[11] per gratificare i meriti del conte Tommaso d’Aquino, pronipote del Santo, più che per la sua amenità.
La storia del centro è strettamente legata alla famiglia d’Aquino, che lo governò direttamente dall’età normanna fino al 1373.[12] Con l’arrivo dei Normanni e i rapporti di questi con i Longobardi di Capua e Salerno, i d’Aquino si insediarono come feudatari, completando la costruzione del Castello e della Cattedrale di San Michele Arcangelo.[13] Atenolfo, principe longobardo di Capua e capostipite della famiglia, fu il primo conte di Geneocastren nei primi anni del XII secolo. Il titolo fu temporaneamente revocato nella prima metà del XIII secolo da papa Onorio III per motivi politici e successivamente restituito da Federico II.
Secondo la tradizione locale e vari storici e studiosi, non solo calabresi, nel castello di Belcastro nacque nel 1226 Tommaso d'Aquino[9] , figlio di Landolfo d’Aquino e Teodora Caracciolo, presenti in città per motivi politici e commerciali, per come si evince da un rogito del 1220 [14]. Una pergamena conservata nell’Archivio Arcivescovile di Santa Severina[15] attribuisce il battesimo al vescovo Bernardo e indica come madrina la nobildonna Eleonora Staffa.
Prima dell’egemonia dei d’Aquino, il territorio fu soggetto a incursioni saracene, cui gli abitanti opposero resistenza. Nei secoli successivi, tra XIV e XVI secolo, Bellicastrum fu coinvolta nelle lotte tra Angioini e Aragonesi per il controllo della Calabria. Dopo i d’Aquino si susseguirono diversi feudatari, spesso assenti e rappresentati da vicari. Tra questi i Falluch di Catanzaro e i Sanseverino, imparentati con i d’Aquino[16]. Nel 1401 subentrarono i de Viterbo, cui seguirono Covella Ruffo ed Enrichetta, contessa di Catanzaro e marchesa di Crotone. Con il matrimonio di quest'ultima con don Antonio Centelles, Belcastro fu coinvolta nella ribellione del conte. Successivamente, tornando fedele agli Aragonesi, riottenne il privilegio della demanialità.
Nel 1462 Belcastro fu infeudata a Ferrante de Guevara, poi spodestato per la sua partecipazione alla Congiura dei baroni. Nel 1487 il feudo passò al condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio. Nel 1500 Federico d’Aragona lo assegnò a Costanza d’Avalos d’Aquino, principessa di Francavilla e duchessa di Belcastro, periodo in cui la città raggiunse il suo massimo sviluppo, con circa 7000 fuochi.[11] Successivamente il feudo fu alienato al duca di Montalto, Ferrante d’Aragona, e nel 1575 venduto a Gianbattista Sersale di Cosenza, i cui discendenti divennero duchi nel 1644. Nel frattempo Belcastro subì un forte declino a causa di pestilenze e terremoti.
Nel 1676 il feudo passò ai Caracciolo di Forino d'Ischia[17] e nel 1714 fu venduto ai Poerio di Catanzaro, che lo detennero fino al 1746, quando lo cedettero ai de Mayda di Cutro, per poi riacquistarlo nel 1755. Durante il dominio dei Poerio si concluse il periodo feudale, coincidente con la morte in carcere nel 1806 dell’ultimo feudatario, Alfonso Poerio. In questo periodo operarono nel centro numerose famiglie e personalità di rilievo, tra cui i fratelli d’Orsi, vari prelati, i Diano – fondatori del Monte dei Maritaggi – e diversi notabili e artigiani.[18]
Il 6 gennaio 1775 nacque a Belcastro Giuseppe Poerio, figura di primo piano del Foro e del Risorgimento. Nel 1799, influenzati dalle idee repubblicane, gli abitanti innalzarono l’Albero della Libertà, ancora oggi presente nella piazzetta omonima. La reazione borbonica portò al sequestro del feudo, mentre il generale Championnet assegnò Belcastro al Cantone di Catanzaro. Con la legge francese del 1806 il centro divenne Distretto della Calabria Ulteriore, comprendente numerosi comuni circostanti. Nel 1811 venne incluso nel circondario di Cropani e nel 1818 fu soppressa l’antica diocesi. Nel periodo risorgimentale Belcastro contribuì con diverse figure: Michele Galati de Diano, Giuseppe Gualtieri, Andrea Rivoli, Tommaso Trivolo e Fortunato Mazza. L’Ottocento fu caratterizzato da conflitti tra famiglie emergenti e vecchio notabilato, con l’ascesa di nuove classi sociali. Dall'Unità le famiglie che si alternarono alla guida del paese furono i Cirillo, i Gimigliano, i Tallarico, i Galati, i Pisani e i Ciacci. Questi ultimi, di cui Antonio Ciacci fu il primo sindaco ad essere eletto nel 1897 dal Consiglio Comunale (Legge n°346/1896) , la tennero ininterrottamente dal 1893 al 1933.[19]
Tra fine Ottocento e primo Novecento si svilupparono attività artigianali e proto‑industriali, come l’allevamento del baco da seta, l’estrazione di gesso, travertino e sale, la lavorazione di tessuti e pelli, e un consistente patrimonio zootecnico[19]. Si ampliarono anche le professioni e le arti, contribuendo alla crescita demografica, che passò da 1400 abitanti nel 1901 a circa 2500 nel 1935. In questi anni furono realizzati il cimitero (1905), la strada rotabile verso la SS 106 (1921–1933), la rete idrica e fognaria (1923) e quella elettrica (1930). ). Nel 1893, inoltre, i medici Tommaso Ciacci, Mariano Cirillo e Giuseppe Nicoletti sono tra i fondatori della prima Associazione dei Medici-Chirurghi della Provincia di Catanzaro [20]. Nel 1927 viene istituita anche la prima toponomastica, ancora oggi vigente e dedicata in larga parte agli eroi Caduti della Grande Guerra. Nel 1926 muore a soli 56 anni il farmacista Luigi Ciacci, da un mese soltanto nominato primo podestà del paese dopo esserne stato sindaco per tutto il primo quarto del secolo, figura molto stimata dalla popolazione (Papà Belcastro) [21]. Nel 1947 il nipote Comm. Vittorio Ciacci [22] fu eletto primo sindaco dell’era repubblicana, in un comune che al referendum del 1946 aveva votato in maggioranza per la Monarchia.
Nel secondo dopoguerra Belcastro affrontò difficoltà economiche e sociali legate alla gestione della Riforma fondiaria,1950 (Legge Sila), all’emigrazione e alla debolezza del tessuto produttivo. Inoltre, fenomeni come la criminalità organizzata e la gestione politica locale non contribuirono certo allo sviluppo socio‑economico. Dagli inizi del terzo millennio, dal 2002 al 2010, si è registrata una ripresa grazie a politiche di valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e ambientale, con interventi di restauro, precipui e mirati, sul Castello dei d’Aquino[23], su Palazzo Poerio[24] e sulle Chiese dell'Annunziata[18] e di S.Maria della Pietà, [25] oltre che a corpose misure di tutela idrogeologica e ambientale nonostante la grave crisi economica e finanziaria del 2008 (Lehman Brothers). Queste iniziative, cui si aggiunge attualmente la ricerca di un'ulteriore valorizzazione artistica del Centro Storico di questo vetusto ed epico centro del Medioionio, tramite la realizzazione di murales tematici, hanno favorito una rinnovata attenzione verso il patrimonio culturale del paese. Belcastro fu sede vescovile (Diocesi di Belcastro) dal IX secolo fino al 1818.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Duomo
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa di San Michele Arcangelo, Cattedrale fino al 1818, è per il monaco cappuccino Giovani Fiore da Cropani una delle più antiche della Calabria, successiva solo a quella di Gerace(a. mille). Costruita a croce latina la chiesa mostra caratteristiche architettoniche dei secoli XV - XVI, pur con i rifacimenti successivi, e tutta la struttura si richiama al romanico. Nella facciata a timpano cuspidato si aprono tre portali tufacei con decorazioni e sculture di putti e piccole maschere, opera di artisti calabresi che alcuni datano al Cinquecento; ma, una data impressa con colore nero su una colonna alla destra della Cappella del santissimo Sacramento reca l'anno 1626, per cui è presumibile che i portali non risalgano alla fine del secolo XVI, ma all'anno riportato sulla colonna della chiesa. Alla destra della chiesa sorge la torre campanaria, a forma quadrata, terminante in alto a poligono ottagonale. L'interno della chiesa è a forma basilicale a tre navate e absidi. Prima del 1957 le pareti delle due navate esterne erano decorate ciascuna da tre altari barocchi: su quella di destra vi erano quelli di santa Lucia e sant'Antonio, in seguito rimossi, e di san Tommaso, tuttora esistente; nella navata di sinistra è rimasto solo l'altare dell'immacolata, mentre gli altari dell'Addolorata e di santa Filomena sono stati disfatti. Sull'arco dell'abside centrale vi è collocato lo stemma vescovile con decorazioni di ispirazione barocca, mentre all'interno si conserva il coro ligneo. Nell'abside di sinistra vi è la cappella del santissimo Sacramento, dov'è presente un altare marmoreo intarsiato del 1774, un tempo arricchito da pale cinquecentesche, poi scomparse. Nell'abside di destra vi è la cappella di san Michele, nel cui “sacello” si trova una statua del santo risalente al XVIII secolo. Al lato sinistro dell'altare centrale si trova il sedile degli eletti, costruito nel 1634. La chiesa è decorata, inoltre, da altre statue del periodo 1700-1800: san Giuseppe, san Vito, i santi Medici, sant'Antonio, Cristo morto, Cristo risorto e santa Lucia. Il fonte battesimale, in marmo verde del XVI secolo, è stato sostituito dalla Magella di pozzo del castello. Vi sono, inoltre, due lapidi tombali poco decifrabili a causa dell'usura. A seguito di lavori di restauro effettuati negli anni 1990, è affiorata la vecchia capriata risalente al 1627, e sulle due pareti laterali delle navate esterne sono venuti alla luce due affreschi, uno di epoca tardo rinascimentale e un altro forse di epoca barocca. Il primo, situato sulla parete destra della navata esterna, ritrae verosimilmente san Nicola di Myria in una nicchia ad arco la cui cornice murale è ravvivata da motivi floreali. Il secondo affresco, situato sulla parete sinistra, anch'esso a forma di nicchia, è completamente rovinato e si intravede a mala pena sul suo sfondo la scena del Golgota. Sono affiorate anche alcune nicchie e finestre a feritoie di epoche diverse. Nella cappella del santissimo Sacramento è venuto alla luce l'originario coronamento in pietra locale, opera di scalpellini locali del 1626. Da alcuni sondaggi è risultato che al di sotto del pavimento vi sarebbero alcuni locali non ancora esplorati.
Chiesa dell'Annunziata
[modifica | modifica wikitesto]La Chiesa di Santa Maria dell'Annunciazione fu edificata, secondo alcune fonti, già nella prima metà del XV, ma di certo venne poi ricostruita ed ampliata dal 1607 al 1622 (Platea della SS. Annunciata, Arch. di Stato CZ) dietro decisa inspirazione e significativo contributo di Giovanbattista d’Orsi, grande e dimenticato benefattore di Belcastro, nonché dei suoi fratelli Giovanfrancesco e Lutio d’Orsi, quest'ultimo più conosciuto perché storiografo e Consigliere Regio in Sicilia nel 1642. I suoi antichi ruderi monumentali sono stati oggetto di lungo e meticoloso restauro conservativo, tra il 2005 e il 2009, da parte del Comune, grazie ai fondi messi a disposizione dall'UE per dare impulso allo sviluppo dei piccoli centri (PIT 15-POR Calabria 2000/06). Sita appena dopo l’ingresso alla cittadina, nel rione che da essa trae il nome, è facilmente visibile al turista per il suo alto campanile in stile romanico. Originariamente la chiesa era a tre navate e costituiva un complesso abbastanza imponente, cui era annesso un ospizio per i pellegrini, un Monte dei maritaggi per le fanciulle indigenti (Mons Urso) e il Monte dei Poveri (Mons Ammone). Distrutta dalla tormenta sismica a cavallo del XVIII e XIX sec, fu ridotta dopo il 1832 alla chiesetta oggi esistente, che racchiude e conserva l'abside, con fastigio architettonico in tufo, dove si trova l'originale soluzione dell’altare maggiore, realizzato nel fondo del presbiterio, in tufo profilato e decorato, scolpito dal maestro scalpellino Antonio Nicoletta da Rogliano (1610). L'importanza di questo altare, unico in Calabria, è costituita dallo stile architettonico che lo rende un esempio adamantino del Rinascimento Calabrese segnando il passaggio dall'architettura religiosa a quella civile, come rilevato autorevolmente in Storia della Calabria nel Rinascimento (Gangemi Ed. 2002) da Simonetta Valtieri, già direttore del Dipartimento PAU (Patrimonio, Architettura, Urbanistica) presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, che ha diretto e curato personalmente il sopra menzionato restauro conservativo della chiesa.
Chiesa della Pietà
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa di Santa Maria della Pietà sorge a Belcastro nell'antico rione detto La Sala e funge da vera parrocchia più che da vicaria del Duomo di S. Michele Arcangelo. Dopo un lungo periodo di abbandono, tra il 2005 e il 2007 il Comune e la Curia l'hanno restaurata, restituendola al culto. L'intervento ha evidenziato forti elementi orientali, come la cupola in stile basiliano, al pari del Battistero di Santa Severina, e un arco in pietra con fregi bizantini del presbiterio. La facciata con portale ad arco acuto risale probabilmente a capomastri calabresi del XVI secolo. L'edificio custodisce preziose opere d'arte: l'icona della Madonna Greca (fine XV sec. o forse più antica), il quadro della Madonna della Pietà del 1805 firmato da Francesco Basile (a cui si attribuiscono anche la Via Crucis e il soffitto perduto) e tre sculture marmoree tardo-cinquecentesche del Gruppo dell'Annunciazione provenienti dalla diruta chiesa dell'Annunciata. Le origini architettoniche rimandano a monaci basiliani giunti da Costantinopoli. Inizialmente sorta forse come Santuario della Madonna Greca, l'edificio fu intitolato nel XV secolo a San Pietro Apostolo. Nei primi del Seicento venne riedificato dal canonico Scipione Vivacqua per la Confraternita di Santa Maria della Pietà e subì successivi ritocchi, in particolare dopo il devastante terremoto del 1783.
Cappella di San Rocco
[modifica | modifica wikitesto]La chiesetta di San Rocco è sita in quel suggestivo salotto della centralissima e principale piazza di Belcastro (Piazza Giuseppe Poerio), tra il maestoso e rinascimentale Palazzo Poerio e il distinto Palazzo Ciacci di fine ottocento in stile liberty. Fu eretta sulla metà del XVII sec. dal feudatario Duca Francesco Sersale, di fianco al suo palazzo, come cappella di famiglia. È stata oggetto nel tempo di molti ritocchi, ma mantenendo sempre l'impianto originario, cioè una struttura semplice in miniatura. La chiesetta si presenta con una facciata molto scarna, dove si apre il portale, mirabile opera di scalpellini locali del XVII secolo, di scuola roglianese. Questo è a tutto sesto, incorniciato da colonne ed architrave: le basi delle colonne sono decorate con motivi floreali; idem per i capitelli di stile corinzio ed interessanti i bassorilievi dell'architrave. Al di sopra di predetto portale vi è una piccola finestra e, più in alto a sinistra, l'orologio e un piccolo campanile a vela che accoglie due campane. Tra i cambiamenti subìti, appropriato ed intonato alla facciata appare l'ultimo (2004) con il rifacimento della porta d'ingresso, omaggio devoto ed appassionato di artigiani belcastresi (Franco Stanizzi), migrati ed operanti sin dalla metà dello scorso secolo in Genova. Sul frontale della cappella, infine, spicca la lapide ai Caduti della Grande Guerra, commissionata nel 1927 a maestranze locali dal podestà della cittadina, il medico Antonio Ciacci, ed ivi apposta per espressa volontà dell’intera popolazione.
Cappella di San Tommaso d'Aquino
[modifica | modifica wikitesto]Ubicata ai piedi del Mastio del castello, fu edificata in seguito alla beatificazione di Tommaso d'Aquino il 18 ottobre 1334, proprio sullo stesso perimetro della stanza dove secondo la leggenda sarebbe nato il Santo, come riferisce l'istrumento di richiesta per questa costruzione al vescovo pro-tempore Gregorio e rogato dal notaio apostolico Girolamo Cavallo. Al suo interno si trova un grande affresco del santo e uno stemma gentilizio in marmo, utilizzato come sedile. Anch'essa è stata oggetto del programma di restauro dei beni storici e architettonici del paese avviato nel 2010.
Ruderi della Chiesa e Convento di San Francesco (XV sec.)
[modifica | modifica wikitesto]Il complesso conventuale di San Francesco d’Assisi sorgeva immediatamente sotto le mura cittadine, nel quartiere Blasco, ai piedi della rupe detta timpa del Santo e a breve distanza dalla chiesa dell’Annunziata.[26] Era il più importante dei conventi francescani di Belcastro e l’ultimo a rimanere attivo fino alla soppressione imposta dalla legislazione francese. Per la sua posizione favorevole, il convento accolse ben presto i monaci provenienti dagli altri due insediamenti francescani del territorio, quelli di San Biagio e di Santa Maria in Scavigna.[26] Del complesso restano oggi soltanto i ruderi di alcuni muri perimetrali, in particolare la parete destra della chiesa, dove è ancora riconoscibile il riquadro dell’altare laterale che ospitava la Sacra Tela della Madonna di Lepanto, successivamente traslata nella Cattedrale. L’opera è attribuita al pittore Giuseppe Perri (1734-71804), di scuola napoletana, come ricordato dalla Prof.ssa Simonetta Valtieri in Cattedrali di Calabria (Gangemi Ed.).[27]
Ruderi della Chiesa di S. Maria della Sanità
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa di Santa Maria della Sanità, nota anche come Ospitaletto, era una delle principali chiese extra moenia di Belcastro. Sorgeva nella parte alta del territorio urbano, lungo la strada che conduceva alla cosiddetta Porta di Speranza, l'ingresso occidentale della città che immetteva verso le montagne di Serracastello, luogo di rifugio degli abitanti durante le incursioni arabe.[28] La chiesa, che godeva nel XVIII sec. di molti censi, era retta dal canonico del luogo e fu soppressa nel 1765. Dell’edificio restano oggi soltanto le mura perimetrali.[28]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Palazzo Poerio
[modifica | modifica wikitesto]Questo palazzo, storicamente legato ai Poerio (ultimi feudatari), ma popolarmente noto come Palazzo Cirillo — dal nome della famiglia che lo abitò per quasi tutta la seconda metà del XVIII sec., quale amministratrice del Feudo per conto dei Poerio nonché affittuaria — rappresenta uno dei modelli più autentici del Rinascimento calabrese e un pilastro identitario di Belcastro. La sua storia architettonica, secondo la tradizione, affonda le radici nella metà del Seicento, quando il duca Francesco Sersale ne promosse l’edificazione riutilizzando i pregiati materiali in tufo del Castello dei d'Aquino, devastato dal sisma del 1645. Subentrati i Caracciolo di Forino nel 1676, la dimora passò ai Poerio nel 1714 con don Francesco e vi rimase fino alla liquidazione del feudo, per poi pervenire nell'Ottocento a Michele Galati de’ Diano, cui fu donato dal barone Cesare Poerio, suo fratello uterino. L’edificio presenta una struttura austera e squadrata, ingentilita sul prospetto principale da eleganti finestre con cornici riquadrate al piano nobile e da un armonioso portale in pietra ad arco, con semicolonne doriche che ne segnano il maestoso ingresso. L'interno è caratterizzato da un andito voltato a botte con scalinate simmetriche e da un cortile posteriore affacciato sulla vallata del fiume Nàsari. L'inventario del 1787 e i ricordi d'archivio ne documentano l'articolazione tra "quarto inferiore" e "quarto superiore": quest'ultimo fu persino sede della Curia vescovile sotto Mons. Vincenzo Greco dopo il terremoto del 1783. Proprio nelle stanze del piano nobile — oggi sede dell'ufficio del Primo Cittadino — la notte del 6 gennaio 1775 nacque il celebre giureconsulto e patriota Giuseppe Poerio, figura di vertice del Risorgimento italiano. Vincolato dal Ministero nel 1934 per il suo alto valore storico e artistico, il palazzo è dal 2007, dopo poderoso e lungo restauro (POR Cal.2000-2006-APQ Beni Culturali), la fiera sede del Municipio di Belcastro.
Castello dei Conti d'Aquino
[modifica | modifica wikitesto]Cardine del sistema difensivo e socio-politico di Bellicastren, il Castello sorge sulla sommità dell'acropoli cittadina a presidio della vallata, in posizione controlaterale rispetto all'antico Castellaccio bizantino distrutto dal devastante sisma del 1645. Il complesso fu eretto dai d'Aquino prima del XIII secolo e integrato in epoca angioina e aragonese, dialogando con un'ingegnosa cinta muraria intervallata da porte fortificate (Sala e Speranza) e torri urbane e periferiche (S. Domenico, Crocchio e Magliacane). Il cuore della fortezza è dominato dal maestoso Mastio rettangolare di matrice normanno-sveva, sviluppato su tre livelli, affiancato dai resti della Torre Mastra a levante, della Torre Grecìa a mezzogiorno e dalla ben conservata Torre San Nicola – o Biliardo – a ponente, caratterizzata dal basamento a scarpa con redondone lapideo. La vasta corte interna racchiude la Cappella di San Tommaso d’Aquino, fatta erigere nel 1334 da Mons. Gregorio, titolare della sede vescovile del luogo, sulla stanza che la tradizione e l'istrumento notarile dello stesso anno indicano come luogo natio dell'Angelico Dottore nell'ottobre 1226, e la preziosa vera di pozzo esagonale in pietra con lo stemma cittadino, oggi custodita nell'ex Cattedrale. Parzialmente smantellato dopo il succitato terremoto e riutilizzato come cava di tufo per la costruzione di Palazzo Poerio e la Cappella di San Rocco, ne sono rimasti questi grandiosi ruderi, che sono stati oggetto anch'essi di lunga e sostanziale recupero conservativo (POR Cal.2000-2006-APQ Beni Culturali), che oggi sono il simbolo supremo dell'identità belcastrese e il perno dei progetti di valorizzazione turistico-culturale del borgo
Ruderi del Castellaccio (Paleocastrum, VII-IX sec.)
[modifica | modifica wikitesto]Non ne esistono che miseri ruderi sull'antichissima rupe di San Domenico, che domina l'omonimo rione di Castellaci, che assieme a quelli del Borgo, della Grecìa, della Judeca (Murate) e della Piazza rappresentano più di ogni altra cosa l'antica architettura dell'abitato. Il Castellaccio venne costruito verosimilmente con la primissima occupazione della Calabria da parte di Bisanzio (VI sec. d.C.), per difendere il territorio non solo dai Goti sconfitti, ma dal nascente pericolo arabo. Ma già un secolo dopo il loro avvento i bizantini indicavano il posto già come Palaiocastro[29] (Paleocastrum), Vecchio castello, denominazione che porta subito alla mente una costruzione decadente. La sua distruzione avvenne però successivamente sul finire de X sec. a opera proprio dei saraceni, che in quel periodo diedero vita a lungo a un'epica contesa con la città di Geniocastro (Geneocastrum), fino alla discesa dei Normanni a metà circa del XI sec. Furono loro probabilmente a dare inizio alla costruzione del nuovo castello[23], sul colle opposto, ultimato e ridefinito poi, in uno con il tessuto dell'intero abitato, dal conte Tommaso d'Aquino, pronipote del Santo, subito agli inizi del Trecento, in Belcastro (Bellocastrum).
Altre strutture
[modifica | modifica wikitesto]Belcastro, pur avendo subito nei secoli profonde trasformazioni, quasi mai adeguate nonché rispettose della sua storia vetusta, ancora oggi mantiene segni indelebili del passato in tanti altri edifici, specie quelli sorti tra il XVIII e il XIX secolo. Tra questi, sotto particolari profili estetici esterni, sono da annoverare certamente le sedi storiche del vecchio notabiliato del luogo, come i palazzi Ciacci, Pisani, Gualtieri, Gimigliano, Fiorino, Galati, Moraca, Petrucci, ecc., gran parte dei quali hanno patito modificazioni improprie. Di essi quello che appare abbia conservato di più la sua fisionomia originaria è senza dubbio Palazzo Ciacci, nel pieno centro del borgo (Piazza G. Poerio). Eretto originariamente nel Settecento e successivamente ristrutturato rappresenta un esempio lineare e affascinante di stile Liberty tra la fine Ottocento e i primi del Novecento, grazie a una gradevole armonia tra motivi ornamentali e richiami classici. Il punto di maggiore interesse è senza dubbio l'ingresso: tre imponenti colonne – uniche nel tessuto urbano locale – sorreggono un ampio loggiato a copertura del cortile d'ingresso, dove si snoda la scala che conduce al piano superiore. Splendidi i capitelli di forgia corinzia e le basi lavorate. L'impatto visivo è notevole soprattutto per chi arriva da via XX Settembre, nel punto in cui fa angolo con lo sbocco naturale verso l'adiacente predetta piazza, creando una suggestiva sequenza architettonica con la contigua cappella di San Rocco e con Palazzo Poerio di fronte. E' proprietà privata da più di due secoli della famiglia di cui porta il nome. La caratteristica loggetta di Casa Petrucci, lassù in cima al rione di Castellaci, così come le loggette ornamentali di Casa Pisani e i portali austeri di casa Moraca nel rione Murate, di Casa Gualtieri, in piazza, e di Casa Gimigliano in Via Borgo, sono anch'esse l'unica evidenza architettonica rimasta in piedi di tali edifici. La presenza poi di stemmi di famiglie nobili ed illustri del passato (Caracciolo di Forino, Vescovo Carlo Galgano) in Largo XX Settembre ed in via Cesare Battisti (Ciacci) impreziosisce ancor di più spazi ed angoli del Centro Storico.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[30]

Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Cucina
[modifica | modifica wikitesto]Il piatto forte della gastronomica locale sono i 'mparrettati ccu sazizza, pasta fatta in casa con sugo e carne di maiale. Caratteristica è anche a Tiana e baccala, una pasta al forno con mollica e baccala. Nel periodo natalizio si prepara un dolce molto tipico, detto pittanchiùsa, a base di noci, uva passa, cannella e altre spezie; mentre, nel periodo pasquale, si prepara la cuzzùpa,[31] una ciambella decorata con uova, tipiche di Pasqua. Ma tra i dolci spicca pure a pasta 'cumpettata, pasta frolla farcita con miele. Il paese, oltre a produrre un tipo d'olio molto apprezzato, offre una vasta gamma di salumi lavorati in casa e olive preparate in vari modi (sott'acqua, sottolio, sottaceto, infornate).
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Economia agricola derivante dalla produzione di olio di oliva
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Belcastro è collegata alla Strada statale 106 Jonica tramite le Strade Provinciali 4 e 5.
Il comune è servito da autolinee extraurbane, inoltre Belcastro Marina è attraversata dalla Ferrovia Jonica, infatti il territorio comunale ospita la Stazione di Roccabernarda, oggi dismessa in favore dei vicini scali maggiori di Botricello e Cropani.
L'aeroporto civile più vicino è quello di Crotone-Sant'Anna, seguito da quello di Lamezia Terme.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Fonte[32]
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1860 | 1861 | Galati de' Diano Michele | Lista Civica | Sindaco | 1°Sind.Unità d'It. |
| 1861 | 1866 | Tallarico Raffaele | " | Sindaco | |
| 1866 | 1867 | Ciacci Antonio | " | Sindaco | |
| 1867 | 1873 | Gimigliano Cesare | Sindaco | ||
| 1873 | 1875 | Tallarico Nicola | " | Sindaco | |
| 1875 | 1883 | Gimigliano Saverio | Sindaco | ||
| 1883 | 1886 | Galati Demostene | " | Sindaco | |
| 1886 | 1887 | Pisani Vincenzo | " | Sindaco | |
| 1887 | 1888 | Pisani Giuseppe | " | Sindaco | |
| 1888 | 1890 | Petrucci Tommaso | " | Sindaco | |
| 1890 | 1897 | Gimigliano Saverio | Sindaco | ||
| 1897 | 1902 | Ciacci Antonio | " | Sindaco | |
| 1902 | 1926 | Ciacci Luigi | " | Sindaco | |
| 1926 | 1926 | Ciacci Luigi | ----- | podestà | |
| 1926 | 1933 | Ciacci Antonio | ----- | Podestà | |
| 1933 | 1933 | Cardile Placido | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1933 | 1933 | Piterà Tommaso | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1933 | 1935 | Pirozzi Salvatore | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1936 | 1940 | Gimigliano Alberto | ----- | Podestà | |
| 1940 | 1940 | Pascuzzi Beniamino | ----- | Commissario Prefettizio | |
| 1940 | 1944 | Piterà Saul | ----- | Podestà | |
| 1944 | 1946 | Gigliotti Ferdinando | ----- | Sindaco | Nomina Pref. |
| 1946 | 1947 | Fiorino Francesco | Lista Civica | Sindaco | |
| 1947 | 1952 | Ciacci Vittorio | " | Sindaco | 1°Sind.Repubblica |
| 1952 | 1954 | Laino Raffaele | " | Sindaco | |
| 1954 | 1956 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1956 | 1957 | Lodari Carmine | " | Sindaco | |
| 1958 | 1960 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1960 | 1963 | Schipani Giovanni | " | Sindaco | |
| 1963 | 1965 | Lupia Natale | " | Sindaco | |
| 1965 | 1970 | Fiorino Francesco | " | Sindaco | |
| 1970 | 1975 | Grimaldi Vincenzo | Sindaco | ||
| 1975 | 1978 | Fiorino Francesco | " | Sindaco | |
| 1978 | 1980 | Mazza Pasquale | " | Sindaco | |
| 1980 | 1985 | Grimaldi Vincenzo | " | Sindaco | |
| 1985 | 1999 | Ciaccio Severino | " | Sindaco | |
| 1999 | 2002 | Megna Antonio | Sindaco | ||
| 2002 | 2002 | Salvatore Gullì | Commissario Prefettizio | ||
| 2002 | 2012 | Ivan Ciacci | Sindaco | ||
| 2012 | 2015 | Ciaccio Severino | Sindaco | ||
| 2015 | 2016 | Rechichi Valeria | Commissario Prefettizio | ||
| 2016 | 2019 | Pace Maurizio | Sindaco | ||
| 2019 | 2020 | Calenda Antonio | Commissario Prefettizio | ||
| 2020 | In carica | Torchia Antonio | Sindaco | ||
Gemellaggi
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Roccasecca, dal 7 marzo 1983[33];
Isola di Capo Rizzuto, dal 16 agosto 2009[34].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- 1 2 Raffaele Aversa, Fu la Calabria a dare i natali all'Italia nell'età della pietra levigata, Nuova Impronta Ed., 1996.
- ↑ A. Russo, L’età arcaica. L'Enotria. Cultura. Itinerari Archeologici, 2005.
- 1 2 Apollodoro, Catalogo delle navi (Περὶ νεῶν καταλόγου), in 12 libri, II sec. a.C.
- ↑ Giorgio di Ciprio, Descriptio orbis Romani, VII sec.
- ↑ Cronaca dei musulmani in Calabria, Tip. Edit. Gregorio Moscato di Francesco, San Lucido, 1902; poi Casa del Libro G. Brenner, Cosenza, 1963; poi Brenner, Cosenza, 1979 e 1983.
- 1 2 Ivan Ciacci, Tornerà a brillare sul castello di Belcastro la stella dell'Aquinate, in Calabria Letteraria, 1998.
- ↑ Gabriele Barrio, Gab. Barrii Francicani De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque, Romae, apud Iosephum de Angelis, 1571.
- 1 2 Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, Savio, Napoli, 1791.
- ↑ Ivan Ciacci, Belcastro e i lunghi silenzi della sua storia, in Calabria Letteraria, 1997. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ S. Valtieri, Cattedrali di Calabria, Gangemi Editore, 2002.
- ↑ Gustavo Valente, I d'Aquino e la vendita di Botricello, in «Brutium», anno XXIX, nn. 3-4, Gangemi Editore.
- ↑ Archivio Arcivescovile di Santa Severina.
- ↑ Pino Rende, Vicende feudali di Genicocastro, poi Belcastro, dai Falloch ai Sanseverino, in Archivio Storico di Crotone, 2017.
- ↑ Saluti da Forino, I Caracciolo di Forino e Belcastro, consultato 2022.
- 1 2 Ivan Ciacci, La chiesa della SS. Annunziata di Belcastro, in Storie di Calabria, Titani Editore, anno II, nº 4, Roma 2018.
- 1 2 Archivio Storico Comunale di Belcastro.
- ↑ Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Catanzaro, La prima Associazione dei Medici-Chirurghi di Catanzaro (1893).
- ↑ Ivan Ciacci, La soave e nostalgica memoria di "Papà Belcastro", in Calabria Letteraria, 1998. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ L. Fazio, Il Comm. Vittorio Ciacci di Belcastro, in I Catanzaresi, V, n. 25, marzo-aprile 2024. URL consultato il 12 aprile 2026.
- 1 2 Ivan Ciacci, I grandiosi ruderi del Castello dei Conti d’Aquino, a Belcastro, in Calabria Letteraria, 2006.
- ↑ Ivan Ciacci, Palazzo Poerio, storia e architettura a confronto, in Calabria Letteraria, 2005.
- ↑ Ivan Ciacci, La chiesa della Pietà di Belcastro (XV-XVI sec.), in «Calabria Letteraria», 2009.
- 1 2 Ivan Ciacci, Conventi francescani a Belcastro, in Calabria Letteraria, 2018.
- ↑ S. Valtieri, Cattedrali di Calabria, Gangemi Editore 2002.
- 1 2 Ivan Ciacci, Chiese e Monasteri extra moenia di Belcastro antica..., in Calabria Letteraria, giugno 1999.
- ↑ Raffaele Piccolo, Belcastro attraverso la sua storia demografica, Belcastroweb, 2003.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ .::Benvenuti a Belcastro::., su belcastroweb.com. URL consultato il 19 giugno 2016.
- ↑ Comune di Belcastro, I sindaci di Belcastro dall'Unità, su comune.belcastro.cz.it. URL consultato il 1º luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2018).
- ↑ L'evento fu promosso dalle due amministrazioni comunali pro tempore per celebrare i natali di S. Tommaso d'Aquino da sempre contesi dalle due cittadine.
- ↑ Sono state le parrocchie delle due cittadine, vivamente coadiuvate dai sindaci Carolina Girasole di Isola di Capo Rizzuto e Ivan Ciacci di Belcastro, a promuovere tale gemellaggio nel corso delle celebrazioni patronali della Madonna Greca di Isola C.R. (maggio-agosto 2009), per la sua tradizionale affinità a quella di Belcastro nonché per la comune venerazione verso le due sacre e preziose effigi.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Luigi Accattatis, Biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Cosenza 1869;
- Archivio di Stato di Catanzaro;
- Archivio Storico Comunale di Belcastro;
- Archivio Storico di Crotone;
- Raffaele Aversa, Fu la Calabria a dare i natali all'Italia nell'età della pietra levigata, Nuova Impronta Ed. 1996;
- Gabriele Barrio, Antichità e luoghi della Calabria, Cosenza 1979;
- Ivan Ciacci, Belcastro e i lunghi silenzi della sua storia, Calabria Letteraria, 1997;
- Ivan Ciacci, Il Duomo della vetusta e soppressa Diocesi di Belcastro, Calabria Letteraria, Marzo 1998;
- Ivan Ciacci, La soave e nostalgica memoria di “papà Belcastro", Calabria Letteraria, giugno 1998);
- Ivan Ciacci, Tornerà a brillare sul castello di Belcastro la stella dell'Aquinate, Calabria Letteraria, settembre 1998.
- Ivan Ciacci, Chiese e monasteri intra-moenia di Belcastro antica, Calabria Letteraria, marzo 1999;
- Ivan Ciacci, Chiese e monasteri extra-moenia di Belcastro antica. L'Annunziata, Calabria Letteraria giugno 1999;
- Ivan Ciacci, Il prezioso quadro della Madonna Greca ed altre opere ed oggetti..., Calabria Letteraria, 2000);
- Ivan Ciacci, Podesta’ e Commissari Prefettizi di Belcastro durante il fascismo, Calabria Letteraria, 2001;
- Ivan Ciacci, Quel maestoso bagolaro avvolto dall’oblìo, Calabria Letteraria, 2002;
- Ivan Ciacci, Palazzo Poerio, storia e architettura a confronto, Calabria Letteraria, 2005;
- Ivan Ciacci, I grandiosi ruderi del Castello dei Conti d'Aquino, a Belcastro, Calabria Letteraria, 2006;
- Ivan Ciacci, La chiesa della Pietà di Belcastro (xv-xvi sec.), Calabria Letteraria, 2009;
- Ivan Ciacci, Belcastro e la Grande Guerra, Calabria Letteraria 2016;
- Ivan Ciacci, La Cappella di San Tommaso d'Aquino a Belcastro, Calabria Letteraria, giugno 2017;
- Ivan Ciacci, Conventi francescani a Belcastro, Calabria Letteraria, dicembre 2017;
- Ivan Ciacci, La chiesa della SS. Annunziata di Belcastro, Storie di Calabria, Titani Editore – Anno II, nº 4, Roma 2018;
- Ivan Ciacci, Belcastro durante il Fascismo. La lunga notte delle beghe, Storie di Calabria, Titani Ed.- Anno III, nº7, Roma 2019;
- Benedetto Croce, Una famiglia di patrioti, Laterza Bari 1919;
- Oreste Dito, Calabria. Disegno dai tempi più antichi ai nostri, CS 1972;
- Lutio d'Orsi, I terremoti delle due Calavrie..., Neapoli: typis Roberti Molli, 1640 - Riedizione online a cura di Ivan Ciacci, 2005;
- Lorenzo Fazio, Il Comm. Vittorio Ciacci d Belcastro, I Catanzaresi, Anno V - N.25, marzo/aprile 2024;
- Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, Savio Napoli, 1791;
- Giuseppe Galasso, Economia e soc. nella Calabria del 500, Guida NA, 1992;
- Girolamo Marafioti, Cronache e antichità di Calabria, Padova 1601;
- Mario Pellicano-Castagna, Ultime intestazioni feudali, Chiaravalle 1978;
- Ernesto Pontieri, La Calabria a metà del sec. XV ed A. Centelles, NA 1963;
- Cesare Sinopoli, La Calabria, storia, geografia, arte, Catanzaro 1925;
- Nicola Sinopoli, San Tommaso cittadino del cielo, Ed. Templari, Roma 1982;
- Taccone-Gallucci, Vescovi di Cal. in Regesti dei Pontefici, Roma 1902;
- Domenico Teti, La Calabria e l'Italia nella preistoria, Napoli 1968;
- Gustavo Valente, Cal. e Turcheschi nei sec. della pirateria, Chiaravalle 1973;
- Gustavo Valente, I d'Aquino e la vendita di Botricello, Brutium, Gangemi Ed. - a. XXIX, nn.3-4, Reggio C. 1950;
- Gustavo Valente, Un episodio del 1848 a Belcastro, Brutium, Gangemi Ed. - a. XXIX, Reggio C. 1950;
- UTET, Dizionario di toponomastica, Torino, 1990;
- Vittorio Visalli, I calabresi nel Risorgimento Italiano, 1893.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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