Catenanuova
| Comune di Catenanuova comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Antonio Impellizzieri (lista civica) dal 29-5-2023 |
| Data di istituzione | 24 gennaio 1731 |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°34′N 14°41′E |
| Altitudine | 170 m s.l.m. |
| Superficie | 11,22 km² |
| Abitanti | 4 442[1] (28-2-2026) |
| Densità | 395,9 ab./km² |
| Comuni confinanti | Agira, Castel di Iudica (CT), Centuripe, Regalbuto |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 94010 |
| Prefisso | 0935 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 086006 |
| Cod. catastale | C353 |
| Targa | EN |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona C, 918 GG[3] |
| Nome abitanti | catenanuovesi |
| Patrono | san Prospero |
| Giorno festivo | ultima domenica di settembre |
| Motto | (LA) Lex doctrina et labor munus meum (IT) La legge, la cultura e il lavoro sono il mio dovere |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Catenanuova (Catinanova in siciliano) è un comune italiano di 4 442 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Enna, in Sicilia.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Catenanuova sorge in un punto strategico fra sconfinati campi di frumento della valle del Dittaino, a 46 km da Enna in direzione est e a 45 km da Catania in direzione ovest, lungo la linea ferroviaria e l'autostrada A19 fra Palermo e Catania.
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Le temperature e le precipitazioni di Catenanuova sono registrate da una stazione meteorologica remota gestita dal Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti della Regione Siciliana.[4]
È stato descritto come il "luogo più caldo d'Europa", grazie ai 48,5 °C registrati dalla stazione meteo locale durante l'intensa e prolungata ondata di caldo dell'agosto 1999[5][6][7] Tale temperatura ha rappresentato per oltre vent'anni il record di caldo assoluto europeo, prima di essere superata dai +48,8 °C registrati l'11 agosto 2021 a Floridia, nel siracusano.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini del territorio e feudo di Melinventre
[modifica | modifica wikitesto]Il centro abitato di Catenanuova sorse nel XVIII secolo nel feudo di Melinventre, indicato nelle fonti anche come Mellijs in Ventre, territorio agricolo della Sicilia interna posto nella valle del fiume Dittaino, lungo le direttrici di collegamento fra Catania, Centuripe, Agira e Enna. Prima della fondazione del paese, l'area era scarsamente abitata e prevalentemente destinata alla cerealicoltura, alla pastorizia e allo sfruttamento latifondistico, secondo l'organizzazione economica tipica dell'entroterra siciliano d'età moderna.
Il feudo apparteneva alla famiglia Riggio-Statella, principi della Catena. Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, che devastò larga parte della Sicilia orientale, nel territorio di Melinventre fu edificata una piccola chiesa dedicata alla Sacra Famiglia, destinata inizialmente alle esigenze religiose della famiglia feudale e dei lavoratori presenti nel possedimento. Tale edificio sacro costituì il primo nucleo religioso intorno al quale sarebbe poi sorto il nuovo abitato.
La fondazione settecentesca
[modifica | modifica wikitesto]La nascita di Catenanuova ebbe origine dalla volontà testamentaria di Anna Maria Statella-Paternò, vedova del principe Antonino Giuseppe Riggio-Saladino e madre di Andrea Giuseppe Riggio-Statella. Il 21 luglio 1713, pochi mesi dopo la morte del marito, la baronessa dettò le proprie ultime volontà al notaio palermitano Domenico Sarcì, disponendo che nel feudo di Melinventre fosse fondata una nuova terra, dotata di chiesa e di arcipretato.[8]
Andrea Giuseppe Riggio-Statella ricevette l'investitura del feudo l'8 marzo 1722. Nel 1726 inoltrò istanza all'imperatore Carlo VI d'Asburgo, allora re di Sicilia, per ottenere la licentia populandi, cioè il privilegio sovrano che consentiva a un feudatario di edificare e popolare stabilmente un nuovo centro abitato nel proprio territorio. Nel Regno di Sicilia tale concessione era lo strumento giuridico attraverso cui i baroni potevano trasformare un feudo rurale in una comunità dotata di popolazione stabile, istituzioni locali e rendite proprie.[9]
Il diploma sovrano fu emanato l'11 settembre 1726; la concessione divenne però effettiva il 24 gennaio 1731, quando il viceré di Sicilia, conte di Palma, diede esecuzione al provvedimento imperiale. Questa data può essere considerata la nascita giuridica di Catenanuova, poiché da quel momento Andrea Giuseppe Riggio-Statella ottenne il diritto di edificare e popolare la nuova terra nel feudo di Melinventre.[10]
La costruzione dell'abitato avvenne negli anni immediatamente successivi. Il principe fece edificare il palazzo feudale, destinato anche a funzioni amministrative, alcune abitazioni per i primi coloni e una rete di strade ampie e rettilinee, organizzate intorno alla chiesa e alla piazza principale. La fondazione rispondeva a un duplice obiettivo: valorizzare economicamente il feudo, attirando nuova popolazione agricola, e consolidare la presenza giurisdizionale della famiglia Riggio-Statella nella valle del Dittaino.
La nuova comunità è attestata documentalmente il 9 febbraio 1733, quando un atto notarile cita la Terra Novæ Catenæ. Il 6 luglio dello stesso anno Andrea Giuseppe Riggio-Statella provvide inoltre alla dotazione ecclesiastica necessaria al mantenimento dell'arcipretura, completando così il progetto previsto dal testamento materno.[11]
Origine del nome e simboli storici
[modifica | modifica wikitesto]Il nome del nuovo centro derivò dal titolo nobiliare dei fondatori, principi della Catena, legato ad Aci Catena e al culto della Madonna della Catena. L'abitato fu inizialmente indicato come Terra della Nuova Catena e poi come Catena la Nuova, forma dalla quale derivò l'attuale denominazione di Catenanuova.

Sviluppo urbano e vita religiosa nel XVIII secolo
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del XVIII secolo Catenanuova assunse progressivamente la fisionomia di una piccola comunità agricola della Sicilia interna. Il popolamento fu favorito dall'arrivo di famiglie provenienti dai centri vicini, in particolare da Centuripe, Agira, Regalbuto e San Filippo d'Argirò. I nuovi abitanti furono attratti dalla disponibilità di terre da coltivare e dalle opportunità offerte dalla fondazione di un nuovo centro, nel quale era possibile ottenere abitazioni, lavoro agricolo e forme di inserimento nella vita civile e religiosa locale.[11]
La chiesa della Sacra Famiglia, già esistente prima della fondazione, divenne il principale edificio religioso del paese e fu successivamente dedicata a san Giuseppe. L'istituzione dell'arcipretura costituì un passaggio decisivo per l'autonomia della comunità, poiché garantiva la presenza stabile del clero, l'amministrazione dei sacramenti e la formazione di una prima identità civica intorno alla parrocchia.
Nel 1752 la devozione cittadina fu ulteriormente rafforzata dall'arrivo delle reliquie di san Prospero martire, che divenne patrono del paese. Nello stesso secolo si consolidò anche il culto di Maria Santissima delle Grazie, compatrona di Catenanuova, testimoniato dal simulacro ligneo settecentesco donato dalla famiglia fondatrice.[11]
Dall'abolizione della feudalità al XIX secolo
[modifica | modifica wikitesto]L'abolizione della feudalità, sancita nel 1816, segnò la fine dei poteri giurisdizionali della famiglia Riggio-Statella sul centro abitato. Catenanuova cessò così di essere una terra feudale e fu progressivamente inserita nel nuovo ordinamento amministrativo borbonico, mantenendo tuttavia una struttura economica ancora fortemente legata all'agricoltura.
Nel corso del XIX secolo il paese continuò a svilupparsi come centro rurale della valle del Dittaino. L'economia rimase fondata soprattutto sulla coltivazione dei cereali, dell'ulivo, della vite e, nelle aree più adatte, degli agrumi. Parallelamente sorsero nuovi edifici civili e palazzi signorili, testimonianza dell'affermazione di famiglie locali legate alla proprietà fondiaria, alla mediazione agricola e alle professioni amministrative.

Dopo l'Unità d'Italia, Catenanuova seguì le trasformazioni amministrative, fiscali e sociali che interessarono l'intera Sicilia interna. La permanenza del latifondo, la fragilità delle infrastrutture e la dipendenza dall'economia agricola condizionarono a lungo la vita del paese, favorendo fenomeni di povertà rurale, mobilità stagionale e progressiva emigrazione.
XX secolo
[modifica | modifica wikitesto]All'inizio del XX secolo Catenanuova conservava un assetto prevalentemente agricolo. La popolazione viveva in larga parte del lavoro nei campi e delle attività connesse alla produzione cerealicola e alla piccola proprietà contadina. La prima guerra mondiale coinvolse anche la comunità locale attraverso la chiamata alle armi di numerosi giovani, con conseguenze demografiche e sociali comuni a molti centri dell'entroterra siciliano.
Fino al 2 gennaio 1927 Catenanuova appartenne alla provincia di Catania. Da quello stesso giorno, con l'istituzione della provincia di Enna, il comune fu inserito nel nuovo ente provinciale, insieme ad altri centri della Sicilia centrale precedentemente compresi nelle province di Catania e Caltanissetta.[12]
Durante la seconda guerra mondiale, e in particolare nel corso della campagna di Sicilia del 1943, il territorio di Catenanuova si trovò lungo le direttrici interne percorse dalle truppe alleate dopo lo sbarco nell'isola. Il paese non subì distruzioni paragonabili a quelle di altri centri della Sicilia orientale, ma fu coinvolto nel passaggio degli eserciti e nella riorganizzazione militare successiva all'avanzata anglo-americana. Secondo la tradizione locale, l'antico palazzo principesco fu utilizzato temporaneamente come sede logistica dalle truppe alleate.
Dal secondo dopoguerra all'età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Nel secondo dopoguerra Catenanuova avviò una fase di modernizzazione infrastrutturale. Tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, durante l'amministrazione del sindaco Prospero Lo Iacona, furono realizzati interventi essenziali per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, tra cui l'estensione della rete elettrica, il potenziamento dei servizi urbani e la costruzione degli impianti fognari.[13]
Nonostante tali interventi, il paese continuò a risentire delle difficoltà economiche tipiche dell'entroterra siciliano. Negli anni 1950 e 1960 molti abitanti emigrarono verso le aree industriali del Nord Italia e verso l'estero, in particolare alla ricerca di occupazione stabile fuori dal settore agricolo. L'emigrazione modificò profondamente la struttura sociale della comunità, riducendo il peso della manodopera rurale e favorendo l'ingresso di rimesse economiche provenienti dai lavoratori emigrati.
Nel 1976 l'antico palazzo feudale, che per oltre due secoli aveva costituito uno dei principali edifici civili del paese ed era stato utilizzato anche come sede municipale, fu demolito per consentire la costruzione dell'attuale Palazzo di Città. L'intervento segnò una cesura importante nella memoria urbana di Catenanuova, poiché comportò la perdita dell'edificio più direttamente legato alla fondazione settecentesca del centro.
Negli ultimi decenni il comune ha conosciuto un'espansione edilizia verso le aree periferiche, pur conservando nel nucleo storico l'impianto originario settecentesco, riconoscibile nella regolarità delle strade, nella centralità della chiesa madre e nella permanenza di edifici civili ottocenteschi.
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]- Stemma
Sin dai primi decenni di vita della comunità fu utilizzato uno stemma formato dall'unione delle armi delle famiglie Riggio-Saladino e Statella-Paternò, casate paterna e materna del fondatore. Lo stemma fu impiegato come sigillo civico dal 1736 al 1812, anno dell'abolizione della feudalità in Sicilia. Esso compare ancora nel fonte battesimale marmoreo del 1738 e nella base del simulacro settecentesco di Maria Santissima delle Grazie, conservati nella chiesa madre.[11]
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con suo decreto del 7 aprile 2003, ha concesso al comune di Catenanuova il nuovo stemma e il gonfalone civici.[14]
La composizione dello scudo è ricca di riferimenti alla storia e all'identità del comune. La partizione in interzato in calza richiama graficamente la lettera «M», iniziale del feudo di Melinventre, nel cui territorio sorse il paese nella prima metà del XVIII secolo.
Nel primo campo sono ripresi gli elementi principali dell'antico sigillo comunale. La torre affiancata dall'alabarda deriva dalle armi della famiglia Statella, mentre la fascia accompagnata da quattro stelle è tratta dallo stemma dei Riggio, casate dalle quali discendeva il fondatore Andrea Giuseppe Riggio-Statella e che ebbero un ruolo determinante nella nascita della comunità.
Il secondo campo raffigura un libro aperto, simbolo della cultura, dell'istruzione e della conoscenza, sormontato da un arcobaleno composto da cinque bande cromatiche. I colori richiamano il tricolore italiano, i colori tradizionali della Sicilia e del comune di Catenanuova e l'azzurro dell'Unione Europea, a simboleggiare l'appartenenza del paese alle diverse comunità istituzionali e culturali.
Il terzo campo raffigura san Prospero martire, patrono di Catenanuova, rappresentato secondo l'iconografia tradizionale con la palma del martirio e il vessillo. La sua presenza ricorda il profondo legame della comunità con il santo, le cui reliquie furono prelevate il 27 luglio 1752 dalle catacombe di San Callisto e successivamente concesse al principe Antonio Riggio; esse giunsero definitivamente a Catenanuova nel XVIII secolo, contribuendo alla diffusione del culto patronale.[15]
Sotto lo scudo compare il motto latino Lex doctrina et labor munus meum, traducibile come «La legge, la cultura e il lavoro sono il mio dovere», che sintetizza i valori civili posti a fondamento dell'identità della comunità.[16]
- Gonfalone

Il gonfalone è costituito da un drappo di porрога ornato di ricami d'argento, caricato nel centro dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata "COMUNE DI CATENANUOVA".[14]
- Bandiera
Il comune ha adottato una bandiera costituita da un drappo rettangolare partito di porpora (inteso come colore reale e non in senso araldico) e d'argento, caricato al centro dello stemma comunale, sormontato dalla denominazione istituzionale centrata in caratteri latini bianchi.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa parrocchiale di San Giuseppe

Si erge sulla piazza Aldo Moro, di fronte al municipio, ed è dedicata a san Giuseppe. Venne edificata ad opera del principe Antonino Giuseppe Riggio Saladino dopo il terremoto del 1693 per le necessità del suo feudo. In seguito alla fondazione di Catenanuova completata nel 1736, la chiesa diventò parrocchia nel 1738. Inizialmente la chiesa era ad un'unica navata, intorno al 1757 venne ingrandita con l'edificazione di una navata secondaria con l'altare del Santissimo Sacramento, e nel 1767 il campanile. Intorno alla metà dell'Ottocento vennero costruite altre tre arcate così da raddoppiare l'estensione dell'edificio che ancora oggi mantiene questa struttura. Conserva opere d'arte sacra, tra cui spicca: il dipinto della Sacra Famiglia, capolavoro dell'epoca tardo barocca; il simulacro del patrono san Prospero.
- Chiesa di Maria Santissima Immacolata
La chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria Immacolata è la seconda per importanza e grandezza tra le chiese di Catenanuova. Sorge sul corso Vittorio Emanuele III e fu edificata nel 1908 a seguito del legato testamentario di un borghese dell'epoca, Carmelo Bonanno, proprio 50 anni dopo l'apparizione della Madonna a Lourdes, avvenuta l'11 febbraio 1858.

Carmelo Bonanno avrebbe avuto un'unica figlia di nome Santa, che fuggita per sposare un giovane di ceto inferiore, fu osteggiata dalla famiglia e si ammalò, morendo nel 1884. Dopo essere stato colpito da una malattia, il padre, per riparare alla severità che aveva derivato la morte della figlia, decise di lasciare tutti i suoi beni, dopo la morte della moglie, Carmela Guardali, alla parrocchia San Giuseppe per l'edificazione di una nuova chiesa, destinata ad ospitare la statua dell'Immacolata Concezione che si trovava in una nicchia esposta alle intemperie situata in contrada Vigne.

L'esecutore testamentario, non volle eseguire tuttavia le disposizioni del testamento. Nel 1894 il nuovo parroco della parrocchia San Giuseppe, Gioacchino Tornatore (1894-1934), rivendicò per vie giudiziarie la donazione del Bonanno, e gli eredi dell'esecutore, che nel frattempo era deceduto, furono costretti a cedere la somma richiesta per la costruzione della chiesa. Venne aperta al culto giorno 1º aprile del 1908 da monsignor Ferdinando Fiandaca, vescovo di Nicosia, divenendo così succursale della chiesa di San Giuseppe.
In una lapide posta all'interno della chiesa, a ricordo si legge: Questo tempio, dedicato a Maria SS. Immacolata, per volontà testamentaria del cittadino Carmelo Bonanno sorse per operosità e abnegazione del parroco don Gioacchino Tornatore che dopo quasi trent'anni ne rivendicò i diritti. MCMVIII.
Verso la fine degli anni '50 del novecento è stato eretto il campanile. Nel 1994 è stata oggetto di interventi di restauro volti al miglioramento del tetto e degli interni. Oltre all'antica effigie lignea dell'Immacolata Concezione del 1870, vi si conservano pure le statue in cartapesta di San Gaetano del 1908 e San Francesco di Paola del 1930, i simulacri lignei di Sant'Antonio di Padova del 2000 e di Santa Lucia da Siracusa del 2004, e sei vetrate artistiche di scuola fiorentina anch'esse del 2004. Nel 2008 in occasione del suo primo centenario, è stata restaurata la facciata, e sono stati dipinti in oro gli stucchi interni.
Altre chiese
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa di Santa Chiara, eretta nel 1930
- Santuario di Maria Santissima del Rosario di Monte Scalpello, fondato da tre monaci eremiti nel 1524, visitabile nella prima domenica di maggio e nella prima domenica di ottobre per le rispettive feste; raggiungibile dallo svincolo Catenanuova sull'autostrada A19 e proseguendo per la strada statale 192 direzione Enna.
- Chiesa del Cimitero, fine XIX secolo.
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]- Fondaco Cuba
Il fondaco Cuba è una locanda degli inizi del XVIII secolo, edificio dichiarato di interesse storico-artistico dalla soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Enna. Per la sua storia, si tratta del più antico edificio di Catenanuova.
Aree naturali
[modifica | modifica wikitesto]- Parco San Prospero

Il Parco San Prospero di Catenanuova è così denominato perché, fino al 1985, con il ricavato del raccolto effettuato in esso gli amministratori comunali finanziavano la festa del patrono san Prospero martire.
Il 12 settembre 1985, il Comune stipulò una convenzione con l'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Enna, per far nascere un'area verde attrezzata, unica nel comprensorio. Esso si estende per 4 ettari di terreno con oltre duemila alberi, e si trova in contrada Censi, nella parte alta di Catenanuova; è molto ricco di abeti, cipressi, pini, e altre specie di alberi, i quali suddividono l'intera area in quattro parti uguali, contornati da vialetti, di cui una adibita a giochi per bambini, e le altre tre a salotti completi di mense per scampagnate, e soprattutto di barbecue in pietra.

Altri luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]- Serbatoio idrico (vasche), del 1899
- Calvario, inizi del XX secolo
- Monumento ai caduti, del 1951
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[17]

Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]La più importante festa di Catenanuova è quella in onore dei Santi Patroni San Prospero martire e Maria Santissima delle Grazie, che si svolge ogni anno dalla penultima all'ultima domenica di settembre.
La festa fu istituita nel 1752 dal fondatore di Catenanuova, Andrea Giuseppe Riggio-Statella principe della Catena, che portò nella cittadina le reliquie del martire Prospero, estratte dalle catacombe di San Callisto di Roma.

La penultima domenica di settembre si festeggia la compatrona, Maria Santissima delle Grazie.
Dal giovedì al sabato seguente, il triduo di preghiera in onore del Patrono, e l'ultima domenica di settembre la solennità di San Prospero martire.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Le attività principali sono l'agricoltura (grano, agrumeti, ortaggi) e l'artigianato (lavorazione del legno e del ferro). Proprio per gli innumerevoli campi di frumento che la circondano, ha l'appellativo di "città del grano"[18].
Amministrazione
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Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1731 | 1756 | Andrea Giuseppe Riggio Statella | Principe della Catena | ||
| 1756 | 1791 | Antonino Giuseppe Riggio | Principe | ||
| 1791 | 1873 | Leopoldo Grifeo di Partanna e discendenti | Conti | ||
| 1873 | 1877 | Gaetano Filangieri di Satriano | Principe | ||
| 1819 | 1824 | Giuseppe Mangani | Sindaco | ||
| 1825 | 1825 | Paolo Scravaglieri | Sindaco | ||
| 1826 | 1833 | Giuseppe Gianninò | Sindaco | ||
| 1834 | 1840 | Vincenzo Gianninò | Sindaco | ||
| 1841 | 1843 | Giuseppe Mangano | Sindaco | ||
| 1844 | 1845 | Orazio Passalacqua | Sindaco | ||
| 1846 | 1848 | Angelo Scravaglieri | Sindaco | ||
| 1849 | 1849 | Giuseppe Mangano | Sindaco | ||
| 1850 | 1853 | Vincenzo Trigona | Sindaco | ||
| 1853 | 1854 | Giuseppe Millauro | Sindaco | ||
| 1854 | 1855 | Prospero Di Benedetto | Sindaco | ||
| 1856 | 1860 | Vincenzo Mammana | Sindaco | ||
| 1861 | 1862 | Pietro Alessi | Sindaco | ||
| 1863 | 1866 | Giuseppe Vasta | Sindaco | ||
| 1867 | 1869 | Vito Scavone | Sindaco | ||
| 1870 | 1872 | Prospero Gianninò | Sindaco | ||
| 1873 | 1876 | Francesco Procaccianti | Sindaco | ||
| 1877 | 1881 | Prospero Gianninò | Sindaco | ||
| 1884 | 1884 | Orazio Passalacqua | Sindaco | ||
| 1903 | 1903 | Vincenzo Mammana | Sindaco | ||
| 1905 | 1905 | Salvatore Tornatore | Sindaco | ||
| 1910 | 1910 | Francesco Procaccianti | Sindaco | ||
| 1917 | 1917 | Domenico Matisi | Sindaco | ||
| 1921 | 1923 | Giovanni Di Benedetto | Sindaco | ||
| 1927 | 1927 | Orazio Passalacqua | Podestà | ||
| 1934 | 1934 | Antonino Balsamo | Podestà | ||
| 1935 | 1935 | Ermanno Gandolfi | Podestà | ||
| 1938 | 1938 | Guglielmo Floritta | Podestà | ||
| 1938 | 1938 | Salvatore Puglisi | Podestà | ||
| 1938 | 1938 | Antonio Giunta | Podestà | ||
| 1944 | 1944 | Nicolò Bua | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1945 | 1945 | Agatino Di Benedetto | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1946 | 1948 | Nicolò Bua | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1948 | 1948 | Salvatore Cocina | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1949 | 1953 | Prospero Lo Iacona | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1956 | 1956 | Nicolò Bua | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1957 | 1960 | Roberto Zinna | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1960 | 1960 | Orazio Passalacqua | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1961 | 1964 | Salvatore Salerno | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1964 | 1969 | Salvatore Sanfilippo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1970 | 1975 | Pasqualino Bruno | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1975 | 1985 | Mario Concetto Mazzaglia | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1985 | 1987 | Gaetano Di Benedetto | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1987 | 1990 | Fortunato Gatto Rotondo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 21 maggio 1990 | 10 febbraio 1994 | Vincenzo Magistro | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 22 giugno 1994 | 25 maggio 1998 | Salvatore Zinna | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 6 novembre 1997 | 25 maggio 1998 | Onofrio Zaccone | Comm. regionale | ||
| 25 maggio 1998 | 27 maggio 2003 | Mario Concetto Mazzaglia | lista civica | Sindaco | |
| 27 maggio 2003 | 17 giugno 2008 | Mario Concetto Mazzaglia | lista civica | Sindaco | |
| 17 giugno 2008 | 11 giugno 2013 | Aldo Ubaldo Biondi | lista civica | Sindaco | |
| 11 giugno 2013 | 10 giugno 2018 | Aldo Ubaldo Biondi | PD - UDC | Sindaco | |
| 11 giugno 2018 | in carica | Carmelo Giancarlo Scravaglieri | lista civica | Sindaco | |
Gemellaggi
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Alert zone H, su Osservatorio delle Acque, dati in tempo reale, Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti. URL consultato il 4 febbraio 2011.
- ↑ Eleonora Lombardo, Catenanuova, vivere a quaranta gradi in Sicilia il luogo più caldo d'Europa, in la Repubblica. URL consultato l'11 agosto 2013.
- ↑ Catena Nuova. il paese più caldo, su rai.tv. URL consultato il 29 novembre 2022 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2013).
- ↑ Tabella I – Letture giornaliere di temperatura, su Osservatorio delle Acque, dati annuali, Dipartimento dell'Acqua e dei Rifiuti, 1999, p. 60. URL consultato il 4 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2013).
- ↑ Storia, su Comune di Catenanuova. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ M. Stella Porrello, Licentiae populandi (PDF), su S. Fazio (a cura di), saassipa.cultura.gov.it, Soprintendenza Archivistica della Sicilia - Archivio di Stato di Palermo, 2021. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ Catenanuova, su Scopri Enna. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 3 4 Mariano G. Saccullo, Ricerche su Catenanuova. Popolazioni, usi, tradizioni ed economia dalle origini al XX secolo, Novagraf, 2001, ISBN 9788890073700.
- ↑ Storia, su Comune di Catenanuova. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ Storia, su Comune di Catenanuova. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 3 Catenanuova (Enna) – DPR 7 aprile 2003. Concessione di stemma e gonfalone, su Ufficio Onorificenze e Araldica, Presidenza del Consiglio dei ministri.
- ↑ Mariano Saccullo, Ricerche su Catenanuova. Popolazione, usi, tradizioni ed economia dalle origini al XX secolo, Novagraf, 2001.
- ↑ Mariano Saccullo; Nicolò Saccullo, Descrizione del nuovo stemma comunale, Comune di Catenanuova.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Copia archiviata, su vivasicilia.com. URL consultato il 22 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2018).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Archivio storico della Parrocchia San Giuseppe di Catenanuova.
- Mariano Saccullo 2001 Ricerche su Catenanuova, popolazione, usi, tradizioni ed economia dalle origini al XX secolo.
- Biblioteca comunale di Catenanuova.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Catenanuova
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Notizie, Forum, Foto e Video su Catenanuova, su catenanuova.it.
- Informazioni su Catenanuova, su catenanuova.com.
- Foto sulla città e le sue feste e tradizioni[collegamento interrotto], su siciliano.it.
- Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque - Osservazioni termometriche giornalieri per le stazioni gestite, su osservatorioacque.it. URL consultato il 24 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2013).

