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Orobanche lutea

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Succiamele prataiolo
Orobanche lutea
Stato di conservazione
Specie non valutata
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superasteridi
(clade)Asteridi
(clade)Euasteridi
(clade)Lamiidi
OrdineLamiales
FamigliaOrobanchaceae
TribùOrobancheae
GenereOrobanche
SpecieO. lutea
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
SottoregnoTracheobionta
SuperdivisioneSpermatophyta
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
SottoclasseAsteridae
OrdineScrophulariales
FamigliaScrophulariaceae
SottofamigliaOrobanchoideae
GenereOrobanche
SpecieO. lutea
Nomenclatura binomiale
Orobanche lutea
Baumg., 1816
Sinonimi
Nomi comuni

Orobanche gialla
(DE) Gelbe Sommerwurz, Luzernen-Würger, Gelber-Würger
(FR) Orobanche jaune

Il succiamele prataiolo (Orobanche lutea Baumg., 1816) è una pianta parassita, appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae.[1]

Il nome generico (Orobanche) deriva da due termini greci òrobos (= legume) e anchéin (= strozzare) e indicano il carattere parassitario di buona parte delle piante del genere di questa specie soprattutto a danno delle Leguminose (nell'antica Grecia questo nome era usato per una pianta parassita della "veccia" - Vicia sativa).[2][3] L'epiteto specifico (lutea) deriva dal latino (= giallo) e fa riferimento al colore della pianta.[4]

Il nome scientifico di questa specie è stato definito per la prima volta dal fisico e botanico tedesco Johann Christian Gottlob Baumgarten (1765-1843) nella pubblicazione "Enumeratio Stirpium Magno Transsilvaniae - 2: 215. 1816" del 1816.[5]

Descrizione delle parti della pianta
habitat e habitus

Queste piante sono alte da 15 a 40 cm (massimo 50 cm). La forma biologica è terofita parassita (T par), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. In questa specie sono presenti anche piante con forme biologiche perenni tipo geofite parassite (G par), sono piante provviste di gemme sotterranee e radici che mostrano organi specifici per nutrirsi della linfa di altre piante (sono quindi piante parassite). Non contengono clorofilla per cui nel secco si colorano di bruno-chiaro.[2][6][7][8][9]

Le radici sono fascicolate e si diramano da un bulbo o rizoma centrale. Nella parte finale sono provviste di austori succhianti che parassitano l'apparato radicale delle piante ospiti.

La parte aerea del fusto è eretta, semplice (non ramosa) e densamente pubescente; la forma è cilindrica con superficie striata. Gli scapi terminali sono sempre fioriferi (mai sterili). Lunghezza del fusto esclusa l'infiorescenza: 15 – 30 cm.

Le foglie sono ridotte a delle squame spiralate non fotosintetizzanti ed hanno delle forme lesiniformi. Dimensione delle foglie: larghezza 2 – 3 mm; lunghezza 15 – 20 mm

Infiorescenza

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Infiorescenza

Le infiorescenze sono a forma di spiga o racemo. All'inizio dello sviluppo l'infiorescenza è densa e ovale, quindi in seguito si allunga distanziando i fiori. Le brattee dell'infiorescenza sono del tipo triangolare. Dimensione dell'infiorescenza iniziale: larghezza 4 cm; lunghezza 7 cm. Dimensione dell'infiorescenza finale: larghezza 4 – 5 cm; lunghezza 30 cm. Dimensione delle brattee: larghezza 4 – 7 mm a 9 mm; lunghezza da 14 – 16 mm fino a 22 – 25 mm.

Il fiore
La corolla

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (del tipo bilabiato), tetrameri, ossia con quattro verticilli (calicecorolla - androceogineceo) e pentameri (la corolla è a 5 parti, mentre il calice anch'esso a 5 parti spesso è ridotto). In questa specie i fiori alla base sono avvolti da 3 elementi: in posizione centrale è presente una brattea; su entrambi i lati è presente una lacinia calicina profondamente bifida (non sono presenti le bratteole). Lunghezza totale del fiore: 20 – 30 mm.

X, K (4/5), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula
  • Il calice è gamosepalo a 3 parti, ossia quattro sepali saldati 2 a 2 tipo lacinie ben separate o collegate alla base con apice molto acuminato, più una brattea centrale. Sulla superficie sono presenti tre venature. Dimensione del calice: 8 – 12 mm.
  • La corolla, di tipo personato, è simpetala e consiste in un tubo cilindrico dal profilo dorsale arcuato, non ristretto alle fauci, e terminante in un lembo bilabiato; dei due labbri quello superiore è intero e un po' retuso e a volte mucronato, mentre quello inferiore è trilobato con lobi più o meno uguali fra di loro; il lobo centrale è cigliato. La superficie della corolla è pubescente-ghiandolosa per peli chiari (all'interno è opaca), ed è colorata di giallo o anche rosata (il colore nel secco è bruno-chiaro). Dimensione della corolla: 20 – 22 mm.
  • L'androceo possiede quattro stami didinami (due grandi e due piccoli). I filamenti sono pelosi per tutta la lunghezza e sono inseriti a 1/4 - 1/3 dalla base della corolla (a circa 3 – 6 mm). Le antere, glabre a forma oblunga, sono disposte trasversalmente e sono provviste di due logge più o meno uguali. Le sacche polliniche hanno l'estremità inferiore a forma di freccia.[7] Lunghezza dei filamenti: 1,2 - 1,4 cm. Dimensione delle antere: 1,8 – 2 mm.
  • Gineceo: l'ovario è supero formato da due (o tre) carpelli ed è uniloculare; le placente sono due o quattro di tipo parietale, a volte unite al centro e portanti un numero molto elevato di ovuli. Lo stilo è del tipo filiforme; lo stigma è capitato o del tipo a 2 - 4 lobi ed è colorato di giallo e sporgente dalle fauci. Lunghezza dello stilo: 1 cm circa. Diametro dello stigma: 1 mm circa.
  • Fioritura: da maggio a luglio.

Il frutto è una capsula loculicida a forma più o meno ovoidale. I semi, molti e minuti dalle dimensioni quasi microscopiche, contengono un embrione rudimentale indifferenziato e composto da poche cellule; sono colorati di nero ed hanno una forma oblunga.

Queste piante non sono in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana per cui possiedono organi specifici per nutrirsi della linfa di altre piante. Le loro radici infatti sono provviste di uno o più austori connessi alle radici ospiti per ricavare sostanze nutritive.[6][10][11] Inoltre il parassitismo di Orobanche lutea è tale per cui anche i semi per germogliare hanno bisogno della presenza delle radici della pianta ospite; altrimenti le giovani piantine sono destinate ad una precoce degenerazione.

Normalmente le specie di questa voce sono parassite della specie dei generi del trifoglio, ma anche dell'erba medica e altre leguminose.[8]

Le specie di questo raggruppamento si riproducono per impollinazione tramite insetti (impollinazione entomogama).

La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria).

Distribuzione e habitat

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Fitosociologia

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Dal punto di vista fitosociologico Orobanche lutea appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Trifolio-Geranietea sanguinei
Ordine: Origanetalia vulgaris

La classificazione tradizionale (Sistema Cronquist, 1981[14]) assegnava il genere Orobanche alla famiglia Scrophulariaceae, mentre la moderna classificazione filogenetica (classificazione APG IV[15]) lo assegna alla famiglia Orobanchaceae.

Le Orobanchaceae sono una famiglia abbastanza numerosa, suddivisa in 7 tribù, 100 generi e circa 2000 specie[16][17] distribuite in tutti i continenti. Il genere Orobanche appartiene alla tribù Orobancheae e comprende oltre 200 specie, circa 40 delle quali sono presenti nella flora italiana.[6][8]

La classificazione del genere Orobanche è problematica in quanto le varie specie differiscono una dall'altra per piccoli caratteri soprattutto nella forma del calice-corolla e per i vari colori delle parti floreali che presto tendono al bruno appena la pianta "entra" nel secco. Molte specie hanno una grande specificità dell'apparato radicale per cui una possibile distinzione è possibile tramite l'individuazione della pianta parassitata (vedi il paragrafo "Biologia").[8]

Secondo una recente ricerca di tipo filogenetico[10] la famiglia Orobanchaceae è composta da 6 cladi principali nidificati uno all'interno dell'altro. Il genere Orobanche si trova nel terzo clade (relativo alla tribù Orobancheae) insieme ai generi Boschniakia C. A. Mey. ex Bong. 1833, Cistanche Hoffmans. & Link 1809, Conopholis Wallr.1825, Epifagus Nutt. 1818, Eremitilla Yatsk. & J. L. Contr., 2009, Kopsiopsis (Beck) Beck 1930, Mannagettaea Harry Sm., 1933. Orobanche è monofiletico e rappresenta il core del clade ed è “gruppo fratello” del genere Mannagettaea e quindi di tutto il resto del gruppo.[18]

All'interno del genere Orobanche la specie Orobanche lutea appartiene alla sezione Orobanche L.[19] caratterizzata soprattutto dalla forma del calice a tre parti ossia quattro sepali saldati 2 a 2 tipo lacinie ben separate o collegate alla base, più una brattea. L'altra sezione presente in Italia (Trionychon Wallr.) è caratterizzata dal calice diviso in 5 parti: in posizione centrale è presente una brattea, mentre su entrambi i lati è presente una bratteola lineare e una lacinia calicina profondamente bifida.[8]

Il numero cromosomico di O. lutea è: 2n = 38.[20]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1][13]

  • Orobanche alpigena K. Koch
  • Orobanche armena Tzvelev
  • Orobanche concreta (Beck) Rouy
  • Orobanche fragrantissima Bertol.
  • Orobanche hians Steven
  • Orobanche linczevskyi Novopokr.
  • Orobanche prosgolica Formánek
  • Orobanche rubens Wallr.
  1. 1 2 (EN) Orobanche lutea, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 17 novembre 2025.
  2. 1 2 Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, vol. 3, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 167.
  3. Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 15 marzo 2015.
  4. David Gledhill 2008, pag. 244.
  5. The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'11 aprile 2015.
  6. 1 2 3 4 Judd 2007, pag. 496.
  7. 1 2 Strasburger 2007, pag. 852.
  8. 1 2 3 4 5 Pignatti 2017, pag. 382.
  9. 1 2 3 4 5 Aeschimann et al. 2004, vol. 2, pag. 290.
  10. 1 2 (EN) Jonathan R. Bennett e Sarah Mathews, Phylogeny of the parasitic plant family Orobanchaceae inferred from phytochrome A, in American Journal of Botany, vol. 93, n. 7, 2006, pp. 1039-1051.
  11. Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 18 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  12. Conti et al. 2005, pag. 138.
  13. 1 2 (EN) EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 12 aprile 2015.
  14. (EN) Arthur Cronquist, An integrated system of classification of flowering plants, New York, Columbia University Press, 1981, ISBN 9780231038805.
  15. (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1–20.
  16. (EN) Orobanchaceae, su Angiosperm Phylogeny Website. URL consultato il 20 ottobre 2014.
  17. (EN) Accepted genera of Orobanchaceae, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 22 ottobre 2025.
  18. (EN) Joel R. McNeal, Jonathan R. Bennett, Andrea D. Wolfe e Sarah Mathews, Phylogeny and origins of holoparasitism in Orobanchaceae, in American Journal of Botany, vol. 100, n. 5, 2013, pp. 971-983.
  19. (EN) EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 16 marzo 2015.
  20. (EN) Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato l'11 aprile 2015.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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