Palatino
| Palatino | |
|---|---|
| Utilizzo | Romana |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Roma |
| Altitudine | 51 m s.l.m. |
| Dimensioni | |
| Altezza | 48,2[1] |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Centro storico di Roma |
| Ente | Parco Archeologico del Colosseo |
| Responsabile | Alfonsina Russo |
| Visitabile | Sì |
| Sito web | parcocolosseo.it/area/palatino/ |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Il Palatino è uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro e il Foro Romano. E' il colle dove il mito pone la fondazione di Roma, e dove ebbero sede i palazzi imperiali[2][3].
Geografia
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Il Palatino è uno dei colli centrali di Roma, ma a differenza del Campidoglio e dell'Aventino, è vicino al Tevere. Raggiunge l'altezza massima è di 51 metri s.l.m., trovandosi in posizione dominante sul Foro Romano e sul Circo Massimo[4].
Il Colle presentava due sommità separate da un avvallamento; la sommità centrale, la più elevata, era detta Palatium, mentre l'altra, situata verso il pendio che digrada verso il Foro Boario e il Tevere, era chiamata Germalus (o Cermalus)[2].
Un tempo era collegato al retrostante Esquilino, tramite il colle della Velia, sbancato quando fu costruita la via dei Fori Imperiali.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Leggende
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La fonti storiche romane narrano che Roma ebbe le sue origini sul Palatino[4]. Da questo primo agglomerato urbano si formò la cosiddetta Roma quadrata, così chiamata dalla forma approssimativamente romboidale della sommità del colle su cui si trovava.
Il Palatino, e il suo abitato, rimasero centrali nel successivo sviluppo della città, tanto che le sue due cime, il Palatium e il Cermalus, rientravano negli originari sette monti del Septimontium[5].
Nell'Eneide e in altre fonti[6] si narra di come sul Palatino vivessero Greci immigrati dall'Arcadia, comandati da Evandro e suo figlio Pallante:[7] vennero in contatto con questi "Arcadi" Ercole e poi Enea. Non si sa come queste leggende siano nate, però è un dato effettivo che nel pantheon arcaico esistano le divinità minori di Evandro e Pallante. Può darsi che questa zona fosse frequentata in tempi remoti da mercanti e marinai greci, o prima della colonizzazione della Magna Grecia, come confermano anche alcune scoperte archeologiche del XX secolo[8].
Secondo la mitologia romana, il Palatino (più precisamente il pendio paludoso che collegava il Palatino al Campidoglio, chiamato Velabro) fu il luogo dove Romolo e Remo vennero trovati dalla Lupa che li tenne in vita allattandoli nella Grotta del Lupercale, forse recentemente localizzata. Secondo questa leggenda, il pastore Faustolo trovò gli infanti e, assieme a sua moglie Acca Larentia, allevò i bambini. Quando Romolo, ormai adulto, decise di fondare una nuova città, scelse questo luogo (si veda Fondazione di Roma per un resoconto più dettagliato del mito). La casa Romuli effettivamente era una capanna ricostruita e restaurata più volte, situata nell'angolo sud-ovest della collina, dove poi sorse la casa di Augusto.

Il nome del colle aveva la stessa radice di quello della dea Pales, alla quale era dedicata l'antichissima tradizione della festa delle Palilia o Parilia, che si tenevano il 21 aprile e che coincidevano col giorno della fondazione della città. Per altri studiosi la derivazione del nome Palatino si ricava da Palus, poiché molte costruzioni di quegli antichi popoli erano fatte su palafitte, ma la derivazione più logica è quella dalla radice Pala, ossia altura.[9]
Aveva sede qui anche la festa dei Lupercalia, legata alla mitica Lupa: partendo dalla grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino, una processione di sacerdoti-lupi vestiti di pelli caprine si dirigeva verso il Tevere e poi faceva il giro del colle frustando chiunque venisse a loro tiro soprattutto le donne: era un rito di fecondità.
Protostoria
[modifica | modifica wikitesto]Sul Palatino sono attestate due cisterne arcaiche in tufo cappellaccio ricavate nella roccia, in parte tagliate da successive murature in blocchi di tufo, un piccolo santuario quadrangolare raggiungibile da una scalinata, talvolta collegato alla tradizione della Casa Romuli, e una cisterna analoga sotto la cosiddetta casa di Livia. Più in basso è stata rinvenuta una tomba a inumazione del IV sec. a.C. già manomessa e, sotto di essa, tracce nella roccia (incavi per pali e tagli curvi) riferibili a capanne dell'età del ferro[4].
Epoca repubblicana
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In epoca repubblicana il Palatino fu sede di vari culti. In particolare era importante quello della Magna Mater (Cibele), introdotto dall'Asia Minore al tempo della seconda guerra punica, e quelli di Apollo e Vesta, i cui santuari vennero fondati da Augusto nella propria casa (tempio della Magna Mater, tempio di Apollo Palatino, tempio di Vesta).
In epoca repubblicana il colle divenne la sede delle abitazioni della classe dirigente romana. Vi abitarono tra gli altri[senza fonte]:
- Marco Valerio Massimo, console nel 505 a.C.
- Gneo Ottavio, console nel 165 a.C.
- Tiberio Sempronio Gracco, padre dei due famosi tribuni della plebe
- Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.C.
- Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91 a.C.
- Cicerone e suo fratello Quinto
- Tito Annio Milone, amico di Cicerone e uccisore di Publio Clodio Pulcro, che pure viveva sul colle
- Quinto Ortensio Ortalo, oratore, la cui casa fu poi acquistata da Augusto
- Marco Antonio, il triumviro
- Tiberio Claudio Nerone, padre di Tiberio
Tra le tante case repubblicane sono stati trovati resti sotto la Domus Flavia, tra i quali spiccano la Casa dei Grifi e l'Aula Isiaca, decorate da importanti affreschi.
Periodo imperiale
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L'avvenimento fondamentale per la storia del colle fu il fatto che Augusto, che qui era nato, lo scelse come residenza, acquistando prima la casa di Ortensio e poi ampliando la proprietà con altre abitazioni vicine: la Casa di Augusto si trovava sull'angolo sud-occidentale della collina.
Da allora divenne naturale per gli altri imperatori risiedere sul Palatino. Sorsero da allora, uno dopo l'altro, i palazzi imperiali di Tiberio (Domus Tiberiana, ampliata da Caligola), di Nerone (la Domus Transitoria e una parte della Domus Aurea), dei Flavi (Domus Flavia e Domus Augustana) e di Settimio Severo (Domus Severiana e Settizonio).
Alla fine dell'età imperiale la collina era ormai un unico susseguirsi di edifici imperiali e giardini, che formava un unico grande complesso a uso degli imperatori. Da allora la parola Palatium iniziò a indicare il "palazzo" per eccellenza, prima inteso come residenza imperiale e poi come nome comune, presente in tutte le lingue europee.
Tra l'anno 375 e il 379 d.C. le spoglie mortali di san Cesario di Terracina furono traslate, con l'assistenza di papa Damaso I intro Romanum Palatium, in optimo loco, imperiali cubicolo, ossia nella Domus Augustana di Roma sul colle Palatino - nel sito di Villa Mills, distrutta. All'interno di questo palazzo imperiale venne eretto un oratorio in onore del martire chiamato "San Cesareo in Palatio". Esso fu il primo luogo di culto cristiano, regolarmente e ufficialmente costituito sul Palatino: fu il segno palese della consacrazione cristiana del palazzo imperiale perché sostituì il larario domestico degli imperatori pagani ed ebbe vero e proprio carattere di cappella palatina[10]. In esso si esponevano le immagini che i nuovi imperatori eletti a Bisanzio mandavano a Roma, come ad altre città principali dell'impero.
Epoca medievale e moderna
[modifica | modifica wikitesto]Dal XVI secolo il colle, acquistato da Alessandro Farnese,[11] fu proprietà della famiglia Farnese, a cui si deve la realizzazione degli Horti Palatini Farnesiorum, o Giardini, tuttora in parte conservati al di sopra dei resti della Domus Tiberiana. Gli Horti Farnesiani furono commissionati a Jacopo Barozzi da Vignola.[12]
Elisabetta Farnese, ultima erede dei Farnese, nel 1714 si sposò con Filippo V di Spagna, cui portò in dote gli Horti Farnesiani, che poi entrarono del patrimonio dei Borbone di Napoli. Nel 1861 il deposto re delle Due Sicilie Francesco II si trovò costretto a vendere gli Horti a Napoleone III, cultore dell'antica Roma.[11]
Napoleone affidò gli scavi archeologici sul Palatino a Pietro Rosa, noto anche in Francia per i suoi studi topografici sull'antica Roma. Al Rosa, futuro Soprintendente agli scavi e monumenti della provincia di Roma e Senatore del Regno, si devono, tra gli altri, gli scavi al Tempio della Magna Mater, alla Domus Tiberiana e alla Domus Flavia.[11]
Sconfitto nel 1870 nella battaglia di Sedan ed esiliato in Inghilterra, Napoleone III il 2 settembre dello stesso anno vendette gli Horti allo Stato italiano per 650 000 lire; artefici dell'operazione, che mirava a creare un grande parco archeologico che illustrasse il Regno, furono il Rosa e Quintino Sella, l'illustre politico italiano.[11]
Gli scavi archeologici intensivi della zona, iniziati nel XVIII secolo, culminarono alla fine del XIX secolo, dopo la proclamazione di Roma capitale del Regno d'Italia. Le scoperte sono continuate per tutto il XX secolo, come la Casa di Augusto e XXI, come il recentissimo rinvenimento di un ambiente sotterraneo, forse il Lupercale. Resta completamente da scavare il palazzo di Tiberio, sotto i giardini farnesiani.
Alla sommità del colle, tra la Domus Flavia e la Domus Augustana, fin dal Cinquecento si era installata una villa Stati Mattei, acquistata poi, attorno al 1830, dallo scozzese Charles Mills che ne aveva fatto un incredibile villino neogotico[13]; a fine Ottocento sulla villa fu costruito un convento, che fu però demolito a partire dal 1928, per far luogo agli scavi. Nella parte superstite della costruzione è stato allocato l'Antiquarium del Palatino, che espone materiali relativi al Palatino dalle origini all'età repubblicana (piano terreno) e al Palatino in età imperiale (primo piano).
Edifici antichi
[modifica | modifica wikitesto]- Capanne del Palatino
- Lupercale
- Scalae Caci
- Tempio di Apollo Palatino
- Tempio di Cibele o Tempio della Magna Mater
- Elagabalium
- Tempio di Giunone Sospita
- Tempio di Vesta
- Tempio della Vittoria
- Casa di Livia
- Casa di Augusto
- Casa dei Grifi
- Aula Isiaca
- Domus Tiberiana
- Palazzo di Domiziano
- Domus Flavia
- Aula Regia
- Domus Augustana
- Stadio palatino
- Domus Severiana
- Settizonio
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Da Geo.OnLine della Regione Lazio. Carta Tecnica Regionale 1:5000 2002 (RM _ VT _ LT ) IWS 2015, su cartografia.regione.lazio.it. URL consultato il 15 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2018).
- 1 2 Palatino - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 12 febbraio 2026.
- ↑ Palatino, su colosseo.it. URL consultato il 12 febbraio 2026.
- 1 2 3 LacusCurtius • Palatinus (Platner & Ashby, 1929), su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 12 febbraio 2026.
- ↑ Theodor Mommsen, Storia di Roma, Vol. I, Cap. IV, par. La città Palatina ed i Sette colli.
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 31.1.
- ↑ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 5.
- ↑ Filippo Coarelli, cit., pag. 135.
- ↑ Tina Squadrilli, Vicende e monumenti di Roma, Staderini Editore, 1961, Roma, pag. 9.
- ↑ Michele Stefano de Rossi, Orazio Marucchi e Mariano Armellini, Nuovo bullettino di archeologia cristiana, Spithöver, 1906.
- 1 2 3 4 Vincenti, pp. 28-32.
- ↑ (EN) Massimo Lopez, Medicina e oncologia. Storia illustrata: Volume IV. Il Rinascimento e la nuova scienza, Gangemi Editore, 14 dicembre 2020, ISBN 978-88-492-4434-2. URL consultato il 7 agosto 2022.
- ↑ Si veda qui la versione neogotica.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Livio, Ab Urbe condita libri, I.
- Andrea Augenti, Il Palatino nel Medioevo. Archeologia e topografia (secoli VI-XIII), L'Erma di Bretschneider, 1996.
- Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
- Filippo Coarelli, "Roma", Guide Archeologiche Laterza, Roma-Bari 2012.
- Andrea Carandini, "La fondazione di Roma", Laterza, Roma-Bari 2011.
- Filippo Coarelli, Palatium. Il Palatino dalle origini all'impero, Quasar, Roma 2012 ISBN 978-88-7140-478-3.
- Maria Elisa Garcia Barraco, Alfonso Bartoli, Villa Mills sul Palatino e la Domus Augustana, Arbor Sapientiae Editore, Roma 2015 ISBN 978-88-97805-33-5.
- Umberto Vincenti, Il Palatino e il segreto del potere, Rogas edizioni.
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni sul Palatino
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Palatino
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Palatine Hill, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Palatino, su archINFORM.
- (EN) Palatino, su Comic Vine, Fandom.
- Sito ufficiale Soprintendenza Speciale Beni Archeologici di Roma, su archeoroma.beniculturali.it. URL consultato il 3 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2009).
- Mappa dettagliata e schede di Archeoroma, su archeoroma.com.
- Condotte nei restauri, L'Erma di Bretschneider, 1992. Interventi di restauro a cura della Società Italiana per condotte d'acqua. Per il Palatino si veda il capitolo "Roma", pagg. 153-184.
- ArcheoPalatino Sapienza Università di Roma - Lo scavo delle pendici nordorientali.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh92006160 · GND (DE) 4262371-6 · J9U (EN, HE) 987007539424005171 |
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