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Parsi

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Parsi (disambigua).
Parsi
Matrimonio parsi in costume tradizionale
 
Luogo d'origineGujarat
Linguagujarati
ReligioneZoroastrismo
Gruppi correlatiirani
Distribuzione
India (bandiera) India57.000
Canada (bandiera) Canada3.600
Pakistan (bandiera) Pakistan2.300

I parsi sono seguaci del Mazdeismo che nell'VIII secolo lasciarono la Persia per recarsi in India, nel Gujarat, presso il re induista Jadav Rana.

Attualmente sono circa 100.000 individui, il 70% dei quali vive ancora in India, soprattutto presso Mumbai, e parlanti la lingua gujarati. L'altra comunità zoroastriana dell'India è rappresentata dagli Irani, che giunsero nel subcontinente indiano nel X secolo.

Secondo il Qissa-i Sanjan, l'unico resoconto esistente dei primi anni dei rifugiati zoroastriani in India, redatto almeno sei secoli dopo la loro data di arrivo approssimativa, il primo gruppo di immigrati proveniva dal Grande Khorasan. Questa regione storica dell'Asia centrale si trova in parte nel nord-est dell'Iran, dove costituisce l'odierna provincia del Khorasan, in parte nell'Afghanistan occidentale/settentrionale e in parte in tre repubbliche dell'Asia centrale, ovvero Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Secondo il Qissa, agli immigrati fu concesso il permesso di rimanere dal sovrano locale, Jadi Rana, a condizione che adottassero la lingua locale (il gujarātī) e che le loro donne indossassero l'abito locale (il sari). I rifugiati accettarono le condizioni e fondarono l'insediamento di Sanjan, che si dice abbia preso il nome dalla loro città d'origine (Sanjan, vicino a Merv, nell'odierno Turkmenistan). A questo primo gruppo ne seguì un secondo proveniente dal Grande Khorasan entro cinque anni dal primo, questa volta con strumenti religiosi (gli alat). Sebbene si ritenga che il gruppo dei Sanjan sia stato il primo a stabilirsi in modo permanente, la data precisa del loro arrivo è oggetto di congetture. Tutte le stime si basano sul Qissa, che è vago o contraddittorio rispetto ad alcuni periodi trascorsi. Di conseguenza, sono state proposte tre possibili date - 716, 765 e 936 - come anno della migrazione, e il disaccordo è stato causa di “molte intense battaglie ... tra i parsi”.[1]

Poiché nei testi parsi precedenti al XVIII secolo non vengono menzionate date specifiche, qualsiasi data di arrivo è necessariamente oggetto di speculazioni. L'importanza della Qissa risiede in ogni caso non tanto nella ricostruzione degli eventi quanto nella descrizione dei parsi – nel modo in cui essi stessi sono giunti a vedersi – e nel loro rapporto con la cultura dominante. In quanto tale, il testo svolge un ruolo cruciale nella formazione dell'identità parsi.

Gli zoroastriani di Sanjan non furono certamente i primi zoroastriani del subcontinente. Anche il Sindh, che confina con il Balucistan, la periferia più orientale del mondo iraniano, era stato un tempo sotto l'amministrazione costiera dell'Impero sasanide, che vi manteneva quindi degli avamposti. Anche dopo la perdita del Sindh, gli iraniani continuarono a svolgere un ruolo importante nei rapporti commerciali tra Oriente e Occidente. Lo storiografo arabo del IX secolo Al-Masudi menziona brevemente gli zoroastriani con templi del fuoco ad al-Hind e ad al-Sindh.[2] Inoltre, per gli iraniani, i porti del Gujarat si trovavano sulle rotte marittime che completavano la Via della Seta terrestre e vi erano ampie relazioni commerciali tra le due regioni. Il contatto tra iraniani e indiani era già ben consolidato anche prima dell'era volgare, e sia i Purana che il Mahabharata usano il termine Parasikas per riferirsi ai popoli a ovest del fiume Indo.[3]

Definizione e identità

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Il termine "parsi" non è attestato in testi zoroastriani indiani fino al XVII secolo. Fino a quel periodo venivano usati i termini Zarthoshti ("Zoroastriani") o Vehdin ("[di] buona natura" o "[de] la buona religione"). È in un testo sanscrito del XII secolo, scritto probabilmente da un hindu, che si utilizza per la prima volta il termine. La prima fonte europea risale al 1322, quando il monaco francese Jordanus riferisce della presenza dei parsi a Thana e Broach. Il termine ricorrerà in molti diari di viaggiatori europei, prima portoghesi e francesi ed inglesi poi.

Chi è un parsi?

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Chi sia un parsi è una questione controversa all'interno della comunità mazdea in India. Generalmente è considerato parsi:

  1. un diretto discendente degli antichi rifugiati persiani;
  2. una persona formalmente ammessa nella religione mazdea (in questo senso il termine assume una connotazione etnico-religiosa).

Alcuni membri della comunità però sostengono che un bambino debba avere un padre parsi per essere ammesso nella comunità, ma questo viene visto dalla maggioranza come una violazione dei principi zoroastriani dell'uguaglianza di genere e potrebbe essere un residuo di un'antica definizione legale di "parsi".

Una definizione legale di "parsi", spesso citata, si basa su una decisione del 1909 (ormai annullata) che stabilì non solo che una persona non può diventare parsi convertendosi alla fede zoroastriana (che era il caso in questione), ma anche che la comunità parsi è composta

a) dai discendenti degli emigranti persiani e che sono nati da genitori, entrambi di religione zoroastriana;

b) da "Irani" (intesi come iraniani, non altri gruppi di zoroastriani indiani) di religione zoroastriana;

c) i figli di padri parsi e di madre non-parsi che è stata debitamente e correttamente ammessa nella religione[4].

Questa definizione è stata poi più volte ribaltata. I principi di uguaglianza della Costituzione indiana annullano le restrizioni patrilineari espressa nel terzo punto. La seconda clausola è stata contestata e rovesciata nel 1948 (Sarwar Merwan Yezdiar v. Merwan Rashid Yezdiar 1948). In appello, nel 1950, venne accolta la sentenza del 1948 e l'intera definizione del 1909 fu ritenuta un obiter dictum, cioè un parere dato in via incidentale e non giuridicamente vincolante (decisione riaffermata nel 1966).(Merwan Rashid Yezdiar v. Sarwar Merwan Yezdiar 1950;Jamshed Irani v. Banu Irani 1966). Tuttavia, l'opinione che la decisione del 1909 sia ancora legalmente vincolante, continua a persistere, anche tra i parsi più colti e moderati.

Statistiche demografiche

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Distribuzione geografica dei Parsi nel subcontinente indiano
Parsi di Bombay, 1878

La stima tradizionale del numero di Parsi nel mondo è di circa 100.000. Il censimento indiano del 1981 contava 71.630 Parsi nel paese. I dati dei censimenti indiani hanno evidenziato il costante declino nel corso dei diversi decenni. Il censimento del 1940-'41 (che includeva gli attuali India, Pakistan e Bangladesh) contava 114.890 parsi[5]. Il censimento del 1951, che riguarda la sola India, contava 111.791[6] e i dati dei successivi censimenti hanno evidenziato una diminuzione del 9% ogni anno. Secondo la National Commission for Minorities ci sono diverse cause che spiegano il declino numerico, la mancanza di figli e le migrazioni[7]. La più grande comunità parsi è quella di Bombay, ma ci sono comunità anche in altre città indiane, tra cui Delhi[8].

Rapporto con la dottrina zoroastriana

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Lo stesso argomento in dettaglio: Zoroastrismo.

Negli anni '60 e '70 del XIX secolo, il linguista Martin Haug interpretò le scritture zoroastriane in termini cristiani e paragonò gli yazata agli angeli del cristianesimo. In questo schema, gli Amesha Spenta sono il seguito arcangelico di Ahura Mazda, con gli hamkar come schiera di angeli minori di supporto. All'epoca in cui Haug scrisse le sue traduzioni, la comunità parsi (cioè gli zoroastriani indiani) era sottoposta a forti pressioni da parte dei missionari inglesi e americani, che criticavano aspramente gli zoroastriani per il loro “politeismo”, come lo definì John Wilson nel 1843, che secondo i missionari era di valore molto inferiore al loro “monoteismo”. All'epoca lo zoroastrismo non aveva teologi propri, quindi gli zoroastriani erano poco preparati per difendere la propria causa. In questa situazione, la controinterpretazione di Haug fu accolta con sollievo e (in linea di massima) accettata con gratitudine come legittima. Le interpretazioni di Haug furono successivamente diffuse come interpretazioni zoroastriane, che poi raggiunsero l'Occidente dove furono viste come una conferma di Haug. Come la maggior parte delle interpretazioni di Haug, questo paragone è oggi così radicato che la definizione di “yazata” come “angelo” è quasi universalmente accettata, sia nelle pubblicazioni destinate al grande pubblico che nella letteratura accademica (non filologica).[9]

La migrazione dei Parsi in India causò una mancanza di conoscenze religiose, che portò a dubbi su diverse questioni, spingendoli a inviare uomini in Iran durante il dominio musulmano per imparare la religione dagli zoroastriani iraniani. Tuttavia, secondo l'orientalista Arthur Christensen e diversi storici arabi, la dottrina zoroastriana cambiò dopo la caduta dello stato sassanide perché i magi zoroastriani cercarono di salvare la loro religione dall'estinzione modificandola per assomigliare alla religione dei musulmani. In questo modo gli zoroastriani non avrebbero avuto motivo di convertirsi all'Islam, ma ciò non riuscì a impedire la conversione degli zoroastriani all'Islam e causò anche la nascita di una nuova versione dello zoroastrismo che assomigliava all'Islam e differiva dallo zoroastrismo dell'era sassanide.[10]

Le componenti principali dello zoroastrismo praticato dalla comunità parsi sono i concetti di purezza e contaminazione (nasu), iniziazione (navjot), preghiere quotidiane, culto nei templi del fuoco, matrimonio, funerali e culto generale attraverso la pratica di pensieri, parole e azioni buone.[11]

Divisioni interne alla comunità

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Fino al XII secolo tutti gli zoroastriani seguivano lo stesso calendario di 365 giorni, che era rimasto praticamente lo stesso dalla riforma di Ardashir I (r. 226-241). Il calendario però non contemplava la compensazione delle frazioni di giorni del calendario solare, con il passare del tempo non vi fu più corrispondenza tra mesi e stagioni. Ad un certo punto, tra il 1125 e il 1250[12] i parsi aggiunsero un mese, cosa però non imitata dagli altri zoroastriani.

Nella cultura di massa

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Nel romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni s'incontrano due personaggi Parsi. Si tratta di una guida scelta dai protagonisti per attraversare una zona della giungla indiana (cap.11) e di Miss Auda, giovane vedova indiana salvata dal sacrificio del Satī (capitoli 12-13). Inoltre, il celebre frontman dei Queen Freddie Mercury è Parsi.

  1. Taraporevala, S. (2000), Zoroastrians of India. Parsis: A Photographic Journey, Bombay: Good Books, ISBN 978-81-901216-0-6, archived from the original on February 14, 2006, retrieved February 21, 2006
  2. Stausberg, M. (2002). Die Religion Zarathushtras (in German). Stuttgart: Kohlhammer Verlag.
  3. Maneck, Susan Stiles (1997), The Death of Ahriman: Culture, Identity, and Theological Change Among the Parsis of India, Bombay: K.R. Cama Oriental Institute
  4. "the Parsi community consists of: a) Parsis who are descended from the original Persian emigrants and who are born of both Zoroastrian parents and who profess the Zoroastrian religion; b) Iranis professing the Zoroastrian religion; c) the children of Parsi fathers by alien mothers who have been duly and properly admitted into the religion."(Sir Dinsha Manekji Petit v. Sir Jamsetji Jijibhai 1909)
  5. Roy, T.K.; Unisa, S. (2004), Growth of the Parsi population in India, Mumbai: National Commission for Minorities, p. 3
  6. Ibidem, pp. 3-4
  7. Ibidem, p. 21
  8. Matteo Miele, L'estinzione dei parsi in India, in Il Post, 15 settembre 2011
  9. Foundation, Encyclopaedia Iranica. "HAUG, MARTIN – Encyclopaedia Iranica". iranicaonline.org. Archived from the original on September 14, 2024. Retrieved April 3, 2020.
  10. Nigosian, Solomon Alexander (1993), The Zoroastrian faith: tradition and modern research, Montreal: McGill-Queen's Press, p. 154, ISBN 978-0-7735-1144-6
  11. Zoroastrianism". Archived from the original on April 29, 2023. Retrieved March 10, 2024.
  12. Boyce, M. (1970), "On the Calendar of the Zoroastrian Feasts", Bulletin of the School of Oriental and African Studies 33 (3): 513–539
  • Kulke, Eckehard: The Parsees in India: a minority as agent of social change. München: Weltforum-Verlag (Studien zur Entwicklung und Politik 3), ISBN 3-8039-0070-0
  • Ervad Sheriarji Dadabhai Bharucha: A Brief sketch of the Zoroastrian Religion and Customs
  • Dastur Khurshed S. Dabu: A Handbook on Information on Zoroastrianism
  • Dastur Khurshed S. Dabu: Zarathustra and his Teachings A Manual for Young Students
  • Jivanji Jamshedji Modi: The Religious System of the Parsis
  • R. P. Masani: The religion of the good life Zoroastrianism
  • P. P. Balsara: Highlights of Parsi History
  • Maneckji Nusservanji Dhalla: History of Zoroastrianism; (terza edizione) 1994, 525 p, K. R. Cama, Oriental Institute, Bombay
  • Dr. Ervad Dr. Ramiyar Parvez Karanjia: Zoroastrian Religion & Ancient Iranian Art
  • Adil F. Rangoonwalla: Five Niyaeshes, 2004, 341 p.
  • Aspandyar Sohrab Gotla: Guide to Zarthostrian Historical Places in Iran
  • J. C. Tavadia: The Zoroastrian Religion in the Avesta, 1999
  • S. J. Bulsara: The Laws of the Ancient Persians as found in the "Matikan E Hazar Datastan" or "The Digest of a Thousand Points of Law", 1999
  • M. N. Dhalla: Zoroastrian Civilization 2000
  • Marazban J. Giara: Global Directory of Zoroastrian Fire Temples, (seconda edizione), 2002, 240 p, 1
  • D. F. Karaka: History of The Parsis including their manners, customs, religion and present position, 350 p, ( illus.)
  • Piloo Nanavatty: The Gathas of Zarathushtra, 1999, 73 p, (illus.)
  • Roshan Rivetna: The Legacy of Zarathushtra, 96 p, (illus.)
  • Dr. Sir Jivanji J. Modi: The Religious Ceremonies and Customs of The Parsees, 550 p.
  • Mani Kamerkar, Soonu Dhunjisha: From the Iranian Plateau to the Shores of Gujarat, 2002, 220 p.
  • I.J.S. Taraporewala: The Religion of Zarathushtra, 357 p
  • Jivanji Jamshedji Modi: A Few Events in The Early History of the Parsis and Their Dates, 2004, 114 p.
  • Dr. Irach J. S.Taraporewala: Zoroastrian Daily Prayers, 250 p.
  • Adil F.Rangoonwalla: Zoroastrian Etiquette, 2003, 56 p.
  • Rustom C Chothia: Zoroastrian Religion Most Frequently Asked Questions, 2002, 44 p.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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