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Ōkaburo

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Ōkaburo tratto da “Konjaku gazu zoku hyakki” di Toriyama Sekien.

Ōkaburo (大禿?) è uno yōkai del folclore giapponese, raffigurato nella raccolta di illustrazioni di yōkai di Toriyama Sekien intitolata “Konjaku gazu zoku hyakki”.

Gli ōkaburo sono yōkai travestiti che si aggirano nei bordelli, assumendo le sembianze di kamuro, solo che sono molto più grandi di una bambina.

Nel dipinto di Sekien è raffigurata una figura calva, più alta di un paravento (byōbu), che indossa un kimono a maniche lunghe con motivi di crisantemi. Il termine “kamuro” o “kaburo” indica una ragazza apprendista oiran che lavora nel quartiere a luci rosse. Il testo esplicativo che accompagna il dipinto allude a Peng Zu, un leggendario immortale (shenxian), che si dice abbia raggiunto l'immortalità bevendo la rugiada dei crisantemi e mantenendo l'aspetto di un fanciullo. Per questo motivo Peng Zu assunse il soprannome di "Kiku-jidō", ovvero “ragazzo crisantemo”.

Molti degli yōkai raffigurati da Sekien non erano basati su yōkai reali tramandati attraverso il folklore, ma erano creati con l'intento di essere satirici e di essere utilizzati per giochi di lettura delle immagini, e si pensa che questo ōkaburu sia uno di questi esempi[1].

Sekien intendeva probabilmente che il suo ōkaburo fosse un gioco di parole che alludeva ai bordelli omosessuali. Katsumi Tada sostiene che i crisantemi raffigurati sul kimono di ōkaburu siano un linguaggio in codice che allude all'ano e all'omosessualità, e che l'opera sia stata creata per satireggiare i monaci che hanno infranto i precetti religiosi dedicandosi all'omosessualità[2].

  1. Kenji Murakami (a cura di), 日本妖怪大事典, collana Kwai books, Kadokawa Shoten, 2005, p. 58, ISBN 978-4-04-883926-6.
  2. Katsumi Tada, 百鬼解読, collana Kōdansha bunko, Kōdansha, 2006, pp. 107-114, ISBN 978-4-06-275484-2.

Voci correlate

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