Atena
| Atena | |
|---|---|
| Nome orig. | Ἀθηνᾶ (Athēnâ) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Epiteto | Pàllade, Tritogenia, Glaucopide, Ergane |
| Specie | divinità |
| Sesso | femmina |
| Luogo di nascita | Dal cervello di Zeus o dal Lago Tritone (Libia) |
| Professione | Dea della sapienza, della guerra strategica, dell'ingegno e della tessitura |
| Affiliazione | Dei olimpici |
Atena (in greco antico Ἀθηνᾶ?, Athēnâ), od anche Atena Pàllade (in greco antico Παλλάς Ἀθηνᾶ?), è una delle più importanti divinità della mitologia greca. Considerata la dea della sapienza, dell'ingegno, della tessitura e degli aspetti più strategici e razionali della guerra, corrisponde alla dea Minerva nella mitologia romana. Nell'ambito del sincretismo religioso tra la cultura greca e quella romana, Atena fu interamente assimilata alla dea italica Minerva e sotto le sembianze di quest'ultima divenne una delle figure centrali del Pantheon romano, entrando a far parte della celebre Triade Capitolina insieme a Giove e Giunone, ed incarnando lo spirito della sapienza, dello Stato e della virtù militare protettiva dell'Impero romano. In Grecia, condivideva con Poseidone il ruolo di protettrice della città di Atene.
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il nome Atena (in greco antico: Ἀθήνη, Athḗnē, o Ἀθηνᾶ, Athēnâ) è di origine preellenica e la sua interpretazione rimane complessa e dibattuta tra i filologi.[1] Il teonimo è eccezionalmente antico, essendo già attestato in epoca micenea (intorno al XIV-XII secolo a.C.) nelle tavolette in lineare B rinvenute a Cnosso, nella forma lineare B 𐀀𐀲𐀙𐀡𐀲𐀯𐀊 a-ta-na-po-ti-ni-ja (Athánā Pótnia), traducibile come "La Signora di Atene" o "Atena Sovrana".[2]
Gli studiosi concordano sul fatto che il nome non sia di origine indoeuropea: il suffisso -ēne (-ήνη) è infatti tipico dei toponimi e dei vocaboli appartenenti al sostrato linguistico mediterraneo e pre-greco.[3] Nel corso del tempo sono state avanzate diverse ipotesi linguistiche:
- **Ipotesi pelasgica:** Il linguista Albert Van Windekens ha proposto che la radice iniziale Ath- derivi dall'indoeuropeo *at-no (accostabile al sanscrito atta, ovvero "madre"), attraverso un'evoluzione fonetica pelasgica (t > th). Questa teoria, difesa anche da Albert Carnoy, si scontra tuttavia con il fatto che in epoca storica Atena non ha mai rivestito caratteri materni, distinguendosi invece come divinità vergine (Parthenos).[1]
- **Ipotesi toponomastica:** La maggior parte dei linguisti moderni ritiene che sia stato il nome della città (Atene) a dare il nome alla dea, e non il contrario. La "Signora di Atana" sarebbe stata originariamente la divinità protettrice del palazzo reale miceneo sorgeva sull'Acropoli, trasformandosi solo successivamente nella dea astratta della sapienza.[1]
Genealogia
[modifica | modifica wikitesto]Nella Teogonia è figlia di Zeus[4][5][6] e di Meti.[4][5][6]
Secondo Erodoto è figlia di Poseidone[7] e della ninfa Tritonide.[7]
Nelle tradizioni più tarde è figlia di Pallante[8] e di una Titanide.[8]
Atena era in genere considerata una dea vergine, per cui non sono noti nomi di eventuali sposi o progenie.
Mitologia
[modifica | modifica wikitesto]Nel panorama del mito classico, le imprese di Atena ne delineano la natura di divinità della guerra strategica, dell'intelligenza applicata e della civiltà ordinata. A differenza di Ares, che incarna la furia cieca, la brama di sangue e l'irrazionalità del campo di battaglia, Atena rappresenta la componente cerebrale e tattica dello scontro. Lei non interviene per scatenare il conflitto, ma per risolverlo attraverso la saggezza, la giustizia e il diritto.
La sua presenza nei cicli mitologici è caratterizzata da una costante funzione di guida e protezione nei confronti degli eroi civizzatori, dei tribunali umani e delle arti che sottraggono l'umanità allo stato di natura. Ma, dietro la sua natura benevola di protettrice dei fanciulli (Kourotrophos) e delle donne industriose, il mito conserva il retaggio della sua formidabile e spietata collera divina contro chiunque osi violare le leggi sacre o sfidare la sua autorità.
La sua biografia mitologica parte dalla sua nascita, alla difesa dei re di Atene, agli aiuti ad Eracle, alla guerra di Troia ed oltre ed è divisa in sette snodi fondamentali.
Concepimento e nascita
[modifica | modifica wikitesto]Le differenti tradizioni sulle origini di Atena si riflettono in racconti sulla sua nascita radicalmente opposti tra loro, che spaziano dalla versione classica del mito olimpico fino a varianti geografiche o locali.
La tradizione classica esiodea e pindarica
[modifica | modifica wikitesto]Secondo la versione di Esiodo, Zeus ingannò ed inghiottì la sua prima sposa Meti, poiché Urano e Gea avevano profetizzato che il secondogenito della coppia lo avrebbe spodestato dal trono divino. La gestazione proseguì all'interno del corpo di Zeus finché, colto da un'emicrania insopportabile, il dio si fece spaccare il cranio con un'ascia da Efesto (o da Prometeo) e dalla ferita nacque Atena, già adulta e in armatura.[4]
Pindaro nelle Odi Olimpiche aggiunge che al momento della nascita la dea lanciò un grido di guerra così potente da far sussultare il Cielo e la Terra.[9]
La variante libica
[modifica | modifica wikitesto]Erodoto nelle Storie, colloca le origini della dea in Libia e sulle sponde del lago Tritonide (da cui l'epiteto Tritogenia).[7] Secondo i racconti della tribù locale degli Auseni, Atena era originariamente figlia di Poseidone e della ninfa Tritonide ed in seguito, a una disputa con il padre, la dea avrebbe ripudiato la propria famiglia per recarsi da Zeus, il quale la adottò formalmente come propria figlia.[7] Questa variante giustificava i tradizionali occhi chiari della dea (glaucopide), tipici delle divinità marine.
La variante del Gigante Pallante
[modifica | modifica wikitesto]Clemente Alessandrino riporta un'ulteriore linea di sangue, secondo cui Atena era figlia di un gigante alato di nome Pallante.[8] In questo racconto il Gigante tentò di usare violenza alla figlia e Atena lo uccise, poi lo scuoiò per rivestire la propria egida con la sua pelle e prese le sue ali per i propri calzari, assumendo da quel momento il nome di "Pallade Atena".
Gioventù e il Palladio
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la nascita dal cranio di Zeus, Atena venne affidata a Tritone che la allevò insieme alla propria figlia Pallade.[10] Le due ragazze, dedite alle arti della guerra, si scontrarono un giorno in un combattimento simulato e nel momento in cui Pallade stava per colpire Atena, Zeus, temendo per la sorte della figlia, frappose la propria egida. Pallade, spaventata dal simulacro, si distrasse e venne ferita a morte da Atena, che non fece in tempo a deviare il colpo.[10]
Sconvolta dal dolore e in segno di lutto, la dea assunse il nome dell'amica (divenendo Pallade Atena) e realizzò una Xòanon (una statuetta di legno) con le sue sembianze e sul petto pose la medesima egida che aveva causato l'incidente, collocando l'opera accanto al trono di Zeus. Questo oggetto è il Palladio,[10]

Eponima di Atena e La contesa per l'Attica
[modifica | modifica wikitesto]Durante il regno di Cecrope, il primo re dell'Attica gli dèi olimpici decisero di spartirsi le città della Grecia per stabilire i propri culti e Poseidone fu il primo a giungere nella regione e, colpendo il centro dell'Acropoli con il suo tridente, fece scaturire una sorgente d'acqua salata (chiamata "mare d'Eretteo"). Subito dopo arrivò Atena che, avendo preso Cecrope come testimone della propria venuta, piantò sul medesimo colle il primo albero di ulivo. Nacque così una violenta disputa tra le due divinità per il possesso della terra, che richiese l'intervento di Zeus come arbitro. Il concilio degli dèi, basandosi sulla testimonianza di Cecrope, assegnò la città ad Atena, poiché l'ulivo venne giudicato il dono più utile per l'umanità. La città prese il nome di Atene e Poseidone, adirato per il verdetto, allagò la pianura di Eleusi per vendetta.[11]

Una variante di epoca romana, riportata da Marco Terenzio Varrone, attribuisce invece la decisione ai cittadini stessi e gli uomini votarono in massa per Poseidone e le donne per Atena e poiché le donne erano in maggior numero, la dea ottenne la vittoria.[12]
Il tentativo di Efesto e la nascita di Erittonio
[modifica | modifica wikitesto]Poco dopo aver ottenuto il patronato sulla città, Atena si recò da Efesto per farsi fabbricare delle nuove armi. Il dio del fuoco, respinto dalla dea ma sopraffatto dal desiderio, tentò di usarle violenza ma Atena riuscì a difendersi e l'eiaculazione di Efesto finì sulla coscia della dea che, con disgusto, si pulì con un fiocco di lana che gettò immediatamente a terra ed il suolo, così fecondato, diede alla luce un bambino a cui venne dato il nome di Erittonio. Atena decise di adottare segretamente il neonato per allevarlo all'insaputa degli altri dèi e dapprima lo chiuse in una cesta insieme a due serpenti custodi e dopo affidò il contenitore alle tre figlie di Cecrope (Aglauro, Erse e Pandroso), vietando loro tassativamente di aprirlo.[13]

Vinte dalla curiosità, Aglauro ed Erse disobbedirono all'ordine della dea e scoperchiarono la cesta e, alla vista del bambino, che che invece delle gambe aveva la coda di serpente (oppure era avvolto dalle spire dei rettili), le sorelle vennero colte da una follia improvvisa e si suicidarmo gettandosi dalle rupi dell'Acropoli.[13] Informata del tragico evento da una cornacchia, Atena riprese il bambino con sé e lo crebbe all'interno del proprio tempio. Divenuto adulto, Erittonio scacciò il re Anfizione, salì al trono di Atene, istituendo in onore della dea la festa delle Panatenee.[13]
Il supporto a Perseo ed il Gorgoneion
[modifica | modifica wikitesto]Atena giocò un ruolo decisivo nella spedizione di Perseo contro Medusa, l'unica mortale delle tre Gorgoni ma che aveva il potere pietrificare chiunque la guardasse. La dea, mossa da antichi rancori verso la Gorgone, guidò l'eroe insieme ad Ermes e gli fornì uno scudo di bronzo talmente lucido da fungere da specchio. Perseo riuscì a decapitarla mentre dormiva, con la mano stessa di Atene che indirizzò il colpo di falcetto.[14][15]

Una tradizione successiva, giustificava l'astio della dea spiegando che Medusa era in origine una fanciulla bellissima, famosa per la splendida chioma e dopo essere stata violata da Poseidone all'interno di un tempio consacrato ad Atena, la dea punì la donna mutandone i capelli in serpenti d'oro e rendendo il suo viso mostruoso.[16]
Dopo l'uccisione del mostro, Perseo consegnò la testa recisa ad Atena e la dea la fissò al centro della propria egida (o sul proprio scudo), trasformando il volto della Gorgone nel Gorgoneion, un potente amuleto apotropaico capace di pietrificare i nemici sul campo di battaglia.[17]
L'accecamento di Tiresia
[modifica | modifica wikitesto]Un'antica tradizione beotica, tramandata dal mitografo Ferecide e celebrata da Callimaco nel quinto Inno (Per il bagno di Pallade), lega Atena all'accecamento del celebre indovino Tiresia.[18]
Tiresia, ancora giovane, si trovava a cacciare sul monte Elicona quando per puro caso giunse presso la fonte Ippocrene, dove Atena si stava bagnando insieme alla ninfa Cariclo, la madre del ragazzo e prediletta della dea. Per aver violato involontariamente l'intimità della divinità e averla vista nuda, Tiresia venne privato della vista sul momento. Di fronte alle disperate suppliche di Cariclo, Atena provò compassione ma, non potendo annullare l'effetto del castigo divino, decise di compensare la perdita del giovane tagliandogli le orecchie. Questo rito gli permise di comprendere perfettamente il linguaggio degli uccelli divinatori, donandogli la prescienza e la facoltà di profetizzare il futuro. La dea gli fece inoltre dono di un bastone di corniolo per camminare senza incertezze e gli concesse una vita straordinariamente lunga, estesa per sette generazioni, conservando intatto il dono della profezia persino nel regno dei morti.[18]
Il mito dell'aulos e la sfida di Marsia
[modifica | modifica wikitesto]Ad Atena era attribuita l'invenzione dell'aulos (un flauto a doppia canna), che la dea aveva fabbricato utilizzando ossa di cervo forate. Secondo il mito, mentre lo suonava durante un banchetto degli dèi, si accorse che Era ed Afrodite la guardavano ridendo, cosìsi recò presso un ruscello nei boschi dell'monte Ida per specchiarsi mentre soffiava nello strumento e si rese conto di come lo sforzo deformasse e gonfiasse vistosamente le sue gote. Indignata, la dea gettò via il flauto, scagliando una maledizione su chiunque lo avesse raccolto. Lo strumento fu trovato dal satiro Marsia, il quale, ignorando la maledizione, iniziò a esercitarsi fino a diventare talmente abile da sfidare Apollo in una gara di musica. Sconfitto dal dio delle arti, Marsia subì una punizione atroce e venne scorticato vivo.[19]
Questo celebre racconto mitologico godette di enorme fortuna nell'arte classica e l'episodio in cui la dea si volta sdegnata dopo aver gettato lo strumento a terra era il soggetto del celebre gruppo scultoreo bronzeo di Atena e Marsia, realizzato nel V secolo a.C. dal maestro Mirone e collocato originariamente proprio sull'Acropoli di Atene.[20]
La sfida di tessitura con Aracne
[modifica | modifica wikitesto]Atena era considerata la patrona assoluta delle arti domestiche e dell'artigianato, venerata con l'epiteto di Ergane (la laboriosa). Il mito della sfida con Aracne mostra il lato più severo della dea nel punire la hybris dei mortali che osavano paragonarsi agli dèi. In Lidia, figlia del tintore Idmone, (Aracne) era diventata celebre in tutta la regione per la sua straordinaria abilità nel filare e nel tessere. Lodata persino dalle ninfe, Aracne commise l'errore di dichiarare che la sua maestria superava quella di Atena, rifiutando di riconoscere che il suo talento fosse un dono della dea.[21]
Atena discese sulla terra assumendo le sembianze di una vecchia anziana per avvertire la ragazza, consigliandole di scusarsi con la divinità e di limitarsi a gareggiare con i mortali. Aracne respinse insultando la vecchia e ribadendo la sfida ed a quel punto Atena rivelò la sua vera identità e la gara ebbe inizio. Entrambe tesserono un arazzo di eccezionale bellezza, ma con soggetti radicalmente opposti poiché L'arazzo di Atena raffigurava la sua gloriosa vittoria contro Poseidone per il controllo di Atene ed ai quattro angoli della tela mostrava scene di mortali puniti dagli dèi per la loro superbia, come ammonimento per la rivale.[21] L'arazzo di Aracne illustrava invece, con un realismo perfetto, gli amori scandalosi e gli inganni dei padri dell'Olimpo (come Zeus e Poseidone) che si camuffavano da animali per sedurre e violare le donne mortali.[21]

Esaminata l'opera, Atena dovette riconoscere che la tela di Aracne non presentava alcun difetto, ma fu colta da un'ira furiosa per l'insulto recato alla dignità degli dèi e per l'audacia della ragazza, così distrusse l'arazzo lacerandolo con la spola e colpì Aracne sulla fronte per tre volte. Disperata e umiliata, Aracne tentò di impiccarsi a una trave ma Atena, provando una severa pietà, la sorresse prima che soffocasse, ma la condannò a rimanere sospesa per sempre, trasformando lei e tutta la sua stirpe in un ragno ed obbligandola a filare e a tessere dalla bocca per il resto dei suoi giorni.[21]
Il patronato su Eracle
[modifica | modifica wikitesto]Atena fu la principale protettrice e consigliera di Eracle lungo tutta la sua esistenza mortale, rappresentando l'elemento dell'astuzia e della strategia che andava a complementare la forza bruta dell'eroe. Questo legame profondo è ampiamente documentato sia dalle fonti letterarie, a partire da Omero nell'Odissea, sia dalle rappresentazioni artistiche classiche, come le celebri metope del Tempio di Zeus a Olimpia.[22]
Il supporto della dea iniziò fin dalla prima infanzia dell'eroe: secondo il resoconto di Diodoro Siculo, quando Alcmena abbandonò il neonato Eracle in un campo per paura della gelosia di Era, Atena intervenne insieme ad Ermes e convinse con l'inganno la regina degli dèi ad allattare il piccolo, trasmettendogli così l'invulnerabilità e la forza divina prima di riconsegnarlo alla madre biologica.[23]
Atena è preziosa anche durante le Dodici Fatiche, poiché nella sesta (gli Uccelli del lago Stinfalo, diede ad Eracle le nacchere di bronzo (krotala) con cui l'eroe potè spaventarli e farli levare in volo dalla boscaglia, per poi vederli e colpirli con le sue frecce.[24] Nella dodicesima Atena lo accompagnò personalmente nell'Ade facendogli da guida fino a raggiungere Cerbero.[25]
La Guerra di Troia e l'aiuto ai Greci
[modifica | modifica wikitesto]Atena ebbe un ruolo di primissimo piano nella guerra di Troia e negli eventi successivi, agendo come mente strategica e protettrice inflessibile della fazione greca. La sua totale ostilità verso i Troiani nacque dal celebre episodio del giudizio di Paride poiché il principe troiano, chiamato a scegliere a chi assegnare il pomo d'oro destinato alla dea più bella tra Era, Atena stessa ed Afrodite, preferì quest'ultima (perché che gli aveva promesso l'amore di Elena) e scatenando così la vendetta delle altre due divinità.[26]

Durante il lungo assedio Atena scese ripetutamente sul campo di battaglia dove ad esempio rinvigorì Diomede infondendogli il coraggio paterno e il suo carro da guerra e ferire Ares, schierato con i Troiani[27][28]. Nel duello finale sotto le mura di Troia assunse le sembianze di Deifobo (il fratello di Ettore) ed ingannò quest'ultimo spingendolo ad affrontare Achille a viso aperto e privandolo della lancia nel momento cruciale dello scontro.[29] Infine fu proprio Atena a suggerire ad Odisseo l'inganno del cavallo di legno ed a guidare l'architetto Epeo nella sua materiale costruzione.[30]
La punizione dei Greci e la protezione di Odisseo
[modifica | modifica wikitesto]La notte della caduta di Troia, l'ira di Atena si scatenò contro gli stessi vincitori achei a causa di Aiace d'Oileo che, violando il diritto d'asilo, trascinò via dall'altare del tempio della dea e dal Palladio la principessa Cassandra. Atena pretese che i capi greci punissero Aiace per l'infamia ma non lo ottenne, così decise di vendicarsi distruggendo la flotta greca sulla via del ritorno.[31]

Per fare ciò, la dea strinse un patto con Poseidone per scatenare tempeste e venti violentissimi ed ottenne da Zeus il permesso eccezionale di scagliare le sue personali folgori divine, poi tese un agguato ai Greci presso promontorio di Capo Cafareo ed infine fracassò le loro navi sugli scogli facendo strage dei campioni reduci da Troia. Aiace d'Oileo, cerco di salvarsi su uno scoglio ma fu fulminato dalla dea stessa.[32][33]
Nell'Odissea, è Atena che tesse i fili dell'intera trama ed intercede presso Zeus per permettere la partenza di Ulisse dall'isola di Ogigia,[34] ed assiste Telemaco nel suo viaggio alla ricerca di notizie del padre assumendo le sembianze di Mentore,[35] ed infine accoglie Odisseo al suo risveglio sulle spiagge di Itaca, dissipando la nebbia magica e pianificando insieme a lui la strage dei Proci che stavano dilapidando i suoi beni.[36]
Culto e origini storiche
[modifica | modifica wikitesto]Il culto di Atena affonda le sue radici nelle più antiche civiltà dell'Egeo, evolvendosi da divinità protettrice della civiltà micenea a pilastro spirituale e politico delle città-stato di epoca classica.
Aspetti storici e antropologici
[modifica | modifica wikitesto]- Il mistero del nome (Città vs Dea): Gli studi linguistici moderni indicano che il nome della città di Atene (*Athēnai*, di origine pre-greca) sia antecedente a quello della divinità. Pertanto, il nome Atena significherebbe letteralmente "La Dea di Atene". Per gli stessi cittadini, lei era nota semplicemente come *he theá* ("La Dea") per antonomasia.
- L'origine come Dea-Uccello: In epoca pre-classica e arcaica, la figura di Atena era probabilmente legata a una divinità zoomorfa alata, simile alla figura mesopotamica del celebre "Rilievo Burney" (rappresentata con ali e artigli di rapace). La civetta, suo animale sacro in epoca classica, rappresenta il retaggio iconografico di questa antichissima natura di dea-uccello.
- Il legame egizio con la dea Neith: Fin dall'antichità (come testimoniato da Erodoto e Platone nel Timeo), i Greci identificavano Atena con l'antichissima divinità egizia Neith, venerata nella città di Sais. Entrambe le figure condividevano infatti il patronato sulla guerra, sulla sapienza, sull'arte della tessitura ed erano caratterizzate dallo status di divinità vergini.
- L'epiteto Tritonia ("Tre volte nata"): Oltre alla tradizionale connessione mitologica con il fiume o lago Tritone, una radice linguistica alternativa interpreta l'epiteto *Tritogeneia* come "terza nata" o "tre volte nata". Questo farebbe riferimento alle tre fasi distinte della sua venuta al mondo: il concepimento da parte di Meti, l'assimilazione nel ventre di Zeus e la definitiva nascita dalla testa del re degli dèi.
Radici micenee e la "Signora del Palazzo"
[modifica | modifica wikitesto]Gli scavi archeologici e la decifrazione della scrittura Lineare B (risalente all'età micenea, XIV-XIII secolo a.C.) hanno dimostrato che il culto di Atena ha origini assai più antiche dei poemi omerici. Nelle tavolette rinvenute a Cnosso e Pilo, la dea appare menzionata con il titolo di a-ta-na po-ti-ni-ja (Atana Potnia), traducibile come "Signora di Atana" o "Signora del Palazzo".[37]
In questa fase arcaica, Atena non era ancora la dea panellenica della sapienza, bensì una divinità palaziale: la sua funzione primaria era la protezione della rocca fortificata del sovrano (il wanax), della sua famiglia e delle attività artigianali collegate alla corte. Con il crollo della civiltà micenea e la scomparsa dei palazzi reali, il culto sopravvisse trasferendo la funzione protettiva dal sovrano all'intera comunità dei cittadini, ponendo le basi per la sua evoluzione come divinità poliade (protettrice della città-stato).[38]
Il legame con la Dea del Focolare minoica
[modifica | modifica wikitesto]Gli storici delle religioni riscontrano forti parallelismi tra l'Atena classica e l'antica iconografia minoico-micenea della "Dea del Focolare" o "Dea del Serpente". Nelle raffigurazioni primitive su sigilli e anelli, la divinità protettrice della casa è spesso associata a un serpente domestico (simbolo di protezione e legame con la terra) e a uno scudo a forma di otto. Questo retaggio è visibile nell'Atena di epoca classica attraverso la presenza del serpente Eritonio che viveva nell'Eretteo e l'uso dell'Egida, lo scudo magico che ne sottolinea la natura di difenditrice delle mura cittadine.[39]
Atena nella medicina: il culto di Atena Igiea
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene le sue funzioni principali fossero legate alla guerra e alla sapienza, Atena possedeva anche prerogative legate alla profezia e alla medicina, venendo venerata anche in importanti centri terapeutici e oracolari come Delfi ed Epidauro.
Esiste un aneddoto ambientato durante i lavori di costruzione dei Propilei sull'acropoli di Atene dove, l'operaio più instancabile e abile cadde da una grande altezza, ferendosi gravemente e lasciando i medici impotenti. Atena apparve in sogno a Pericle e gli suggerisce una terapia a base di un'erba specifica (il parthenion) che guarì l'artigiano in breve tempo. Per celebrare questo miracolo, Pericle fece erigere sull'Acropoli una celebre statua bronzea dedicata ad Atena Igiea (Athena Hygieia, ovvero "della salute"), il cui basamento è ancora oggi visibile vicino all'ingresso dei Propilei.[40]
Questo specifico aspetto salutare e terapeutico della dea fu ampiamente assorbito dalla religione romana che, verso la sua corrispondente Minerva, (originariamente associata ad Atena per le funzioni belliche e artigianali), incominciò ad essere invocata dai Romani anche come Minerva Medica, a testimonianza del profondo legame tra la sapienza divina e l'arte della guarigione.
Principali festività: le Panatenee
[modifica | modifica wikitesto]Il cuore pulsante del culto monumentale della dea si esprimeva ad Atene attraverso le Panatenee, la festa religiosa più importante della città, che celebrava la nascita della dea e l'unione politica dell'Attica (il sinecismo attribuito a Teseo).
Le festività si dividevano in:[41]
- Grandi Panatenee: Si tenevano ogni quattro anni e includevano agoni atletici, musicali e letterari, i cui vincitori ricevevano in premio le celebri Anfore panatenaiche piene di olio d'oliva ricavato dagli ulivi sacri alla dea.
- Piccole Panatenee: Si svolgevano annualmente ed erano caratterizzate da una solenne processione che attraversava la Via Panatenaica fino all'Acropoli. Lì, le fanciulle della nobiltà ateniese (le ergastinai) offrivano allo xoanon della dea un peplo di color zafferano e porpora da loro interamente tessuto sul quale erano ricamate le scene della Gigantomachia.
Epiteti e attributi iconografici
[modifica | modifica wikitesto]Atena era venerata sotto una molteplicità di epiteti che ne rispecchiavano le diverse funzioni religiose, politiche e militari, accompagnata da simboli iconografici ben definiti che la rendevano immediatamente riconoscibile nell'arte antica.
Epiteti principali
[modifica | modifica wikitesto]- Pallade (Pallas): È l'epiteto più celebre, tanto da essere fuso spesso nel nome "Pallade Atena". Deriva principalmente dal mito giovanile in cui la dea uccise per errore la sua compagna di giochi Pallade ed in segno di lutto e per tramandarne il ricordo, Atena ne assunse il nome e scolpì il Palladio.[10] Una tesi linguistica alternativa fa derivare il termine dal verbo pállo ("scagliare"), identificandola come "colei che scaglia la lancia".
- Parthenos ("Vergine"): Epiteto che celebrava la sua purezza e la sua natura di divinità incorruttibile, mai sottomessa a nessun uomo o dio. Da questo titolo prese il nome il Partenone, il tempio principale a lei dedicato sull'Acropoli di Atene.
- Promachos ("Colei che combatte in prima linea"): Titolo che ne sottolineava la funzione di difesa militare della città. Sull'Acropoli era celebre la colossale statua bronzea di Atena Promachos, scolpita da Fidia, la cui lancia dorata fungeva da punto di riferimento per i navigatori che si avvicinavano al porto del Pireo.
- Polias ("Della città"): Titolo che la qualificava come protettrice assoluta della polis. Sebbene indissolubilmente legata ad Atene, era adorata con questa funzione anche in numerose altre città greche, tra cui Argo, Sparta, Gortyna, Lindos e Larissa. In tutte queste località, il tempio di Atena sorgeva nel punto più importante e difendibile dell'acropoli.[42]
- Ergane ("Industriosa"): Epiteto che la definiva patrona spirituale di artisti e artigiani. Le veniva attribuita l'ideazione di strumenti musicali come l'aulos e l'insegnamento delle arti domestiche e manifatturiere femminili, quali la filatura e la tessitura.
- Areia: Titolo legato al suo ruolo di giudice supremo nel mitico processo contro Oreste, da lei assolto per l'assassinio della madre Clitennestra. Questo epiteto ne celebra l'istituzione dell'Areopago, il primo tribunale della storia umana nato per porre fine alla catena della vendetta di sangue.

- Atena Itonia: Epiteto derivato da Itono. Le era dedicato un celebre tempio a Coronea in Beozia, abbellito con sculture di Agoracrito, in onore del quale si celebravano le feste nazionali delle Pambeozie.[43]
- Atritonia (o Antistancabile): Epiteto omerico derivante dal verbo greco *tryo* ("logorare", "distruggere") preceduto da alfa privativo, con il significato di "l'instancabile" o "l'indomabile", formula fissa con cui gli eroi si rivolgevano a lei nei momenti di estremo bisogno (come in Iliade, X, v. 284: «Ascolta anche me ora, figlia di Zeus, Atritonia»).[44]
- Glaucopide (Glaukōpis): Famoso epiteto omerico tradizionalmente tradotto come "dagli occhi azzurri" o "dagli occhi lucenti". Gli studiosi moderni lo collegano alla radice di *glaux* (la civetta), traducendolo più fedelmente come "dagli occhi di civetta" o "dal volto di civetta", alludendo alla capacità del rapace di vedere nel buio e, di riflesso, alla chiaroveggenza e alla saggezza della dea.

Attributi e simboli sacri
[modifica | modifica wikitesto]L'iconografia classica di Atena si cristallizzò nel V secolo a.C. con la celebre statua crisoelefantina (in oro e avorio) dell'Atena Parthenos scolpita da Fidia per il Partenone. In essa, la dea riunisce i suoi simboli più sacri e teologici:
- L'Egida: La formidabile protezione (spesso descritta come uno scudo o una corta mantellina di pelle di capra) donatale da Zeus. Ornata con frange d'oro e recante al centro la terrificante testa della Gorgone Medusa, pietrificava chiunque ne incrociasse lo sguardo e scatenava il panico tra le file nemiche.
- Elmo, Lancia e Scudo: Simboli della sua natura di divinità della guerra strategica e difensiva. L'elmo sormontato da sfingi governa la mente militare, mentre la lancia e lo scudo indicano la barriera invalicabile a protezione delle mura della città.
- Il Serpente: Raffigurato tradizionalmente ai piedi della dea, dietro lo scudo. Rappresenta il re Erittonio (re), il sovrano-serpente nato dalla terra che Atena allevò nel suo tempio, ed è il simbolo del legame indissolubile tra la dea e le radici autoctone della stirpe ateniese, oltre a richiamare il mitico serpente guardiano dell'Eretteo.
- La Vittoria (Nike): Atena è strettamente legata a Nike, la personificazione alata della vittoria. Nella statua del Partenone, Atena reca sulla mano destra tesa una statua di Nike. Sull'Acropoli era inoltre celebre il piccolo Tempio di Atena Nike, la cui statua di culto era curiosamente priva di ali (*Atena Apteros*, la "Vittoria senza ali"). Secondo la tradizione locale riportata da Pausania, i cittadini rimossero le ali alla divinità affinché la vittoria non potesse mai più abbandonare la città di Atene.
- La Civetta (Athene noctua): Il volatile sacro per eccellenza (da cui l'epiteto *Glaucopide*), simbolo della riflessione che vigila nella notte e della conoscenza che rischiara le tenebre dell'ignoranza.
- L'Ulivo: Pianta sacra donata da Atena alla città durante la contesa con Poseidone, simbolo di pace, prosperità e dell'agricoltura civilizzata.
Iconografia
[modifica | modifica wikitesto]Le raffigurazioni di Atena nell'arte hanno subìto una profonda evoluzione nel corso dei secoli, riflettendo le trasformazioni religiose, politiche e culturali delle diverse epoche, dal rigore guerriero del periodo arcaico fino alle complesse allegorie dell'arte moderna.
Atena nell'arte antica
[modifica | modifica wikitesto]Nell'iconografia arcaica, Atena è perlopiù raffigurata secondo lo schema della promachos (colei che combatte in prima linea): colta in posizione dinamica mentre avanza verso il combattimento, con il braccio destro levato nell'atto di brandire la lancia e lo scudo teso a protezione del corpo.
In epoca classica, l'iconografia si stabilizzò verso una rappresentazione solenne e maestosa: la dea è ritratta in piedi, con indosso il peplo, l'armatura e l'elmo attico o corinzio tenuto alto sulla fronte; porta con sé una lancia e uno scudo sul quale è fissato il gorgoneion, la testa della Gorgone Medusa. Questo canone trovò la sua massima espressione nella celebre statua crisoelefantina (in oro e avorio) dell'Atena Parthenos, realizzata da Fidia nel V secolo a.C. per il Partenone.[45] Altro attributo ricorrente nell'arte vascolare e statuaria è la civetta, talvolta appollaiata sulla spalla della dea o sul suo elmo.
A partire dal V secolo a.C., la statuaria greca tese a uniformare le sembianze ideali della divinità: un profilo rigoroso con il ponte nasale alto che prosegue idealmente la linea della fronte, occhi profondi, labbra piene e una bocca stretta, che insieme al collo allungato ne tratteggiano una bellezza serena, austera e distaccata, emblema della razionalità divina.[46]
Atena nell'arte rinascimentale e barocca
[modifica | modifica wikitesto]La riscoperta dei classici nel Rinascimento portò al recupero dell'iconografia di Atena (spesso assimilata alla romana Minerva), celebrata come allegoria della Sapienza, delle virtù intellettuali e del buon governo. Uno dei primi esempi monumentali si trova nel ciclo di affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara: nel mese di Marzo, la dea è raffigurata in trionfo su un carro trainato da unicorni, circondata da dotti, giuristi e donne industriose dedite alla tessitura.
Successivamente, Andrea Mantegna la scelse come protagonista nel Trionfo della Virtù (dove caccia i Vizi dal giardino della Virtù), mentre Sandro Botticelli ne dipinse la fiera maestà in Pallade e il centauro, dove la dea incarna la Ragione che domina l'istinto animale. Nel Cinquecento, il Parmigianino ne offrì una raffinata interpretazione manierista nella sua Minerva. Nel XVII e XVIII secolo, le raffigurazioni si orientarono verso complessi schemi allegorici barocchi, come nel celebre dipinto Minerva protegge la Pace da Marte di Peter Paul Rubens, dove la dea si erge a difesa della prosperità civile contro gli orrori della guerra.
Atena nell'arte moderna e contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Con lo sviluppo delle istituzioni accademiche tra il Settecento e l'Ottocento, l'iconografia di Atena come patrona delle arti, delle lettere e dello Stato ne favorì la diffusione monumentale in università, accademie e palazzi governativi. Il Neoclassicismo ripropose modelli formali rigorosi ma spesso accademici, come la monumentale fontana di Atena posta di fronte al Parlamento di Vienna, opera di Theophil Hansen.
Al contrario, gli artisti della Secessione viennese ne scardinano la freddezza accademica per esaltarne gli aspetti arcaici, psicologici e inquietanti. Ne è un esempio fondamentale la Pallade Atena di Gustav Klimt (1898): la dea, avvolta in una corazza metallica e con lo sguardo ipnotico, tiene in mano una Nike nuda, diventando il simbolo della forza rivoluzionaria dell'arte d'avanguardia contro il conservatorismo culturale.[47]
L'eredità di Pallade ha superato i confini delle arti visive: nell'Ottocento, il suo nome è stato attribuito all'asteroide 2 Pallas e, per isolamento chimico, all'elemento della tavola periodica noto come Palladio.
Nella cultura di massa
[modifica | modifica wikitesto]La figura di Atena ha continuato a esercitare una profonda influenza sulla cultura popolare contemporanea, venendo reinterpretata in molteplici media, dalla letteratura fantasy all'animazione, fino ai videogiochi.
Letteratura e fumetti
[modifica | modifica wikitesto]- Nella serie di romanzi fantasy Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo di Rick Riordan, la dea Atena è la madre divina della semidea coprotagonista Annabeth Chase e riveste un ruolo chiave nella guerra contro il Titano Crono. Nella saga successiva, Eroi dell'Olimpo, le sue continue crisi d'identità dovute all'alternanza con la sua controparte romana Minerva diventano un elemento centrale per la riconciliazione tra i semidei greci e romani.
- Nella serie di libri per ragazzi Ragazze dell'Olimpo di Elena Kedros, una delle tre giovani protagoniste (Hoon) scopre di essere la reincarnazione terrena della dea Atena.
- È uno dei personaggi principali nel romanzo Lore di Alexandra Bracken, ambientato in un contesto urbano contemporaneo dove gli dèi olimpici sono costretti a subire una caccia mortale come punizione.
Cinema e animazione
[modifica | modifica wikitesto]- Nel celebre manga e anime I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya), la dea Atena è la protettrice assoluta della Terra e dell'umanità contro le minacce delle altre divinità (come Poseidone e Ade). Reincarnata nella giovane Saori Kido (Lady Isabel nell'adattamento italiano), guida e ispira i suoi Cavalieri di Bronzo.
- Appare in veste comica e parodistica nella storica serie animata C'era una volta... Pollon.
- La figura della dea compare, con vari gradi di fedeltà al mito, nei film a tema mitologico Scontro di titani (2010) e Immortals (2011).
- Nella serie animata italiana Winx Club, il personaggio di Athena, la Pixie guardiana della scuola di Fonterossa, è esplicitamente ispirato alla divinità greca per il suo ruolo protettivo.
Videogiochi
[modifica | modifica wikitesto]- Atena appare come personaggio ricorrente e figura chiave nella saga videoludica di God of War, agendo inizialmente come alleata e guida di Kratos prima che il conflitto tra il protagonista e l'Olimpo degeneri.
- Nel videogioco MOBA Smite, Atena è una delle divinità greche giocabili, dove ricopre coerentemente il ruolo di "Guardiana" (*Guardian*) con funzioni difensive e di protezione della squadra.
- Nel gioco di ruolo Shin Megami Tensei: Persona 3, Atena si manifesta come l'evoluzione della "Persona" di Aigis, uno dei personaggi principali della storia.
Musica e costume
[modifica | modifica wikitesto]- Nell'album Civilisation (2021) del rapper francese Orelsan, è presente un brano intitolato Athéna, nel quale l'artista paragona la propria moglie alla dea greca come simbolo di forza e sapienza.
- L'immaginario monumentale della dea è stato ripreso nello spot pubblicitario del profumo *Invictus* di Paco Rabanne, dove una colossale statua bianca animata al centro di uno stadio richiama l'antica iconografia delle statue colossali dell'Acropoli.[48]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Ezio Pellizer, Atena (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013, pp. 217. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
- ↑ In questa iscrizione, il termine Atana è associato al titolo miceneo Potnia (Signora/Padrona). Non è del tutto chiaro se si riferisse alla città di Atene o a un luogo omonimo a Creta.
- ↑ Sia il nome della dea che quello della città di Atene (Ἀθῆναι, Athênai, al plurale) condividono la stessa radice e sono strettamente interconnessi.
- 1 2 3 (EN) Esiodo, Teogonia, 886-900, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- 1 2 Esiodo, fr. 343 Merkelbach-West, vv. 6, 13-15: «[...] Μήτις [...] Ἀθηnaίης μήτηρ ... ἣ δ' ἄρα Μῆτιν ἔτικτε ... αὐτὰρ ὅ γε Μῆτιν κατάπινεν» ("[... Meti ...] madre di Atena ... essa dunque partorì Meti ... ma egli inghiottì Meti").
- 1 2 (EN) Apollodoro, Bibliotheca, I, 3.6, su topostext.org. URL consultato il 2 giugno 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Erodoto, Storie, IV, 180, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- 1 2 3 (EN) Clemente Alessandrino, Protrettico, II, 20, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Pindaro, Odi Olimpiche, 7.25, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 12,3, su theoi.com. URL consultato il 10 maggio 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 14,1, su theoi.com. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ Agostino d'Ippona, La città di Dio, XVIII, 9.
- 1 2 3 (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 14,6, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 4,2, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ Ferecide, Fr. 11 Fowler.
- ↑ (EN) Ovidio, Metamorfosi, 4.787, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 4,3, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 6,7, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca I, 4.2, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, I, 24.1, su theoi.com. URL consultato il 1º giugno 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Ovidio, Metamorfosi, 6.1, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Omero, Odissea, XI, 624-626, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, IV, 9, 6-7, su theoi.com. URL consultato il 1º giugno 2026.
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- ↑ (EN) Omero, Iliade, V, 290, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
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- ↑ (EN) Omero, Iliade, XXII, 225 e seguenti, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Omero, Iliade, VIII, 490, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca, Epitome V, 22 e seguenti, su theoi.com. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Virgilio, Eneide, I, 39-45, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Euripide, Troiane, 48 e seguenti, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Omero, Odissea, I 80, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Omero, Odissea, II, 265, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ (EN) Omero, Odissea, XIII, 220 E seguenti, su topostext.org. URL consultato il 1º giugno 2026.
- ↑ John Chadwick, The Mycenaean World, Cambridge University Press, 1976, p. 95.
- ↑ Walter Burkert, Greek Religion, Harvard University Press, 1985, pp. 139-140.
- ↑ Burkert, op. cit., p. 141.
- ↑ Plutarco, Vita di Pericle, 13.8.
- ↑ Ludwig Deubner, Attische Feste, Berlin, 1932, pp. 22-35.
- ↑ Walter Burkert, Greek Religion, Harvard University Press, 1985, p. 140.
- ↑ Leonhard Schmitz, "Pamboeotia" in William Smith (a cura di), A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, London, 1875, pp. 854-855.
- ↑ Iliade, X, v. 284, trad. it. di Maria Grazia Ciani, Marsilio, Venezia 2007.
- ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 18-19.
- ↑ Ranuccio Bianchi Bandinelli, L'arte classica, Editori Riuniti, 1984.
- ↑ Eva Di Stefano, Klimt, Giunti Editore, 2005.
- ↑ Fabien Bièvre-Perrin, Invictus/Olympea: When Paco Rabanne's advertisements have a whiff of antiquity, Antiquipop, 2015 on-line.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Walter Burkert, Greek Religion, Harvard, 1985.
- (EN) Robert Graves, The Greek Myths, 1955, edizione riveduta 1960.
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- (EN) Seppo Telenius, Athena-Artemis, 2005-2006.
- (EN) Michael Ventris e John Chadwick Documents in Mycenaean Greek, Cambridge, 1973.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Atena
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Atena»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Atena
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Atena, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Athena, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Atena, su Theoi Project.
- (EN) Atena, su Comic Vine, Fandom.
- (EN) Il santuario della dea Atena, su goddess-athena.org.
- (EN) Il museo di Atena (galleria fotografica), su goddess-athena.org.
- (EN) Il culto di Atena – estratti di testi classici, su theoi.com.
- (EN) Le origini minoiche di Atena (Virginia Hacks), su anistor.co.hol.gr. URL consultato il 25 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2007).
- Atena - Enciclopedia dell'antico Einaudi, su einaudiscuola.it. URL consultato il 25 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2007).
- Miti e leggende riguardo ad Atena, su geagea.com.
- Atena - miti orfici e Graves, su ilcerchiodellaluna.it.
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