Età del bronzo
L'Età del bronzo indica, per una data società preistorica o protostorica, il periodo in cui si diffuse in modo sistematico e ampio la metallurgia del bronzo. In Europa, questa fase è generalmente collocata tra il 2300 a.C. e il 1100 a.C. circa. Tuttavia, studi recenti hanno identificato oggetti in bronzo allo stagno risalenti al periodo compreso tra il 4650 e il 4000 a.C. nei Balcani[1]. Nonostante questa precoce scoperta, sembra che la tecnologia si sia arrestata alla fine del V millennio a.C., per poi essere riscoperta intorno al 2300 a.C., data tradizionalmente considerata l'inizio dell'Età del Bronzo in Europa centrale.
Tale utilizzo potrebbe essere basato sulla fusione locale di rame e stagno estratti dai minerali oppure, come nel caso della Scandinavia, dal commercio del bronzo dalle aree di estrazione e/o produzione verso altre zone. La denominazione è stata introdotta dal religioso francese Nicolas Mahudel[2] e poi accolta dall'archeologo Christian Jürgensen Thomsen nel suo "sistema delle tre età" del 1816, utilizzato per la sua opera di classificazione delle antichità nazionali. In seguito il concetto diventò comune in tutta la letteratura archeologica.
Mahudel propose il concetto di Età del Bronzo dopo aver osservato che le sepolture dove si trovavano urne più rovinate generalmente contenevano oggetti di bronzo, mentre i manufatti di ferro erano presenti nelle tombe più recenti.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Generalità sulla prima metallurgia
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Riguardo alla metallurgia, i minerali allo stato naturale contengono tipicamente arsenico come comune impurità (lega di bronzo allo stato naturale). I minerali di rame/stagno sono rari e ciò è confermato dal fatto che non c'erano bronzi di stagno nell'Asia prima del 3000 a.C. L'Età del bronzo viene considerata come la seconda parte di un sistema definito "delle tre età", in riferimento alle società pre- e proto-storiche, sebbene ci siano alcune culture che hanno ampia documentazione scritta durante la loro età del bronzo. In questo sistema, in alcune aree del mondo, l'età del bronzo seguiva quella neolitica. D'altra parte, in molte parti dell'Africa subsahariana, il Neolitico è seguito direttamente dall'Età del ferro. In alcune parti del mondo l'Età del rame segue quella neolitica e precede l'Età del bronzo.
Oggi è generalmente ammesso che questo periodo succeda al calcolitico e preceda l'Età del ferro. Dunque, come per gli altri periodi della preistoria, i suoi limiti cronologici variano notevolmente secondo l'ambiente geografico e culturale considerato. Nella civiltà latina, ad esempio, la distinzione tra rame e bronzo non era prevista neanche nell'ambito linguistico, e veniva usato lo stesso termine (aes, per il rame, e successivamente anche aes cuprum o solo cuprum, termine derivato dal fatto che importanti miniere erano state trovate nell'isola di Cipro) per indicare i due metalli. Nei forni di fusione la lega rame-stagno, cioè il bronzo, nacque probabilmente per l'aggiunta casuale di minerali misti contenenti tale elemento e solo in un secondo tempo ci si rese conto delle migliorate proprietà di resistenza meccanica e di aspetto. L'Età del bronzo viene generalmente suddivisa in Bronzo antico, Bronzo medio, Bronzo recente e Bronzo finale e questi periodi, che servono come riferimento alla maggior parte delle cronologie, sono ulteriormente suddivisi in modo diverso regione per regione.
L'Età del bronzo è ben conosciuta nell'Europa continentale, nelle regioni dell'Egeo, nel Vicino Oriente e in Cina, nella quale coincide con la dinastia Shang. È notevole il fatto che in America Latina le civiltà andine conobbero, nella loro fase di massimo sviluppo, una metallurgia basata sull'oro e sul rame fino alla conquista spagnola, mentre le civiltà mesoamericane come i Maya e gli Aztechi non erano andate oltre il neolitico. All'arrivo di Hernán Cortés i guerrieri aztechi affrontarono i fucili dei conquistadores spagnoli con lance a punta di ossidiana.
Origini temporali del bronzo
[modifica | modifica wikitesto]Il luogo e il tempo dell'invenzione del bronzo sono controversi. È possibile che la metallurgia del bronzo fosse stata inventata indipendentemente nella cultura Majkop del Caucaso settentrionale, risalente alla metà del IV millennio a.C., cosa che ne farebbe i fabbricanti del bronzo più antico mai conosciuto; ma altri datano gli stessi reperti della cultura Majkop alla metà del III millennio a.C. Tuttavia, questa cultura aveva soltanto il bronzo d'arsenico, una lega che si trova già allo stato naturale. Il bronzo di stagno, che si sviluppò più tardi, richiede tecniche più sofisticate di produzione: lo stagno deve essere estratto dalla miniera (principalmente come cassiterite, minerale dello stagno) e fuso separatamente, aggiunto dunque poi al rame liquefatto per formare la lega del bronzo. Ad ogni modo, se le ultime scoperte fossero confermate, il primo bronzo allo stagno al mondo sarebbe datato al 4650 a.C. nei Balcani[1].
Navigazione
[modifica | modifica wikitesto]Nel giugno 2024, a 90 km dalla costa israeliana e a 1800 metri di profondità è stato rinvenuto il carico di un'antica nave mercantile piena di anfore, risalente a 3400 anni fa. Il relitto impone di riscrivere la storia fino ad oggi nota che induceva gli studiosi a ipotizzare una navigazione soltanto costiera in assenza delle strumentazioni di cui disponevano nelle epoche successive; per la prima volta viene dimostrato l'esistenza di un vivace commercio nel Mediterraneo anche al largo della costa nella tarda Età del bronzo.[3][4]
Europa
[modifica | modifica wikitesto]Europa centrale
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Nell'Europa centrale l'antica cultura di Unetice (1800–1600 a.C.) dell'Età del bronzo comprende numerosi gruppi più piccoli come le culture di Straubing, Adlerberg e Hatvan. Alcune sepolture molto ricche, come una localizzata a Leubingen, con doni mortuari lavorati in oro, indica un incremento della stratificazione sociale sempre presente nella cultura di Unetice. Dappertutto i cimiteri di questo periodo sono rari e di piccola dimensione. La cultura di Unetice viene seguita dalla cultura dei tumuli nella media Età del bronzo (1600–1200 a.C.), caratterizzata da sepolture in tumuli con inumazione. Negli affluenti ungheresi del Körös, l'antica Età del bronzo vide per prima l'introduzione della cultura di Mako, seguita dalla culture di Ottomany e Gyulavarsand.

La cultura dei campi di urne (1300–700 a.C.), della tarda Età del bronzo, è caratterizzata da sepolture con cremazione. Essa comprende la cultura lusaziana nella Germania orientale e Polonia (1300–500 a.C.) che continua nell'Età del ferro. L'Età del bronzo del Centro Europa è seguita dalla cultura di Hallstatt (700–450 a.C.) dell'Età del ferro.
I siti importanti comprendono:
L'Età del bronzo nel Centro Europa è stata descritta nello schema cronologico dal tedesco, esperto in preistoria, Paul Reinecke. Egli descrive il periodo del Bronze A1 (Bz A1) (2300-2000 a.C.: pugnali triangolari, asce piatte, protezioni da polso in pietra (wrist-guards), punte di frecce in selce) e il periodo del Bronze A2 (Bz A2) (1950-1700 a.C.: pugnali con impugnatura metallica, asce bordate, alabarde, spilli con teste sferiche perforate, solidi braccialetti) e le fasi Hallstatt A e B (Ha A e B).
Egeo
[modifica | modifica wikitesto]L'Età del bronzo nell'Egeo inizia intorno al 3000 a.C., quando le civiltà per prime stabilirono una rete commerciale a lungo raggio. Questa rete importava stagno e carbone a Cipro, dove veniva estratto il rame, che insieme allo stagno formavano il bronzo. Gli oggetti in bronzo venivano esportati in lungo e in largo, agevolando i rapporti commerciali. Le analisi isotopiche dello stagno in alcuni oggetti in bronzo del bacino del Mediterraneo indicano come esso provenisse dalla lontana Gran Bretagna. [senza fonte]
La conoscenza della navigazione era ben sviluppata in questo tempo e raggiungeva un culmine di abilità insuperata fino al 1750 dell'era volgare, quando venne scoperto (o forse riscoperto) un metodo per determinare la longitudine. La civiltà minoica basata su Cnosso sembra avesse coordinato e difeso il suo commercio nell'Età del bronzo.
Una mancanza cruciale in questo periodo era che i metodi moderni di contabilità non erano disponibili. Numerose autorità [senza fonte] credono che gli antichi imperi fossero propensi a sottovalutare gli alimenti base a favore di quelli voluttuari e a causa di ciò fossero periti, per le carestie create da un commercio non economico.
Collasso nell'Egeo
[modifica | modifica wikitesto]Come l'Età del bronzo finì in questa regione è ancora in fase di studio. C'è l'evidenza che l'amministrazione micenea dell'impero commerciale regionale seguisse il declino della supremazia minoica. Esistono anche attestazioni che avvalorano l'ipotesi che molti stati clienti minoici persero gran parte delle loro rispettive popolazioni a causa di carestie estreme e/o pestilenza e di conseguenza ciò starebbe ad indicare che la rete commerciale possa avere fallito in un qualche punto, ostacolando così il commercio che avrebbe precedentemente alleviato tali carestie, impedendo alcune forme di malattie da denutrizione. È noto inoltre che il granaio dell'impero minoico, l'area nord del Mar Nero, in modo consequenziale perse improvvisamente porzioni significative della sua popolazione e probabilmente anche la capacità di una coltivazione che soddisfacesse le richieste della rete commerciale.

Una recente ricerca ha screditato la teoria riguardo al fatto che l'esaurimento delle foreste cipriote possa aver causato la fine del commercio del bronzo, avendo esse fama di essere esistite fino a tempi posteriori, ma le prove hanno mostrato che la produzione di carbone sulla scala necessaria per la produzione del bronzo (nella tarda Età del bronzo) le avrebbe esaurite in meno di cinquant'anni.
Una teoria ipotizza che quando gli strumenti in ferro divennero di uso molto comune, la principale giustificazione del commercio dello stagno finì e che la rete commerciale abbia cessato di funzionare come prima. Le singole colonie dell'impero minoico allora soffrirono siccità, carestia, guerra, o in qualche modo una combinazione di questi fattori e perciò non ebbero più nessuno accesso alle ampie risorse di un impero da cui avrebbero potuto facilmente essere ottenute.
Un altro gruppo di teorie considera la stessa Cnosso. L'eruzione di Thera avvenne in questo periodo, 110 chilometri a nord di Creta. Alcuni specialisti congetturano che uno tsunami, originato a Thera, abbia distrutto le città cretesi. Altri dicono che forse il maremoto distrusse la flotta cretese nei suoi ricoveri portuali, facendo sì che da allora in poi essa abbia perduto battaglie navali cruciali; in questo modo, con l'evento del TMIB/TMII (1450 a.C. circa), le città di Creta bruciarono, dando così modo alla civiltà micenea di impossessarsi facilmente di Cnosso. Se l'eruzione ebbe luogo nel tardo XVII secolo a.C. (come pensano oggi molti cronologisti), allora i suoi effetti immediati appartengono alla media Età del bronzo fino alla transizione della tarda Età del bronzo, e non in modo circoscritto alla fine della tarda Età del bronzo; ma potrebbero avere comunque scatenato l'instabilità che condusse al collasso, prima di Cnosso e dunque di tutta la società dell'Età del bronzo. Una tale teoria mette in conto il ruolo dell'abilità cretese nell'amministrazione dell'impero, dopo Thera. Se questa abilità era concentrata a Creta, allora i micenei, quando vennero ad amministrarne il suo impero, potrebbero aver fatto una politica decisamente errata dal punto di vista commerciale.
I ritrovamenti archeologici più recenti, sull'isola di Thera (più comunemente nota oggi come Santorini), suggeriscono che il centro della civiltà minoica al tempo dell'eruzione si trovasse effettivamente su quest'isola piuttosto che a Creta. Secondo questa teoria, la catastrofica perdita del centro politico, amministrativo ed economico provocata dall'eruzione, come pure il danno aggiuntivo dello tsunami subito dalle città costiere e dai villaggi di Creta, precipitassero i minoici in una fase di repentino declino. Un'entità politica indebolita con una capacità economica e militare ridotta faceva sì che le mitiche ricchezze fossero allora più facilmente vulnerabili per i predatori umani. In realtà, l'eruzione di Santorini viene di solito datata al 1630 a.C. circa. La Grecia micenea entra per la prima volta nella documentazione storica soltanto pochi decenni più tardi, 1600 a.C. circa. Così, i successivi assalti micenei condotti a Creta (1450 a.C. circa) e a Troia (1250 a.C. circa) non rivelano altro che continue e costanti invasioni greche nel mondo minoico indebolito.
Ognuna di queste teorie è convincente e tutti i loro aspetti possono avere qualche validità nel descrivere la fine dell'Età del bronzo in questa regione.
Italia
[modifica | modifica wikitesto]L'età del bronzo nella penisola italiana e nelle isole si colloca, in cronologia assoluta, tra gli ultimi secoli del III millennio a.C. e gli inizi del I millennio a.C. La tradizione di studi italiana la articola in quattro periodi, bronzo antico, medio, recente e finale, ai quali segue la prima età del ferro. Le datazioni oggi più accreditate, fondate per l'Italia settentrionale sulla dendrocronologia e sul cross dating e per l'Italia peninsulare su una serie di date radiometriche calibrate, collocano il bronzo antico tra circa il 2200 e il 1650/1625 a.C., il bronzo medio tra circa il 1650 e il 1300, il bronzo recente tra circa il 1300 e il 1200/1150 e il bronzo finale tra circa il 1200/1150 e il 1000/950 a.C., mentre la prima età del ferro ha inizio attorno al 1000/950 a.C.[5][6] Le due ricostruzioni, ottenute con metodi indipendenti, convergono salvo lievi scarti, in particolare sul limite tra bronzo recente e finale, posto attorno al 1200 da Anna Maria Bietti Sestieri e di poco più in basso (verso il 1150) dalle date dendrocronologiche di Raffaele de Marinis. Il limite inferiore del bronzo finale non scende all'VIII secolo a.C.: tale soglia appartiene già alla piena età del ferro.
| Periodo | Cronologia (a.C.) | Caratteri principali |
|---|---|---|
| Bronzo antico | ca. 2200-1650/1625 | Cultura di Polada e abitati palafitticoli nel Nord; facies pre- e protoappenniniche nella penisola; affermazione della lega rame-stagno |
| Bronzo medio | ca. 1650/1625-1300 | Sistema delle palafitte e delle terramare nella Pianura Padana; facies appenninica nella penisola; primi contatti egei sistematici nel Sud e nelle isole |
| Bronzo recente | ca. 1300-1200/1150 | Correlazione con il Bz D centro-europeo e "bronzi internazionali"; facies subappenninica; cultura di Canegrate nel Nord-ovest |
| Bronzo finale | ca. 1200/1150-1000/950 | Declino egeo e subentro cipriota-fenicio; Frattesina; facies protovillanoviane; primo periodo laziale |
Cronologia e metodo
[modifica | modifica wikitesto]La costruzione di una cronologia affidabile per l'età del bronzo italiana è resa difficile dalla natura della documentazione. Per gran parte del Novecento le fonti prevalenti, e a lungo quasi esclusive, sono state gli abitati, mentre l'articolazione cronologica dell'età del bronzo centro-europea poteva contare sulle associazioni chiuse dei corredi funerari.[6] In assenza di un numero sufficiente di complessi chiusi e disponendo soprattutto di materiali da raccolte di superficie o da vecchi scavi non condotti con criteri scientifici, Renato Peroni e la sua scuola elaborarono una metodologia basata sull'analisi tipologica e sulla statistica combinatoria, ricavando per sottrazione le fasi cronologiche dal confronto tra insiemi di tipi ricorrenti negli abitati.[7] Questo procedimento, pur avendo permesso di costruire una prima seriazione, è stato giudicato problematico già sul piano teorico, perché il numero delle fasi presenti nella documentazione non è noto a priori, e i suoi esiti sono stati in parte rivisti dagli scavi scientifici negli abitati e dalla scoperta di necropoli dell'età del bronzo, prima fra tutte quella dell'Olmo di Nogara.[7]
Gli strumenti per tradurre la cronologia relativa in datazioni di calendario sono essenzialmente la dendrocronologia e il cross dating, mentre il radiocarbonio svolge un ruolo minore a causa dell'ampiezza dell'intervallo prodotto dalla calibrazione.[6] Per l'Italia settentrionale i capisaldi stratigrafici sono, a nord del Po, gli abitati palafitticoli del Lavagnone (Desenzano del Garda-Lonato) e di Fiavè, ai quali si aggiungono Canàr e il Lucone di Polpenazze, e, a sud del Po, la terramara del Montale (Modena); le fasi di questi siti sono correlabili tra loro sulla base di tipi ceramici comuni e con la necropoli dell'Olmo di Nogara.[6] Nelle regioni centrali e meridionali della penisola la cronologia poggia ancora in larga parte sulla tipologia delle facies pre- e protoappenniniche e appenniniche, comuni a gran parte del territorio peninsulare, e l'inquadramento dell'antica e media età del bronzo resta in discussione: la disponibilità di date calibrate e di contesti stratigrafici di buona qualità non è uniforme, e una parte degli aspetti tradizionalmente assegnati alla media età del bronzo iniziale tende oggi a essere ricondotta, sulla base delle datazioni assolute, già all'antica età del bronzo.[5]
Italia settentrionale
[modifica | modifica wikitesto]Il bronzo antico dell'area padana e subalpina è il periodo della cultura di Polada, documentata dai numerosi abitati palafitticoli della regione benacense. Al Lavagnone la dendrocronologia data le strutture lignee più antiche attorno al 2070 a.C., con interventi successivi nel 2048 e nel 2032 a.C.[6] La metallurgia iniziale impiega rame di tipo Fahlerz, mentre nel corso del bronzo antico si afferma definitivamente la lega rame-stagno.[6] Il vaso campaniforme appartiene essenzialmente all'orizzonte eneolitico: elementi campaniformi persistono in alcune aree (Emilia Romagna, Campania) nelle fasi iniziali dell'età del bronzo,[5] mentre negli oltre cinquanta abitati della regione benacense, che hanno restituito centinaia di tonnellate di frammenti ceramici, non se ne ha finora alcuna traccia, e la presenza di tipi come i bottoni tipo Montgomery o i brassards d'archer non costituisce indizio di persistenza campaniforme, trattandosi di tipi di lunga durata.[6]
Tra bronzo medio e recente si sviluppa nella Pianura Padana il sistema delle palafitte e delle terramare, caratterizzato da crescita demografica, organizzazione territoriale e da una intensa produzione e circolazione interregionale, soprattutto metallurgica.[5] Nel bronzo recente, correlato al Bz D centro-europeo e databile al XIII secolo a.C., l'Italia partecipa a una vasta koinè metallurgica che unisce penisola, Balcani, bacino carpatico e mondo egeo, contraddistinta dai cosiddetti "bronzi internazionali" (spade a lingua di presa del gruppo Naue II, le più antiche fibule ad arco di violino).[6] Nel medesimo periodo emergono nell'Italia nord-occidentale aspetti regionali come la cultura di Canegrate; la successiva cultura di Golasecca appartiene invece già alla prima età del ferro. La datazione del bronzo recente al XIII secolo è confermata da contesti dendrocronologici come quello di Elgg-Breiti, che smentisce l'ipotesi di un suo inizio attorno al 1350 a.C.[6]
Nel bronzo finale, dopo l'abbandono dell'area a sud del Po, gli sviluppi più rilevanti si concentrano tra il Veneto e le regioni centrali, con epicentro nel grande abitato di Frattesina (Fratta Polesine), centro di acquisizione e trasformazione di materie prime e di scambio a lungo raggio.[8]
Italia centrale
[modifica | modifica wikitesto]Le regioni centrali della penisola comprendono, oltre a Toscana e Lazio, anche Umbria e Marche, alle quali si collega spesso, sul versante adriatico-padano, la Romagna. Nelle fasi iniziali dell'età del bronzo le regioni centrali tirreniche e l'Emilia Romagna presentano facies con elementi di tradizione polada e campaniforme, documentate in siti all'aperto e in grotta; nell'area toscana e laziale settentrionale rientrano in questo orizzonte livelli come quelli della facies di Asciano (Romita di Asciano),[9][10] di Querciola e Lastruccia (Sesto Fiorentino)[9] di Luni sul Mignone, la facies di Belverde-Mezzano,[10] e la facies di Coltano (Paduletto di Coltano),[10] con un'economia in prevalenza pastorale integrata da allevamento, caccia e agricoltura. Nelle Marche, accanto a piccoli abitati di versante e di fondovalle, sono frequenti i siti in grotta, in parte legati ad attività di culto e utilizzati anche per sepolture a inumazione (gole di Frasassi, della Rossa e del Furlo).[5] A queste seguono le facies preappenniniche di tipo Grotta Nuova-Candalla-Farneto, distribuite tra Romagna e territorio bolognese, Marche, Umbria, Toscana e Lazio fino al territorio di Roma, con la massima concentrazione tra Toscana centro-meridionale e Lazio settentrionale; esse condividono gran parte del repertorio ceramico e molti tratti tipologici con il Protoappenninico meridionale.[5] La principale sequenza stratigrafica di riferimento è quella dei ripari di Candalla, mentre un abitato indagato con metodo scientifico è il Monte Castellaccio di Imola, con più fasi edilizie dalla media età del bronzo al bronzo recente e una consistenza demografica stimata in 100-200 persone, verosimilmente parte di un sistema di villaggi.[5] Le datazioni calibrate indicano che queste facies, tradizionalmente assegnate alla media età del bronzo iniziale, hanno in realtà inizio già nelle fasi avanzate e finali dell'antica età del bronzo, tra la fine del III e gli inizi del II millennio a.C.[5]
Insieme alla Pianura Padana, il territorio storico dell'Etruria (Toscana e Lazio settentrionale) è una delle poche macroregioni italiane con caratteri morfologici favorevoli all'integrazione culturale ed economica su ampia scala.[8] Nel bronzo finale l'area che gli studiosi riconducono al futuro mondo etrusco si articola in due settori. A sud, la Tuscia (Etruria meridionale) presenta una facies protovillanoviana articolata nelle fasi di Tolfa e di Allumiere, con insediamenti su pianori tufacei isolati, alcuni dei quali (oltre i 100 ettari di superficie abitabile) saranno la sede dei futuri centri protourbani.[8] A nord, l'Etruria toscana, insieme a Umbria, Marche e Romagna, condivide la facies ceramica detta Chiusi-Cetona (o Chiusi-Cetona-Pianello), gravitando sulle direttrici adriatico-padane e facendo capo, per la produzione e gli scambi, a Frattesina e al suo territorio.[8]
Il Lazio antico (Latium vetus, tra il Tevere e il Circeo) mostra nelle fasi più antiche del bronzo finale uno stretto legame con l'Etruria meridionale, con una facies vicina a quella di Tolfa e un'identità nella produzione metallurgica e negli ornamenti di prestigio.[8] Nella fase avanzata (primo periodo laziale) il polo della gravitazione regionale si sposta verso i Colli Albani e si afferma un'identità culturale locale, con rituale esclusivamente incineratorio, urne che riproducono la capanna e corredi in cui la spada e il coltello rimandano rispettivamente al ruolo politico-militare e a quello sacerdotale.[8] In entrambe le regioni, come nell'area padana, il rituale funerario del bronzo finale documenta una tendenza alla centralizzazione della decisione politica.[8]
Italia meridionale
[modifica | modifica wikitesto]All'inizio dell'età del bronzo la Campania è caratterizzata dalla facies di Palma Campania, considerata una vera e propria cultura nel senso antropologico del termine, i cui abitati furono in più casi sigillati dall'eruzione vesuviana delle Pomici di Avellino.[5] Il villaggio di Nola-Croce del Papa, sepolto sotto circa sei metri di materiali vulcanici, conserva strutture abitative, suppellettili e tracce di vita quotidiana in posizione funzionale, configurandosi come una sorta di "Pompei dell'età del bronzo"; datazioni recenti su resti organici di breve durata collocano l'eruzione verso il 1935-1880 a.C., più in alto rispetto alla cronologia tradizionale (attorno al 1750).[5]
Dal Lazio meridionale e dall'Abruzzo fino all'estremo Sud si diffonde il complesso delle facies protoappenniniche, ben documentato soprattutto in Puglia; la definizione cronologica è incerta e la separazione formale dal successivo Appenninico non sempre netta, come mostra la sequenza di Coppa Nevigata.[5] Lo sviluppo delle comunità meridionali è segnato da centri maggiori fortificati, sulla costa (Coppa Nevigata) e nell'interno (Santa Maria di Ripalta, La Starza, Tufariello), alternati a numerosi siti minori a economia agricola; la competizione sociale tra le unità di parentela è documentata da tombe collettive con armi e ornamenti esotici (ambra, pasta vitrea, faience, bronzo) di provenienza egea e transadriatica, in comunità che restano comunque di piccole dimensioni.[5] La transumanza lungo la dorsale appenninica funge da fattore di omogeneizzazione culturale, favorendo piccoli gruppi di comunità autonome più che la formazione di organismi socio-politici complessi di grandi dimensioni.[5]
I contatti egei iniziano poco prima della metà del II millennio a.C. e si concentrano dapprima nei piccoli arcipelaghi: nelle Isole Eolie (acropoli di Lipari, abitato di Capo Graziano a Filicudi) e nell'arcipelago Flegreo (Vivara). Non costituiscono il fattore determinante dei collegamenti marittimi, già attivi, ma una componente nuova che si inserisce in reti locali consolidate.[5] Le regioni meridionali si distinguono per tutta l'età del bronzo dal centro-nord per la coesistenza di numerose entità politico-territoriali autonome e relativamente piccole e per un livello di articolazione sociale che non sembra superare l'organizzazione per gruppi di parentela, senza la trasformazione strutturale permanente riconoscibile più a nord.[8]
Nel bronzo recente lo sviluppo di produzioni ceramiche specializzate al tornio (ceramica italo-micenea, ceramica grigia tornita, doli cordonati) accompagna l'intensificarsi della frequentazione egea.[8] L'abitato di Broglio di Trebisacce, nella piana di Sibari, ne è l'esempio meglio indagato: vi si riconoscono un'acropoli interpretata come sede di un'élite, magazzini con doli per l'immagazzinamento di derrate (tra cui l'olio d'oliva) e, nel bronzo finale, una forgia per la lavorazione del ferro.[8] Il modello "gentilizio-clientelare preurbano" proposto da Peroni per quest'area, assimilabile a un chiefdom, è stato peraltro giudicato eccessivamente articolato rispetto all'effettiva consistenza della documentazione.[8] Un caso in parte distinto è quello di Roca Vecchia (Melendugno), nel Salento, dove la presenza egea appare più intensa e prolungata: l'abitato è munito di un poderoso muro di fortificazione, comprende grandi edifici a probabile funzione cultuale e ha restituito, oltre a ceramica di tipo egeo fino allo stile submiceneo, bronzi di tipo egeo prodotti anche localmente e due ripostigli, uno dei quali con i caratteristici "dischi solari" in lamina d'oro.[8] La sua posizione allo sbocco meridionale del corridoio adriatico ne fa un nodo della circolazione del metallo, come mostra il ripostiglio di bronzi friulani e nord-balcanici giunti via mare come materiale da rifusione.[8]
Dal XIII secolo a.C. la presenza egea nel Mediterraneo centrale entra in declino, fino alla quasi totale interruzione dei contatti, ed è progressivamente sostituita dall'iniziativa cipriota e fenicia, di carattere più spiccatamente commerciale, che sposta il proprio baricentro dalla Sicilia alla Sardegna.[8] È in questo quadro che si inserisce la circolazione, su scala mediterranea, di manufatti come le perle d'ambra dei tipi Tirinto e Allumiere e i pettini d'avorio tipo Frattesina, indicatori di un nuovo sistema di produzione e scambio di cui Frattesina rappresenta in Italia il principale central-place.[8]
Isole
[modifica | modifica wikitesto]Nelle isole la sequenza dell'età del bronzo presenta caratteri propri. Nelle Isole Eolie l'antica età del bronzo corrisponde alla facies di Capo Graziano, documentata tra l'altro a Filicudi e sull'acropoli di Lipari, sede fin dalle fasi più antiche di intensi contatti egei; in Sicilia la prima età del bronzo è rappresentata, tra le altre, dalla facies di Rodì-Tindari-Vallelunga.[5] In un momento iniziale del bronzo recente le Eolie e la costa nord-orientale della Sicilia sono interessate dalla cosiddetta invasione "ausonia".[8]
Europa atlantica
[modifica | modifica wikitesto]Penisola Iberica, Francia
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Gran Bretagna
[modifica | modifica wikitesto]Nella Gran Bretagna, l'Età del bronzo viene considerata come il periodo che va dal 2100 al 750 a.C. La migrazione portò nuove genti dal continente sulle isole. Recenti ricerche riguardo agl'isotopi contenuti nello smalto dentale dei corpi trovati nelle tombe dell'antica Età del bronzo intorno a Stonehenge, indicano che almeno qualcuno dei migranti proveniva dall'area dell'attuale Svizzera. La cultura del vaso campaniforme mostrava comportamenti diversi rispetto a quelli del popolo più arcaico del neolitico, un mutamento culturale senz'altro significativo. Si è supposto che l'integrazione fosse stata pacifica, dato che molti arcaici siti di tipo henge vennero apparentemente adottati dai nuovi arrivati. In questo periodo la ricca cultura del Wessex si sviluppò nella Britannia meridionale. Inoltre, durante l'Età del bronzo, il clima venne deteriorandosi: laddove una volta era caldo e secco, esso diventava molto più umido, costringendo così la popolazione ad abbandonare i siti facilmente difesi nelle colline e nelle fertili valli.
Le grandi fattorie con bestiame si svilupparono nei bassopiani che sembrano avere contribuito alla crescita economica e suggerito la deforestazione, sempre in aumento. La cultura di Deverel-Rimbury inizia ad emergere nella seconda metà della media Età del bronzo (1400–1100 a.C. circa) sfruttando queste condizioni. Nelle regioni di Devon e Cornovaglia c'erano le maggiori fonti di stagno per molta parte dell'Europa occidentale e il rame veniva estratto dai siti come la miniera di Great Orme nel Galles settentrionale. I gruppi sociali sembrano essere stati tribali, ma con una crescente complessità e gerarchie che ormai diventavano evidenti. Inoltre, la sepoltura dei morti, che fino ad allora era stata comune, divenne più individuale. Per esempio, mentre nel neolitico una grande chambered cairn (lett. tumulo provvisto di camere) o long barrow (lett. lungo tumulo) veniva usata per ospitare il morto, l'antica età del bronzo vide persone sepolte in barrows (tumuli) individuali (anche comunemente noti e segnati sulle moderne carte geografiche militari britanniche come Tumuli), o talvolta in ciste coperte con tumuli.
La più grande quantità di oggetti in bronzo trovati in Inghilterra venne scoperta nell'East Cambridgeshire, dove i reperti più importanti vennero recuperati a Isleham (più di 6500 pezzi).[11] Significativo il pugnale di Oxborough.
Barche nell'Età del bronzo
[modifica | modifica wikitesto]- Imbarcazione dell'età del bronzo di Dover — il più antico battello d'alto mare costruito con tavole
- Imbarcazione di Ferriby
- Tesoro di Langdon Bay — vedi anche Museo di Dover
- (EN) Sommozzatori portano alla luce un tesoro dell'età del bronzo al largo di Devon, su news.bbc.co.uk.
- (EN) Reperti di Moor Sands, inclusa una ragguardevole spada ben conservata e completa che ha paralleli con il materiale proveniente dal bacino della Senna, nella Francia settentrionale, su english-heritage.org.uk.
Irlanda
[modifica | modifica wikitesto]L'Età del bronzo in Irlanda incomincia intorno al 2000 a.C., quando il rame venne utilizzato in insieme allo stagno per fabbricare asce piatte del tipo Ballybeg e oggetti metallici associati. Il periodo precedente è conosciuto come Età del rame ed è caratterizzato dalla produzione di asce piatte, pugnali, alabarde e punteruoli in rame. Il periodo viene diviso in tre fasi: "antica Età del bronzo" (2000–1500 a.C.), "media età del bronzo" (1500–1200 a.C.), e "tarda età del bronzo" (1200–500 a.C. circa). L'Irlanda è anche nota per un numero relativamente grande di sepolture dell'antica età del bronzo.
Uno dei tipi di manufatti caratteristici dell'antica Età del bronzo in Irlanda è l'ascia piatta. Ci sono cinque tipi principali di asce piatte: Lough Ravel (2200 a.C. circa), Ballybeg (2000 a.C. circa), Killaha (2000 a.C. circa), Ballyvalley (2000 circa–1600 a.C.), Derryniggin (1600 a.C. circa), e numerosi lingotti a forma d'ascia.[12]
Nord Europa
[modifica | modifica wikitesto]Vicino Oriente
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La periodizzazione per l'Età del bronzo nel Vicino Oriente antico è la seguente:
| Età del bronzo (3300–1200 a.C.) |
Antica età del bronzo (3300–2000 a.C.) |
Antica Età del bronzo I | 3300–3000 a.C. |
| Antica Età del bronzo II | 3000–2700 a.C. | ||
| Antica Età del bronzo III | 2700–2200 a.C. | ||
| Antica Età del bronzo IV | 2200–2000 a.C. | ||
| Media Età del bronzo (2000–1550 a.C.) |
Media Età del bronzo I | 2000–1750 a.C. | |
| Media Età del bronzo II | 1750–1650 a.C. | ||
| Media Età del bronzo III | 1650–1550 a.C. | ||
| Tarda Età del bronzo (1550–1200 a.C.) |
Tarda Età del bronzo I | 1550–1400 a.C. | |
| Tarda Età del bronzo II A | 1400–1300 a.C. | ||
| Tarda Età del bronzo II B | 1300–1200 a.C. | ||
Mesopotamia
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In Mesopotamia l'Età del bronzo inizia intorno al 2900 a.C., nel tardo periodo di Uruk, abbracciando l'antico periodo dinastico di Sumer, l'Impero accadico, i periodi antico babilonese e antico assiro e il periodo dell'egemonia cassita.
Antico Egitto
[modifica | modifica wikitesto]Nell'Antico Egitto, l'Età del bronzo inizia nel periodo protodinastico, 3150 a.C. circa.
- Antica Età del bronzo
- Media Età del bronzo
- Tarda Età del bronzo
Anatolia
[modifica | modifica wikitesto]Altopiano persiano
[modifica | modifica wikitesto]Caucaso
[modifica | modifica wikitesto]Alcuni studiosi datano diversi manufatti in bronzo arsenicale della cultura Majkop, nel Caucaso settentrionale, alla metà del IV millennio a.C.[13]
Steppe del Ponto e del Caspio
[modifica | modifica wikitesto]Nella Steppa pontico-caspica, la Cultura di Jamna si colloca tra la fine dell'Età del Rame e l'inizio dell'Età del Bronzo. Dell'Antico Bronzo è anche la cosiddetta Cultura delle catacombe. La Cultura di Srubna appartiene al Tardo Bronzo.
Valle dell'Indo
[modifica | modifica wikitesto]L'Età del bronzo nel subcontinente indiano esordisce intorno al 3300 a.C. con la nascita della civiltà della valle dell'Indo. Gli abitanti dell'antica valle dell'Indo, gli harappa, svilupparono nuove tecniche nella metallurgia producendo rame, bronzo, piombo e stagno. L'Età del bronzo indiano termina all'inizio del periodo vedico dell'età del ferro (1500–500 a.C.), vale a dire durante la cultura degli harappa, risalente al 1700-1300 a.C., che si sovrappone al periodo di transizione tra l'Età del bronzo e quella del ferro, rendendo difficile individuare con precisione la vera fine dell'Età del bronzo indiana.
Asia centrale
[modifica | modifica wikitesto]I Monti Altai, in quelle che sono la Russia meridionale e la Cina centrale, sono stati identificati come la zona di origine di un enigma culturale definito fenomeno Seima-Turbino.[14] Si è congetturato che in questa regione, all'inizio del II millennio a.C. circa, la situazione climatica abbia creato mutamenti ecologici, economici e politici, che innescarono una rapida e massiccia migrazione di popoli verso ovest, nell'Europa nord-orientale e verso est, nella Cina sud-orientale, Vietnam e Thailandia attraverso una frontiera lunga quasi 4.000 miglia.[14] Questa migrazione ebbe luogo nel giro di cinque o sei generazioni e condusse, dalla Finlandia a ovest fino alla Thailandia a est, i popoli che utilizzavano la stessa tecnologia metallurgica e, in alcune aree, l'allevamento e il maneggio del cavallo.[14] Si è ulteriormente ipotizzato che questo fenomeno possa essere visto come il veicolo attraverso il quale il gruppo delle lingue uraliche, diffondendosi attraverso Europa e Asia, produsse in definitiva 39 lingue moderne incluso ungherese, finnico, estone e lappone.[14]
Kazakistan
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2025 è stata scoperta a Kyrykungir, in Kazakistan, una piramide risalente a 4.000 anni fa, di 13 metri di lato e avente otto file di pietre su ogni faccia. All'esterno sono raffigurati cavalli e cammelli.[15][16][17][18] I cavalli erano considerati di dignità pari a quella degli esseri umani e tra gli esseri più importanti della terra.[19]
Secondo gli archeologi, tale scoperta potrebbe riscrivere la storia dell'Età del bronzo.
Estremo Oriente
[modifica | modifica wikitesto]Cina
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Gli storici sono concordi riguardo alle date che sarebbero attribuite all'"Età del bronzo" in Cina. La difficoltà risiede di per sé nella definizione di "Età del bronzo", poiché essa viene applicata per significare un periodo nella storia europea e medio-orientale, quando gli utensili in bronzo rimpiazzarono quelli in pietra, più tardi sostituiti da quelli in ferro. In questi luoghi, dunque, l'elemento della nuova Età rendeva obsoleto quello vecchio. In Cina, invece, ogni tentativo di stabilire un certo gruppo di date per il bronzo viene reso complicato da due fattori: l'arrivo della tecnologia del ferro e la persistenza di strumenti in bronzo, armi e vasi sacri. I manufatti dell'antico bronzo vengono trovati nel sito della cultura di Majiayao (3100-2700 a.C.) e da allora nella società del bronzo gradualmente si accrescono.
La metallurgia del bronzo in Cina trae origine dalla cultura di Erlitou, che alcuni storici pensano di collocare dentro un arco di tempo incluso in quello della Dinastia Shang.[20] Altri credono che i siti di Erlitou appartengano alla precedente Dinastia Xia.[21] La National Gallery of Art statunitense definisce l'Età del bronzo cinese come il « [...] periodo approssimativamente compreso tra il 2000 e il 771 a.C.», un arco di tempo che inizia con la cultura di Erlitou e termina bruscamente con la disintegrazione del regno della dinastia occidentale Zhou.[22] Benché ciò fornisca una concisa intelaiatura di riferimenti, predomina la continua importanza del bronzo nella metallurgia e cultura cinese. Poiché questo è significativamente più tardo della scoperta del bronzo in Mesopotamia, la tecnologia del bronzo potrebbe essere stata importata in Cina piuttosto che scoperta in modo indipendente.[23]

Il ferro viene scoperto nel periodo Zhou, ma il suo uso non è molto esteso. Quando la letteratura cinese risalente al VI secolo a.C. attesta la conoscenza della fusione del ferro, il bronzo continua ancora a occupare un posto significativo nei documenti archeologici e storici ancora per qualche tempo.[24] Lo storico W. C. White ipotizza che il ferro non soppianti il bronzo se non « [...] dopo la fine della dinastia Zhou (481 a.C.)» e che i vasi in bronzo sostituiscano completamente la maggioranza di quelli in metallo attraverso il più tardo periodo Han, o il 221 d.C.[25]
I manufatti cinesi in bronzo generalmente sono utilitaristici (come punte di lancia o teste di ascia), o ritualistici, come i numerosi grandi tripodi sacrificali. Tuttavia, anche alcuni degli oggetti più utilitaristici recano i marchi di più elementi sacri. Il cinese incise tutti gli oggetti in bronzo con tre tipi di motivi principali: demoni, animali simbolici e simboli astratti.[26] Alcuni grandi bronzi recanti iscrizioni hanno aiutato storici e archeologi a collegare insieme la storia della Cina, specialmente durante il periodo Zhou.
I bronzi del periodo Zhou Occidentale documentano grandi porzioni di storia non rintracciabili nei testi esistenti, e spesso composti da persone di vario rango e possibile classe sociale. Inoltre, il bronzo conferisce al documento così preservato una permanenza inalterata non goduta invece dai manoscritti.[27] Queste iscrizioni possono essere generalmente suddivise in quattro parti: un riferimento a data e luogo, la denominazione di eventi commemorati, la lista di doni concessi all'artigiano in cambio del bronzo, e una dedica.[28] I punti relativi di riferimento in questi vasi consentono agli storici di collocare la maggior parte dei vasi dentro un certo arco di tempo del periodo Zhou occidentale, permettendo loro di tracciare l'evoluzione dei vasi e gli eventi in essi registrati.[29]
Sud-Est Asiatico
[modifica | modifica wikitesto]Risalenti al neolitico, i primi tamburi in bronzo, i cosiddetti tamburi di Dong Son, sono stati scoperti "nel" e "intorno alla" regione del delta del fiume Rosso nel Vietnam e nella Cina meridionale. Questi vengono correlati alla cultura preistorica vietnamita di Đông Sơn. Nel Ban Chiang (Thailandia, Sud-Est Asiatico) sono stati scoperti manufatti in bronzo risalenti al 2100 a.C.[30] Nel Nyaunggan, durante gli scavi, sono stati trovati utensili in bronzo birmani insieme a manufatti in ceramica e pietra. La datazione è ancora ampia (3500–500 a.C.).[31]
Penisola coreana
[modifica | modifica wikitesto]Il medio periodo della cultura della ceramica di Mumun, nella penisola coreana meridionale, gradualmente adottò la produzione del bronzo (700–600 a.C. circa) dopo un periodo in cui i pugnali stile Liaoning e altri manufatti in bronzo venivano barattati fin nelle zone interne della penisola meridionale (900–700 a.C. circa). I pugnali in bronzo conferivano prestigio e autorità ai personaggi che li brandivano e venivano sepolti insieme a loro, dentro sepolture megalitiche nobiliari dei centri costieri meridionali, come il sito di Igeum-dong. Il bronzo fu un elemento importante nelle cerimonie e nelle offerte mortuarie fino al 100 d.C.
Giappone
[modifica | modifica wikitesto]Africa
[modifica | modifica wikitesto]Americhe
[modifica | modifica wikitesto]La civiltà Inca del Sud America scopre e sviluppa in modo indipendente la metallurgia del bronzo[32]. La successiva apparizione di una limitata fusione di bronzo nel Messico occidentale suggerisce un contatto di quella regione con gli Incas oppure la scoperta autonoma di questa tecnologia.
Anche a Caral, in Perù, è stata rinvenuta una piramide ad uso cultuale e risalente a 5.000 anni fa. Le abilità architettoniche necessarie per costruirla sono superiori a quelle note degli uomini dell'età del bronzo.[33]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Radivojevic, M, Rehren, T e Kuzmanovic-Cvetkovic, J, Tainted ores and the rise of tin bronzes in Eurasia, c.6500 years ago, in Antiquity, vol. 87, pp. 1030-1045.
- ↑ La teoria fu esposta per la prima volta il 12 settembre 1734 davanti all'Académie des inscriptions et belles-lettres e poi pubblicata nel 1740 con il titolo "Les Monumens les plus anciens de l'industrie des hommes, des Arts et reconnus dans les pierres de Foudres" cfr. Hamy, M.E.T. "Matériaux pour servir à l'histoire de l'archéologie préhistorique" in Revue archéologique, 1906, 4ª serie, N°7 (marzo–aprile), pp. 239–259.
- ↑ Israele, la scoperta archeologica che potrebbe riscrivere la storia: al largo di Haifa ritrovato il carico di un naufragio dell’età del Bronzo, su la Repubblica, 21 giugno 2024. URL consultato il 21 giugno 2024.
- ↑ (EN) Sujita Sinha, Robot discovers world's oldest deep-sea shipwreck 1.1 miles underwater, su Interesting Engineering. URL consultato il 21 giugno 2024.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Anna Maria Bietti Sestieri, L'Italia nell'età del bronzo e del ferro. Dalle palafitte a Romolo (2200-700 a.C.), Roma, Carocci, 2010, ISBN 978-88-430-5207-3.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Raffaele C. de Marinis, La struttura cronologica dell'età del Bronzo in Italia settentrionale, in Rivista di Scienze Preistoriche, LXXII, S2, 2022, pp. 413-422.
- 1 2 Raffaele Carlo de Marinis, La Protostoria: tipologia e costruzione delle cronologie, in 150 anni di preistoria e protostoria in Italia, 2014, pp. 465-471.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Anna Maria Bietti Sestieri, L'età del Bronzo finale nella penisola italiana, in Padusa, XLIV, n.s., 2008, pp. 7-54.
- 1 2 Renato Peroni, L'Italia alle soglie della storia, collana Biblioteca Universale Laterza, Bari-Roma, Laterza, 2004, pp. 70-71, ISBN 978-88-420-7240-9.
- 1 2 3 Marco Pacciarelli, Dal villaggio alla città. La svolta protourbana del 1000 a.C. nell'Italia tirrenica, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2001, p. 21, ISBN 9788878141858.
- ↑ Coles e Hall, pp. 81-88.
- ↑ Waddell; Eogan.
- ↑ Kohl, p. 58.
- 1 2 3 4 David Keys, Studenti scoprono il codice di un antico enigma, in BBC History Magazine, vol. 10, gennaio 2009, p. 9.
- ↑ Hanno ritrovato una piramide con una forma mai vista e non sanno perché si trova lì, su Everyeye Tech, 13 febbraio 2025. URL consultato il 13 febbraio 2025.
- ↑ (EN) Dario Radley, 4,000-year-old Bronze Age pyramid unearthed in Kazakhstan's steppes, su Archaeology News Online Magazine, 11 agosto 2023. URL consultato il 13 febbraio 2025.
- ↑ La Piramide dei Cavalli: inaspettata meraviglia - MediterraneoAntico, su archive.is, 13 febbraio 2025. URL consultato il 13 febbraio 2025.
- ↑ #ENUscience: ENU scientists have discovered an ancient pyramid - L.N.…, su archive.is, 13 febbraio 2025. URL consultato il 13 febbraio 2025.
- ↑ Trovata una piramide dedicata ai primi cavalli allevati dall’uomo nelle steppe del Kazakistan, su Kodami, 21 settembre 2023. URL consultato il 13 febbraio 2025.
- ↑ Chang, pp. 6-7.
- ↑ Chang, p. 1.
- ↑ (EN) Archeologia cinese didattica, parte II — NGA, su nga.gov (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2009).
- ↑ (EN) Li-Liu, Il neolitico cinese, Cambridge University Press, 2005
- ↑ Barnard, p. 14.
- ↑ White, p. 208.
- ↑ (EN) E. Erdberg, Bronzi cinesi antichi, Siebenbad-Verlag, 1993, p. 20.
- ↑ Shaughnessy, pp. XV–XVI.
- ↑ Shaughnessy, pp. 76-83.
- ↑ Shaughnessy, p. 107.
- ↑ (EN) Bronzo da Ban Chiang, Thailandia: Uno sguardo dal laboratorio, su museum.upenn.edu (archiviato dall'url originale il 1º giugno 2009).
- ↑ (EN) Città di Nyaunggan - Siti archeologici nel Myanmar, su myanmartravelinformation.com (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
- ↑ metallurgia Inca, su incas.homestead.com (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2009).
- ↑ Hanno trovato una nuova piramide: un ritrovamento storico, su tecnologia.libero.it, 8 febbraio 2025. URL consultato il 14 febbraio 2025.
Bibliografia
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
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- (EN) Aegean and Balkan Prehistory: Articoli, site-notizie di siti e database bibliografico concernente l'Egeo, i Balcani e l'Anatolia occidentale
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