close
Vai al contenuto

La strada

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi La strada (disambigua).
La strada
Gelsomina in una scena del film.
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1954
Durata108 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generedrammatico
RegiaFederico Fellini
SoggettoFederico Fellini, Tullio Pinelli
SceneggiaturaFederico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano
ProduttoreDino De Laurentiis, Carlo Ponti
Casa di produzionePonti-De Laurentiis Cinematografica
Distribuzione in italianoParamount Films
FotografiaOtello Martelli
MontaggioLeo Catozzo
MusicheNino Rota
ScenografiaMario Ravasco
CostumiMargherita Marinari
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La strada è un film drammatico del 1954 diretto da Federico Fellini.

Ritenuto uno dei migliori film della storia del cinema, è l'opera che diede una grande notorietà internazionale al regista, che nel 1957 vinse l'Oscar al miglior film in lingua straniera alla 29ª edizione (anno nel quale fu istituita tale categoria di premio). Il film è stato poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[1]

Gelsomina è una ragazza fragile e presumibilmente con una lieve disabilità mentale che vive in condizioni di estrema povertà con la madre vedova e i suoi fratelli minori. Un giorno in paese arriva Zampanò, un rozzo saltimbanco che per guadagnarsi da vivere porta in giro i suoi primitivi spettacoli attraverso le lande più povere di un'Italia ancora contadina e semplice. L'uomo aveva già preso con sé Rosa, sorella di Gelsomina che però era morta improvvisamente; su richiesta dell'uomo la madre arriva a vendere anche la seconda figlia per guadagnare una minima somma di denaro.

Gelsomina segue così Zampanò, che le insegna a suonare la tromba e la fa partecipare come banditrice ai suoi spettacoli. La giovialità e l'ingenuità di Gelsomina non servono a mitigare il terribile carattere di Zampanò, nel quale il barbaro istinto di sopravvivenza guida ogni azione: spesso l'uomo la lascia sola per andare a sperperare in vino e donne i pochi soldi guadagnati, e altrettanto spesso lei scappa, finendo tuttavia per tornare sempre da lui.

Gelsomina viene trascinata in questa avventura venendo in contatto con realtà povere e grottesche; la sua strada incrocia presto quella di un giovane acrobata, definito da tutti il "Matto", dal carattere ben più sereno di quello di Zampanò, nonché molto più bello[senza fonte]. A un certo punto, i tre finiscono per lavorare insieme nello stesso circo, dove il Matto inizia a prendere bonariamente in giro Zampanò: questi però non capisce l'ironia, rivelandosi ignorante come una scarpa (espressione spesso usata nel film), e dà il via a una rissa, in seguito alla quale Zampanò viene messo in carcere. Gelsomina avrebbe l'opportunità di lasciare il suo padrone e unirsi al circo ma si trova dilaniata dal dubbio di non contare nulla senza di lui: il Matto le insegna allora che tutte le cose di questo mondo hanno una loro importanza e così la persuade a tornare da Zampanò per cercare di intenerire il suo carattere burbero e insolente.

Zampanò viene rilasciato e i due partono nuovamente per il loro viaggio, trovandosi in un convento dove le suore si rendono conto degli abusi che l'uomo esercita sulla ragazza; le propongono di rimanere con loro ma lei, forte delle parole del Matto, rifiuta nuovamente. Qualche giorno dopo, i due ritrovano il Matto e Zampanò, ancora furioso per la faccenda del circo, lo colpisce con diversi pugni durante una colluttazione a cui assiste anche un'impietrita Gelsomina. Il Matto, sul punto di accorgersi dell'orologio da polso rotto nella rissa, collassa e muore.

Il saltimbanco è costretto a nascondere il corpo gettandolo sotto un ponte; Gelsomina, sconvolta per ciò che ha visto, inizia a manifestare un turbamento indefinibile, inconsolabile: durante gli spettacoli continua a ripetere che Zampanò ha ucciso il Matto, non vuole che lui le si avvicini, e nei brevi sprazzi di lucidità racconta al suo padrone come lei gli sia rimasta accanto grazie all'intercessione del Matto.

Zampanò, dopo essersi preso cura della ragazza per un breve periodo, non riesce a sopportare il fatto che Gelsomina gli ricordi continuamente il crimine che ha commesso e decide di abbandonarla lungo una strada deserta per continuare da solo a vagabondare per l'Italia.

Passano molti anni: Zampanò si è unito a un altro circo e, mentre è in pausa in una città, sente una ragazza canticchiare tra sé la canzone di Gelsomina: scopre così che la ragazza era arrivata in quella città, gravemente malata, e nei rari momenti di lucidità che aveva suonava la canzone con la sua tromba; successivamente la ragazza era morta. Sconvolto dalla notizia, Zampanò si ubriaca e provoca un'altra rissa coi suoi nuovi colleghi del circo, che lo scacciano; solo e sconsolato, si abbandona a un pianto disperato in riva al mare.

Sceneggiatura

[modifica | modifica wikitesto]

L'idea de La strada risaliva già al periodo de Lo sceicco bianco, film sempre di Fellini del 1952. Tullio Pinelli racconta che durante un viaggio in auto vide per strada una coppia di girovaghi che tiravano una carretta e pensò che su dei personaggi così si potesse fare un film. Al suo rientro a Roma raccontò l'idea a Federico Fellini il quale, a sua volta, espose la sua idea riguardo ai circhi. Insieme strutturarono il film ed in seguito ne parlarono con Ennio Flaiano che però sembrava essere contrario. Fellini incontrò molte difficoltà prima di realizzare il film: venne rifiutato da tutti i produttori e distributori ai quali lo propose poiché ritenuto di scarso appeal commerciale.

L'idea per il personaggio di Zampanò nacque durante la giovinezza di Fellini nella città costiera di Rimini. Lì viveva un castratore di maiali, noto per essere un donnaiolo, secondo Fellini: «Quest'uomo si portò a letto tutte le ragazze della città; una volta lasciò incinta una povera idiota e tutti dicevano che il bambino era figlio del diavolo».[2] Nel 1992 Fellini disse al regista canadese Damian Pettigrew di aver concepito il film contemporaneamente al co-sceneggiatore Tullio Pinelli, in una sorta di "sincronicità orgiastica":

«Stavo dirigendo I vitelloni e Tullio era andato a trovare la sua famiglia a Torino. A quei tempi, non c'era l'autostrada tra Roma e il nord e quindi bisognava guidare attraverso le montagne. Lungo una delle strade tortuose e tortuose, vide un uomo che trainava una "carretta", una specie di carro coperto da un telone... Una donna minuta spingeva il carro da dietro. Quando tornò a Roma, mi raccontò cosa aveva visto e il suo desiderio di raccontare la loro dura vita sulla strada. "Sarebbe lo scenario ideale per il tuo prossimo film", disse. Era la stessa storia che avevo immaginato, ma con una differenza cruciale: la mia si concentrava su un piccolo circo itinerante con una giovane donna ottusa di nome Gelsomina. Così fondemmo i miei personaggi circensi sfigati con i suoi vagabondi di montagna fumosi attorno al fuoco. Chiamammo Zampanò come i proprietari di due piccoli circhi romani: Zamperla e Saltanò.[3]»

Il produttore Lorenzo Pegoraro propose invece a Fellini e Flaiano di realizzare una commedia: il risultato fu I vitelloni che ebbe un grande successo. L'unico ad accettare La strada fu Dino De Laurentiis.[4]

Anthony Quinn e Giulietta Masina in una scena del film

I produttori, oltre a sollevare dubbi sul soggetto, non volevano Giulietta Masina come protagonista. Dino De Laurentiis invece, dopo aver visionato il provino, la ritenne adatta per il ruolo di Gelsomina. Per lo stesso ruolo si pensò a Silvana Mangano, e anche Maria Pia Casilio fece un provino.[5] De Laurentiis pensava che Anthony Quinn fosse adatto per il ruolo di Zampanò, avendolo scritturato in quel momento per Attila; decise quindi di far familiarizzare sul set del film il divo americano e Fellini, quindi chiese al regista di coprire il collega indisposto per un paio di giorni e di girare alcune scene.

Per il Matto erano stati presi in considerazione anche Walter Chiari e Alberto Sordi.[4] Sordi, star dei precedenti Lo sceicco bianco e I vitelloni di Fellini, rimase molto deluso ed amareggiato quando il regista lo scartò dopo un provino in costume, e l'episodio incrinò l'amicizia tra i due.[6] Alla fine la scelta di Fellini cadde su Richard Basehart, che ricordava al regista Charlie Chaplin.[7] Dopo essere stato presentato a Basehart da Cortese, Fellini invitò l'attore a pranzo, durante il quale gli venne offerto il ruolo del Matto. Quando Basehart, sorpreso, gli chiese il perché, non avendo mai interpretato prima la parte di un clown, Fellini rispose: «Perché se hai fatto quello che hai fatto in 14ª ora, puoi fare qualsiasi cosa». Grande successo in Italia, il dramma hollywoodiano del 1951 vedeva Basehart nei panni di un aspirante suicida sul balcone di un hotel. Anche Basehart era rimasto molto colpito da I vitelloni e accettò di interpretare il ruolo per uno stipendio molto inferiore a quello abituale, in parte perché era molto attratto dalla personalità di Fellini, di cui diceva di gradire "la gioia di vivere e l'umorismo".

Screenshot tratto dal trailer del 1956.
Il proprietario del circo Savitri fornì la vecchia auto che Fellini distrusse nella scena successiva all'omicidio di Matto da parte di Zampanò.[8]

Le riprese si svolsero, con diverse interruzioni, tra l'ottobre del 1953 e il maggio del 1954 in vari paesi dell'Italia centrale tra cui Bagnoregio, Fiumicino, Rocca di Mezzo, Ovindoli, Cervia e i Castelli Romani e Pomezia.

La produzione iniziò ufficialmente nell'ottobre del 1953, ma dovette essere interrotta dopo poche settimane quando Giulietta Masina si slogò la caviglia durante la scena del convento con Quinn. Con le riprese sospese, De Laurentiis vide l'opportunità di sostituire Masina, che non aveva mai voluto per la parte e che non aveva ancora firmato un contratto.[9] Tutto questo cambiò non appena i dirigenti della Paramount visionarono i giornalieri della scena e lodarono la performance di Masina, con il risultato che De Laurentiis annunciò di averla in esclusiva e le ordinò di firmare un contratto preparato in fretta, a circa un terzo dello stipendio di Quinn.[9] Il ritardo costrinse a rivedere l'intero programma di produzione e il direttore della fotografia Carlo Carlini, che aveva un impegno precedente, dovette essere sostituito da Otello Martelli, uno dei preferiti di Fellini da sempre. Quando le riprese ricominciarono nel febbraio del 1954, era ormai inverno. La temperatura era scesa a -5 °C, il che spesso comportava la mancanza di riscaldamento o acqua calda, rendendo necessari ulteriori ritardi e costringendo il cast e la troupe a dormire completamente vestiti e a indossare cappelli per riscaldarsi.[9] Il nuovo programma causò un conflitto per Anthony Quinn, che era stato scritturato per interpretare il ruolo principale in Attila, un film epico del 1954, prodotto sempre da De Laurentiis e diretto da Pietro Francisci.[10] Inizialmente, Quinn pensò di ritirarsi da La strada, ma Fellini lo convinse a lavorare a entrambi i film contemporaneamente: girare La strada al mattino e Attila nel pomeriggio e alla sera. Il piano prevedeva spesso che l'attore si alzasse alle 3:30 del mattino per catturare la "luce cupa del mattino" che Fellini insisteva a volere, e poi partisse alle 10:30 per guidare fino a Roma con il suo costume da Zampanò, così da poter essere sul set in tempo per trasformarsi in Attila l'unno per le riprese pomeridiane. Quinn ha ricordato: «Questo programma serrato spiegava l'aspetto smunto che avevo in entrambi i film, un aspetto che era perfetto per Zampanò ma non proprio accettabile per Attila».

Nonostante un budget estremamente limitato, il supervisore di produzione Luigi Giacosi riuscì ad affittare un piccolo circo gestito da un uomo di nome Savitri, un uomo forzuto e mangiafuoco che insegnò a Quinn il gergo circense e gli aspetti tecnici della rottura delle catene.[6] Giacosi si assicurò anche i servizi del circo Zamperla, che fornì un certo numero di acrobati in grado di interpretare se stessi.[6] Il film fu girato in parte nel famoso Circo Saltanò, con attori e comparse prese da questo circo, tanto che Fellini mutò il nome di Anthony Quinn da Saltanò in Zampanò, mescolandolo con Zamperla.

Fellini era un noto perfezionista,[11] e questo poteva essere un problema per il suo cast. Durante un seminario presso l'American Film Institute, Quinn parlò agli studenti dell'intransigenza di Fellini circa la scelta di una scatoletta dove il personaggio di Zampanò teneva i mozziconi di sigaretta, esaminandone oltre 500 prima di trovare quella giusta: «Per quanto mi riguarda, qualsiasi scatola sarebbe stata sufficiente per trasportare i mozziconi, ma non per Federico!».[12] Quinn ha anche ricordato di essere stato particolarmente orgoglioso di una certa scena in cui la sua interpretazione aveva suscitato gli applausi degli spettatori sul set, solo per ricevere una telefonata da Fellini a tarda notte che lo informava che avrebbero dovuto rifare l'intera sequenza perché Quinn era stato troppo bravo: «Vedi, dovresti essere un cattivo, un pessimo attore, ma la gente che guardava ti ha applaudito. Avrebbero dovuto ridere di te. Quindi domattina la rifacciamo».[13] Quanto alla Masina, Fellini insistette affinché ricreasse il sorriso dalle labbra sottili che aveva visto nelle sue fotografie d'infanzia. Le tagliò i capelli mettendole una scodella in testa e tagliando via tutto ciò che non era coperto, poi spalmò il sapone su ciò che rimaneva per dargli un "aspetto irsuto e disordinato", infine "le spalmò del talco sul viso per conferirgli il pallore di un'artista di kabuki". Le fece indossare un mantello residuato della prima guerra mondiale, così sfilacciato che il colletto le tagliava il collo.[14] Lei si lamentò: «Sei così gentile e dolce con gli altri del cast. Perché sei così duro con me?»[12]

Durante le riprese delle scene finali sul molo di Fiumicino, Fellini soffrì di un grave attacco di depressione, una condizione che lui e i suoi collaboratori cercarono di tenere segreta.[15] Riuscì a completare le riprese solo dopo aver ricevuto il trattamento da un importante psicoanalista freudiano.[16]

Colonna sonora

[modifica | modifica wikitesto]

L'intera colonna sonora di La strada venne composta da Nino Rota al termine delle riprese principali. Il tema principale è una melodia malinconica che appare prima suonata dal Matto su un minuscolo violino e poi da Gelsomina sulla sua tromba. L'ultimo spunto, nella penultima scena, è cantato dalla donna che racconta a Zampanò la sorte di Gelsomina dopo che lui l'ha abbandonata.[17] Questo è uno dei tre temi principali introdotti nei titoli di testa all'inizio di La strada e che ricorrono regolarmente nel corso del film. A questi si aggiunge un quarto tema ricorrente che compare nella primissima sequenza, dopo l'incontro tra Gelsomina e Zampanò, e che viene spesso interrotto o messo a tacere in sua presenza, ricorrendo sempre meno frequentemente e a volumi sempre più bassi man mano che il film procede.

Distribuzione

[modifica | modifica wikitesto]
Manifesto statunitense del film

Il film venne presentato alla 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove fu accolto male dalla critica di "sinistra", poiché accusato di rifiutare il realismo e aprire alla favola e allo spiritualismo, mentre la critica "cattolica" se ne appropriò.[Chi erano i critici? Esistono fonti di cosa scrissero?] Comunque, il film uscì nelle sale italiane il 22 settembre 1954.

De Laurentiis decise di far uscire il film in Francia; affittò quindi un locale agli Champs-Élysées e ottenne un enorme successo.[4]

Durante la sera della premiazione a Venezia, la scelta della giuria di ignorare Senso e dare un premio a La strada scatenò una bagarre fra i sostenitori di Luchino Visconti, tra cui Franco Zeffirelli, e quelli di Fellini.

Dopo il successo internazionale del film, Alexander Korda propose a Fellini, che rifiutò sorridendo, di produrne un seguito intitolato Le avventure di Gelsomina.[18]

Edizione italiana

[modifica | modifica wikitesto]

La versione italiana del film incluse la partecipazione di attori italiani, tra cui Giulietta Masina nel ruolo di Gelsomina, e attori stranieri tra cui Anthony Quinn doppiato da Arnoldo Foà, la cui partecipazione fu concessa dalla C.I.D. Inizialmente, fu proposto Mario Pisu a doppiare Quinn, ma su suggerimento di Federico Fellini, la scelta ricadde su Foà stesso.[19]

Il doppiaggio italiano fu eseguito dalla C.D.C.[20]

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Topolino presenta: La Strada.

Nel 1967 fu tratto dal film il balletto omonimo, con coreografie di Mario Pistoni e musiche di Nino Rota.

Nel 1991 una rivisitazione a fumetti, disegnata da Giorgio Cavazzano, uscì su Topolino.

In tedesco il nome Zampanò, reso celebre dal film di Fellini, ha addirittura acquisito per antonomasia il significato di "gradasso".[22]

  1. Rete degli Spettatori, su retedeglispettatori.it.
  2. Fellini, Federico (1974). Fellini on Fellini. Delacorte Press, p. 11
  3. Fellini, Federico (2003). Damian Pettigrew (ed.). I'm a Born Liar: A Fellini Lexicon. New York: Harry N. Abrams, p. 89-90, ISBN 0-8109-4617-3.
  4. 1 2 3 Interviste di Tonino Pinto a Dino De Laurentiis, Tullio Kezich e Moraldo Rossi presenti nel DVD
  5. Claudio G. Fava e Aldo Viganò, I film di Federico Fellini, Roma, Gremese Editore, 1995, p. 33, ISBN 88-7605-931-8.
  6. 1 2 3 Kezich, 2009, p. 60.
  7. Kezich, 2006, p. 148.
  8. Kezich, 2006, p. 150.
  9. 1 2 3 Kezich, 2006, p. 149.
  10. (EN) Anthony & Daniel Paisner Quinn, One Man Tango, New York, HarperCollins, 1995, p. 231, ISBN 978-0-06-018354-7.
  11. Peter B. Flint, Federico Fellini, Film Visionary, Is Dead at 73, su New York Times, 1º novembre 1993. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  12. 1 2 Alpert, 2000, p. 92
  13. Alpert, 2000, p. 93
  14. Baxter, 1993, p. 107
  15. Claudio G. Fava; Aldo Viganò, I film di Federico Fellini, Roma, Gremese Editore, 1995, p. 33, ISBN 88-7605-931-8
  16. Kezich, 2009, p. 61.
  17. John Parris Springer, La Strada: Fellini's Magic-Neo-Realism, su bronze.uco.edu. URL consultato il 30 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2013).
  18. Tullio Kezich, Federico Fellini, la vita e i film, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2002, p. 155, ISBN 88-07-49020-X.
  19. ARCHIVIO: quiz 68 (16/09/2013), ASPETTANDO FELLINEIDE (3), su antoniogenna.net. URL consultato il 24 aprile 2026.
  20. La strada, su Il mondo dei doppiatori. Modifica su Wikidata
  21. Marco Masini - Principessa (Videoclip). URL consultato il 18 agosto 2022.
  22. (DE) Duden | Zampano | Rechtschreibung, Bedeutung, Definition, Herkunft, su www.duden.de. URL consultato il 16 dicembre 2022.
  • Paolo Torresan, Franco Pauletto, La Strada. Federico Fellini, Perugia: Guerra Edizioni, lingua italiana per stranieri, Collana: Quaderni di cinema italiano per stranieri, 2004, 32 p., ISBN 88-7715-790-9, ISBN 978-88-7715-790-4
  • Riccardo Redi, La Strada, in Cinema, n. 130, marzo 1954.
  • Guido Aristarco, La Strada, in Cinema Nuovo, n. 46, novembre 1954.
  • Ennio Flaiano, Ho parlato male de La Strada, in Cinema, n. 139, agosto 1954.
  • F. Bastide, J. Caputo e C. Marker, La Strada, un film di Federico Fellini, Parigi, Du Seul, 1955.
  • Claudio G. Fava e Aldo Viganò, I film di Federico Fellini, Roma, Gremese Editore, 1995, ISBN 88-7605-931-8.
  • Federico Fellini, Peter Bondanella e Manuela Gieri, La Strada, 2ª ed., Rutgers Films in Print, 1991, ISBN 0-8135-1237-9.
  • (EN) Kezich, Tullio, Fellini: His Life and Work, New York, Faber and Faber, 2006, ISBN 0-571-21168-2.
  • (EN) Kezich, Tullio, Federico Fellini: The Films, New York, Rizzoli, 2009, ISBN 978-0-8478-3269-9.
  • (EN) Vernon Young, La Strada: Cinematographic Intersections, in The Hudson Review, vol. 9, n. 3, autunno 1956, pp. 437-434.
  • (EN) Harvey Swados, La Strada: Realism and the Comedy of Poverty, in Yale French Studies, n. 17, 1956, pp. 38-43.
  • Federico Fellini, Gremese editore Roma 1981
  • Le attrici, Gremese editore Roma 1999
  • Cinema Nuovo, 1954

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 176979060 · LCCN (EN) n86116566 · GND (DE) 4315687-3 · BNF (FR) cb15048992k (data) · J9U (EN, HE) 987007369775805171
  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema