Palazzo Chigi
| Palazzo Chigi Sede della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Governo della Repubblica italiana | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Lazio |
| Località | Roma |
| Indirizzo | Piazza Colonna 370, Roma |
| Coordinate | 41°54′04.45″N 12°28′47.18″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1562 |
| Inaugurazione | 1580 |
| Stile | manierista, rinascimentale e barocco |
| Uso | Presidenza del Consiglio dei ministri |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giacomo Della Porta |
| Proprietario | Italia |
| Committente | Casato degli Aldobrandini |
Palazzo Chigi è un palazzo storico di Roma, situato tra piazza Colonna e via del Corso, nel rione Colonna, accanto a palazzo Montecitorio.[1] Costruito tra il XVI e il XVII secolo e sviluppatosi attraverso successive acquisizioni e trasformazioni promosse dalle famiglie Aldobrandini e Chigi, il complesso costituisce uno dei principali esempi della grande architettura aristocratica romana dell'età moderna.[2][3]
Nel corso della sua storia il palazzo fu residenza nobiliare, sede diplomatica e centro dell'amministrazione statale italiana.[4] Dopo essere stato sede del Ministero delle colonie e del Ministero degli affari esteri durante il periodo fascista, dal 1961 ospita ufficialmente la Presidenza del Consiglio dei ministri ed è la sede del governo italiano, oltre che residenza ufficiale del presidente del Consiglio.[5]
Per il suo ruolo istituzionale e per la sua collocazione nel centro politico della capitale, Palazzo Chigi è considerato uno dei principali luoghi simbolici dello Stato italiano contemporaneo.[6]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini del complesso e la Roma pontificia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini di Palazzo Chigi sono strettamente connesse allo sviluppo urbanistico dell'area di piazza Colonna, uno dei principali nuclei della Roma pontificia tra il XVI secolo e il XVII secolo.[7] In questo periodo il settore compreso tra via del Corso, il Campo Marzio e il Quirinale si trasformò progressivamente in uno dei principali poli residenziali dell'aristocrazia romana e dell'alta amministrazione dello Stato Pontificio, favorito dalla vicinanza ai palazzi cardinalizi, alle sedi della Curia e ai grandi assi viari della città.[8]
Il palazzo nacque attraverso l'unificazione progressiva di edifici preesistenti appartenenti a differenti famiglie nobili romane e venne profondamente trasformato dagli Aldobrandini, casata assurta a una posizione dominante nella Roma barocca dopo l'elezione al soglio pontificio di Papa Clemente VIII.[9] Gli Aldobrandini promossero un vasto programma di acquisizioni immobiliari nell'area di piazza Colonna con l'obiettivo di creare una grande residenza urbana capace di rappresentare il prestigio politico e dinastico della famiglia all'interno della corte pontificia.[10]
Tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento il complesso assunse progressivamente una configurazione monumentale, inserendosi nel sistema delle grandi residenze aristocratiche che stavano trasformando il tessuto urbano della capitale pontificia.[3]
L'acquisizione da parte dei Chigi
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Nel 1659 il palazzo venne acquistato da Agostino Chigi, I principe di Farnese, membro della famiglia Chigi, potente casata bancaria originaria di Siena trasferitasi a Roma durante il Rinascimento.[2] I Chigi avevano consolidato il proprio potere economico attraverso le attività finanziarie e i rapporti con il papato, raggiungendo il culmine della loro influenza con l'elezione di Papa Alessandro VII nel 1655.[11]
L'acquisizione del palazzo da parte della famiglia si inseriva in una più ampia strategia di affermazione aristocratica e patrimoniale che vide i Chigi acquisire vaste proprietà urbane e rurali, titoli nobiliari e importanti incarichi politici ed ecclesiastici.[12] Palazzo Chigi divenne così una delle principali residenze della casata nella capitale pontificia e un luogo centrale della vita aristocratica romana.
Nel corso del XVII e XVIII secolo il palazzo ospitò ricevimenti, incontri diplomatici, cerimonie e manifestazioni mondane legate alla vita della nobiltà romana e della corte papale.[13] La posizione dell'edificio, affacciato su piazza Colonna e collocato lungo il principale asse urbano della città, ne rafforzò ulteriormente il ruolo rappresentativo e politico.
Nel 1770 il palazzo fu teatro di uno degli episodi più celebri della propria storia culturale, quando il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, durante il suo viaggio in Italia, vi tenne un concerto alla presenza di Carlo Edoardo Stuart, pretendente giacobita al trono britannico.[14] L'evento conferma l'importanza del palazzo nella vita culturale e aristocratica della Roma settecentesca.
Il palazzo tra diplomazia e trasformazioni ottocentesche
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Tra XVIII e XIX secolo Palazzo Chigi ospitò numerose rappresentanze diplomatiche straniere presso la Santa Sede e successivamente presso il Regno d'Italia.[15] Nel corso del tempo vi ebbero sede le ambasciate del Belgio, del Regno di Sardegna, della Spagna e dell'Impero austro-ungarico, confermando la centralità politica e diplomatica dell'edificio nel contesto romano.
Durante il XIX secolo il palazzo continuò a rappresentare una delle grandi residenze aristocratiche della capitale, pur inserendosi in un contesto urbano profondamente mutato dalla crisi dello Stato pontificio e dal processo di unificazione italiana.[16] Dopo la presa di Roma del 1870 e il trasferimento della capitale del Regno d'Italia nella città, l'area di piazza Colonna assunse un'importanza sempre maggiore quale centro delle istituzioni politiche e amministrative dello Stato unitario.
L'acquisizione da parte dello Stato italiano
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1916 Palazzo Chigi venne acquistato definitivamente dallo Stato italiano.[5] L'operazione rientrava nel più ampio processo di consolidamento delle istituzioni statali nella capitale e nella progressiva destinazione dei grandi palazzi storici romani alle funzioni governative.
Dopo l'acquisto il complesso fu destinato a sede del Ministero delle colonie, organismo creato nel contesto dell'espansione coloniale italiana in Africa.[17] L'insediamento del ministero contribuì a rafforzare il ruolo politico-amministrativo del palazzo all'interno della nuova capitale dello Stato italiano.
Palazzo Chigi durante il fascismo
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Nel 1922, con l'ascesa del fascismo, Palazzo Chigi divenne sede del Ministero degli affari esteri.[5] La carica di ministro era allora detenuta direttamente da Benito Mussolini, che cumulava tale incarico con quello di presidente del Consiglio.
Mussolini stabilì il proprio ufficio nella galleria Deti e trasformò progressivamente il palazzo in uno dei centri decisionali del regime fascista.[18] Dal balcone angolare affacciato tra piazza Colonna e via del Corso, successivamente soprannominato Prua d'Italia, pronunciò alcuni dei primi discorsi pubblici del regime prima di trasferire stabilmente la comunicazione politica dal balcone di Palazzo Venezia.[19]
Il palazzo ospitò inoltre importanti incontri diplomatici internazionali e colloqui politici legati alla politica estera fascista. Nel corso degli anni Trenta divenne uno dei principali luoghi della rappresentazione del potere esecutivo del regime e della diplomazia italiana.[20]
La Presidenza del Consiglio dei ministri
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Il 29 marzo 1961 Palazzo Chigi divenne ufficialmente sede della Presidenza del Consiglio dei ministri, subentrando al Palazzo del Viminale.[5]
In una prima fase il palazzo venne utilizzato prevalentemente per funzioni rappresentative e cerimoniali; fu tuttavia durante il governo guidato da Aldo Moro, a partire dal 1963, che il complesso divenne stabilmente il centro operativo dell'esecutivo italiano.[21]
Nel corso della Prima Repubblica Palazzo Chigi assunse progressivamente una funzione simbolica centrale nella vita politica italiana. Qui si svolsero le principali riunioni del Consiglio dei ministri, i vertici di maggioranza, le consultazioni politiche, gli incontri diplomatici internazionali e numerosi momenti cruciali della storia repubblicana.[6] La sede divenne progressivamente identificata con il potere esecutivo italiano stesso, al punto che l'espressione "Palazzo Chigi" iniziò a essere utilizzata frequentemente come metonimia del governo italiano.
Nel corso della seconda metà del Novecento il palazzo fu teatro delle grandi trasformazioni della politica italiana, dai governi centristi della ricostruzione al centro-sinistra organico, dalle crisi degli anni Settanta alla stagione del pentapartito, sino alla transizione politica della fine della Prima Repubblica.[22]
Restauri e valorizzazione contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli anni Novanta e il 1999 il complesso fu interessato da un vasto intervento di restauro e recupero conservativo conclusosi il 7 novembre 1999.[23] I lavori riguardarono le facciate, gli ambienti di rappresentanza, gli apparati decorativi interni e lo studio del presidente del Consiglio.
Durante il restauro furono recuperate numerose decorazioni pittoriche alterate dagli interventi effettuati negli anni Sessanta, che avevano in parte compromesso gli apparati storici originari.[23]
Palazzo Chigi nel XXI secolo
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Nel XXI secolo Palazzo Chigi ha continuato a rappresentare il principale centro operativo dell'esecutivo italiano e uno dei luoghi simbolicamente più rilevanti della vita politica della Repubblica Italiana.[24]
Nel corso degli anni Duemila e Venti il palazzo ha ospitato vertici internazionali, incontri diplomatici, riunioni del Consiglio dei ministri, consultazioni politiche e conferenze stampa dei presidenti del Consiglio italiani, mantenendo il proprio ruolo centrale nel sistema istituzionale della Repubblica.
Il 28 aprile 2013, durante il giuramento del governo Letta al Palazzo del Quirinale, l'area antistante il palazzo fu teatro di una sparatoria compiuta da Luigi Preiti, che ferì gravemente i carabinieri Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, oltre a una passante.[25]
Nel contesto contemporaneo Palazzo Chigi continua a rappresentare non soltanto la sede materiale della Presidenza del Consiglio, ma anche uno dei principali simboli della continuità istituzionale dello Stato italiano.
Architettura
[modifica | modifica wikitesto]Pianta ed esterni
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L'impianto architettonico di Palazzo Chigi riflette la lunga evoluzione storica del complesso tra XVI e XVIII secolo, periodo durante il quale l'edificio assunse progressivamente l'aspetto monumentale che ancora oggi caratterizza la sede della Presidenza del Consiglio dei ministri.[3] La configurazione esterna del palazzo si definì principalmente nel corso delle trasformazioni cinquecentesche e seicentesche promosse prima dagli Aldobrandini e successivamente dai Chigi, mentre gli interni furono oggetto di continui interventi di aggiornamento, ampliamento e ridefinizione funzionale fino all'età contemporanea.[2]
L'ultima grande fase di trasformazione istituzionale del complesso ebbe inizio nel 1916, quando il governo del Regno d'Italia esercitò il diritto di prelazione previsto dalla legge del 1909 sulla tutela dei beni di rilevante interesse artistico e storico, acquisendo definitivamente il palazzo al patrimonio dello Stato.[5]
Il palazzo presenta una pianta regolare di forma sostanzialmente rettangolare, sviluppata lungo l'asse compreso tra via del Corso e piazza Colonna.[15] L'edificio occupa un isolato di particolare rilevanza urbanistica nel centro storico di Roma, in una posizione strategica tra il Palazzo Montecitorio, il Palazzo Wedekind e la colonna di Marco Aurelio, che domina piazza Colonna sin dall'età romana.[7]
L'ingresso principale si trova lungo via del Corso, storicamente una delle principali arterie urbane della città, anche se la facciata maggiormente nota e simbolicamente più rilevante è quella prospiciente piazza Colonna, associata all'immagine pubblica della Presidenza del Consiglio.[4] L'apertura dell'accesso monumentale su piazza Colonna risale al 1740, quando venne ridefinita la relazione del palazzo con lo spazio urbano circostante, accentuandone il carattere rappresentativo.[26]
Attraverso il portale principale si accede al cortile d'onore, uno degli spazi più significativi del complesso, organizzato secondo il modello della grande residenza aristocratica romana tra cortile e corpo principale.[27] Al centro del cortile si trova una fontana in travertino decorata con lo stemma della famiglia Chigi, testimonianza della lunga presenza della casata all'interno del palazzo e della volontà di rappresentazione dinastica che caratterizzò la residenza tra XVII e XVIII secolo.[2]
Dal cortile si sviluppa lo scalone d'onore, realizzato nella seconda metà del Seicento per volontà dei Chigi e progettato dall'architetto Felice della Greca.[28] Lo scalone costituisce uno dei principali elementi scenografici del complesso e riflette il linguaggio monumentale della grande architettura aristocratica romana dell'età barocca. La sua funzione non era soltanto distributiva, ma anche simbolica e cerimoniale: il percorso ascensionale verso il piano nobile costituiva parte integrante della rappresentazione del potere e del prestigio della famiglia proprietaria e, successivamente, delle istituzioni dello Stato italiano.[3]
Ancora nel XXI secolo il passaggio attraverso il cortile d'onore e lo scalone monumentale rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del protocollo istituzionale di Palazzo Chigi, utilizzato durante le visite ufficiali, gli incontri diplomatici e le cerimonie della Presidenza del Consiglio.[1]
Lo scalone conduce al piano nobile, dove si trovano gli ambienti di rappresentanza più importanti del palazzo. Le sale prospicienti l'angolo tra via del Corso e piazza Colonna furono realizzate nel corso del XVI secolo per conto della famiglia Aldobrandini dall'architetto romano Matteo da Castello.[29] Tali ambienti costituivano il fulcro della residenza aristocratica originaria e vennero successivamente adattati alle esigenze delle funzioni governative e istituzionali assunte dal palazzo nel corso del XX secolo.
L'esterno del complesso conserva ancora oggi il carattere severo e monumentale tipico delle grandi residenze aristocratiche romane tra tardo Rinascimento e Barocco, in cui la regolarità della composizione e il controllo delle superfici prevalgono sugli effetti decorativi più accentuati.[30] Tale impostazione contribuì a rendere Palazzo Chigi particolarmente adatto alla successiva trasformazione in sede istituzionale dello Stato italiano, funzione che continua a svolgere nel contesto contemporaneo.
Interni
[modifica | modifica wikitesto]Gli ambienti di rappresentanza più importanti di Palazzo Chigi si trovano al piano nobile, corrispondente in larga parte al nucleo seicentesco sviluppato dagli Aldobrandini su progetto di Matteo da Castello, uno degli architetti attivi nella Roma tardo-rinascimentale.[27] Nel corso dei secoli gli interni furono più volte modificati, ampliati e ridecorati dalle famiglie proprietarie e successivamente adattati alle esigenze delle istituzioni dello Stato italiano.[2]
L'insieme degli ambienti monumentali del palazzo costituisce una delle più importanti stratificazioni decorative della Roma aristocratica tra XVII e XVIII secolo, con apparati pittorici, arredi, stucchi, arazzi e decorazioni provenienti da differenti epoche storiche.[3] Gli spazi interni conservano inoltre numerose testimonianze della trasformazione del complesso da residenza aristocratica a sede del governo italiano.
Sala delle Galere
[modifica | modifica wikitesto]La Sala delle Galere, detta anche Sala dei Galeoni, prende il nome dai cinque bassorilievi in stucco bianco raffiguranti imbarcazioni in navigazione collocati sopra le porte nel 1917, quando il palazzo divenne sede del Ministero delle colonie.[31] La decorazione richiama simbolicamente la dimensione marittima e coloniale dell'Italia del primo Novecento.
L'ambiente è caratterizzato da un ricco cornicione decorato con settantadue volti femminili differenti, concepiti come allegorie delle popolazioni del mondo. Al centro della sala si trova un grande lampadario in vetro di Murano, realizzato in stile settecentesco ma di produzione moderna.[31]
Alle pareti sono collocate due grandi tele di Giovan Battista Pace raffiguranti episodi della storia romana, riproducenti gli affreschi del Cavalier d'Arpino conservati nel Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio.[4] La sala conserva inoltre le terrecotte settecentesche Il Giorno e La Notte di Bartolomeo Cavaceppi, oltre a una copia dell'Incontro di Leone Magno con Attila di Raffaello Sanzio, il cui originale si trova nei Musei Vaticani.[30]
Nel contesto contemporaneo la sala viene frequentemente utilizzata per dichiarazioni ufficiali del presidente del Consiglio e incontri con la stampa al termine di vertici istituzionali e diplomatici.[24]
Sala dei Mappamondi o delle Quattro Stagioni
[modifica | modifica wikitesto]La Sala dei Mappamondi, detta anche Sala delle Quattro Stagioni, funge da anticamera alla Sala del Consiglio dei ministri.[32] La denominazione deriva dalla presenza di due grandi globi secenteschi raffiguranti la sfera terrestre e quella celeste, collocati ai lati dell'accesso principale alla sala del Consiglio.
L'ambiente è caratterizzato da decorazioni neoclassiche realizzate nel 1857, comprendenti allegorie delle quattro stagioni e figure simboliche distribuite lungo le pareti e la volta.[15] Particolarmente rilevanti risultano le porte settecentesche con specchi e intagli dorati, testimonianza delle trasformazioni decorative subite dagli interni nel corso del XVIII secolo.
Anticamera del Presidente
[modifica | modifica wikitesto]L'Anticamera del Presidente si affaccia direttamente su piazza Colonna ed è uno degli ambienti più rappresentativi del piano nobile.[33]
Le pareti sono decorate da una fascia affrescata con episodi tratti dalla vita del cardinale Pietro Aldobrandini, testimonianza del primo grande ciclo decorativo realizzato nel palazzo tra Cinquecento e Seicento.[2]
L'ambiente conserva inoltre un camino settecentesco, una grande specchiera, arredi romani del XVIII secolo e un arazzo fiammingo del XVI secolo proveniente dalle manifatture di Bruxelles.[33]
Studio del Presidente del Consiglio
[modifica | modifica wikitesto]Lo studio del presidente del Consiglio si trova immediatamente oltre l'anticamera ed è caratterizzato da un'impostazione relativamente sobria rispetto agli altri ambienti monumentali del palazzo.[34]
L'ambiente conserva semplici fregi secenteschi e una copia della Sant'Agnese del Domenichino, derivata da un originale del Tiziano oggi custodito nel museo del Prado di Madrid.[30]
Nel corso dei restauri effettuati alla fine del XX secolo emerse sopra l'accesso alla galleria Deti una raffigurazione secentesca dell'episodio biblico di Giona e la balena, precedentemente occultata dagli interventi decorativi novecenteschi.[34]
Sala del Consiglio dei ministri
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La Sala del Consiglio dei ministri rappresenta il principale ambiente istituzionale del palazzo e costituisce il luogo in cui si riunisce il Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.[1]
L'ambiente si affaccia sul balcone centrale prospiciente via del Corso ed è decorato con quattro arazzi della scuola di Peter Paul Rubens, un coro ligneo cinquecentesco proveniente dall'antica cappella dei Chigi e un camino tardo-settecentesco in marmo bianco.[35]
Il soffitto ligneo è arricchito da un fregio realizzato nel 1665 dal pittore e decoratore austriaco Giovanni Paolo Schor, artista attivo nella Roma barocca e vicino agli ambienti berniniani.[3]
Galleria Deti
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La Galleria Deti prende il nome dal cardinale Giovanni Battista Deti, promotore dell'ambiente all'inizio del Seicento.[36]
La sala fu decorata tra il 1616 e il 1625 da Flaminio Allegrini con stucchi dorati, soggetti biblici e motivi araldici legati alla committenza aristocratica romana.[4]
Nel periodo fascista la galleria ospitò lo studio privato di Benito Mussolini come ministro degli Esteri. Il 4 novembre 1925 il deputato Tito Zaniboni progettò un attentato contro Mussolini che avrebbe dovuto compiersi mentre il dittatore si fosse affacciato dal balcone del palazzo per celebrare l'anniversario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Il piano fallì dopo che Zaniboni venne arrestato preventivamente dalla polizia.[36]
Sala delle Marine
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La Sala delle Marine si trova al secondo piano nobile di Palazzo Chigi ed è contigua al Salone d'Oro, con il quale costituisce parte dell'appartamento utilizzato dal presidente del Consiglio dei ministri.[1]
L'ambiente prende il nome dalle vedute marine raffigurate nelle decorazioni pittoriche e negli elementi ornamentali della sala, espressione del gusto decorativo tardo-settecentesco sviluppatosi durante gli interventi promossi dalla famiglia Chigi nel XVIII secolo.[2]
La sala conserva apparati decorativi di gusto neoclassico, caratterizzati da un'ampia presenza di motivi marini, paesaggi costieri e riferimenti allegorici legati alla navigazione e al commercio marittimo.[30] L'apparato ornamentale dialoga stilisticamente con quello del vicino Salone d'Oro, pur presentando una maggiore leggerezza decorativa e una più marcata attenzione ai temi paesaggistici.
Nel corso del Novecento la Sala delle Marine fu adattata alle esigenze della Presidenza del Consiglio, mantenendo tuttavia gran parte delle decorazioni storiche originarie.[37]
La sala viene utilizzata per incontri istituzionali, colloqui riservati e attività di rappresentanza legate alle funzioni del presidente del Consiglio.
Salone d'Oro
[modifica | modifica wikitesto]Il Salone d'Oro, situato al secondo piano nobile con affaccio su piazza Colonna, costituisce uno degli ambienti più riccamente decorati del palazzo.[38]
La decorazione dorata che ricopre pareti e soffitto venne realizzata tra il 1765 e il 1767 in occasione del matrimonio tra Sigismondo Chigi e Maria Flaminia Odescalchi.[2]
Sotto la direzione dell'architetto Giovanni Stern operarono alcuni dei principali artisti decoratori attivi nella Roma del tardo Settecento. Tommaso Righi realizzò i bassorilievi con putti, grifoni e figure allegoriche, mentre Andrea Mimmi eseguì il pavimento intarsiato. Giovanni Angeloni si occupò dei lacunari e del fregio del soffitto, al cui centro si trova la tela del 1668 Diana spiante il sonno di Endimione di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio.[30]
La decorazione metallica dorata che incornicia specchi e lampade fu invece realizzata da Luigi Valadier, uno dei principali orafi e bronzisti della Roma settecentesca.[39]
Assieme alla Sala delle Marine, il Salone d'Oro fa parte dell'appartamento destinato al presidente del Consiglio dei ministri.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 Palazzo Chigi, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Claudio Strinati, I Chigi. Una famiglia e il suo palazzo, De Luca Editori d'Arte, 2001.
- 1 2 3 4 5 6 Paolo Portoghesi, Roma barocca, Laterza, 1966.
- 1 2 3 4 Claudio Rendina, I palazzi storici di Roma, Newton Compton, 2005.
- 1 2 3 4 5 La storia di Palazzo Chigi, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- 1 2 Sabino Cassese, Lo Stato fascista, Il Mulino, 2010.
- 1 2 Italo Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica, Einaudi, 2011.
- ↑ Richard Krautheimer, Roma. Profilo di una città, 312-1308, Einaudi, 1981.
- ↑ Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Newton Compton, 2006.
- ↑ Mario Bevilacqua, Roma nel Seicento, Laterza, 2005.
- ↑ Ludwig von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo, Desclée, 1933.
- ↑ Francesco Benigno, L'età moderna. Dalla scoperta dell'America alla Restaurazione, Laterza, 2005.
- ↑ Maria Antonietta Visceglia, La città rituale. Roma e le sue cerimonie in età moderna, Viella, 2002.
- ↑ Michele Murara, Mozart. Le cronache, Zecchini Editore, 2017, pp. 272-275.
- 1 2 3 Renato Lefevre, Roma e i suoi palazzi storici, Newton Compton, 1996.
- ↑ Denis Mack Smith, Roma dopo Roma, Laterza, 1989.
- ↑ Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, Mondadori, 1992.
- ↑ Emilio Gentile, Il culto del littorio, Laterza, 2001.
- ↑ Renzo De Felice, Mussolini il fascista, Einaudi, 1966.
- ↑ MacGregor Knox, Mussolini Unleashed, 1939-1941, Cambridge University Press, 1982.
- ↑ Guido Melis, Camilla Cederna: a spasso con Fanfani per le sale di Palazzo Chigi, su IRPA, 22 novembre 2025. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Paul Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, 1989.
- 1 2 Il restauro di Palazzo Chigi, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2009).
- 1 2 Presidenza del Consiglio dei ministri, su governo.it. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Governo, il giuramento al Quirinale. La sparatoria cancella il clima di festa, in Corriere della Sera, 28 aprile 2013. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Paolo Portoghesi, Roma del Rinascimento, Electa, 1971.
- 1 2 Christoph Luitpold Frommel, Architettura del Rinascimento italiano, Skira, 2007.
- ↑ Hellmut Hager, Il palazzo barocco a Roma, Jaca Book, 1999.
- ↑ Christoph Luitpold Frommel, Roma barocca, Electa, 2009.
- 1 2 3 4 5 Marcello Fagiolo, Roma barocca. Architettura e urbanistica, Gangemi, 2013.
- 1 2 Sala delle Galere o dei Galeoni, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Sala dei Mappamondi o delle Quattro Stagioni, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- 1 2 L'Anticamera del Presidente, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- 1 2 Studio del Presidente del Consiglio, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2010).
- ↑ La Sala del Consiglio dei Ministri, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- 1 2 La Galleria Deti, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Gli interni di Palazzo Chigi, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Il Salone d'Oro, su Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 19 maggio 2026.
- ↑ Alvar González-Palacios, Luigi Valadier, Officina Libraria, 2019.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su governo.it.
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