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Processo dei 114

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Processo dei 114
Il Palazzo di Giustizia di Palermo, sede del procedimento in primo grado
TribunaleTribunale di Palermo
Corte d'appello di Palermo
Corte suprema di cassazione
Casoc/Albanese Giuseppe + 74
Nome completoMinistero pubblico c/Albanese Giuseppe e altri
Data1971-1979
DelittiAssociazione per delinquere (art. 416 c.p.)
altri reati contestati nelle informative originarie del 1971
Sentenza29 luglio 1974 (primo grado)
22 dicembre 1976 (appello)
28 novembre 1979 (sentenza definitiva)
GiudiciStefano Gallo (primo grado)
Michelangelo Gristina (appello)
Cronologia del caso
Azioni correlateMaxiprocesso di Palermo

Il processo dei 114 è il nome con cui è noto un procedimento penale celebrato a Palermo negli anni settanta, originato da una serie di informative di polizia giudiziaria redatte nel 1971 e note complessivamente come rapporto dei 114.[1][2]

Dalle indagini scaturì il procedimento penale Albanese Giuseppe + 113, sfociato poi nel giudizio c/Albanese Giuseppe + 74, avente per oggetto la sola imputazione di associazione per delinquere semplice.[3][2] In primo grado, con sentenza del 29 luglio 1974, furono condannati 34 imputati. In appello, il 22 dicembre 1976, le condanne si ridussero a 16. La decisione divenne definitiva il 28 novembre 1979.[2]

La vicenda è ricordata come uno dei passaggi che misero in evidenza i limiti dell'azione penale fondata sul solo articolo 416 del codice penale nel contrasto a Cosa nostra, prima dell'introduzione dell'articolo 416-bis.[2][4]

Dopo la prima guerra di mafia e i grandi processi degli anni sessanta, l'azione penale contro il fenomeno mafioso si misurò a lungo con la difficoltà di rappresentare in modo convincente, in sede dibattimentale, l'esistenza e l'operatività di una struttura organizzata stabile. In quella fase l'ordinamento non prevedeva ancora una fattispecie autonoma di associazione di tipo mafioso, introdotta soltanto nel 1982.[4]

Dopo la sentenza della Corte d'assise di Catanzaro del 22 dicembre 1968, che aveva assolto numerosi imputati per insufficienza di prove, il quadro criminale palermitano mutò rapidamente, anche per effetto delle scarcerazioni seguite a quel processo.[1] Nel biennio successivo si collocarono la strage di viale Lazio, la spedizione armata organizzata da Gerlando Alberti a Castelfranco Veneto, la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, l'omicidio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione e gli attentati dinamitardi compiuti a Palermo nella notte di Capodanno del 1971.[1]

In questo contesto, all'inizio degli anni settanta, l'allora colonnello dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa promosse a Palermo un lavoro investigativo interforze insieme a funzionari di polizia giudiziaria, fra cui il commissario Boris Giuliano, con l'obiettivo di ricostruire reti, ruoli e collegamenti dell'organizzazione mafiosa e di tradurli in un impianto accusatorio utilizzabile in giudizio.[5][4]

Il commissario di polizia Boris Giuliano fu tra i protagonisti dell'attività investigativa che portò al rapporto dei 114.

Il rapporto dei 114

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L'espressione rapporto dei 114 non corrisponde al titolo formale di un singolo documento, ma a una denominazione convenzionale ormai stabilizzata nell'uso pubblico.[3] La sequenza documentale oggi nota comprende più atti intestati ad Albanese Giuseppe seguito da un numero variabile di coindagati.[1]

La relazione della Commissione parlamentare antimafia della XIII legislatura richiama, da un lato, la sentenza istruttoria del 16 marzo 1973 contro Albanese Giuseppe + 113 e, dall'altro, la sentenza del 29 luglio 1974 contro Albanese Giuseppe + 74, osservando che gli imputati erano nel frattempo scesi a 75 rispetto ai 114 iniziali.[3]

Le informative del 1971

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La pubblicazione parlamentare del 2020 ha reso disponibili quattro documenti. Si tratta del Processo verbale di denunzia a carico di Albanese Giuseppe + 65 del 6 giugno 1971, del Rapporto giudiziario di denunzia a carico di Albanese Giuseppe + 48 del 15 luglio 1971, del Rapporto giudiziario redatto a carico di Albanese Giuseppe + 84 del 20 settembre 1971 e del Rapporto giudiziario ulteriori elementi redatto a carico di Albanese Giuseppe + 84 del 26 ottobre 1971.[1]

Il lavoro investigativo che portò a questi atti è generalmente ricondotto alla collaborazione interforze sviluppata a Palermo attorno all'attività di Carlo Alberto dalla Chiesa, Boris Giuliano e Giuseppe Russo.[4][5]

Giuseppe Russo in una fotografia d'epoca.

Contenuto e impostazione investigativa

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Gli atti restituivano l'immagine di una Cosa nostra uscita dalla fase di relativa stasi seguita alla repressione successiva alla strage di Ciaculli e nuovamente proiettata verso una stagione di riallineamenti interni, omicidi, traffici illeciti e rapporti fuori dalla Sicilia.[1][4]

Il dossier non si limitava alla ricostruzione dei singoli delitti. Collegava infatti la ripresa della violenza mafiosa tra il 1969 e il 1971 a un mutamento più ampio degli assetti criminali e alla presenza di interessi economici e politico-finanziari più vasti.[1] Nella ricezione successiva, il rapporto è stato anche letto come un precedente importante delle future indagini patrimoniali, per l'attenzione riservata agli spostamenti, ai patrimoni, alle coperture societarie e ai rapporti economici degli uomini d'onore.[4][5]

Dall'istruttoria al dibattimento

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Dalle indagini scaturì il procedimento penale Albanese Giuseppe + 113. La sentenza di rinvio a giudizio del giudice istruttore Filippo Neri del 16 marzo 1973 rappresentò il passaggio che tradusse il dossier in un vero e proprio sviluppo processuale.[3]

Nel corso dell'istruttoria il pubblico ministero di Palermo depositò una requisitoria il 14 settembre 1972 e il giudice istruttore dispose il rinvio a giudizio includendo fra gli imputati anche Gerlando Alberti.[6] Nel passaggio dall'istruttoria al dibattimento gli imputati scesero da 114 a 75.[3]

Primo grado (1974)

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Il giudizio di primo grado si concluse il 29 luglio 1974 nel procedimento c/Albanese Giuseppe + 74, avente per oggetto la sola imputazione di associazione per delinquere semplice.[2] La sentenza, presieduta da Stefano Gallo, condannò 34 imputati.[2]

Tra i condannati ricordati nelle ricostruzioni successive figurano Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calderone, Tommaso Buscetta, Domenico Coppola, Luciano Liggio, Gerlando Alberti, Stefano Bontate e Salvatore Riina.[2] In un resoconto parlamentare del 1984 Giuseppe Calderone è indicato come condannato nel processo dei 114 a cinque anni e quattro mesi di reclusione.[7]

Le pene irrogate furono in molti casi contenute. Nelle ricostruzioni successive si ricordano, ad esempio, la condanna di Buscetta a 2 anni e 11 mesi, quella di Bontate a 3 anni e quella di Riina a 2 anni e 6 mesi.[2]

Appello (1976)

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In appello, con sentenza del 22 dicembre 1976 presieduta da Michelangelo Gristina, le condanne si ridussero a 16.[2]

Sentenza definitiva (1979)

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La decisione d'appello divenne definitiva il 28 novembre 1979.[2]

Esiti e significato

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Nella riflessione successiva il processo dei 114 è stato spesso richiamato come uno dei casi in cui emersero insieme l'ampiezza delle acquisizioni investigative e i limiti degli strumenti penali disponibili prima dell'introduzione dell'articolo 416-bis del codice penale.[2][4]

La documentazione investigativa confluita nel rapporto dei 114 è stata inoltre indicata come una ricostruzione particolarmente ampia di Cosa nostra in quella fase e come un antecedente metodologico di successive indagini antimafia.[4][5] Nel contesto del maxiprocesso, il procedimento dei 114 è stato richiamato anche come snodo precedente rispetto a posizioni individuali e dinamiche interne all'organizzazione.[8]

Pubblicazione degli atti e ricezione

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Il 6 marzo 2020 la Commissione parlamentare antimafia ha pubblicato i quattro atti del 1971 nell'ambito della serie Pubblicazione di atti della Grande Antimafia (legislature IV-V-VI).[1] La ripubblicazione ha riportato all'attenzione pubblica un materiale rimasto a lungo noto soprattutto per rinvii indiretti nelle relazioni parlamentari e nelle ricostruzioni storiche della mafia siciliana.[1][3]

Il 1º febbraio 2023 il Parlamento ha reso pubblica la piattaforma DB OPEN, sviluppata in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, nella quale sono consultabili gli atti declassificati della Commissione antimafia.[9]

Negli anni recenti il procedimento e il dossier da cui nacque sono stati oggetto di una rinnovata attenzione storiografica e giornalistica, soprattutto come documenti utili per comprendere una fase spesso trascurata della storia di Cosa nostra e dell'antimafia precedente al maxiprocesso.[4][5]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Pubblicazione di atti della Grande Antimafia (legislature IV-V-VI), su Parlamento italiano - Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, 6 marzo 2020. URL consultato il 13 marzo 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Nascita e storia del pool anti-mafia: il problema del metodo, su Giustizia Insieme. URL consultato il 13 marzo 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 Relazione sui rapporti tra mafia e politica e sulle misure di risanamento della vita pubblica e di promozione della legalità (Doc. XXIII, n. 50) (PDF), su Camera dei deputati, 1998. URL consultato il 13 marzo 2026.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Francesco La Licata, Tre volumi per rivelare la mafia dimenticata, su La Stampa, 4 luglio 2020. URL consultato il 13 marzo 2026.
  5. 1 2 3 4 5 Salvo Palazzolo, Il direttore della Dia: «Dalla Chiesa intuì che i segreti dei boss erano nei tesori nascosti», su la Repubblica - Palermo, 3 settembre 2020. URL consultato il 13 marzo 2026.
  6. Documentazione antimafia – Allegati (PDF), su Archivio Pio La Torre - Camera dei deputati. URL consultato il 13 marzo 2026.
  7. Resoconto stenografico – Camera dei deputati, IX legislatura, seduta del 16 gennaio 1984 (PDF), su Camera dei deputati. URL consultato il 13 marzo 2026.
  8. Ordinanza-sentenza del maxiprocesso di Palermo, volume 5 (PDF), su Tribunale di Palermo. URL consultato il 13 marzo 2026.
  9. Pubblicazione della banca dati contenente gli atti declassificati dalla Commissione Antimafia (Progetto DB OPEN), su Parlamento italiano - Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, 1º febbraio 2023. URL consultato il 13 marzo 2026.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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